Il ricordo commosso di Zygmunt Bauman a Siracusa

Ieri è morto a 91 anni Zygmunt Bauman, fine pensatore, attento studioso del rapporto tra modernità e post-modernità, solitudine e globalizzazione. Il ricordo che ho di lui è legato ad un incontro tenutosi a Siracusa nel 2012. Era una giornata di tempesta, con un odioso vento di tramontana, pioggia sferzante e freddo. L’incontro si teneva in una sala del Museo Paolo Orsi. Decisi di andare nonostante il maltempo perché, sebbene non sia un profondo conoscitore del pensiero dello studioso polacco, non volevo perdere l’occasione di guardare negli occhi ed ascoltare uno dei più importanti pensatori della nostra epoca.

baumanIl convegno iniziò con un ritardo spaventoso e offensivo. Il tavolo dei relatori – non ricordo con esattezza – mi pare fosse zeppo di figure di secondo piano, fauna di sottogoverno, figli di potenti. Tutti questi personaggi occupavano i posti centrali del tavolo confinando Bauman praticamente su un predellino ai margini. Il mio ricordo di questa fase del convegno è minimo, ma la memoria mi richiama ricordi di banalità, luoghi comuni e malafiure.

Bauman, da gran signore, abbozzava in attesa del suo intervento relegato in fondo alla scaletta. Dopo circa un’ora, finalmente il Professore venne invitato a parlare. Ricorderò questi sessanta minuti come una delle cose più incredibili che mi siano mai accadute. Mi rendo perfettamente conto che il solo tentativo di narrarle non rende minimamente giustizia a ciò che avvenne quel giorno.

Per l’enorme ritardo accumulato in salamelecchi, Bauman, saggiamente, decide di accorciare il suo intervento per permettere all’ultimo relatore che sarebbe intervenuto dopo di lui, di prendere la parola. E qui scoppia il finimondo. L’interprete contattata dall’organizzazione del convegno, aveva tradotto pedissequamente e scolasticamente l’intervento che Bauman le aveva gentilmente inviato qualche giorno prima della conferenza, ma non aveva idea dei concetti, della terminologia, dei sillogismi e della concezione filosofica e sociologica di Bauman. Per questo motivo, trovatasi a tradurre simultaneamente e non a leggere il testo concordato, va completamente nel pallone: errori, terminologia inappropriata e completamente sballata, sudori freddi, balbettamenti. Diventa veramente complicato seguirla, anche perché, purtroppo, a dispetto di un inglese corretto, ha un fortissimo accento siciliano (tipo Ispica) che rende la traduzione italiana surreale. Bauman non capisce, vede il pubblico davanti a se che a stento trattiene le risate. Lui parla di società liquida, di globalizzazione, di vite di scarto e noi, tutti a ridere.

Dopo circa 10 minuti di supplizio, dal pubblico si leva una voce disperata che propone, anzi supplica, di stoppare la “traduzione” simultanea e di fare continuare il professore in inglese. Potrà sfuggire qualche termine ma il discorso diventerebbe molto più chiaro, dato che la traduzione è veramente incomprensibile. Con un voto palese, come se si trattasse di una assemblea di lotta studentesca degli anni ’70, il pubblico ha deciso: si opta per la mozione Inglese. Bauman, che nel frattempo si è interrotto più volte per cercare di comprendere cosa stia succedendo dato che nessuno si premura di spiegarglielo, riprende il suo discorso senza traduzione. Si va avanti per altri 10 minuti quando, sempre dalla platea, si leva un grido minaccioso e spietato. Un uomo dal pubblico non riesce più a trattenersi. Ci accusa, gridando, di essere degli ipocriti, che nessuno capisce un cazzo di inglese e che stiamo facendo tutti finta. Pretende un ritorno alla traduzione siciliana che almeno garantiva una comprensione minima. Ne nasce una disputa spaventosa. Il povero Bauman è esterrefatto, non può immaginare di trovarsi veramente in una situazione del genere. Intervengono gli organizzatori, fanno più confusione che altro, sottolineano come la traduttrice precedente fosse di “matre lincua” e propendono per ristabilire lo status quo. La traduttrice però, ferita nell’orgoglio per essere stata messa da parte, adesso si rifiuta di tradurre e abbandona la sala mentre Bauman, mortificato, la prega di rimanere. Sono momenti di panico, di brivido, terrore e raccapriccio. Io rido come mai in vita mia, ma sono anche sconvolto, preoccupato, persino impaurito. Penso a Bauman, a cosa potrà pensare di noi, se cambierà il suo modo di vedere la società dopo questa avventura siracusana, se rivoluzionerà tutta la sua opera o si ritirerà dalla scena. Penso a quando racconterò questa storia ai miei amici (ancora adesso mi chiedono: ti prego, racconta di nuovo la conferenza di Bauman).

Alla fine, quando la situazione sembra completamente sfuggita di mano, con le due fazioni di pubblico che non riescono a trovare un accordo tra inglese e italiano, una ragazza, una santa, si alza dal suo posto in platea e si mette a disposizione per la traduzione simultanea. La ragazza è bravissima, professionale e Bauman, tra gli applausi, può finalmente concludere la sua lectio magistralis.

Una storia normale finirebbe qui, ma questa ha perfino una coda. Al termine dell’intervento infatti, i siracusani scattano in maniera fulminea verso il filosofo polacco per chiedere autografi, benedizioni e raccomandazioni varie, il tutto mentre gli organizzatori danno la parola all’ultimo relatore che, senza che niente lo lasciasse prevedere, sbotta con un sonoro vaffanculo (o forse era cazzo) e lascia cadere il microfono allontanandosi furioso dalla sala. Poi termina l’incontro.

Zigmunt Bauman non è mai più tornato a Siracusa.

2 pensieri su “Il ricordo commosso di Zygmunt Bauman a Siracusa

    • Chiara, non ti sconfortare: la stessa cosa sarebbe potuta accadere in qualunquissima altra città d’Italia. Siamo italiani! Dunque gli specialisti assoluti e incontrastati delle figure di emme.

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