Sipario

Forse uno come Mark Lanegan poteva morire solo il 22 02 2022, lui che è stato tutto e il contrario di tutto, rocker malinconico, grunger controvoglia, tossico, beone attaccabrighe e cantastorie sensibile e raffinato.

Io me lo ricordo ancora quanto sentii per la prima volta Nearly lost You, a Londra, alla Tower Records di Piccadilly, erano i primi anni ’90 e il brano degli Screaming Trees era inserito nella colonna sonora di “Singles”, il film di Cameron Crowe che aveva sullo sfondo Seattle che in quegli anni era la città dove avrei voluto vivere e crescere, imparare a guidare una Honda Civic tutta scassata, indossare camicie di flanella, calzare Dr. Martens, comprare la birra in lattina in confezioni da sei e starmene lì a suonare con quei ragazzi. Probabilmente gli Streaming Trees non hanno goduto del successo che meritavano, surclassati dalla fama di Nirvana, Soundgarden, Pearl Jam o Alice in Chains e sono stati rivalutati solo successivamente. Ma la voce di Lanegan no, quella non è mai passata inosservata: undici album da solista e alcune collaborazioni memorabili come quella gemma assoluta che è “Above” dei Mad Season, la stagione incredibile di Queens of the Stone Age, l’intimismo dei due album con Isobel Campbell e il progetto Gutter Twins con quell’altro pazzo scattiato di Greg Dulli.

Una voce profonda, sofferta ma estremamente armoniosa, incredibilmente a suo agio sui riff distorti e saturi come sugli arpeggi acustici e rarefatti.

Nel 2003 avrei dovuto intervistarlo, mi presentai all’appuntamento nel locale dove suonava ma lui non si fece trovare, se ne era andato a bere in un bar e poi fu coinvolto in una rissa e quando finalmente si fece vivo era ormai troppo tardi e il concerto doveva iniziare e lui aveva una fasciatura alla mano che gli avevano fatto al pronto soccorso e un taglio sul collo, proprio sotto l’orecchio. Si sfilò la t-shirt strappata e indossò una camicia, si tolse la fasciatura, tracannò una mezza pinta di Jack Daniel’s e salì sul palco, boato, applausi. Sipario.

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