Maiali, quale futuro?

Blitz in via Algeri, catturati i maiali, resta il porcile. Intervengono Assopanini e Confcavallo: “distribuirli come ristori ai paninari su ruota danneggiati dalla pandemia”. Secco no del Comune che replica con Burti: “marchio DOP per il Maialino di via Algeri, vera eccellenza siracusana” e Granata: “in progetto una grande mostra a palazzo Montalto dal titolo “La luce del suino” e un premio letterario “Porci & Zauddi” da tenere a settembre al Teatro Greco”. Le associazioni animaliste chiedono a gran voce il rilascio degli animali o la loro collocazione in un contesto degno. Si fa sempre più strada il progetto che mira a trasformare Villa Reimann in una fattoria educativa convogliando i maiali di via Algeri, le mucche della ciclabile, le pecore di Tivoli e un gruppo autonomo di galline fuggite dall’allevamento vicino al Malibù e attualmente ospitate dal Comune in alcuni alloggi Iacp.

Una cosa così

Questa cosa della selezione musicale random di Spotify è spesso foriera di grandi soddisfazioni e a volte, quando l’algoritmo si inerpica sui sentirei della nostalgia, riporta a galla dei ricordi nascosti. Ieri, al tramonto, mentre facevo una passeggiata dopo il lavoro, è partita in cuffia “Get in the Ring” dei Guns n’ Roses che non sentivo da più un decennio ed è stato come se stessi percorrendo quello stesso lungomare in sella al mio Sì.

Sì, perché a 15 anni ho vissuto con i miei migliori amici, una vera e propria fase Guns n’ Roses, che consisteva nel riproporre il più fedelmente possibile le gesta e il repertorio della band californiana, per lo più in feste di compleanno, e balli di licei. Nulla era lasciato al caso: accordi, soluzioni armoniche e melodiche, pose, abiti, attitudine da rocker maledetti. I capelli lunghi erano il minimo sindacale, gli orecchini scontatissimi, quello che contava davvero erano i particolari, come quando trovai da Rubino, in viale Tica, lo stesso adesivo col teschio rosso, che Duff “Rose” McKagan aveva sul suo Fender bianco o quando Ignazio, dopo aver visto le foto di Axl Rose su un bootleg comprato da Cotton Club in via Roma, venne a scuola con degli attillatissimi leggings rossi, il chiodo sulle spalle, i capelli col frisè e una catenina che legava l’orecchino del lobo sinistro al piercing della narice. Una cosa stupefacente! 

C’era questa regola non scritta secondo la quale, essendo Ignazio il frontman della nostra band, doveva rifarsi alla poetica di Axl Rose. A Stefano, per dire, toccava Steven Adler o il torpissimo Matt Sorum mentre io, nonostante all’epoca sfoggiasi una invidiante chioma di ricci lunghi e setosi che mi avvicinava agli stilemi di Slash, dovevo guardare, controsenso e controvoglia, a Duff “Rose” McKagan. Questa suddivisione veniva riportata pedissequamente anche nella scelta dei brani da cantare perché nei Guns, alcuni pezzi erano appannaggio di Izzy Stradlin, il chitarrista ritmico e altri, appunto, di Duff. Così a me mi toccava cantare la sfacciata “It’s so Easy”, con il suo incedere punk e la ballatona ad effetto con la settima aumentata “So Blind”, tutta sbuffi e intimismo da due soldi.

Poi un giorno, Ignazio decise che anche noi dovevamo prendere una posizione sulla questione e che era arrivato il momento di affrontare “Get in the Ring”, un’invettiva irriverente e volgarissima contro la stampa prezzolata che scriveva menzogne su noi musicisti rock. Il brano aveva una parte centrale recitata, nella quale Duff – e quindi io – insultava pesantemente con ingiurie e volgarità assortite, Andy Secher di Hit Parade, Mick Wall di Circus! Kerrang e soprattutto Bob Guccione Jr di Spin, al quale venivano rivolti gli epiteti peggiori.

Per settimane ho ascoltato il brano, studiato e ripetuto fino alla nausea quelle parole per imparare a memoria il monologo turpe e incattivito e più parolacce c’erano, più cresceva in me la rabbia feroce contro questi pusillanimi. Guccione addirittura era entrato a pieno nella nostra Weltanschauung e veniva utilizzato per indicare nefandezze e carognate: “Minchia, a livello di Bob Guccione Junior!”.

Poi “Get in the Ring” alla fine non l’abbiamo mai fatta, non ricordo il motivo, forse, semplicemente avevamo virato verso gli U2 di Acthung Baby, non lo so, fatto sta che a me, nonostante abbia poi tralasciato la musica dei Guns, l’odio verso quei giornalisti e Bob Guccione Jr in particolare mi è sempre rimasto dentro: fermo, immotivato ed eterno. Poi una sera, per lavoro, nel backstage degli Aerosmith me lo sono trovato davanti, lui, Bob Guccione Jr in persona. Cioè, erano tutti in fibrillazione e dicevano: «è arrivato Bob, è arrivato Bob». Ovviamente non era nemmeno accreditato tra la stampa, era lì come ospite della band, magari era in vacanza da quelle parti, chissà. Sì perché Bob non è esattamente solo un giornalista, è un editore che ha fondato decine di magazine e figlio di quel Bob Guccione Senior, ideatore di Penthaouse, per dire. 

Dentro di me ero molto combattuto, lo guardavo con sospetto mentre mi risaliva tutto l’odio e il disprezzo che mi avevano inculcato i Guns n Roses quando ero adolescente. Poi, tra una cosa e un’altra mentre il live era quasi al termine, ci siamo ritrovati insieme davanti ad un enorme frigo pieno di birra dello sponsor. Solo che il frigo era stato ricaricato da poco e le bottiglie al suo interno non erano ancora molto fredde, lui era davanti a me e ha cominciato a tastarle tutte per scegliere quella con la temperatura migliore. Io lo guardavo e pensavo: ma guarda che stronzo questo, i Guns avevano ragione da vendere, “You want antagonize me? Antagonize me motherfucker!? Get in the ring motherfucker and I’ll kick your bitchy little ass!”. Alla fine ne ha trovate un paio e una me l’ha porta con un gesto di una gentilezza disarmante. Io ho subito pensato a un tranello ma lui ha detto una cosa che mi ha spiazzato, tipo: «first who works», ora non mi ricordo precisamente, insomma, il senso era questo e io mi sono sentito mortificato e avrei voluto chiedergli scusa per tutte le volte che gli saranno fischiate le orecchie per gli insulti e gli improperi che gli arrivavano dalla mia cameretta di Siracusa, allora ho sorriso stupito, l’ho ringraziato e gli ho detto: “Mr. Guccione, very very kind of you» ma lui era stato già risucchiato in un capannello di altre persone e si vedeva che tutti gli volevano bene e io avrei voluto chiamare Ignazio, contattarlo in qualche modo per dirgli che ci eravamo sbagliati e che Bob era un picciotto a posto, ma Ignazio non lo sentivo da anni e non avevo idea di dove fosse, non lo so nemmeno adesso, dice che fa surf in Namibia, o una così così. 

Ho visto cose

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi: ho visto file di auto incolonnate ai bastioni di Cassibile e le teglie di pasta al forno e di scacciate con gli aiti trasportate alla Fanusa, ho visto lapilli di fuoco provenire da braci poderose e il fumo denso e pungente della diavolina affumicare le ombrose verande del Plemmirio. Ho visto sasizza sputtusata con la forchetta, i pipi ammuddicati e le mulininciane con la mentuccia balenare sulle tavole di Tivoli. Ho visto divorare cannoli di ricotta e intere guantiere di dolci con tanta foga da non risparmiare nemmeno i diplomatici; ho visto caffettiere da 32 tazze sul fuoco e stormi di colombe volare dentro stomaci di ferro. Ho visto litri di vino e cicchetti di amaro e di limoncello stordire gli uomini più vigorosi mentre le donne, stoiche, facevano la cucina. Ho visto lo zio Cammelo, 67 anni, 1 metro e 52 per 124 kg, alzarsi felino dalla sdraio, riceve in bagher, triangolare e schiacciare vincente alla partita di volley sul prato. E tutti questi momenti andranno perduti nel tempo come un foglio di stagnola trasportato dal vento in un parcheggio desolato di paninaro su ruota. È tempo di Zona rossa.

Clerks

Io me lo ricordo perfettamente. 27 anni fa entrai al cinema Salamandra di Siracusa – un vecchio cinema porno trasformato in sala d’essai – a vedere Clerks di Kevin Smith e da quel momento, nella mia vita ci fu un “prima di Clerks” e un “dopo di Clerks”. Per non parlare delle serate a Bologna, trascorse con Stefano a trascriverne i dialoghi, impararli a memoria e recitarli da soli o nel mezzo di discussioni anche tra estranei, solo per vedere le reazioni della gente. Ci intitolammo anche una canzone, forse la più spontanea, potente e immediata che riuscimmo mai a comporre. Una specie di omaggio, un tributo che dopo tutti questi anni suona ancora bene.

Chi volesse sentirla, la trova qui:https://open.spotify.com/track/36veT0vQRJ98D7QhVx3CU2…

Oh la nausea – Il glossario dei commenti social all’inchiesta sui dati Covid in Sicilia

  • Bastardi la vergogna incompe sovrana sudi voi
  • Hai lavori forzato no hai domiciliari no divano
  • Ci stanno manipolanto con questa pantemia
  • Notizia data solo per fare notizia ma dov’è la notizia?
  • Na bella manciata di pitatiintoculu
  • CHE L’IRA di DIO RICADA SU QUESTI DEMONI POLITICI NEL NOME DEL PATRE E DI GESU CRIST
  • Questo si chiama stermigno!
  • Per questo non anno chiuso i porti
  • Razza si ncessu tu e cu nun to rici. Cieeessuuuu. Tanammanciariicanii
  • Astura facevano i fintitonti
  • Vi dovete rimettere tutti bastardi
  • Si a dimettere anche Musumecci ma e senza iabbo e non lo fara
  • Musumeci ingannato ma quale si ha scelto lui colaboratori e asesori
  • Musumeci feti dalla testa e non sei allo scuro di tutto
  • Ma tanto che gli fano galera no sempre nelle nostre pottrone
  • Anche i sindaci si devono dimettere e musumeci, chiddi i linps e industriali che ci anno sepolto viva
  • Li dovete chiudere in caccere e azziccarlgi la chiave necculo
  • Oh la nausea
  • Anche Musumeci è compagnia bella ne erano ha l’occorrente di tutto questo schifo
  • Questa e solo la punta del aisberc
  • Astura i positivi erano dichiarati in accesso fidatevi che è capitato a mio zio che risultava positivo senza sintomi e lo stesso giorno era negativo
  • Io lo sapevo ora la gente dovrebbe fregarsene e non rispettare ha nessun regolamento dobbiamo essere libberi. Di uscire come e quando vogliamo. visto ,che ci avete mentito non c’è mai stato nessun covid anfulenza. Ma i medici anno intubato la gente fa si che muoiono affocati senza respiro per il tubbo bene bugiardi aprite tutto libertà i vaccini fateveli voi ora Astrazenca cambia nome

Studenti, scoppia la polemica

Dice che ora dopo pascua avrete aperto le scole ma noi studenti del comitato de scole superiori na vulemu viriri tutta. Non vi cretiamo più, basta siamo telusi della politica. I scole ano stato considerato come chiddi scassi e le avete tenute chiuse causanto danni per la cuttura, la socialità ri tutti i picciotti e un sacco ri ziti infatti si stana lassannu. Basta! Ora vi assumete i responsabilità di quello che sta succetendo e di tutta sta confusione ca finì a buddello preciso. Speppero di soddi bestiale che tipo: ma sti banchi che rotelle picchì i cattastuvu? Non si potevano usare si soddi pi fari i gite? Ora ci ano imparare i cose colla DAD ma non è a stissa cosa, completamente! Cu tutti i problemi di connessione ca ci sono nella città. Tutto questo vuole dire una cosa: che ve ne state fottento della scola è di noi giovani del futuro.

Nella nostra reattà non ci sono manco i pumman ca ni pottunu peri peri e tutti i picciotti ana ghiri iennu che mutura. I scole sono colaproti e ogni spiffero è tanto e fa trasiri u veleno. Spatte, i bagni sono sempre cuasti e nei rubinetti non ce l’acua per lavarisi i manu come dice la legge. In motte scole appoi, ammanca laggibilità e i muri  si scozzulano tutti. Queste sono le domande scomote e anche se ci ano detto che i sintaco non centra nenti colle scuole superiori noi crediamo ca ciavissi a mettere i soldi ro Comuni per fare i lavori che da tanto aspettiamo. A come? u’spitale novo sì e i scole no? minchia chi siti belli!!! Non ci pensate a nostro futuro?

Pe concludere i scole chiusi creanto attri pobblemi motto gravi come ad esempio la cammuria per i genitori che travagghiano o per quelli che si susunu taddu. Molti patri fanno i turni e non ni ponu dare renzia mentre le matri che non vanno a lavorare devono cucinare e puliziare la casa e nesciunu pazze. A sto punto noi stutenti uniti chietiamo al governo e macari al sintaco la sicurezza che dopo pascuetta tunnamo a scola e poi di intervenire con decisione attravesso la concessione di una ricarica di vinticincu euro a ogni picciotto, masculo o fimmmina, fino  a giugno che poi tanto c’è a Sammer ediscion coi sconti.

Non sparate sulla croce rossa

Lo sanno anche i bambini che è fin troppo semplice sparare sulla croce rossa, e non intesa come associazione di volontariato, ma proprio come sistema organizzativo generale, come piano di vaccinazione in provincia di Siracusa. 

Nelle ultime 48 ore, chiunque dotato di un po’ di confidenza con la scrittura e con i media ha espresso il proprio pensiero. Politici, politicanti, sindacati, perdigiorno, problem solver a cottimo, associazioni vere, associazioni farlocche, insomma tutti. Tutti a dire la loro, a indignarsi, a schierarsi dalla parte dei poveri utenti, degli anziani, di quelli con le patologie gravi, costretti sotto la pioggia ad aspettare un turno di vaccinazione che non arriva mai. Come dargli torto? Chi non si indignerebbe per cose di questo genere? Bisognerebbe avere un bidone dell’immondizia al posto del cuore (Gigi Buffon docet). Il problema è che questo modo di vedere le cose lascia immaginare che da qualche altra parte ci sia qualcuno che invece dei poveri utenti se ne sta fregando, che detesta gli anziani e che quelli con le patologie gravi nemmeno li prende in considerazione. Insomma, una visione alquanto semplicistica.

Così, sono andato a vedere con i miei occhi cosa succede fuori dall’Hub vaccinale di via Nino Bixio a Siracusa e ho potuto constatare che sebbene la situazione non sia come quella dei giorni passati, la coda c’è e anche qualche assembramento di troppo. Ma ho anche visto che… leggi l’articolo su Siracusapress

Al via la sperimentazione di “Il vaccino in pensione”

Tutto pronto per la sperimentazione di “Il vaccino in pensione” il nuovo programma di Asp, Comune di Siracusa  e Poste Italiane, dedicato alla terza età. 

La lettera aperta che il sindacato autonomo Pubsl (Pensionati Uniti Borgata Santa Lucia) ha indirizzato a tutta la cittadinanza e nella quale si stigmatizzava la crudeltà di costringere gli utenti anziani a fare la fila del vaccino e il giorno dopo quella della pensione alla Posta, hanno smosso le coscienze dell’opinione pubblica e spinto Asp, Comune di Siracusa e Poste italiane verso una fruttuosa Joint Venture. Da oggi tutti i percettori di pensione – anche di cittadinanza – che si recheranno al centro vaccinale, potranno fare un’unica fila in 4 comodi step: Anamnesi con un medico, registrazione con personale amministrativo, inoculazione vaccino ad opera di infermiere specializzato e ritiro pensione in contanti da dipendente Poste Italiane.

Il Comune di Siracusa, per garantire un servizio ancora più accurato, oltre a  fornire dei gazebo e dei bagni chimici, ha scritturato un gruppo di malacarni e di picciuttazzi schiffariati da piazzare all’uscita per far rivivere ai cittadini pensionati il brivido dello scippo subito e della rapina.

Sgarbi pigliatutto

Si prospetta un altro affaire Caravaggio. Sgarbi rilancia e dichiara: ad aprile, Granata sarà esposto al Mart di Rovereto. 

“Granata il contemporaneo”, dovrebbe essere questo il titolo della personale a lui dedicata: un viaggio attraverso la poetica dell’assessore siracusano ed i riverberi del pensiero di alcuni grandi scienziati come Pasteur e Sabin. Immediate le polemiche e la nascita spontanea del comitato “Nessuno tocchi Granata” che si oppone alla partenza del politico siracusano e prospetta una sua esposizione permanente a Casina Cuti. “Sgarbi dovrebbe guardare altrove – ha tuonato il presidente del comitato – le nostre eccellenze non sono alla mercé di nessuno e andrebbero valorizzate nel loro contesto socio-culturale”. “Per questo – ha concluso il presidente – chiediamo al Sindaco di mobilitarsi immediatamente, scongiurare la partenza di Granata, stanziare i fondi necessari per il ripristino dei luoghi e l’istallazione di un sistema d’allarme efficace che ne permetterebbe l’esposizione permanente a Casina Cuti”.