Il Gozzo – Diario del nanno col giubbotto blu

12 maggio 2020

Il nanno col giubbotto blu, con mio sommo stupore, è passato a capo di mattina, a bordo di un vecchio gozzo a motore. Al timone, un certo Pasqualino, a bordo con lui: Ninni, un tale Professor Santro Sparatore e Jonatha, il nipote del nanno. Il gozzo, che scarrocciava a tribordo per via delle onde, si è fermato poco prima dei frangiflutti e il nanno col giubbotto blu mi ha salutato e ha gridato: “Cose ti lusso ah?”. Io ho ricambiato il saluto e ho chiesto: “la vedo bene! si è ripreso allora… che fa, state andando a pescare?”. “Si uope e sarachi i potto!” ha detto Ninni con tono canzonatorio. Deve avere una qualche acredine nei miei confronti dopo la faccenda della ruota rubata a Sicuso ma il nanno, l’ha fulminato con lo sguardo e l’ha redarguito davanti a tutti: “Statti muto, test’iminchia! Se parri ancora ti fazzu lassari a l’isola re cani e poi, ta po fari a nuoto.”. La sfuriata del nanno è stata così perentoria che mi sono sentito in obbligo di intervenire e ho detto: “non faccia così, stava scherzando… piuttosto, mi dica dove state andando?”. “Alla pista ciclabbile.”, ha detto il nanno con un sorriso tutto denti d’oro e d’argento. “Guardi che l’hanno chiusa di nuovo – ho detto io, ingenuo”. “U sacciu – ha fatto lui – infatti ci emu via mare, attraccamu ravanti o scogghiu re Ru frati e ni facemu na bella passiata… pe questo ci siamo pottati a Santro, ora è in pensione, ma ha statu professore i ginnastica na vita.”. “Mi scusi se mi permetto – ho chiesto sommessamente – ma perchè tutto sto traffico, ma non potevate andare in qualsiasi altro posto a fare attività sportiva?”. “A virità? – ha chiesto il nanno – è che ci sono delle signorine amiche mia no palazzo ra via Sicilia che si affaccia sulla pista, vo mettiri a fiura ca facemu arrivannu accussì!”. “Ha ragione – gli ho detto – ma allora, perchè si porta a suo nipote Jonatha? Non si scanta che…”. “Jonatha se ne sta fottento e poi non sente niente… è sempre cu su aifont n’aricchi ca musica sparata… comunque, nel caso, appoi ci faccio un recalo. Ora però si fici taddu, amuninni… Fozza Pasqualino, avanti tutta… salutamu.”.

 

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