I tempi sono maturi

Le nuove ordinanze anti abusivismo rischiano di colpire uno dei principali comparti produttivi della città mortificando la tradizione siracusana. I tempi sono maturi per finanziare e rendere cantierabile il progetto per dare finalmente un senso alla Spirale Archimedea, utilizzandola per regolamentare e garantire decoro e dignità ai commercianti abusivi. Un percorso virtuoso che metta in relazione la progressione geometrica e quella merceologica: dalle cover per telefonino ai parei variopinti; dagli zoccoli del dott. Tonelli alle borse Mandarancio Drink per terminare, raggiunto il nucleo centrale, in un tripudio di ricci di mare e pescato di frodo.

Ognuno porta una cosa – Il decalogo per il ferragosto a regola d’arte

1) Sebbene da decenni vi rechiate sempre nella villetta di tuo suocero a Terrauzza, imponi a qualunque costo l’appuntamento per tutti, alle 11:00, alla Sun Gelati.

2) Distinguiti dalle cugine provinciali e inserisci in menù cibi nuovi:

– Noi ormai senza avocato non riusciamo a manciare l’insalata col pomitoro.

– Maria ma chi duru, ma è n’cuticchiuni!

– È frutto esotico scimunita, si mancia così.

3) Ogni riunione familiare o tra amici che non comporti almeno l’assaggio di tre tipi di pasta al forno diverse, può essere sciolta o dichiarata illegale in qualsiasi momento.

4) Differenziare è una cammurria, vara nuove regole a convenienza:

– Chi c’entra… u viri ca u tappu da birra avi a patti i sutta mobbida?

– Sì.

– E quinti u po’ ittari nell’ogganico…tranquilla.

5) Appronta sempre un piano B per ovviare agli imprevisti:

– Che malafiura…

– Chi ffù.

– Ca Robbetta, la fitanzatina di Jonata è vecana! Nun ci pinsammo completamente!

– E aspè, se ci levi u grasso ra sasizza chi fa? Non sa po’ manciari u stissu? Comunque ci su i pipi mpanati, u fummaggio e a pammiggiana.

6) Non lasciare adito a dubbi: Che sia con il finocchietto o senza, la sasizza la sputtusi solo tu.

7) Non ti presentare con bottiglie di vino da supermercato. Il vino si prende solo dallo zio di Giancallo a Cugni:

– Assaggia ‘stu Pista e Ammutta.

– Minchia pesantissimo! Ma che è liquore?

– Viri ca è senza soffiti… è biologico.

8) Il cuore dell’anguria o va ai picciriddi o va alla nanna. Non si discute.

9) Pregusta il momento in cui, prima del caffè, tuo cognato carabiniere racconterà quando na vota, cu na frenata, stuccò u pedale ro freno!

10) Non mollare mai.

– Stai scuppiannu. Ora mi o’ cucco… Aspé, cu su spatte un cannolo? Nuddu? Allora mu passi uno ca ricotta? Ramminni macari uno co cioccolatto va… u’saggiu.

Ma io dico

Ma io dico, ma perché? Perché se ti autorizzano una cosa ne devi fare un’altra? Ma a che diavolo serve? Quale grande guadagno hai ottenuto alzando di 47 cm più del dovuto quella tettoia di specchi? Ci sbattevi la testa? Tutti a dire: “pare troppo alto, pare troppo alto” e tu che fai? Lo fai ancora più alto! Ma io dico. E la gettata di cemento? Al giorno d’oggi manco da tuo cognato a Tivoli l’avresti fatta senza autorizzazione, avà!

Peccato. Peccato perché a me il bar nella piazza d’armi del Castello Maniace piace, non lo trovo irresistibile ma mi piace. Mi piace l’atmosfera che crea, anche se ridurrei la diffusione musicale a un sussurro o la eliminerei del tutto (quel posto suona bene già di suo); mi piace che un luogo di tale bellezza non sia più un parcheggio e sia tornato fruibile da tutti, sebbene cosparso di fastidiosissimo brecciolino fuori misura; mi piace poter ammirare il Castello Maniace in tutta la sua maestosa bellezza, seppure mi disturbino il muro scuzzulato della caserma Abela e quella terribile costruzione alla sinistra del ponticello – questa sì invadente – che impedisce la vista del monumento. Insomma, in tale contesto di pregio, a quella cifra irrisoria, con tutte le polemiche ed i riflettori puntati, mi aspettavo, anzi pretendevo, che l’opera venisse realizzata come da progetto approvato.

La relazione degli ispettori regionali mandati a dirimere l’affaire Maniace è disarmante: non tanto per la questione in sé – dubito che la costruzione verrà abbattuta per tali difformità, con tutta probabilità sarà semplicemente sanata – ma perché ci spiattella in faccia la solita, triste, meschina, ridondante storia di spittizze assortite. Ora tutti tireranno in ballo tutti, saremo sommersi da accuse, ripicche, distorsioni, memorie corte, pitticchi, contraddizioni varie e non ci capiremo più niente.

Siamo condannati a vivere in un’isola dove il pubblico non funziona – svuotato di risorse e riempito di dipendenti annoiati (e lo so che ci sono le eccezioni, le eccellenze e che generalizzare non serve a niente) ma tant’è – e dove il privato che lo dovrebbe affiancare, incorre in malafiure tipo questa. Tutto intorno un mare di occasioni sprecate.

 

Divani & Divani

È sorprendente che ci sia ancora qualcuno che abbandoni i rifiuti per strada. Ma com’è possibile? Con tutti gli smartphone che avete, i piani tariffari, Facebook, le notifiche per ogni cosa, le chat più assurde dove vi scrivete le peggio cazzate, come è possibile che ancora non l’abbiate capito?

Devi liberarti di due divani? Vuoi dismettere la cucina della villetta? Chiama il numero verde, concorda giorno e orario di ritiro e il gioco è fatto: giovedì alle 11:00.

Ma no, troppo complicato vero? Ma poi giovedì è dopodomani, tutto ‘sto tempo ci mettono! Inoltre ti eri già organizzato per andare a Portopalo da tuo cognato Savvuccio e mica puoi partire dopo le 11:00, arriveresti a ora di mangiare, manco il bagno a mare ti puoi fare… niente, meglio coinvolgere un amico o un parente per mercoledì pomeriggio, prendere la macchina, caricarci sopra i divani o la cucina, assicurarli tra loro (la sicurezza è importante), mettersi alla guida con fare circospetto, raggiungere una strada isolata e nascosta, abbandonare il mobilio, risalire in auto e fuggire sgommando.

L’analfabetismo funzionale questo fa, limita gravemente l’interazione di una persona con il flusso di informazioni e di comunicazione di una società. Se la scampagnata a Portopalo da Savvuccio è improcrastinabile, c’è sempre la soluzione numero 2: scaricare i divani in un centro di raccolta comunale. Con minore fatica e nessun rischio, questa opzione ti permetterà di vivere una piccola esperienza edificante.

In macchina, tornando a casa, ti immagini spaparanzato sul nuovo salotto foderato cellophane mentre ti gusti  una puntata di Reazione a Catena o del gioco dei pacchi. Per domani è tutto pronto, partenza alle 7:00. Hai comprato due “cascie” di birra e i peperoni da arrostire, ti sei munito di carbonella, quella buona, di un’anguria speciale – così ti ha assicurato quello della frutta – e di 3 chili di gamberoni dell’Atlantico. Non vuoi sfigurare perché Savvuccio a Portopalo è amico di tutti e ha un giro di pescatori che gli fornisce sempre il pescato migliore a un prezzo stracciato.

Poi, una telefonata di tua moglie.

Ouh!

– Cammelo, viri ca chiamò Savvuccio, dumani a scampagnata satò picchì a picciridda iavi u ‘ntossico.

– E nu stana ricennu ora?

– Dice che stamattina ci avevano portato il pesce a Savvuccio e che alla picciridda a menzuionnu ci ficiro na fettina di pesce spata e s’intisi mali. Sta vomitanto.