Un conto salatissimo

Praticamente la “risposta muscolare” che il Vermexio doveva dare contro l’abusivismo sfacciato che infesta la città si è tradotta in un gigantesco condono “di acqua e di luce”, come si usa dire da queste parti, che non è altro che la pietra tombale su qualsiasi discorso di sostenibilità del turismo.

Le scelte sono state fatte e non si torna più indietro. Non ci resta che resistere, come i partigiani sull’Appennino e aspettare che sverni. Ieri, passeggiando per i vicoli di Ortigia, tra selve di tavolini spaiati che impediscono il passaggio, marciapiedi ricoperti di moquette, impianti stereo cinesi con i led colorati che vomitano musica orrenda, sporcizia per terra, olezzi, fumi pestiferi di friggitorie coi bidoni dell’olio esausto a fare da tavolini, carrellati di rifiuti puzzolenti e stracolmi alla faccia degli orari di conferimento, mi ha assalito un senso di frustrazione e di sconforto e mi sono sentito prigioniero di un incubo, come se vivessi in un paese occupato.

Si è scelto di continuare a incoraggiare, tutelare e non sanzionare i comportamenti scorretti, si è scelto di avallare il sopruso e la regola del più forte, si è scelto di non tutelare le persone per bene, i residenti, gli esercenti, i turisti che sono costretti a subire quotidianamente vessazioni talmente diffuse che mi sono anche stancato di elencare per quanto sono evidenti, sotto gli occhi di tutti, ad ogni angolo di strada, perpetrate con una costanza offensiva e disarmante nel disinteresse assoluto di chi dovrebbe controllare e che si limita a operazioni che appaiono inefficaci, a campione, sempre nelle stesse zone, sempre agli stessi ristoratori sfigati. 

Ortigia è l’emblema del fallimento, un luogo meraviglioso che si trasforma, con la scusa della meta turistica internazionale e dello sviluppo economico in una Babele di illegalità di cui adesso ci accorgiamo solamente ma che tra qualche anno presenterà il conto e sarà salatissimo.

Via Giarre, i pini sradicati e gli alberi fantasma

C’è chi non vuole sentire ragioni e c’è chi butta acqua sul fuoco, chi senza pini non può più vivere e chi vuole solo una distesa di asfalto. Nella querelle sui lavori di riqualificazione di via Giarre e l’abbattimento dei pini che con le loro radici hanno concorso a causare il sollevamento del manto stradale, le posizioni sono abbastanza definite. Da un lato gli ambientalisti duri e puri, quelli che così facendo si rischia di cancellare la memoria urbanistica di un luogo, dall’altro l’amministrazione comunale che i Vigili del Fuoco hanno detto di abbattere tutto perché c’era il rischio crollo e loro, abbattono. Nel mezzo i residenti di via Giarre, incerti, perplessi, esitanti, indecisi se optare per una strada rifatta e cinquanta gradi all’ombra o continuare il Camel Trophy quotidiano sotto la frescura dei rami di pino.

Con la polemica che come una maionese impazzita andava montando al grido di “assassini moriremo soffocati dal Pm10”, il Comune, ha subito precisato l’intenzione di voler sostituire i temibili pini killer di sospensioni e caviglie, con nuovi alberi a largo fusto dotati di radici meno infestanti e capaci – con minime differenze – di ricreare le ombreggiature e l’atmosfera magica di via Giarre. 

Ora però, a dirla tutta, quando a Siracusa si parla di piantumazione di alberi, vengono in mente solo colossali malafiure tipo il Bosco delle troiane, con quegli alberelli disperati che fanno capolino in quell’enorme savana cresciuta dietro al Tribunale e che se non fosse per i volontari che li accudiscono, sarebbero solo il ricordo di un paio di comunicati trionfali, oppure gli alberi di piazza Euripide, tagliati per fare posto ad una colata di cemento quantomeno discutibile e sostituiti con degli alberelli che parevano deportati da un campo di concentramento per quant’erano esili e deperiti.  

Non è per cavalcare la polemica, ma cosa succederà questa volta? Le piantumazioni in via Giarre avranno dignità di conifera o come al solito si lascerà andare? Che tempi sono previsti? Quali i costi? Anche perché, a dirla tutta – fermo restando che la parola dell’amministrazione, quando annuncia una cosa, è oro colato, lo sanno tutti – di piantumazione di nuovi alberi nel progetto dei lavori di manutenzione straordinaria di via Giarre approvato dalla giunta comunale e consultabile nell’albo pretorio non c’è traccia. Niente, nisba, ci sono tutte le voci, il computo metrico, il costo del sacco di sabbia, del conglomerato cementizio e del brecciolino all’etto, ma di alberi, arbusti, fuscelli e sementi, al momento, nemmeno l’ombra.

Articolo pubblicato su TamTamtv.it

E fa così

Sono 71 e sono formazioni complete, squadre di calcio, composte ciascuna da 11 nomi e trascritte a penna in 71 foglietti numerati. La particolarità? Non sono campioni, non sono nemmeno calciatori, sono 781 cognomi messi insieme in base a precisi parametri. Queste formazioni hanno una cosa in comune: suonano bene. Leggendole scorrono fluide come la melodia nelle opere di Puccini, come il vibrafono di Milton Jackson quando parte lo swing, come Celine che scrive a Molly in Viaggio al termine della notte. I cognomi li raccoglievo con mio padre e poi lavoravamo di cesello, affinavamo, spostavamo, sostituivamo fino a ottenerne l’armonia che stavamo cercando, la cadenza perfetta. Provenivano da vari contesti: mi iscrivevo al nuoto alla Cittadella dello Sport? Bene, squadra con i compagni di corso. Oppure, i pazienti di mio padre di via Bainsizza e via Isonzo o ancora, squadra di tutti quelli che conoscevamo che guidavano la Fiat 127; quelli che facevano le vacanze in Camper o Roulotte, i colleghi di mia madre al Gargallo, gli avventori del Bar di largo Dicone, e via dicendo. Era una faticaccia, ma col senno di poi, un’opera monumentale, enciclopedica, d’avanguardia, una cosa che manco Diderot e D’Alembert, un patrimonio incommensurabile, un deposito araldico e genealogico senza precedenti che avremmo dovuto donare a Carmelo Bene e poi vedere cosa ci avrebbe tirato fuori.

Come Paperon de Paperoni anche noi avevamo la nostra “Numero 1”, la prima, l’inestimabile, la preferita, il mantra, quella da cui tutto ebbe inizio e che ancora oggi, come un vecchio vinile, suona da Dio e fa così:

Patanè (C),

Agosta e Bonaiuto,

Scirè, Bazzano e Micalizzi,

Tinè, Calì, Alì, Miccichè e Campailla.

Grazie a tutti, sipario.

Assopanini e Confcavallo sotto attacco hacker

Ci sono anche i consociati di Assopanini e Confcavallo tra i siti italiani finiti sotto l’attacco degli hacker russi di Killnet. Su Telegram il collettivo ha pubblicato una serie di indirizzi che sarebbero stati violati. Nell’elenco, oltre ai siti di Senato e Difesa, compaiono anche quelli di Nuccio, Antonio, Claudio e Nzino e del Panino di Notte. Il tutto con un breve messaggio mandato dagli hacker filorussi con scritto “Chi ci mittemu no panino?”. 

Secondo una prima ricostruzione si sarebbe trattato di un attacco informatico di tipo DDos (Denial of Service) a un server sbizzero controllato a distanza dagli hacker che con questa tecnica, inviano al server contemporaneamente migliaia di false ordinazioni che hanno congestionato le piastre dei paninari.

L’attacco ha messo anche in crisi il sistema di delivery e tantissimi utenti si sono visti recapitare panini ultra conditi, vaschette di patatine e centinaia di migliaia di confezioni monodose di sassemayoness mai ordinate. Tutti gli ordini impazziti proverrebbero dall’account hackerato del povero Sig. Spinoccia di Tivoli, che prima di svenire, si è visto recapitare una email di Deliveroo con una fattura di 600mila euro.

Intanto, sono in corso indagini del Centro comunale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche e delle eccellenze siracusane avanti insieme dei Vigili urbani per valutare anche ulteriori eventuali danni.

Stoltenberg

Per celebrare la Nato e l’atlantismo, Assopanini e Confcavallo lanciano “Stoltenberg”, il panino gourmet con cavallo, ananas grigliato, camembert, jalapeño, crauti e sassaemayoness. Grazie al parere favorevole dei nutrizionisti della FDA, “Stoltenberg”, insieme a una vaschetta di patatine bisunte e una una birra Aineche, diventerà il pasto principale delle truppe Nato e verrà inserito, in versione ready to eat, liofilizzata e ultraproteica, all’interno delle famigerate Razioni K distribuite sul campo.