Siracusa, le tracce della maturità 2019

In esclusiva per Archimete Pitacorico, le tracce della prima prova della maturità 2019 a Siracusa. Scegli la tua preferita.

Il tabasco minaccia l’idillio tra sassa e mayonese? Il candidato sviluppi il relativo argomento in forma di «saggio breve» o di «articolo di giornale», utilizzando, in tutto o in parte, e nei modi che ritiene opportuni, i documenti e i dati forniti da Nuccio e dal Panino di Notte.

Carrellati condominiali: opera d’arte o provocazione? Gli agglomerati variopinti trovano spazio sui marciapiede adornando la città, tra esplosioni di colore e olezzi sfacciati. Il candidato esprima la sua opinione e la motivi alla luce delle teorie sul ready made e sulla natura concettuale e astratta del capitolato d’igiene urbana.

Ambiente, Greta Thumberg, Peppe Patti e le nuove sensibilità ambientali. Il candidato analizzi le tematiche principali dei due simboli dell’ecologismo planetario e individui le strategie utili a sensibilizzare governi e opinione pubblica nel tentativo di mettere in atto un progresso sostenibile per la prossima generazione di cittadini del pianeta.

Ermeneutica Crocettiana: la sostituzione stocastica delle consonanti d, p, t, sviluppa forse una nuova concezione semiotica? Il candidato individui le strutture retorico-testuali e le conseguenti strategie di interpretazione.

I volti della disperazione nell’arte. Il candidato analizzi l’aforisma pitacorico “Caravaggio contestato, Giacometti sequestrato e anche Rodin non si sente tanto bene…” e tracci un’analisi comparata della poetica dei tre artisti, identificando il diverso approccio operativo e individuando quali livelli strutturali (tematico, iconografico, tecnico-strutturale, emotivo) convivano e siano stati spunto per la creazione di altre prestigiose opere d’arte come le trousse Mandarancia Drink, gli zoccoli del Dott. Tonelli, le scarpe della Mike e gli abiti di HUGO BSOS.

 

Buttadentro

– Preco, favorire finker fud?

– No, la ringrazio… anche perchè, mi scusi se mi permetto, ma sembrano molto provati dal sole…

– Allora posso consigliarvi la nostra aracosta? Ci arriva direttamente dal Golfo del Messico, lo chef la prepara alla catalana, ma aggiunge del pomitoro secco, capperi e una cozza fumè… è un paratiso!

– Guardi che non siamo turisti. Ma poi, veramente dal Golfo del Messico arriva?

– Certamente, è un’eccellenza!

– Ma… aragosta è scritto con due r!

– Puttroppo sbaghiaru tutti i menù… 

– Lei è molto gentile, ma non abbiamo intenzione di cenare fuori. Proprio stasera siamo a posto…

– Aspè! abbiamo anche il tataki di tonno su composta di peperone, 

– Davvero, mi creda… stanno passando un sacco di turisti e lei sta perdendo tempo con noi…

– Uno spaghettone voncole, capesante e crispy bacon?

– Un’altra volta, ci lasci andare…

– Una fritturina di paranza, dei camperoni al profumo di lime, una tartarre di spicoletta olio evo e pepe di sichuan…

– La prego, basta! Nel frigo ho la pasta coi taddi di mia madre!  

– Ma picchì nu m’ha dittu subito… 

– Ma io….

– Va be, va be… facemu n’autra vota… ora luvativi. Eschiusmi Mister, finker fud sicilian very well… Mister…

Viva Tiche

Prima di tutto vennero a portarci il mastello dell’umido e i sacchi della plastica e fui contento. Poi ci dissero di leggere un libretto che spiegava come differenziare le varie tipologie di rifiuti e io non lo feci perché: “a chi spacchiu m’antaressa a mia”. Poi portarono i carrellati condominiali e li misero davanti alla scala A e non dissi niente perché lì ci vivono Matarazzo e Cugno che sono uno puppo e l’altro buonista. L’ultimo giorno si vennero a prendere i cassonetti ma nessuno c’aveva capito un cazzo!

Una storia semplice

Da poco più di una settimana, davanti casa, è stato parcheggiato – forse abbandonato – un furgone scassato e tutto arrugginito. La mole del mezzo e la sua posizione, non rendono visibile il portone d’ingresso dalla strada con il risultato che solo due volte su sette, gli operatori ecologici hanno ritirato i rifiuti, costringendomi a chiamare il gestore del servizio che però, non mi risponde mai.

Il furgone è sprovvisto di pass ed è parcheggiato in uno stallo residenti sotto il cartello di rimozione forzata, ma è sempre lì, giorno dopo giorno. Le telefonate ai Vigili Urbani non hanno sortito effetto. Solo un operatore, timidamente, mi ha consigliato di parlare direttamente con una pattuglia di passaggio perché loro, al comando, sono sottodimensionati e affaccendati in una miriade di cose importantissime e quindi non possono dedicare del tempo alla mia richiesta. Demoralizzato, ho deciso di seguire il consiglio e mi sono appostato sotto casa nel tentativo di intercettare un’auto della Polizia Municipale.

Ne ho fermata una che passava e con molto garbo, ho spiegato la situazione poco piacevole in cui mi trovavo, il disagio che stavo patendo e il fatto che nonostante un’intera settimana trascorsa, il furgone – come si evinceva facilmente dalla multa posizionata tra il parabrezza lurdo e un tergicristallo scassato – avesse ricevuto solo una contravvenzione. Ho chiesto infine che venisse rimosso come suggerito da segnaletica verticale. Mentre spiegavo i fatti, l’agente è rimasto in auto insieme ai suoi due colleghi, li vedevo scuotere il capo e li sentivo sbuffare e poi mummuriarsi, ma non in segno di fastidio, piuttosto di rassegnazione, come un lamento sommesso e collettivo, una cosa tipo: “Ma che tempi viviamo!”, “Ma come ci siamo ridotti!”, “Non c’è più un briciolo di amor proprio!” “Non lo dica a noi”, “Eh, se sapesse…”, cose così. Io mi sono sentito capito, come se avessi stabilito una connessione profonda con loro, poi, quando ho finito di parlare, quello alla guida ha alzato gli occhi, mi ha guardato e mi ha detto: “Comunque le consiglio di chiamare il comando, perché noi in pattuglia siamo sottodimensionati e affaccendati in una miriade di cose importantissime e quindi, in questo momento, non possiamo dedicare del tempo alla sua richiesta”.

Come se avessi accettato

– Sai, abbiamo questa chat dove discutiamo i problemi della città, cerchiamo soluzioni condivise, facciamo progetti…

– Certo… capisco.

– Le tue idee potrebbero essere ottimi spunti di riflessione, ti posso aggiungere nella chat del nostro gruppo?

– Ma nemmeno per sogno!

– Ma come? Non vuoi partecipare al rilancio della città?

– No, certo che no! Ma grazie lo stesso.

PUM!

La città è una bolgia infernale di macchine, il codice della strada non vige più da tempo, la segnaletica è cancellata o fatiscente e ognuno può fare quello che gli pare. Le auto parcheggiate in doppia e tripla fila restringono le carreggiate e costringono tutti ad interminabili serpentoni e ingorghi snervanti. Chi deve girare a destra si mette a sinistra mentre chi deve andare a sinistra si tiene sulla destra e nessuno è in grado d’impegnare correttamente una rotatoria, probabilmente perché continuiamo a chiamarle “rotonte”. La maleducazione regna sovrana insieme al sopruso e alla spittizza, gli Stop e le precedenze sono elementi aleatori come in una partitura di Pierre Boulez. Nelle altre città il PUM è il Piano Urbano della Mobilità, a Siracusa, più che una rivoluzione sulla viabilità, pare il suono che si fa quando si spara un’altra minchiata.