Viva Grottasanta

Prima di tutto vennero a portarci il mastello dell’umido e i sacchi della plastica e fui contento. Poi ci dissero di leggere un libretto che spiegava come differenziare le varie tipologie di rifiuti e io non lo feci perché a mia non m’antaressa. Poi portarono i carrellati condominiali e li misero davanti alla scala A e non dissi niente perché lì ci vivono Matarazzo e Cugno che sono uno puppo e l’altro buonista. L’ultimo giorno si vennero a prendere tutti i cassonetti e nessuno c’aveva capito un cazzo!

 

La Movita

“I sintaco Italia avrebbe a risolvere i pobblemi veri e no crealli.”. Parole di fuoco quelle del comitato Giovani Siracusani Pella Movita, dopo la presa di posizione del sindaco sulla situazione dei rifiuti alla Marina. “A noi, i rappresentanti dei giovani pella movita, sta cosa non ci piace che secondo i sintaco ha coppa e ha nostra accussì, senza prove, senza nenti. Sta cosa che ora, dopo che ci ata costretto a loctaun, a quaranta giorni di quarantena, non ci possiamo bere manco un coctel colla comitiva perchè questa e dittatura. Cioè prima non poteumu manco nesciri cche mutura ho ca zita e ora ca u virus sta morento ci tite che dovessimo essere responzabili è fosse macari stare ai casi? Ma state abbabbianto? Pecchè i sintaco non pensa ha mettere i cestini boni? Unni ano finito i cassonetti ca prima, passanto, ci ittauti a buttigghia ri birra e a catta nsivata? Noi giovani havemu u diritto di fare buddello proprio picchi semu giovani e ha scola pi stannu e finita e cosa dovessimo fare in una città ca e un paisazzu? Sulu a Marina potemu iri e quinti ve la dovete assuppare e starivi muti picchì chista e demograzia!”.

Il Premio Vittorina al Teatro Greco

Accordo raggiunto e protocolli firmati: Il Teatro Greco spalanca le porte alla quinta edizione del Premio Vittorina! Da non confondersi con il Premio Vittorini, archiviato per gli scoraggianti risultati di un sondaggio tra la popolazione siracusana che alla domanda: “conosce Elio Vittorini?”, ha risposto nel 86% dei casi “è una marmitta per scooter”. Il Premio Vittorina invece vuole onorare la memoria di Vittorina Carnemolla detta “a sciarrina”, la donna siracusana rinomata per il suo astio immotivato nei confronti della più famosa nobildonna Christiane Reimann. Pur non avendo donato il suo patrimonio al Comune di Siracusa, Vittorina ha lasciato ai siracusani qualcosa di più importante: il gusto della polemica fine a se stessa, l’insulto senza motivo, il colpo al cerchio e quello alla botte. Per questi inestimabili lasciti morali, Siracusa ha deciso festeggiarla con un Premio alla sua memoria. Il Premio Vittorina è senza dubbio uno degli eventi culturali più importanti della stagione e una vera e propria eccellenza siracusana che continua ad attirare l’attenzione di sciarrine, attaccabrighe e provocatori da ogni angolo del mondo.

 

Cetto Cetto, Giusto Giusto

Il fatto è questo, quando mi sono affacciato nella sala dove è posizionato il macchinario che distribuisce i sacchetti per la raccolta differenziata, ho trovato una signora in preda ad una crisi di panico perché non riusciva ad ottenerli. Certo, c’è da dire che la signora, forse per le troppe ore trascorse davanti alla tv in periodo di quarantena, immaginava evidentemente che la macchina, dopo aver eseguito una scansione total body, ed un esame della retina, potesse riconoscerla come contribuente del Comune di Siracusa e mettere in funzione la procedure per la consegna dei sacchetti. Purtroppo per lei, la realtà dei fatti è meno tecnologica e il macchinario, per mettersi in funzione, necessità dell’ormai vetusta tessera sanitaria/codice fiscale. 

Stavo dicendo che quando mi sono affacciato nella sala dove è posizionato il macchinario che distribuisce i sacchetti della raccolta differenziata, ho trovato la signora intenta a chiedere spiegazioni ad un tizio in mascherina ma senza tesserino, senza alcun elemento di riconoscimento. Chi era? Un usciere, un inserviente, un impiegato, un dirigente, l’assessore, un ispettore regionale? Purtroppo non ci è dato sapere  perché i dipendenti pubblici non debbano portare un tesserino di riconoscimento resta un mistero). Alla richiesta di spiegazioni della signora, l’impiegato in questione si è girato infastidito, mettendo in evidenza che a lui non spettava dare alcuna informazioni sul funzionamento della macchina dei sacchetti della differenziata, che il suo compito era un altro (purtroppo non ha svelato quale) e che se proprio voleva, la signora doveva chiamare il numero scritto su un foglio A4 affisso lì, sul muro. Detto questo, ha sfilato dalla tasca un mazzo di chiavi agganciato ad un moschettone, ha aperto una porta ed è sparito dentro. Io, che avevo assistito alla scena e che avevo anche una certa fretta, mantenendo la distanza di sicurezza e triplicandola per precauzione, ho provato a dare le giuste indicazioni alla signora ma, appena ho aperto bocca, sono stato redarguito da un altro impiegato venuto fuori dal nulla. Questo indossava dei pantaloni beige, una camicia grigia, una mascherina al braccio (tipo lutto) e non aveva guanti.

L’impiegato, con un piglio contrariato, mi ha invitato ad uscire perchè, come era scritto in un’altro foglio A4 affisso sulla porta a vetri, era consentito l’ingresso ad un utente per volta. Io ho subito obbedito, ma ho fatto presente che se mi ero affacciato dentro, era per dare indicazioni alla signora che si trovava lì da dieci minuti senza sapere cosa fare. Lui si è risentito e mi ha detto che non dovevo preoccuparmi, che ora c’era lui e che dovevo accomodarmi fuori immediatamente. Io non ero per niente preoccupato e quindi, senza fare polemica, sono uscito e ho aspettato il mio turno. Quando la signora ha terminato ed è stata accompagnata alla porta dall’impiegato che continuava a non indossare né guanti né mascherina, mi sono spostato di lato è ho aspettato che l’ingresso fosse libero. Una volta dentro, l’impiegato si è avvicinato per spiegarmi come funzionava il macchinario ma io gli ho risposto che non c’era bisogno, che sapevo perfettamente come fare e che preferivo che mantenesse la distanza di sicurezza. Mi sono voltato e ho fatto i 4 passi che mi separavano dalla macchina, ho sfilato il portafoglio dalla tasca, estratto la tessera sanitaria e mentre ero pronto ad inserirla nell’apposita fessura, l’impiegato, piombatomi alle spalle, sempre senza guanti e mascherina, con un gesto velocissimo me l’ha tolta dalle mani e mi ha detto: “vete che non lo sa fare? Ora c’è il lettore ottico!”. Ha passato la mia tessera e in 10 secondi la macchina ha elargito i sacchetti. Io sono rimasto basito, non certo per il lettore ottico ma perché l’impiegato continuava a parlarmi a distanza ravvicinata e senza mascherina. Mi sono ripreso la tessera e ho cominciato ad indietreggiare e ogni passo indietro che facevo lui ne faceva uno e mezzo avanti e così non ciò visto più e gli ho detto: “Ma che cazzo fa? Deve stare lontano da me! Ha capito?”. Lui ha fatto una faccia come a dire: ma talè a chistu… incrato!

“Ma lei l’ha capito che questo è un luogo pubblico, chiuso e che ha l’obbligo di indossare la mascherina e di mantenere le distanze? Ma come si è permesso di scipparmi la tessera dalle mani? Si metta la mascherina – ho minacciato – o vado a cercare il suo dirigente.”. Lui l’ha sfilata dal braccio e l’ha indossata mentre balbettava cose tipo: “ma io… du minuti… a mascherina… pe facilitari… i sacchetti.”. Mi è sembrato piuttosto mortificato e io mi sono sentito un po’ in colpa allora, prima di uscire, gli ho detto: “Lei qui svolge un ruolo fondamentale e non può sottovalutare niente… ha visto la signora di prima, lei è un faro, l’utenza ha bisogno di lei e lei ha la responsabilità di dare l’esempio.”. Queste parole devono averlo rincuorato perché con mezza mascherina a coprirgli il viso ha accennato un sorriso e ha detto: “cetto cetto, giusto giusto.”.

 

Tartassato

Sono tartassato da proposte commerciali di tutti i tipi: sconti, promozioni, dilazioni, prestiti, detrazioni e deduzioni. Pretendono che io acquisti servizi, champagne, auto e moto, vestiario, vacanze, oro e argento. In questi messaggi mi danno del tu, mi chiamano Signor Emiliano, mi propongono di entrare nel loro club esclusivo, tra i loro clienti fidelity, nella loro grande famiglia, ma io non li conosco, non sono solito fare acquisti da loro e non voglio entrare in nessuna grande famiglia né club esclusivo. Cestino tutto senza leggere nell’attesa che qualche genio del marketing riesca spingersi oltre e catturi la mia attenzione con una promozione tipo: acquista adesso e tra sei mesi paga Spinoccia, quello del secondo piano. Ecco, allora sì che la cosa si farebbe interessante!

 

Lo Apprezzeranno

Ieri ho letto un messaggio molto bello che mi ha colpito e fatto riflettere. Diceva una cosa tipo: da lunedì, quando vedrete qualcosa che non va in un bar, in un ristorante o in generale in qualsiasi attività aperta al pubblico, non indignatevi, non correte a denunciare, non sfogatevi sui social, ricordatevi che nessuno è perfetto e ognuno di noi sta cercando fare il meglio che può. Piuttosto – suggeriva il messaggio – ditelo ai gestori, lo apprezzeranno, escono da un brutto periodo e l’unica cosa che vogliono è rimettersi a lavorare… aiutiamoli, l’empatia è la soluzione migliore. 

Così, quando ho notato un bar con i tavolini uno appiccicato all’altro, dove erano accomodati una ventina di teenager intenti a  bere mojito e moscow mule, mi sono armato del mio sorriso più sincero e ho detto al proprietario: “Buongiorno, mi scusi se la importuno mentre sta lavorando ma lo faccio a fin di bene, posso solo immaginare quanto abbia sofferto in questi mesi di lockdown e adesso, anche per lei, è finalmente arrivato il momento di ripartire, tuttavia, voglio farle notare che in questo modo, sta contravvenendo alle più elementari regole di buon senso e come certamente saprà, alle norme in materia di sicurezza e distanziamento interpersonale previste nelle linee guida del DPCM e nell’ordinanza del Presidente della Regione Sicilia che le richiama. Ne era consapevole? Comunque, mi consideri a sua disposizione per eventuali chiarimenti e/o consigli.”. Ero pronto a ricevere un sentito ringraziamento e un saluto di gomito per il mio solidale interessamento e invece il proprietario mi ha guardato e ha chiesto: “Ma tu cu spacchi sì, nu sbiro e carrabbineri?”. 

– “No! solo un comune cittadino che ha a cuore la ripresa delle attività commerciali nel rispetto delle regole di salute pubblica…”. 

– “Ma talè a chistu! Ancora ca sì? Cecca i iratinni… facciminchia!”.

Si Riparte

– Quinti ricapitolanto sono: due caffè per cui uno macchiato, un cappuccino e una granita di mantola, giusto?

– No, un caffè macchiato, un cappuccino, un caffè americano con latte freddo a parte e una granita.

– Apposto… qualche cosa di mangiare?

– Un cornetto integrale miele e una brioche.

– Tonta o lunca?

– Scusi…

– La brioscia, tonta o lunca?

– Non saprei, lei che ci consiglia?

– Se è per la granita meglio quella tonta.

– Vada per la tonta allora, grazie

– Preco.

Il Rogito – Diario del nanno col giubbotto blu

16 maggio 2020

Ieri il Nanno col giubbotto blu è passato sotto casa intento a fare telefonate, Ninni, dietro di lui, gli passava di volta in volta un telefono diverso e diceva cose tipo: “chiddu ra casa ra via Bainsizza.”, oppure “chiddu ro basso ra via Umpria”. Una telefonata dopo l’altra. Poi, ad un certo punto, passandogli l’ennesima chiamata ha detto: “u notaro Fassapella.”. “Rammi ca!”, ha fatto il nanno strappandogli il telefono dalle mani. “Pronto Gianni – ha detto all’apparecchio – se, se… comu rici tu… se, se, propria… ahahaha, no, no… se, se… a quali abbtabblità mi sta ciccannu?… chi sacciu iu… tu mettici ca ci su tutti i catti, spacchiò t’antaressa…. se, se… no, no, non ci abbabbiari… no ammia… no manco a Sivvana… se, chista a n’testamo a Jonatha e Hilary, i me niputi… ok, ok… se, apposto… ni viremu lunetì.  Dopo aver chiuso la telefonata il nanno si è voltato verso di me per salutarmi e ha detto: “Sono gionni infennali… ma chistu è u mumento pi fari affari immobbiliari.”. “Ah!” ho esclamato stupito “effettivamente leggevo che i prezzi sono destinati a scendere e…”. “I cristiani su disperati – ha detto il nanno – ci levi a casa cu du liri.”. “Francamente le speculazioni non mi sono mai piaciute.”, gli ho risposto serio. “Nun fare sa facci… aanti, gli affari su affari – ha detto di rimando – non è ca stamu iennu a rubbare… paiamu…”. “Va be – ho fatto io – lasciamo perdere, cambiamo argomento… piuttosto ‘sta detrazione fiscale del 110% è ottima per ristrutturare e…”. “Nonzi – ha detto il nanno – a quali detrazione fiscale, iu risutto nullatenente… senza na lira.”. “Scusi – ho chiesto – ma allora come fa a comprare immobili?”. “Come fazzu… ca fazzu! Tu consitera che pigghiu a pensione ri cittatinanza, a pensione d’invalitità, u reddito ri cittatinanza ri Sivvana, u stipendio di Sivvana ca fa manichiur e perichiur case case e pigghia bonu; a percentuale ro bar e do tabbacchino ca n’accattammu quacchi cinc’anni fa; i soddi re case c’avemu affittate a Buggata e chiddi ra villa alle Fisci…”. “Cioè lei mi vuole far credere che ha anche un’abitazione alle isole Fiji?”, ho chiesto stupito. “Docu… Fisci, Mollucche… mu scoddu sempre… all’Arenella va.”. “Ovviamente tutto in nero…”, ho detto sarcastico. “Tutto in nero.”, ha confermato il nanno. “Ma perchè? – ho chiesto contrito – proprio lei si lamentava degli ospedali che non funzionano, ma lo sa che le tasse che non paga…” “Aspetta, femmiti. Ta fazzu iu na domanna… a picchi stu Statu e u Comuni m’ana scassare a minchia ammia, ciccannumi soddi? Mu sa riri? Aanti, pensici e poi m’arrispunni…. ora lassimi iri… salutamo”. “Salutiamo.” ho detto sommessamente. “Ninni, nun fari u gnorri, saluta macari tu – ha detto il nanno – pezzo ri porco e maralucato.”. 

C’è un limite a tutto

Dopo ogni attentato terroristico di matrice islamica, dopo ogni sequestro, rilascio di ostaggio, pagamento di riscatto o perfino costruzione di moschea in terra italica, ciclicamente, ritorna nei thread e nelle discussioni il suo nome. Tu stai portando avanti le tue argomentazioni, con la consapevolezza del tempo che stai sprecando inutilmente cercando di esporre un concetto ed a un certo punto, arriva uno che, convinto di sbaragliare tutto, se ne esce con un perentorio: “e allora la Fallaci?”. Come se il solo pronunciare il nome della giornalista e scrittrice fiorentina sancisse definitivamente la fine del dibattito per manifesta superiorità. Ora, con tutto il rispetto possibile per la scrittrice e per la donna, ma a me, di quello che pensava la Fallaci dei mussulmani, m’interessa fino ad un certo punto e non perché sia prevenuto nei suoi confronti, o perché voglia santificare una religione che non conosco e ancor meno glorificare un’estremismo che aborro, ma semplicemente perché la Fallaci non rientra tra i miei orizzonti culturali. Certo, ognuno è liberissimo di prendersi i suoi riferimenti, ci mancherebbe, ma schermarsi dietro il pensiero della Fallaci per ogni aspetto che riguarda il mondo islamico non è un po’ semplicistico? Me lo chiedo perché in questi giorni, leggendo in giro tra i commenti e le notizie sulla liberazione di Silvia Romano, mi sono imbattuto in concetti interessanti, in visioni della società molto complesse, c’era chi citava Hobsbawm, chi Lévi-Strauss, o Gilles Kepel o Karl Popper. Ma davanti a questa moltitudine, davanti a questa complessità, si può pensare davvero di avvantaggiarsi sul piano dialettico e concettuale con un semplice: “e allora la Fallaci?”. Io non credo, mi sembra come se al bar, davanti ad una sanguigna discussione sul calcio, confrontando un gol di Ronaldo, un dribbling di Messi o una giocata di Salah, arrivasse uno e dicesse: “e allora Giannichedda?”. Ma voi, scusate, ma che faccia fareste? Io rispetto Giannichedda, anche Gary Medel e Angelo Palombo, però, dai, c’è un limite a tutto.