Tre mastelli a Ortigia, Siracusa

Ieri sera sono andato a vedere Tre manifesti a Ebbing, Missouri e mi sono commosso. Un film potente, duro e interpretato magistralmente. Sono tornato a casa emozionato e scombussolato, ho aperto lo sgabuzzino, ho visto i tre mastelli per la differenziata e mi sono commosso di nuovo. In questi giorni parte in Ortigia la raccolta dei rifiuti porta a porta che, in termini di civiltà, rappresenta per la città un passo avanti senza precedenti e paragonabile solo alla stampa a caratteri mobili di Gutemberg o alla carne di cavallo nella vaschetta. Alle 23:40, con gesti solenni, ho posizionato fuori dal portone il mastello del vetro e il saccone della plastica e sono andato a letto soddisfatto.
Stamattina, delusione cocente: non era passato nessuno a ritirare i rifiuti. Volevo incazzarmi, prendere plastica e vetro (cosa che non faccio più da anni) e cafuddarli per sfregio nel cassonetto dell’indifferenziata, volevo scrivere un post irriverente e usare hashtag tipo #latri e #sifuttunuisoddibastaddi, ma poi ho pensato al film di Martin McDonagh. All’odio che genera odio, al sentimento di vendetta che avvelena e a tutti i limiti che sembrano insuperabili. Ho chiamato, scritto e chiesto spiegazioni e dall’altra parte ho trovato disponibilità e la consapevolezza di avere a che fare con un sistema nuovo e non rodato.
Il mastello del vetro e il saccone della plastica sono ancora lì, sotto il portone, ma non demordo, c’è in palio qualcosa di troppo importante per il futuro di questa città e stasera, è già il turno della carta.
 
Ps. Alle 16:39 il vetro e la plastica sono stati finalmente ritirati.

Zombie personali

Dolores O’Riordan è morta ieri a 46 anni, improvvisamente. Non sono mai stato un fan dei Cranberries, li passavo in radio quando richiesti ma non mi hanno mai conquistato del tutto, credo di essere arrivato perfino ad odiare Zombie. Probabilmente perché intorno al ’98 o forse ’99, nel periodo che intercorse tra la fine di una band e la nascita di un’altra, organizzammo a Bologna con Stefano, una serie di provini nel tentativo di trovare una cantante e un chitarrista. Tutte le ragazze che si presentarono volevano cantare immancabilmente Zombie, tutte le ragazze, immancabilmente la cantavano malissimo senza rendersi conto che, per quanto poggi su una linea vocale elementare, interpretare quella canzone è tutt’altro che facile. Insomma, non trovammo la cantante ma in compenso recuperammo Leo, con cui, oltre ad incidere un paio di dischi presto dimenticati da critica e pubblico, sviluppammo un’amicizia fraterna. Leo non sapeva suonare Zombie e neanche tante altre cose, però aveva una musicalità così ignorante e genuina che fu foriera di grandi soddisfazioni.

Abbandonate le pretese di diventare rock star, cambiata prospettiva e lavoro, nel 2010 mi trovai a fare l’addetto stampa per Heineken Jammin Festival, il mio compito – oltre ovviamente a bere birra – era quello di portare in giro Andrea Scarpa e Fabio

Lovino per un reportage di Vanity Fair e fare in modo che ogni loro richiesta venisse esaudita.

Di quel festival mastodontico, che quell’anno aveva in line up gente tipo Pearl Jam, Ben Harper, Aerosmith, Black Eyed Peas, Massive Attack e Green Day, porto con me ricordi indelebili del gruppo di colleghi fantastici con cui trascorsi quella settimana e alcune piccole suggestioni musicali. Tra queste, del tutto inaspettata, proprio il live dei Cranberries, che mi colpì per pulizia del suono e per intensità che non avrei mai immaginato. La sorpresa fu così grande e la voce della O’Riordan così incisiva, che proprio durante Zombie, girai davanti al palco e scattai questa foto.

 

PS. Qualche giorno prima, ricevetti una email di Stefano: “Io dovrei pubblicare un articolo su Heidegger e Gadamer in inglese nel 2011, e l’ho fatto precedere da una citazione in esergo, un verso di “Present Tense” che mi sembrava appropriato (la gente mette sempre Goethe o Leopardi o Shelley, a me andava di mettere Vedder): se te lo mando in allegato, te la sentiresti di stamparlo e darlo a Vedder? Gli dici che hai un amico ricercatore che considera Vedder degno di essere citato insieme a Heidegger e Gadamer. se ti scoccia, ovviamente, no problem, in effetti è una richiesta un po’ strana che ti faccio”.

Stampai l’articolo e lo consegnai al destinatario…

A fatto bene labusivo seno dategli un lavoro (reprise)

Nella mia città, che un tempo è stata straordinaria culla di cultura, ancora una volta, vigili urbani e forze dell’ordine, vengono minacciati e insultati da un manipolo di venditori abusivi che stazionano nei pressi di Riva delle Poste.  La notizia fa il giro del web e la stragrande maggioranza dei commenti è dalla parte degli abusivi. In un crescendo di errori e orrori ortografici, insulti razziali immotivati, anatemi contro l’amministrazione e capacità espressiva ridotta ai minimi termini, si condanna l’intervento dei vigili e si giustifica la reazione degli abusivi. Questi, vengono considerati poveri padri di famiglia nonostante, fuori da ogni regola, vendano a basso costo alla faccia di altri padri di famiglia che con le autorizzazioni in regola e il registratore di cassa, non possono permettersi di fare quei prezzi. Il lavoro è sì un diritto, ma deve sottostare a regole uguali per tutti, altrimenti chi non le rispetta finisce col prevaricare gli altri. L’aspetto peggiore di questa triste vicenda però non è la generalizzata difesa di un comportamento illecito. Questa è solo una conseguenza, l’aspetto più preoccupante è quello relativo all’ignoranza di ritorno, alla mancanza di scolarizzazione che in questa città sta raggiungendo nuovamente i numeri del dopoguerra. I dati di Siracusa sono terribili e parlano di una società con alti livelli di analfabetismo e sempre più bassi livelli di scolarizzazione. I commenti su Facebook sono lì a ricordarcelo ogni giorno, fotografando l’allarmante marginalizzazione di una fascia sempre maggiore di popolazione che finisce nel terribile circolo vizioso che a bassa scolarizzazione associa uno scarso profilo occupazionale. Le conseguenze e i costi sociali di questo sistema sono nefaste e ricadono su tutti. Sembra scontato dire che l’istruzione è alla base della ricchezza di una società ma non se ne può fare a meno anzi, bisognerebbe affrettarsi a rafforzarla questa base perché l’emergenza culturale che stiamo vivendo non è meno drammatica di quella economica.