Distopie

Hanno citofonato verso le 15:00, siccome il citofono non funziona bene e non avevo capito chi fosse, ho aperto il portone e mi sono affacciato alla finestra per vedere. Era quello della pizzeria sotto casa, era accompagnato da due picciuttazzi che trasportavano tavoli e sedie di plastica spaiati. Il tizio è arrivato davanti la porta di casa e mi ha scansato per passare. Io ho fatto resistenza ma lui, con tono risoluto, mi ha detto che per legge, anche se il suo ristorante pizzeria è sempre vuoto perchè si mangia di merda, deve implementare il suo gigantesco dehors e che siccome tutto intorno non è rimasto suolo pubblico da occupare in nessuna direzione, al Comune gli hanno detto di rivolgersi a me, che abito al piano di sopra, e che c’è un ordinanza del sindaco che mi obbliga a cedergli l’usufrutto gratuito del soggiorno fino ad ottobre. “Ma io come dovrei vivere così, mi scusi?” ho chiesto disperato. “Non è un problema mio – ha replicato lui serafico – io devo lavorare”. Poi ha aperto la porta del bagno, ha scrutato dentro e ha detto: “Picciotti, qua dentro ci mettiamo i carrellati dell’indifferenziata”.

I “Passi” di Pirri nell’incanto del Castello Maniace

Se posso permettermi un consiglio, andateci, prendetevi qualche ora di tempo e dedicatela a “Passi”, l’installazione di Alfredo Pirri, nella Sala Ipostila del Castello Maniace a Siracusa, curata da Helga Marsala. Una produzione Aditus per la Regione Siciliana, ingresso 7 euro, fino al 31 dicembre 2021.

Portateci i bambini, portateci le persone che amate perché ne vale davvero la pena. “Passi” arriva per la prima volta in Sicilia dopo aver girovagato in lungo e in largo in Italia e all’estero: dal Palazzo Altemps al Foro di Cesare a Roma; dalla Certosa di Padula a Salerno all’ex Bunker di Tito In Bosnia, solo per citare alcune tappe del suo itinerario.

Ottocento metri quadrati ricoperti di specchi, alcuni in buono stato, altri rotti, frantumati, a moltiplicare l’immagine, a declinarla in centinaia di sfumature, come precipitare in una quarta dimensione e vedere sotto un’altra luce elementi architettonici e particolari del castello federiciano. Muoversi su questo tappeto di specchi è un viaggio nella poetica dell’autore e nelle proprie percezioni, tra linearità e irregolarità, spazio e tempo. Tutto intorno, bellissimi, antichi proiettili di pietra di vecchie catapulte che sembrano sparati lì per caso, reperti concessi dal Museo Paolo Orsi di Siracusa per rendere l’istallazione ancora più suggestiva. Proiettili che sembrano pianeti, specchi rotti che ricordano le costellazioni, elementi del passato che tornano nel presente, una suggestione che ricorda ciò che accade con i telescopi riflettori dei vecchi osservatori astronomici puntati verso l’infinito e che non sono altro che grandi specchi che concentrano la luce in un punto focale e per scrutare il cielo bisogna guardare in basso e quello che si vede è qualcosa che è avvenuta milioni di anni prima.

Tu cammini tra scricchiolii e abbagli, gli specchi si frantumano sotto i tuoi piedi e potresti essere alla Tate a Londra o all’Hamburger Bahnhof a Berlino e invece sei a Siracusa, in un contesto eccezionale, raro, prezioso, nulla a che fare con le pareti di cemento armato di una ex centrale termoelettrica nel Bankside o di una ex stazione ferroviaria a Moabit. Qui siamo a Ortigia, al cospetto di un monumento unico, una costruzione del 1200 a picco sul mare, voluta da quel geniaccio di Federico II di Svevia. Il castello, nel corso dei secoli ha cambiato aspetto e funzione, è stato baluardo difensivo, residenza, prigione, cornice per eventi internazionali e per feste private di miliardari russi ma questa sua veste di contenitore di arte contemporanea, sembra calzargli a pennello.

L’unica nota desolante non ha a che fare né con l’arte né con la storia dei luoghi, ma con l’insensibilità che caratterizza i nostri tempi e i nostri spazi. Ci sono decine di auto nel cortile interno del Castello, quello dopo il ponticello, per intenderci, un’immagine che ricorda i vialetti delle villette a mare, la mattina di ferragosto. Solo che qui non c’è l’auto di vostro cognato ma auto con lampeggianti, auto con autista e motore accesso, auto che fanno manovra e cercano l’ombra, auto che rompono l’incanto e ci ricordano perché alla fine, purtroppo, preferiamo andarcene alla Tate o all’Hamburger Bahnhof.

Pezzo pubblicato su www.siracusapress.it

PD, c’è una nuova corrente

Schiuma a Calarossa svelato il mistero. Sospinta dalla risacca, la schiuma mucillaginosa avvistata lungo la riva della spiaggia di Calorossa aveva suscitato preoccupazione e indignazione dei bagnanti. Secondo i risultati dell’Arpa, ottenuti dal prelevamento di un campione, si tratterebbe di una sostanza urticante e caustica attribuibile ad una nuova corrente interna al PD Siracusa.

Presenti Esclusi

Dice, ma qual è la cosa della tua città che ti piace di più? Il mare, il teatro greco, Ortigia? No, per me è il divieto di sosta “presenti esclusi” che è una peculiarità davvero raffinata, una declinazione creativa del concetto stesso di divieto che meriterebbe una menzione ad hoc nel codice della strada. Il divieto di sosta presenti esclusi consiste nel multare solo le auto in divieto che non appartengono ai commercianti della strada su cui è esposto il cartello o ai loro avventori.

Ma poi che sono ‘ste bandiere blu?

Quando il direttore di Siracusapress mi ha chiesto di fare un pezzo sulla mancata assegnazione di bandiere blu alle spiagge della provincia di Siracusa io ho risposto subito sì, ma non è che sapessi esattamente cosa rappresentano e perché vengono attribuiti questi vessilli colorati. Lo confesso, amo gli scogli e tra le Cinque vele del Touring Club, la Guida di Legambiente, le Bandiere Blu e la Goletta Verde, ho sempre fatto una gran confusione, quindi mi sono documentato.

Nel 2021 la Sicilia si è aggiudicata dieci bandiere blu distribuite tra le province di Messina, Ragusa e Agrigento. Tutti le altre, nisba, niente, zero. 

Nello specifico le bandiere blu sono andate ad Alì Terme, Roccalumera, Santa Teresa di Riva, Lipari, Tusa, Menfi, Modica, Ispica, Pozzallo, Ragusa e tutti a storcere il naso e a mettere in dubbio i risultati, perché Fontane Bianche non si spaventa certo di Pozzallo e Carratois a Ispica manco la vede.

Chiariamo subito che le bandiere blu vengono assegnate da una Ong che si chiama Fee, che non è altro che l’acronimo di Foundation for Environmental Education (e già i leghisti cominceranno a dire: «Noi l’abbiamo sempre detto che ste Ong…». 

La sede dell’organizzazione è in Danimarca, ma opera in più di 77 Paesi nel mondo. Il suo scopo è la diffusione delle buone pratiche ambientali attraverso molteplici attività di educazione, formazione e informazione per la sostenibilità.

La cosa quindi si fa più interessante, perché io ero convinto che si trattasse solo di un campionamento di acque fatto così, anche un po’ a caso, allo scopo di redigere la solita classifica dei lidi con il mare più pulito e invece non è cosi, o comunque, non del tutto.

Per partecipare al “concorso” – chiamiamolo così – una località deve candidarsi presentando una serie di documenti e rispondere ad un questionario “Bandiera blu” che viene analizzato da una giuria nazionale composta da esperti in tematiche ambientali. Per cui, se vi state chiedendo: «Ma come? Con la bandiera blu c’è pure Comacchio che è un acquitrino e non c’hanno messo la spiaggetta della Fanusa, che l’acqua fino all’isolotto pare i Caraibi?» Sappiate che con tutta probabilità, nessuno al Vermexio ha pensato di candidarla. Ma non certo per cattiveria o perché un funzionario del Comune gestisce con la moglie una casa vacanze all’Asparano e ha spinto per quell’altra località. No, niente di tutto questo, semplicemente, manca una struttura adeguata ad occuparsi di questo genere di cose. Lo stesso discorso, naturalmente, potrebbe valere per Funnucu Novu (si, c’è a chi piace), Contrada Gallina, la riviera di Agnone Bagni, San Lorenzo, Scalo Mandrie e tutte le spiagge e i litorali che vi vengono in mente in provincia.

Il fatto è che il mare pulito, da solo, non basta. La Bandiera Blu è un riconoscimento all’operato delle amministrazioni comunali nella gestione delle tematiche ambientali. Pertanto è assegnata ogni anno sulla base di un’approfondita analisi che prende in esame da un lato i parametri dettati dalla FEE: qualità delle acque di balneazione, gestione ambientale, servizi e sicurezza delle spiagge ed educazione ambientale; e dall’altro i criteri di gestione sostenibile del territorio per quel che riguarda certificazione ambientale, depurazione delle acque reflue, raccolta differenziata, iniziative ambientali e turismo e pesca professionale.

Insomma, appare evidente che dietro ad ogni bandiera blu c’è una grande organizzazione che necessita di anni di lavoro, sacrifici e volontà politica e che da queste parti, purtroppo, siamo ancora incredibilmente indietro. Tra tutti i parametri che attribuiscono la forbice di punteggio che contribuisce a generare il voto finale, quelli più importanti sono la gestione rifiuti, l’educazione ambientale e le iniziative per la sostenibilità ambientale.

Per esempio, sulla gestione rifiuti, con il suo record del 41,2% di differenziata, il Comune di Siracusa prenderebbe 0 punti, Ferla 8, il massimo. Ma Ferla località balneari non ne ha, forse manco una piscina.  Questo andazzo si allarga a macchia d’olio e sostituire i nomi dei comuni con altri attigui, non modifica il risultato finale. Quante iniziative di educazione ambientale ha promosso il Comune di Augusta? Quanti chilometri di poste ciclabili ha Avola? Quanta energia da fonti rinnovabili viene prodotta a Pachino?

Le risposte esatte non le conosco e forse, qualcuno dei Comuni che ho citato a caso, ha anche sviluppato dei piani in questo senso, ma poco importa perché ci troviamo davanti al solito immenso, invalicabile muro che impedisce di andare avanti tra mancanza di progettazione, infrastrutture inadeguate e servizi scadenti. La strada è ancora lunga e se un giorno dovesse arrivare una bandiera blu in provincia non ci avrà guadagnato solo il mare, ma tutti noi.

Articolo pubblicato su Siracusapress.it

Sfalci

– Savvo ma ora chi facemu cu tutti sti sfalci di Patanè?

– Ca li andiamo a buttare in quacche strata di mare…

– No! Ma si pazzu? Viri è l’una meno reci… troppo tardi. Io devo antare a casa a manciare, viremo chi truvamu pi strata…

– U sai unni? Davanti o condominio di Spampinato.

– No, hanno messo i telecameri

– Allora… na stratuzza dell’Onp?

– No, ci su i file re tamboni ro Covid.

– Minchia ma che spacchio di città è? 

– U sai unni? Vicino o Gaggallo, a via Cannizzaro…

– È tutto preso, l’attro ieri me cugnatu Sebbuccio ci ha sduacato mobili, ammadi e menza cucina di uno scompero di un garasch

– Ma allora a stu CCR?

– Manco motto!

– Minchia! Al Rizza!

– Ma unni? O spitale?

– Sì, i ravanti… ni su slargo tutto scassato unni si metteva Pasqualino ca frutta…

– Ma ni virunu tutti…

– Ma quanto mai… e anche se ni virunu appoi n’annacunu…

– Vero è, quello slaggo è intecente, non ci pono dire niente.

Nel pomeriggio

– Pronto Savvo, u liggisti Sirausanius?

– No, picchì?

– Dice ca ni stana ciccannu per abbantono di rifiuti… ca c’è l’indagine, i testimoni…

– Ma cui a Questura?

– No, i vigili ampientali…

– Minchia Ancelo! Per un attimo mi avevi fatto prentere un cacazzo.