Meno male che c’è Callo

Primo vero bagno a mare con qualche imbarazzo. Non è per la pelle bianca, la pancia o la tigna, ma perché ero l’unico maschio a non avere un tatuaggio tribale alla caviglia, un ideogramma sul petto o un dragone sul braccio. Giuro, eravamo solo io e Callo, un bambino di 4 anni con gli occhi furbissimi, le idee chiare e una passione genuina per scavi e costruzioni su sabbia. Quando sua mamma ha fermato un venditore paletta_secchielloambulante, si è girata verso il bambino e ha chiesto: “Callo, compriamo i trasferelli e facciamo i tatuaggi come a papà?” Callo non ha avuto bisogno di pensarci, ha fatto di no con la testa e ha detto “cappello”. Ne voleva uno a falda larga, con un cinturino di pelle al posto della fascia, un po’ Indiana Jones, un po’ ranger, ma era troppo grande per lui e comunque la mamma ha detto: “Calletto, il cappellino ce l’hai già. O i tatuaggi o niente“. Callo, che ha un’irresistibile R moscia ha risposto serafico: “allova niente, non ho tempo da pevdeve, io devo andave a lavovave”, ha preso secchiello e paletta e si è diretto verso una zona di bagnasciuga che non aveva ancora perforato. Quando gli sono passato vicino per entrare in acqua ho chiesto: “quanti lavori! Ma è il viadotto di Targia?” “Sì, Tavgia” mi ha risposto senza smettere di scavare…

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