Con le ali

Le reazioni delle persone davanti al pappapane cu l’ali sono sempre sconsiderate e fuori controllo, io per primo, lo ammetto. Non c’è tigre, leone, serpente velenoso, cane feroce o tirannosauro che tenga, davanti al pappapane cu l’ali tutti vanno fuori di testa. Cosa rende questo insetto così temuto e bistrattato è un mistero, probabilmente una combinazione di fattori: il colorito tra il marrone e il rossiccio, le antenne vigili e le orribili zampette pelose, ma la caratteristica che rende il pappapane cu l’ali terrificante e imprevedibile è la sua capacità di volare. Il volo del pappapane cu l’ali non è mai calibrato, niente a che fare con le traiettorie della mosca, distante anni luce dal planare leggiadro della zanzara, estraneo al vorticare ossessivo della cimice. Il pappapane cu l’ali, quando è messo alle strette, spicca un salto e sbatte le ali. Quando vola  emette un suono sconcertante, una specie di “fapfapfapfap” e quando lo senti è terrore puro. L’orrore nasce dal fatto che il pappapane cu l’ali non è per niente a suo agio in volo, non è cosa sua, non è capace di usare le ali, non è in grado di scegliere una traiettoria e di seguirla, il suo librarsi nell’aria è regolato dall’alea, dal caso. Questa imprevedibilità è la sua arma più efficace ed è la miccia in grado di generare scene di caos e panico di massa.

L’altra sera, a cena in un vicolo di Ortigia, a Siracusa, è spuntato fuori dal nulla, enorme, sospettoso, risaliva il muro su cui poggiava il nostro tavolo e quello di una coppia di commensali di Bolzano. Conosco bene i proprietari del ristorante e apprezzo la dedizione e la cura che mettono nella gestione, per cui, per non fare una scenata, io e Donatella, con molto sangue freddo, ci siamo alzati piano piano e con discrezione abbiamo richiamato l’attenzione del maitre. Lui era impegnato a prendere le ordinazioni di una tavolata, così, mentre i turisti danesi indugiavano nella scelta delle pietanze, mi ha rivolto uno sguardo come a dire: “Emi, che succede? Hai gli occhi del terrore, tutto ok?”. Io ho mosso le labbra per mimare la parola pappapane e poi, ho aggiunto: “enorme” e con le braccia attaccate al corpo, ho fatto il gesto delle ali. L’ho visto congedarsi dalla tavolata e dirigersi a passo veloce verso di noi, non voleva dare nell’occhio. Nel frattempo si erano avvicinati anche un cameriere e la sommelier, tutti erano in grave imbarazzo ma per fortuna nessuno degli altri avventori si era accorto di niente. Il cameriere ha preso un tovagliolo di stoffa e si è avvicinato al pappapane nel tentativo di catturarlo e di farlo sparire ma quello aveva capito tutto così in un attimo: “fapfapfapfap”, è decollato. Ha disegnato una traiettoria sconclusionata, prima sembrava diretto verso il balconcino del primo piano ma poi ha virato bruscamente ed è precipitato sulla schiena nuda di una ragazza della tavolata di turisti danesi. Lei deve aver sentito qualcosa perché si è rivolta all’amica alla sua sinistra e le ha chiesto di controllarle la schiena. L’amica ha avuto solo il tempo di sgranare gli occhi, poi il caos. Urla, tavoli rivoltati, bicchieri infranti, gente che scappava, chi proteggeva i bambini, donne in lacrime, preghiere, quello col coltello in mano pronto a difendersi. I clienti più distanti cercavano di capire e chiedevano: “che sta succedendo, che sta succedendo?”. In pochi secondi il vicolo si era svuotato, sembrava una scena di guerra, eravamo rimasti solo io e Donatella, la coppia di Bolzano e il personale disperato del ristorante. Con una flemma invidiabile quello di Bolzano ha detto che era impossibile che un singolo scarafaggio potesse aver determinato quell’incredibile bordello, allora sono intervenuto per puntualizzare e ho detto: “ma quale semplice scarafaggio… quello è un pappapane cu l’ali!”.

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