Il Pranzo è servito

Quindi, riassumendo: i Sindaci di Melilli e di Francofonte sono stati arrestati per presunti reati contro la pubblica amministrazione, Operazione Muddica l’hanno chiamata le forze dell’ordine. Contemporaneamente veniva sciolto per infiltrazioni mafiose il Comune di Pachino, quello del pomodorino. Inoltre, come se non bastasse, era raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare anche Gennuso, per la presunta compravendita di sentenze a Palazzo Spada di Palermo, il famoso CGA. Gennuso però, non si trovava in Sicilia ma a Berlino, al Fruit Logistica, per promuovere il suo olio extravergine d’oliva. Quindi: muddica, pachino, spada e olio Gennuso… ci aggiungerei due olivette e due capperi e il pranzo è servito.

 

Boarding pass

E niente, nonostante mi atteggi a viaggiatore cosmopolita, nonostante abbia imparato a viaggiare leggero, a non mettere il lucchetto alla valigia per difendere dalle brame dei malintenzionati quattro paia di mutande comprate in saldo da Yuval, nonostante abbia sposato in pieno la rivoluzione digitale e abbia tutto sullo smartphone: biglietti, carte d’imbarco, voucher hotel, mappe di Google e prenotazioni varie. Nonostante utilizzi Uber, paghi con Apple pay e abbia iniziato pure a raccogliere i punti mille miglia et similia; niente, nonostante tutto ciò, il giorno della partenza a me mi viene la smania di perdere l’aereo. Non si tratta di una nevrosi tipo: oddio, il passaporto! Oppure: ho chiuso il gas? No, è solo paura immotivata di non arrivare in tempo.

Mia moglie invece è l’opposto, non si scompone mai. Per me le indicazioni delle compagnie aeree di presentarsi in aeroporto con il dovuto anticipo sono diktat assoluti, per lei, generici consigli. Lei è sempre tranquilla e capace di gestire ogni situazione: gli altoparlanti hanno gracchiato l’ultima chiamata per il suo volo e lei è ancora impantanata ai controlli? Io mi sentirei morire, lei chiede gentilmente permesso, spiega la situazione e tutti la fanno passare. All’imbarco, quando si forma quel capannello di disperati che spinge per accedere per primi sull’aeromobile e piazzare il trolley in cappelliera, io sono tra quelli che subdolamente cerca di guadagnare posizioni e avvantaggiarsi del caos, lei entra con gli ultimi e trova sempre il posto libero per il suo bagaglio. Se viaggia sola, spesso ottiene upgrade gratuiti e vola in classe superiore. Descritta in questo modo, al giorno d’oggi, qualche leghista o grillino potrebbe perfino azzardare, che so: radical chic. Ma non è questo il punto. Anzi, mia moglie è esperta in danno da vacanza rovinata e averla nello stesso volo è una garanzia. Una notte, a Fiumicino, con un volo che continuava a procrastinare la partenza senza alcuna motivazione, chiese di parlare con un responsabile della compagnia e ottenne buoni pasto per tutti i passeggeri, voucher hotel e riprotezione sul volo del mattino successivo per quelli che avevano perso le coincidenze. Fu acclamata tipo Michael Collins dopo un comizio a Belfast e i passeggeri del volo, se avessero potuto, le avrebbero affidato il Ministero dei trasporti e delle infrastrutture.

Comunque, riflettendoci, questa paura di perdere l’aereo deve avere a che fare con un imprinting familiare. Se ci penso, anche i miei genitori sono come me: la puntualità che degenera e diventa patologia, il calcolo dell’imprevisto che si trasforma in ossessione, la tisana rilassante sostituita dal Tavor. Quando viaggiavamo insieme, eravamo talmente in anticipo che praticamente, metà della vacanza la passavamo negli aeroporti in attesa del volo. Da quanto ho contezza, mi ricordo sempre e solo di partenze all’alba. Non voglio esagerare ma tutto questo deve essere legato a fattori antropologici e sociologici. Voglio dire: mia moglie è stata abituata a viaggiare sin da piccola, credo che il suo primo volo intercontinentale l’abbia fatto a 2 anni. Io a 32. Lei è cresciuta tra Genova, Buenos Aires e New York, io tra Siracusa, contrada Gallina e l’Arenella. Lei ha usufruito di servizi pubblici eccellenti e trasporti puntuali, a me, l’unico servizio puntuale che mi viene in mente è l’arrotino. Lei ha vissuto in città con strade a scorrimento veloce e infrastrutture, io per raggiungere l’aeroporto di Catania dovevo percorrere la SS 114 Orientale Sicula. Ecco, credo sia questo il nodo principale, tutta questa smania di perdere l’aereo nasce da lì, dall’inaffidabilità di quel tracciato che ha condizionato me e la mia famiglia. Sono passati anni dalla sua dismissione, ma i suoi effetti nefasti sono rimasti indelebili: mio padre, per dire, tende a guidare più a destra, a cavallo della corsia d’emergenza; mia madre a volte è vittima di allucinazioni e vede auto che le vengono addosso. A me è rimasta questa ossessione dell’imprevisto che potrebbe compromettere l’arrivo in aeroporto e solo in aeroporto. Non mi succede in nessun altro caso. Mia moglie dice che negli anni sono notevolmente migliorato, ma in realtà, lo do solo a vedere.

– A che ora è il volo?

– A mezzogiorno esatto.

– Quindi l’imbarco alle 11:30? Allora dobbiamo essere in aeroporto alle 10:30, dunque dovremmo partire da casa alle 9:30, ma metti una pipì, una ruota a terra, un tamponamento, un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette, che so, forse sarebbe il caso di uscire di casa alle 8:30.

– Ma c’è l’autostrada, stai tranquillo, ci mettiamo 35 minuti.

– Ma tu non consideri il bordello infernale di Corso Umberto.

– Dai, non esagerare, nella peggiore delle ipotesi possiamo perdere al massimo dieci minuti.

– No, no, scusa, trovo veramente poco edificante il tuo tentativo di sminuire un problema gravissimo come il bordello vergognoso di Corso Umberto.

– Ma dovremmo risolverlo adesso? Non ci pensare. Hai anche la valigia già pronta, rilassati.

– Va bene, hai ragione, scusa. Partiamo alle 9:45 ok? La sveglia però la metto all’alba… non si sa mai.

Alla Posta

– A sintutu ca ana chiuso a scola di via Geri?

– Ma chi sta ricennu? Ma su pazzi?

– Dice che ci devono fare i micranti!

– Merde ca sunu! Non ci posso cretere… veggogna.

– A capito u sinnacu Italia…

– Bastardi, ma nun ci quagghia a facci? Cu tutti i problemi degli italiani??

– A quali italiani, francisi e teteschi… chisti sinni stana futtennu!

– Scusate se mi intrometto, ma a dire il vero pare che la scuola sia stata chiusa perché i locali non siano agibili, quindi pericolosi per i bambini e gli insegnanti. 

– E a lei cu c’ha ditto sta gran minchiata?

– L’ho letta qui, adesso, su un giornale online che smentiva categoricamente…

– See… chissa na bufala è. A cu vuno pigghiari pi fissa.

– Ora sicuro ci mettono quelli della nave Diciotto docu, come si chiama… chiddi ra passata simana va. Merde.

– Va be… hanno chiamato il 78, sono io. Mi congedo, buona giornata.

– A lei.

– Arrivedecci.

 

Clamoroso al parcheggio Von Platen

L’obiettivo primario del raid vandalico non sarebbe stato l’albero di Natale tortile ma il materiale per il montaggio dei palchi per gli spettacoli estivi. A lasciarlo intendere sono gli inquirenti che, con la stagione turistica alle porte, temono una recrudescenza di simili atti vandalici. Le indagini si sarebbero concentrate sul mondo che ruota intorno alle associazioni dei residenti ortigiani. Il rogo, infatti, sarebbe stato appiccato utilizzando come innesco i fogli del piano di zonizzazione acustica del Comune di Siracusa e sarebbero stati rinvenuti in loco anche una copia della rivista Limes e una foto di Bernabò Brea.

Mani

Niente di nuovo sotto il cielo della provincia babba. Ancora una volta, imprenditori, amministratori e manciatari assortiti sono accusati di truccare appalti e di gonfiare fatture. E che sarà mai? Routine, monotona routine. La giustizia farà il suo corso e alla fine, forse, sapremo. Quello che ancora mi stupisce, invece, è la trasformazione repentina di quelli che da zerbini si sono trasformati in linciatori di professione e paladini della giustizia. Il tutto, nel giro di pochi post. Scorrendo le timeline di Facebook si nota subito: fino a dieci giorni fa, una sinfonia di “bravo”, “applausi” e “grande”, degni del miglior geometra Calboni; oggi, maledizioni e turbinio d’insulti.

Ieri, con le mani giunte in preghiera per implorare favori e mendicare vantaggi, oggi strette a pugno per gridare indignazione e sdegno… le stesse mani che domani faranno a gara per stringere quella del nuovo signorotto di turno e che si apriranno per fare incetta di tartine rancide alla prossima convention elettorale.

Meno male che non ho televotato 

Meno male che sono tirchio e non ho televotato. Il risultato di Sanremo è stato falsato gravemente. Hanno provato a tenerlo nascosto ma ora, grazie alla rete, tutti sanno che la giuria di qualità e la sala stampa, composte da giornalisti e da radical chic, hanno sovvertito il volere del popolo. Stop. Occorre ridare dignità al voto popolare. Ma che sia chiaro, Sanremo deve essere solo la punta dell’iceberg, il punto di partenza di una rivoluzione epocale che deve rimettere al centro il popolo e il suo volere, sempre.

Come è stato suggerito: perché tre arbitri chiusi in uno stanzino della Var devono decidere le sorti della partita? Facciamo votare il popolo per ogni episodio dubbio; e che cazzo. Così vediamo se è veramente rigore o no. E che mi dite dei nostri poveri ragazzi schiacciati sotto il tallone della casta degli insegnanti? Gentaglia laureata, che crede di saperne più di noi solamente perché ha studiato. Televoto sui compiti in classe e sui voti dei nostri figli. Allora sì che potremo stabilire chi è bestia e chi no. Anzi, giudichiamo anche gli insegnanti, votiamo per chi è degno di insegnare e per chi deve andarsene affanculo. Oh, questi hanno pure tre mesi di ferie a sbafo, sono pur sempre soldi nostri quelli che guadagnano e allora dobbiamo avere più voce in capitolo.

E gli esami diagnostici? La medicina, le scienze, la giustizia, la storia, la letteratura? Non vorremmo lasciarle veramente sotto l’egida di una elite di fighetti, spesso froci, così distanti dal nostro sentire popolare da sembrare degli alieni? Giammai.

Comunque, faccio i miei complimenti a Mahmood, a Ultimo e a tutti gli altri. E ringrazio Sanremo perché quest’anno ha fatto capire a milioni d’italiani che di questo passo, cavalcando qualsiasi polemica per camuffare i nostri fallimenti, arriveremo a considerare elite pure quelli che percepiranno il reddito di cittadinanza.

Il mio vincitore comunque è Paola Turci, la sua è una canzone che non riascolterò mai più ma, in un Festival in cui si è persa la melodia, ha il pregio di omaggiare (inconsapevolmente?) L’ultimo imperatore, Bernardo Bertolucci e  Ryuichi Sakamoto e tanto mi basta.

L’Arte in città

Inaugurata l’istallazione agroalimentare “Un sacco, tre euri” ad opera di artisti concettuali berlinesi. “Un sacco tre euri” è una esperienza sensoriale unica nel suo genere: esteticamente provocante, fascinosa e destabilizzante, sposa in pieno la cultura del waste recycling e dell’accatastamento creativo delle cassette della frutta.