Una storia semplice

Da poco più di una settimana, davanti casa, è stato parcheggiato – forse abbandonato – un furgone scassato e tutto arrugginito. La mole del mezzo e la sua posizione, non rendono visibile il portone d’ingresso dalla strada con il risultato che solo due volte su sette, gli operatori ecologici hanno ritirato i rifiuti, costringendomi a chiamare il gestore del servizio che però, non mi risponde mai.

Il furgone è sprovvisto di pass ed è parcheggiato in uno stallo residenti sotto il cartello di rimozione forzata, ma è sempre lì, giorno dopo giorno. Le telefonate ai Vigili Urbani non hanno sortito effetto. Solo un operatore, timidamente, mi ha consigliato di parlare direttamente con una pattuglia di passaggio perché loro, al comando, sono sottodimensionati e affaccendati in una miriade di cose importantissime e quindi non possono dedicare del tempo alla mia richiesta. Demoralizzato, ho deciso di seguire il consiglio e mi sono appostato sotto casa nel tentativo di intercettare un’auto della Polizia Municipale.

Ne ho fermata una che passava e con molto garbo, ho spiegato la situazione poco piacevole in cui mi trovavo, il disagio che stavo patendo e il fatto che nonostante un’intera settimana trascorsa, il furgone – come si evinceva facilmente dalla multa posizionata tra il parabrezza lurdo e un tergicristallo scassato – avesse ricevuto solo una contravvenzione. Ho chiesto infine che venisse rimosso come suggerito da segnaletica verticale. Mentre spiegavo i fatti, l’agente è rimasto in auto insieme ai suoi due colleghi, li vedevo scuotere il capo e li sentivo sbuffare e poi mummuriarsi, ma non in segno di fastidio, piuttosto di rassegnazione, come un lamento sommesso e collettivo, una cosa tipo: “Ma che tempi viviamo!”, “Ma come ci siamo ridotti!”, “Non c’è più un briciolo di amor proprio!” “Non lo dica a noi”, “Eh, se sapesse…”, cose così. Io mi sono sentito capito, come se avessi stabilito una connessione profonda con loro, poi, quando ho finito di parlare, quello alla guida ha alzato gli occhi, mi ha guardato e mi ha detto: “Comunque le consiglio di chiamare il comando, perché noi in pattuglia siamo sottodimensionati e affaccendati in una miriade di cose importantissime e quindi, in questo momento, non possiamo dedicare del tempo alla sua richiesta”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.