Ferla, la Pasqua e il Coronavirus

Ferla è un piccolo comune dei monti Iblei, i miei nonni materni sono nati e cresciuti lì ma io non ci avevo mai messo piede fino a quando non ho conosciuto Michelangelo Giansiracusa, il giovane Sindaco che ha preso in mano le redini del Comune disastrato e grazie alle sue idee e alla sua amministrazione illuminata, l’ha trasformato in un paese modello di buone pratiche. Rifiuti, sostenibilità, turismo diffuso, politiche energetiche, edilizia scolastica, integrazione sociale, niente è stato tralasciato e Ferla ha cominciato ad essere studiata nelle università e dagli amministratori delle altre città come un esempio da seguire.

Sì, perché al di là dei meriti politici e amministrativi, l’aspetto più sorprendente e importante di Ferla è il senso di comunità che si è venuto a creare, una piccola rivoluzione antropologica che ha coinvolto anche i più scettici. I cittadini di Ferla sono consapevoli, motivati e si sentono parte attiva di una comunità di persone. Sono fattivi, agili e veloci, si riuniscono in assemblee pubbliche, decidono una cosa, si suddividono il lavoro e lo portano a termine. Sconvolgente.

Come molti altri comuni siciliani, anche Ferla sente molto la Pasqua e ogni anno, in questi giorni, dà il meglio di sé. La Sciaccariata è un evento unico, uno dei più spettacolari della Pasqua ferlesse e consiste nel correre, nel cuore della notte, appresso al simulacro del Cristo risorto (U Gesùmaria) brandendo un ramo di sterpaglie infuocate (la sciaccara) per la via principale del paese, su, su, fino al convento dei Cappuccini dove si arriva trafelati, con gli occhi rossi per il fumo e il fiatone per la corsa in salita. Lì, al convento, ogni anno si assiste a un miracolo laico, ovvero compaiono dal nulla i deputati regionali, alcuni fingono di avere il fiatone, altri si racchiudono in preghiera mentre la loro assistente cerca l’angolo migliore per scattare una foto che finirà in tempo reale sui profili social, altri stringono mani e promettono prebende. Poi, d’improvviso, come sono arrivati, spariscono, diretti verso il Comune successivo e verso la prossima funzione religiosa. La Sciaccariata non è uno scherzo, ci sono quattrocento cristiani che urlano e corrono come scalmanati e centinaia di roghi e falò, bisogna muoversi veloci e attenti, facendo attenzione a non prendere fuoco o a non dare fuoco al turista di Dussendorlf col giubbbottino Hi-tech infiammabilissimo che – cassatella di ricotta in una mano e smartphone nell’altra- è fermo in mezzo alla strada a fotografare l’evento, senza rendersi minimamente conto dell’orda mistica e infervorata che lo sta per travolgere e spazzare via.

Negli ultimi anni, il clamore di questa Pasqua ha fatto prima il giro della provincia, poi della regione e poi ha dilagato nel mondo portando a Ferla comitive teutoniche e scandinave che avevano prenato una delle poche strutture ricettive o usufruito del servizio di albergo diffuso. Anche io e Donatella, un paio di volte, ne abbiamo usufruito.

C’è questo simulacro della Madonna che gira tutta la notte con un mantello nero addosso, gira alla ricerca del figlio e poi poco prima dell’alba, arriva in via Garibaldi – che è dove posteggio la macchina di solito – e aspetta che un raggio di sole la colpisca in viso e quando succede la statua inizia a brillare e tutti esultano e la gente affacciata applaude e si commuove e allora si può ripartire alla ricerca del Cristo risorto. Nel mezzo ci sono messe, funzioni religiose e un corollario di eventi sacri che, da ateo quale sono, sconosco completamente. C’è trasporto e devozione, ci sono sacro e profano, la vedova sconsolata e la coppia di fidanzati che può stare in giro tutta la notte.

La mattina di Pasqua il paese vestito a festa si da appuntamento per la messa e per prepararsi ad assistere a “U Scontru”. I bar sono presi d’assalto e producono migliaia di caffè e sfornano cornetti e dolci di tutte le forme, le signore calzano tacchi vertiginosi, alcuni uomini hanno riciclato il vestito damascato del matrimonio e le suore svicolano veloci tra la folla. Perfino i due vigili urbani del paese, per l’occasione in alta uniforme, cercano di guadagnare la posizione migliore, un punto di vista privilegiato per assistere a quello che è indubbiamente il momento più emozioante. 

I due simulacri, quello di Gesù e quello di Maria, si muovono dagli estremi del corso e procedono lentamente l’uno verso l’altra. La tensione cresce poco a poco, ad un certo punto si cominciano a scorgere le statue che avanzano e quella della Madonna sembra davvero che stia cercando qualcuno, i suoi movimenti, i piegamenti a destra e sinistra contribuiscono a creare questo immaginario. Poi, quando la tensione ha raggiunto l’apice, le due statue, come se si fossero scorte e riconosciute, accelerano vertiginosamente, corrono una verso l’altra ed esattamente un istante prima di abbracciarsi, la Madonna fa cadere il velo nero che ha indossato tutta la notte e la gente grida tutta la sua emozione, alcuni, stremati dalla tensione, piangono e le statue girano su loro stesse e sembrano abbracciarsi e saltare di felicità.  

Con il passare dei minuti la commozione lascia il passo all’allegria e tutti si abbracciano e si baciano, prendono in braccio i bambini, tengono per mano le nonne, si fanno gli auguri e iniziano a dirigersi verso le case con le tavole imbandite, lì, è un tripudio di sugo di maiale, ricotta, arrosti, sasizza, vino locale e dolci. 

La situazione sanitaria di quest’anno e l’emergenza Coronavirus rischiavano di compromettere lo svolgimento della Pasqua ferlese. Nessun assembramento di persone è consentito, nessuna sciaccara può essere accesa, e men che meno, nessuna processione potrà percorre le stradine del borgo. Per la prima volta dal 1861 Ferla rischiava di non celebrare la sua festa più sentita. Poi l’idea, la trovata risolutrice. Mi immagino i cittadini di Ferla collegati su Zoom per discuterne. Qualcuno avrà chiesto: “Sintaco, ma allura pi Pasqua nun facemu nenti? Manco a Sciaccariata?”. “Tanino, ma come la possiamo fare se è vietato uscire in strada?”. E poi un brainstorming di idee e alla fine, la trovata: lanterne cinesi. Costruiamole, compriamole, prepariamo un tutorial da mettere in rete e da inviare su whatsapp per aiutare i meno pratici. Tanino ne fa 50, lo zio Carmelo addirittura 103. Appuntamento sabato a mezzanotte, ogni famiglia sul suo balcone, ci sarà un cenno, la prima lanterna si alzerà in volo e le altre la seguiranno, il silenzio irreale sarà rotto da un applauso scrosciante e Ferla tornerà ad illuminarsi in segno di rinascita e speranza.

Andiamo a Berlino, andiamo a Berlino, andiamo a Berlino

Ferla è un piccolo borgo sui Monti Iblei, i miei nonni materni sono nati lì ma io non c’ero mai stato prima. Ho cominciato a frequentarla negli ultimi anni, quando per la prima volta mi parlarono di un giovane Sindaco che stava tentando di rimetterla in sesto dai disastri delle amministrazioni precedenti. Quel sindaco è poi diventato un caro amico, è stato il mio testimone di nozze e grazie a lui ho scoperto un pezzo delle mie radici e una comunità sorprendente di persone. Con il suo impegno, con la sua idea di politica come servizio alla comunità, con la sua visione nitida di un futuro sostenibile e solidale, Michelangelo Giansiracusa ha dato vita ad una vera e propria rivoluzione culturale che è sotto gli occhi di tutti e che è diventata esempio da seguire per gli amministratori di tutta Italia.

Adesso Ferla, uno dei comuni più piccoli di una provincia depressa di una Sicilia martoriata e desolante, vola a Berlino perchè in lizza – insieme a Milano e Verona – per un importante riconoscimento assegnato da un istituto europeo di politica e innovazione sociale. Non è un riconoscimento da poco perchè oggi, in epoca di social e di tweet, laddove amministrazioni più grandi e prosperose inciampano grossolane e partiti e movimenti si affidano ormai solo ai meme più impietosi, un progetto di comunicazione diretta tra cittadini e istituzione è un raggio di sole che illumina questi tempi bui e foschi. 

Ferla

Non partecipo mai a nessun televoto, cestino tutte le e-mail con questionari sulla soddisfazione del cliente, non ho mai premuto il tasto verde di Sky per esprimere una preferenza sul man of the match, sul cantante di X Factor da salvare o sul gradimento di un governo. Quando qualcuno mi ferma per strada per un sondaggio a risposta chiusa e io non faccio in tempo a sgattaiolare via, scelgo sempre la terza risposta: non sa, non risponde. Anche se dovessero chiedermi: lei sa chi è Archimete Pitacorico? Io senza esitare direi: non so, non rispondo. Da qualche giorno invece mi collego sul sito della Rai e voto Ferla per il Borgo dei Borghi.

Non lo faccio perché credo che Ferla sia effettivamente il borgo più bello – sebbene non manchino certo squisite peculiarità architettoniche e sebbene Pantalica sia un unicum di incredibile fascino – è evidente come in giro per lo stivale ci siano piccoli comuni che si avvicinano meglio ai canoni estetici di bellezza rarefatta. Vado ogni giorno sul sito della Rai e voto Ferla perché credo che la sua comunità sia unica. Un paese agonizzante e spopolato si è trasformato in un modello di riferimento. Il Modello Ferla, studiato nelle università e preso ad esempio per le buone pratiche che ha adottato: rifiuti, sostenibilità, turismo diffuso, politiche energetiche, edilizia scolastica, integrazione sociale.

In pochi anni questo borgo è rifiorito: protegge le tradizioni e guarda al futuro. La sua bellezza, la sua ricchezza sta nei suoi abitanti, che hanno prima visto con sospetto, poi intuito, e adesso portano avanti e condividono le idee e la forza d’animo di un giovane Sindaco e della sua Giunta. Con il suo impegno, con la sua idea di politica come servizio alla comunità, con la sua visione nitida di un futuro sostenibile e solidale, Michelangelo Giansiracusa ha dato vita ad una vera e propria rivoluzione culturale che è sotto gli occhi di tutti e che è diventata esempio da seguire per gli amministratori di tutta Italia.

Certo, a Brisighella, in Emilia Romagna, a giugno fiorisce la lavanda; a Garessio, in Piemonte, se vai a sciare vedi anche il mare; a Venzone, in Friuli, ci sono così tanti caprioli che te li ritrovi nella piazza. Sono sicuro che in nessuno di questi borghi si corre il rischio di imbattersi in un infisso in alluminio anodizzato, in un tetto in eternit o in una caffetteria con tavoli e sedie di plastica, ma il mio voto non cambia. Voto Ferla per quello che rappresenta, perché per me è la dimostrazione concreta – senza chiacchere, senza meme, senza slogan farlocchi – che anche in una terra disperata come questa Sicilia qua, le idee innovative, la competenza, l’onestà e l’impegno per il bene comune, possono diventare i valori condivisi di un’intera comunità.

 

Il nipote di Che Guevara asserragliato sugli Iblei

Prima l’attacco alla fazenda “Damma” poi la ritirata a causa della presenza di un traditore nel gruppo. Il nipote di Che Guevara, Martin Guevara Duarte, sarebbe nascosto insieme ai suoi uomini nei pressi della pineta di Buccheri, circondato da due reparti di centocinquantunisti della forestale. Secondo le indiscrezioni di Radio Rebelde Ibleo, il rivoluzionario argentino avrebbe preso contatti con il Sindaco di Ferla, Michelangelo El Loco Giansiracusa, per pianificare una fuga attraverso Pantalica con l’obiettivo di evitare le imboscate delle truppe del generale Pippo Gianni Bautista, sparpagliate tra Priolo e Pedagaggi. Una volta giunti a Sortino, i fuggiaschi saranno costretti a dividersi: gli uomini della colonna saranno affidati al colonnello della resistenza Turi Raiti della Sierra e nascosti nella zona del Biviere; Guevara, ed i suoi luogotenenti, verranno presi in carico da Cafeo Cienfeugos, muniti di passaporti diplomatici falsi e fatti salire a bordo di un pullman Scionti per Agnone Bagni per poi essere spostati – a dorso di mulo – in una località segreta in zona Vaccarizzo.

 

Fenomenologia di Michelangelo Giansiracusa

Ne ho viste cose che voi elettori non potreste immaginarvi: ho visto il sindaco di Ferla potare sterpaglie ai lati di una strada provinciale; l’ho visto intrattenere delegazioni scandinave; l’ho visto, frattazzo in mano, sistemare muri diroccati; l’ho visto mascherato da drago dei Flintstones, condurre una brigata di bambini e danzare per strada al carnevale estivo tipo Rio; l’ho visto raccogliere e trasportare nella sua auto piena fino 12036467_10208272478363097_1193329810197302650_n-2ad esplodere, indumenti per l’emergenza migranti del 2013; l’ho visto correre come un pazzo in stato di trance agitando frasche infuocate dietro una statua di Cristo; l’ho visto commuoversi al mio matrimonio quando firmava il registro; l’ho visto spalare fango dopo la rottura di una tubatura gigantesca e l’ho visto intervenire in Università per parlare del modello Ferla. Ma soprattutto l’ho visto amministrare egregiamente il suo Paese e farlo letteralmente rinascere. Coinvolgere i cittadini, motivarli, farli sentire parte attiva di una comunità. Sarò di parte ma i risultati di Michelangelo e della sua Giunta sono evidentissimi. Con il suo impegno, con la sua idea di politica come servizio alla comunità, con la sua visione nitida di un futuro sostenibile e solidale, in soli 5 anni ha dato vita ad una vera e propria rivoluzione culturale che è sotto gli occhi di tutti e che è diventata esempio da seguire per gli altri amministratori, perché anche in questo clima di antipolitica, l’onestà, la competenza e l’impegno di Michelangelo sono esemplari e mi spingono a credere che niente è perduto.