I Soundgarden in via Iceta

È passato un anno dalla tragica scomparsa di Chris Cornell. Un ricordo sommesso, personalissimo e senza pretese.

Chi oggi ha 40 anni e ha indossato almeno una volta una camicia di flanella, non può che rimanere basito alla notizia della morte di Chris Cornell. Seattle era il centro del mondo e qui, nella provincia babba e senza internet, arrivava l’eco di una scena musicale che stava cambiando il modo di fare musica. Oltre alle canzoni, conoscevamo i personaggi di queste storie, i loro legami, le dispute, le band nate dalle ceneri di altre e tutto ci sembrava molto vicino a quello che vivevamo quotidianamente, nonostante l’enorme distanza che divideva Mar Ionio e Oceano Pacifico. I Soundgarden facevano parte di quel gran calderone della musica grunge, ma a modo loro, senza l’attitudine punk e scazzata dei Nirvana e scostandosi dalla perfezione stilistica dei Pearl Jam. I Soundgarden avevano dalla loro una potenza di suono eccezionale, una predilezione per i tempi dispari che li allontanava dalla tremenda ottusità hard/heavy e una voce unica. Cornell cantava come un pazzo, un urlatore che nemmeno Tony Dallara dei tempi d’oro, e cantava anche cose piuttosto interessanti e convincenti. Ma Cornell era anche capace di grande intimismo e spiccato lirismo, come ci dimostra ancora oggi quel gioiello grezzo dei Temple of the Dog. Era il 1993 e Emanuele Siracusa fu il primo a professarne il verbo e in pochi giorni anche io ero pazzo di Badmotorfinger. Provavamo i pezzi in via Iceta,  cambiavamo tonalità, li riarrangiavamo, ma niente, troppo complicati per suonarli dal vivo come si deve. Nel giro di tre anni arrivarono Superunknown e Down on the Upside: due album mostruosi per quantità e qualità di spunti sonori; due album pieni di canzoni mature e bellissime, canzoni che ho divorato con Stefano Marino nei primi anni di università a Bologna. Poi la band si è sciolta e a guadagnarci sono stati solo i Pearl Jam che hanno preso come batterista Matt Cameron (uno dei migliori batteristi della storia del rock)… ma questa è un’altra storia. Cornell ha continuato da solista e con il progetto Audioslave (con quel genio di Tom Morello alla chitarra) ma non è riuscito ad avvicinarsi nemmeno per sbaglio ai picchi toccati con i Soundgarden che rimarranno, almeno nella mia memoria, una delle cose più potenti di quel meraviglioso periodo di musica e sogni.

 

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