Porci l’altra guancia

Senza senso civico non si va da nessuna parte. Inutile riempirsi la bocca con il passato millenario di questa città quando poi gli atteggiamenti di ognuno di noi, cittadini ed istituzioni, sono esclusivamente mirati al tornaconto personale e alla strafottenza nei confronti di ciò che dovrebbe essere di tutti. Lasciare spavaldi Uno-spiccato-senso-civicoil SUV a metano in tripla fila bloccando gli altri automobilisti perché: “Ma cchi cazzo soni? Pi 5 minuti ca lassai a machina ca” o saltare la fila perché: “tranquillo mpare, ho fretta” (geniale); sono atteggiamenti che evidenziano la totale mancanza di rispetto per gli altri. Che una percentuale variabile di popolazione possa comportarsi in questo modo, per ignoranza o per gretto beneficio, è nell’ordine delle cose. Ma che, chi dovrebbe vigilare e sanzionare questi atteggiamenti, faccia finta di niente è un fatto gravissimo. Le leggi e regolamenti vanno rispettati ma certe volte lo si fa con grande fatica. Differenziare i rifiuti è una rottura pazzesca, ma in un’ottica di risparmio e di salvaguardia dell’ambiente, lo si fa con impegno. Sfrecciare sulla corsia di emergenza dell’autostrada, superando strafottente tutti gli automobilisti in coda per accaparrarsi prima degli altri un pezzo di salsiccia alla grigliata della domenica è il sogno proibito di molti di noi, ma il concetto di emergenza non è legato a quello di salsiccia. Forse è un pensiero meschino, ma quando qualcuno viene sanzionato per queste infrazioni, idealmente, viene lanciato un messaggio di luce e di speranza a chi le regole le segue e a tutta la città. Una speranza che mi porta a credere che prima o poi anche tu, vigile urbano annoiato, quando ti segnaleranno che dietro l’angolo, il signore con l’ape sta scaricando nel cassonetto quintali di laterizi, gonfierai il petto e come se ne dipendesse il tuo onore, ti precipiterai a bloccarlo anziché rispondere: “io sono al servizio carro attrezzi, deve chiamare la polizia ambientale e fare la denuncia…”.

La partita di giro della spending review

freelance_colomassi_27_-_04_-_2015_rotatoria.jpgDa Doppiozero.com

Ma chi è il freelance? Che fa? Io lo sono e ho una sola certezza. Quando devo pagare l’IVA tutti si prodigano a spiegarmi che si tratta solamente di una partita di giro. Ma quando sono io a staccare una fattura e scrivo l’importo “+ IVA”, provoco reazioni scomposte, alcuni cominciano a negarsi al telefono, altri mi guardano male e qualcuno mi insulta pesantemente. Non è per buttarla sempre sulle differenze tra Nord e Sud Italia, ma fare il freelance da queste parti non è cosa semplice. Da queste parti è il Sud.

 In una regione che ha fatto delle sovvenzioni pubbliche la fonte di sostentamento di milioni dei suoi abitanti, è inevitabile che il freelance si rivolga al settore pubblico per sottoporre progetti e sbarcare il lunario. L’impresa privata, sebbene sia più dinamica e smart, con le idee chiare e orientate al profitto e che si definisce 2.0 (anche se ne ignora il significato) rappresenta un’esigua fetta di mercato che tende a difendere la convinzione che il freelance debba lavorare gratis, solo per farsi pubblicità. Il sistema clientelare che ha dominato quest’isola ha inevitabilmente inculcato nella testa di molti freelance la convinzione che si possa sopravvivere solo bussando alle porte degli assessorati, facendo affidamento su un sistema fondato sul così detto “finanziamento a pioggia”. Nel bene o nel male, ma sempre in percentuale al partito o al politico di riferimento, tutti potevano essere rinfrescati da una spruzzata di fondo pubblico. Quelli fuori dal sistema agognavano qualche goccia come i gerani sui balconi degli studenti del Dams. Come dimenticare gli anni dei tavoli tecnici su qualsiasi argomento, delle consulenze d’oro sullo stato di salute della lattuga iceberg, dei direttori creativi che proponevano la compagnia di teatro del lontano parente di Johnny Dorelli o una cover band dei New Trolls con cachet che neanche i New Trolls di Aldebaran?

Nel frattempo la rivoluzione crocettiana ha lasciato dietro di sé tre rimpasti di governo e miliardi di consonanti sbagliate; quella renziana sembra impegnata nel rimpolpare le sue fila con quelli che dovrebbe rottamare; del centrodestra del 61 a 0 è rimasto solo lo 0,8 e i Cinque Stelle continuano a invitare a cliccare su un link che rimanda a un blog che apre un sito dove è caricato un video che denuncia qualcosa ma non propone alcuna soluzione. Senza contare che l’autonomia dello statuto siciliano continua a essere una disgrazia per tutti quelli che sognano una Sicilia commissariata da un paese scandinavo che ne prenda il potere e cominci una lenta opera di moralizzazione e civilizzazione delle amministrazioni e dei cittadini, anche a costo di vietare il pusillanime cannolo, la vile cassata e di sostituirli con la virtuosa aringa affumicata.

Grazie ai rimbrotti dell’Unione Europea, che implorava di spendere correttamente i fondi europei che erano stati stanziati, il freelance ha creduto in un cambiamento proficuo, in una nuova era di giustizia e meritocrazia, ma non aveva fatto i conti con la spending review. Un’espressione che, prima di essere metabolizzata, ha subito qualsiasi tipo di maltrattamento fonetico e linguistico: dalla sostituzione stocastica delle consonanti d, t, g, c allo scivolamento estremo degli accenti. In un bar l’ho sentito confondere con un’agenzia di rating: la Spending & Review. Per il freelance abituato a sopravvivere in una terra di sprechi evidenti come le crepe dei viadotti della Palermo-Catania, questo concetto assumeva un significato di pulizia, bellezza e innovazione. Un’idea forte che faceva presagire un brusco stop agli sperperi, un oculato riordino della spesa e una prospettiva di cambiamento. In poco tempo, come accade da queste parti, quando il fragore si placa e tutto tende a tornare com’era, la spending review si è trasformata in qualcosa di diverso, di subdolo, diventando la scusa per eccellenza, la maledizione per il freelance che sviluppa progetti per l’amministrazione pubblica.

– Buongiorno, sono passato dopo circa 137 tentativi andati a vuoto di mettermi in contatto con voi telefonicamente.

– Il giovedì non riceviamo per telefono!

– Sì, lo so, infatti avevo chiamato venerdì e poi martedì e mercoledì.

– Ma venerdì era venerdì santo. Prima di Pasqua.

– Perché, eravate chiusi?

– No però…

– Comunque. Senta, volevo sapere se l’assessore si è poi espresso in merito alla mia proposta sul ciclo estivo delle Sinfonie mahleriane.

– Mi dispiace ma la risposta è no. Non ci sono i soldi.

– Ma il mio ciclo di sinfonie è praticamente a costo zero tranne che per alcune spese veramente basilari che riguardano aspetti della produzione.

– Mi dispiace ma proprio quei costi non li possiamo supportare.

– Lo capisco, ma sono dieci sinfonie di Mahler più il Das Lied von der Erde… io non so, ma, meno di così…

– Quest’anno i fondi sono andati su cose più tradizionali: il mercatino di Natale, la casa di Babbo Natale, la notte della Befana… cose così. Se ne faccia una ragione, c’è la spending rewiew non ha sentito? Noi le mani legate abbiamo.

– Che peccato, il lavoro di un anno intero… Senta, per liquidare la mia fattura come facciamo? Erano cinquecento più iva.

– No! Cinquecento iva inclusa.

Io non sono razzista ma…

Ad ogni strage in mare, ad ogni disgrazia che coinvolge gli esseri umani che muoiono nel canale di Sicilia, il popolino gretto e ignorante si scatena mettendo in mostra il più becero razzismo e una profonda ignoranza, ma sempre, regolarmente, esordisce con un tranquillizzante: “io non sono razzista ma…”.
Non siete razzisti ma inspiegabilmente riuscite a gioire per la morte di essere umani: uomini, donne e bambini comeCanale di Sicilia voi, anzi probabilmente migliori di voi. Cosa vi scatena questa rabbia? La paura? La frustrazione? Se la vita continua ad essere dura, scaricare tutta la rabbia su chi è messo peggio di voi non vi porterà lontano. Scappare da una guerra, sfuggire dai massacri, tentare di portare la propria famiglia in salvo dai bombardamenti o dalle persecuzioni, intraprendendo un viaggio pericolosissimo non è un vezzo ma è sopravvivenza.
Non siete razzisti ma schiumate rabbia, parlate di invasione, citate a sproposito Bibbia e Corano senza aver letto nemmeno Topolino. Fatevene una ragione, abbiate pietà di voi stessi. I flussi migratori non si fermano sparando sulle persone ed i canali umanitari non trasmettono la partita in chiaro.
Provate a tacere almeno per qualche ora, evitando di ammorbarci con i vostri errori ed orrori. Sarebbe un grande risultato. Ma il concetto di silenzio è legato a quello di rispetto, di ascolto, di riflessione, tutte qualità che non possedete, abituati come siete a prevaricare chi non la pensa come voi, a parlare in maniera disarticolata di tutto e tutti,forti del vostro unico titolo di studio, la patente B.

Ne resterà soltanto uno

Essendo un forte sostenitore della vocazione turistica di questa città, accolgo sempre con piacere lo svolgersi di iniziative culturali, sociali e sportive, anche quando queste non si avvicinano ai miei gusti o mi IMG_6178creano disagi gretti e mediocri come il parcheggio dell’auto. Ben vengano quindi le iniziative sportive come il trofeo ciclistico Mario Cipollini. Un’ordinanza comunale e i cartelli affissi qualche giorno prima ai lati delle strade interessate, segnalavano il divieto di sosta e la rimozione coatta dalle 12:00 alle 19:00. Come moltissimi siracusani quindi ho spostato l’auto perché nonostante tutto, da recidivo (è già successo per la scala di Cala Rossa e per le riprese delle fiction) sono convinto che le regole vadano rispettate e che il senso civico – concetto sempre più bistrattato e sconosciuto – sia alla base del rispetto reciproco e del vivere meglio. Ancora una volta invece, insieme agli altri eroi che rispettano le regole, mi sono sentito un tristissimo idiota idealista. Non tanto perché altre persone hanno deciso, scientemente o no, di non spostare la propria auto, ma perché la polizia municipale, che dovrebbe garantire il rispetto delle regole e sanzionare chi le disattende, non ha fatto rispettare l’ordinanza non rimuovendo, ne multando le auto in divieto. Il grado di civiltà di una città si misura anche da questo. Il cittadino disobbediente, strafottente o rincoglionito ha tutto il diritto di infrangere una regola ma le istituzioni hanno l’obbligo di sanzionarlo. Questa maniera tutta siracusana di fare spallucce, di bofonchiare “ma che ci possiamo fare se non le spostano?” o “vabbè, l’importante che qualcuno l’ha levata” o “ma lei picchi ha luvatu a machina, nun u sapi ca tantu poi i viggili nun fanu nenti?” è offensiva e inaccettabile. La prossima volta, il manipolo di coglioni rispettosi delle regole a cui appartengo perderà dei pezzi che andranno a rimpolpare le fila degli “spetti” e degli “spittuni”, fino a quando… ne resterà soltanto uno.

Cassibile – Fontane Bianche, ecco i primi progetti per il nuovo brand

La circoscrizione Cassibile bandisce un concorso internazionale per la realizzazione di un marchio che renda riconoscibile il territorio Cassibile – Fontane Bianche nel mondo. Largo alla creatività. In esclusiva i primi progetti consegnati alla giuria.

segnale-fontane-biancheLo studio danese di architetti associati Nielsen, Hansen, Pedersen, Andersen, Christensen, Larsen, Sorensen, Rasmussen T., Rasmussen R., Jorgensen & Reimann, già acclamato per aver realizzato alcuni dei più importanti brand nel mondo, ha presentato un progetto di fascino assoluto che concettualmente rappresenta un auto parcheggiata in doppia fila e che blocca il traffico di via Nazionale. Secondo lo studio dei danesi infatti, l’aspetto vincente del brand sarebbe proprio il riferimento al caratteristico folklore automobilistico dell’arteria principale di Cassibile. Purtroppo, le visioni diametralmente opposte sul mezzo da rappresentare nel logo – per Rasmussen T. una Panda, per il fratello Rasmussen R. un ape scassata – hanno generato una lite spaventosa che ha comportato il ritiro del progetto e il fallimento immediato della società.

I tedeschi del Betäubungsmittelverschreibungsverordnung. È il dipartimento progettazione creativa dell’Università di Lipsia. Capitanato dal professor Otto Braun, detto Telefunken per la spiccata capacità di captare e scovare bandi progettuali in giro per il mondo, il dipartimento ha concentrato tutto lo studio di preparazione sul fiore all’occhiello del territorio: il meraviglioso piano regolatore. I professionisti teutonici, dopo aver appurato che le case con il secondo piano di mattoni rossi ed i pilastri di cemento armato che fanno capolino inaspettati non rappresentano un vezzo, hanno cambiato obbiettivo e presentato un logo che mutua i principali stilemi Bauhaus e che raffigura una serie stilizzata di accessi al mare negati con il claim di forte impatto “Tuffi tuffi pizza mandolino”.

Tallarìco e figli, da Pozzuoli. Non sono uno studio di architettura ma una ditta di spurgo pozzi neri. Il loro logo raffigura proprio un lucente e sferragliante camion con cisterna che sfreccia sulla battigia. Lo slogan: “Se non scarichi a mare Tallarìco ti deve abbisognare!”. L’intento è quello di conquistare il mercato dello spurgo pozzi neri delle villette di Fontane Bianche. Squalificati.

L’ultra centenario Barone Augusto Maria Davanzati Marinetti, è stato professore emerito di Squadretta e Regolo all’Università Arditissimi di Roma. Soprannominato da Mussolini “l’esagerato”, fu a capo dell’area ultra reazionaria del partito fascista. Non ha mai riconosciuto l’armistizio del ’43 che giudica una messa in scena della perfida Albione e degli Yankee pederasti. Il suo disegno (vietato chiamarlo brand, potrebbe pugnalarvi con un regolo della Decima Mas) rappresenta una postazione difensiva (vietato chiamarla bunker) della II guerra mondiale, abbellita con qualche cannone in ferro battuto e un giardinetto di fasci littori. Il tutto sormontato dal motto (vietato chiamarlo claim) “A Fontane Bianche beffo la morte e ghigno“.

Il giovane latinista Carmelo Matarazzo. Laureato all’università di Tirana, è docente di letteratura latina presso la segreteria politica del padre, uno storico consigliere di quartiere di un piccolo centro alle pendici dell’Etna. Matarazzo, prima di lanciarsi nel progetto, ha portato a termine faticosissimi studi per determinare l’importanza storica della zona. Non avendo trovato niente, ed essendosi ormai vantato con gli amici del bar, ha attribuito a Cicerone, datandola 70 a.C., una frase di una pratica edilizia scovata negli archivi dell’ufficio urbanistica. La frase recita “Su queste pietre sorgerà il Papermoon” e Matarazzo ne ha fatto lo slogan del brand. Il suo logo, disegnato dal fratello Agostino, 7 anni, rappresenta Cicerone che cammina sul ciglio della strada con un cartone di pizza d’asporto.

Tutta la verità sulla scomparsa del Gonfalone (Parte I)

I fatti

Nella serata di venerdì, un fedele che vuole restare anonimo e che chiameremo per convenzione Vinciullo, nota la mancanza del Gonfalone del Comune di Siracusa dietro la processione del Cristo morto che attraversa le vie di Ortigia. Allertate le autorità, le forze dell’ordine iniziano le indagini avvalendosi di cani molecolari e lampade di Wood.

siracusa2Le indagini

I primi indizi sono contro il vicesindaco Italia. Un componente della banda musicale, pare il bassotuba, fa notare agli inquirenti la strana coincidenza della mancata presenza di Italia alla processione. Analizzando celle telefoniche e tabulati delle chiamate, si scopre effettivamente che Italia non perde una processione tra le vie di Ortigia dal 1994. Cosa lo ha spinto a disertare il sacro evento? Scatta il blitz nell’abitazione dell’Italia. Il vicesindaco viene trovato a letto con febbre alta e in preda ad allucinazioni visive e uditive. Un appuntato dei carabinieri giura di avergli sentito sussurrare “no, Burti no”, “solarium” e “spaghetti cacio e pepe”. Interrogato, Italia si dimostra innocente e viene immediatamente scagionato. Le indagini si spostano altrove. Un vigile urbano particolarmente acuto fa notare agli inquirenti la forte assonanza tra Gonfalone e Confalone. È la svolta. Le forze dell’ordine si fiondano a casa dell’ex deputato regionale ma vi trovano solamente un arazzo con l’immagine di Renzi e un’agendina con i numeri telefonici di Paolo e Tony Gulino. Quando la trama del mistero sembrava ormai troppo fitta per una soluzione, una telefonata anonima, fatta da un cellulare rintracciato poi a bordo di un elicottero che sorvolava la Pillirina, accusa il direttivo di SOS Siracusa. Portati in caserma, gli ambientalisti hanno un alibi di ferro: erano tutti in vacanza nel Resort di lusso “Mura Dionigiane”. Scontrini e fatture non danno adito a dubbi.

L’opinione pubblica.

Peppe Patti, da Parigi, indice una conferenza stampa con Bonelli per informare la cittadinanza che i Verdi presenteranno un esposto alla Corte europea per fare chiarezza sulla scomparsa del Gonfalone. Si brancola nel buio, l’opinione pubblica vuole una risposta e le pressioni politiche sono fortissime. Due le ipotesi da dare in pasto alla stampa. Nella prima, “Gonfalonopoli”, si scaricano tutte le responsabilità sui consiglieri comunali, rei di non essersi mai accorti della mancanza del vessillo aretuseo nonostante i continui entra ed esci dalle commissioni. La seconda, punta il dito contro gli extracomunitari e gli zingari. La città è in subbuglio: il meetup dei Cinque stelle, in un video, mostra tutti i tragitti percorsi dal Gonfalone durante l’amministrazione Garozzo e li compara a quelli dei gonfaloni di Ragusa, Bergamo, Piacenza e Latina sottolineandone un utilizzo poco etico fatto sfruttando le lacune dalla Legge regionale 75.

La rivendicazione

All’alba di oggi un’improvvisa accelerazione! La scomparsa del Gonfalone viene rivendicata dalla cellula integralista cattolica “Libera chiesa in… libera chiesa”, contraria al procedimento di revoca della concessione in comodato d’uso dell’immobile denominato “Casa del Pellegrino”. Il prezioso Gonfalone è tenuto in ostaggio in un luogo segreto e sarà liberato solo a determinate condizioni. Gli integralisti hanno anche minacciato di scucirne un pezzo ogni ora se non verranno accolte tutte le richieste che comprendono: l’abolizione totale dell’Imu per gli amici  dei seminaristi, per le famiglie dei preti (anche per eventuali figli non riconosciuti), agevolazioni fiscali e punteggi suppletivi nei concorsi comunali per i possessori di cresima ed esenzione del bollo per le Fiat Panda delle suore.

La trattativa è appena iniziata.

To be continued… 

Pasquette

– papi giochiamo?
– no cioia,ora no, dopo. U viri ca sugnu motto! Anzi, fai una cosa, levami davanti sta teglia i sasizza ca mi stai ammaraggiannu e vai a buttare questa scatola di colompa che me la sono manciata tutta. Poi ci dici a tua mamma ca mi prepara nautru cafè, però senza zucchero, ca stai scuppiannu.
– e poi giochiamo papà? Dai a pallavolo!!!
– no gioia mia ora u papà si o cucca tanticchia…
– dai papà giocano tutti, pure lo zio Carmelo. Me l’avevi promesso.
– ma semu senza palluni, comu iucamu?
c’è il pallone, l’ha portato Maria Concita
– ma cu tutti sti mimages-2achini no menzu nun potemu iucari!
– papà, giochiamo lì, nel prato.
– senza riti?
– c’è la rete, la sta facendo Jonathan con lo spago
– ma accusi nun si viri nenti?
– si vede benissimo! Le squadre sono: io, tu, Maria Concita, Peppe, la zia Loredana e il signor Iaia. L’altra è: zio Carmelo, Jonathan, Lucia, Mary e la signora Tiralongo.
– ma siamo dispari amore mio, così non si può giocare!
– e chiamiamo la mamma
– Ilary, la mamma deve fare la cucina, non è ca si po mettere a ghiucari!
– allora il nonno Angelo…
– ma il nonno, beato iddu, sta dummennu na stanzetta. lassulu stari.
– e come facciamo allora?
– facemmo accussì gioia i papà, o pigghia sa seggia a sdraio, pottila na veranda e iu fazzu l’abbittro.
– ma come l’arbitro? ma avevi detto che mi dicevi come facevo il baker
– Ilary, dalla veranda si vede meglio. pecche vedo tutto il prato. Aspetta fammi sistemare na sta seggia…u viri o papà ca ho tutto sotto controllo?
– miiii papààààà, però avevi detto che giocavi
– Amore, senza arbitro non si può giocare, poi lo zio Carmelo imbroglia. Giocate, poi appena uno si stanca facciamo il cambio.
– Miii, ma dove sono gli altri? sono andati a fare la passeggiata? Uffa ma così non cominciamo mai.
– ma come, senza diri nenti? tutto organizzato… va bè, iucamu chiù tardi.
– giochiamo a nascondino allora?
no, in due è troppo facile. giochiamo con il telefonino.
– ma sempre con il telefonino dobbiamo giocare?
– Mettiti lì, fai finta di palleggiare e io ti faccio le foto
– Ok, papà fammene una mentre faccio la battuta… Papà, papà ma ti sei addormentato?