Campagna elettorale

In vista del 10 giugno Siracusa è già in piena campagna elettorale. Ci sono le false promesse, le riunioni carbonare, i repentini cambi di schieramento, i rutti, le dita nel naso, il sistema Siracusa, Progetto Siracusa, le minchiate col botto, le foto di gruppo tipo conferenza di Yalta, la Mazzarrona, slogan, claim, refusi, Santa Lucia, i punti di vista distorti, Cafeo, i finanziamenti a pioggia, i vitalizi,

diventerà bellissima, gli elementi naturali, le eccellenze siracusane, gli apparentamenti, il porto turistico, la lista civetta, le buche per strada, i voti di scambio, l’acqua pubblica, la Pillirina, le convention, il turismo sostenibile, i ‘mbrugghiuni, le brochure, la Lega, le foto piano americano, fare, camaffari, i Meetup, Vinciullo, le dirette Facebook senza audio, la riqualificazione dell’esistente, i creativi, i briefing, i catering, i registi di clip, le dissolvenze a tendina, il consumo del suolo, i coup de théatre, la Fondazione Inda, i parcheggiatori abusivi, Belvedere e Cassibile, il tonno rosso, il limone igp, l’olio evo, lo sgombro sbirro, la città dei bambini, la città degli anziani, la città smart, la fuga dei cervelli, basta code alla Posta, il randagismo, no all’immigrazione, sì all’immigrazione, i party esclusivi, il crowdfunding, il voto di genere, il Lido Azzurro, Villa Reimann non deve morire, la rotonda di Ognina, il Frisio e Samoa come il Chelsea Market, le periferie, Bernabo Brea, il gay pride, l’acchianata Ambra, i diseredati di Tivoli, i parchi, i doggy park, i picciotti di Santa Panagia, l’accountability, gli affitti d’oro, i santini, quello in buonafede, Gino Foti.

Solo una cosa non è chiara: ma poi, alla fine, dopo la tremenda sbronza di parole, qualche fottutissima soluzione concreta e realizzabile l’avete ipotizzata?

Le tragedie Pitacoriche – Sebuccio

Sebuccio, 421 a.C.

La vendetta di Sebuccio, un giovane itachese che ha vissuto tutta la sua esistenza all’ombra di Ulisse. Sin dalle elementari infatti Sebuccio ha sofferto il confronto con l’ingegnoso amico che era dotato di una grafia chiara, leggeva senza interruzioni ed era scaltro nella prova del nove, mentre Sebuccio non riusciva a completare una intera paginetta di O. Esasperato da quelle che ha sempre considerato continue mortificazioni, nonostante Ulisse nutrisse per lui sincero affetto, Sebuccio consegnerà ai troiani i progetti del Cavallo di Troia e ne svelerà tutti i segreti. Memorabile la scena finale quando, osservando la cattura di Ulisse da parte dei soldati nemici, Sebuccio ghignerà tra se e se: “Accuffì t’anfigni, bastaddu”.

Aspettando che qualcuno che amiamo esca da Zara

Oggi il caos in Ortigia era impressionante: auto ovunque, doppie e triple file, posteggiatori abusivi, venditori abusivi, bancarelle, palloncini, tavolini e sedie spaiate. Sono tornato a casa, ho aperto la porta del bagno e dentro c’era una famiglia di francesi che cercava di posteggiare, di sbieco, una Panda a noleggio. Sul parabrezza un foglietto: “Ospiti Hotel Algilà”.

La polemica sulla Ztl e sulla vivibilità di Ortigia è diventata ormai stucchevole ed inutile. Il male ha trionfato sul bene imponendo confusione, sciatteria e maleducazione. Un terribile zibaldone di PM10 e fritti misti in olio esausto.

Le altre città si muovono dinamiche verso il futuro, mentre noi, restiamo fermi in coda al passeggio Adorno o parcheggiati con le quattro frecce in corso Matteotti, aspettando che qualcuno che amiamo esca da Zara…

Cunsideralu Siei

Il bullo che pretende il sei e minaccia il suo professore in un istituto tecnico di Lucca è solo l’ultimo episodio di una preoccupante deriva che ha colpito la scuola e più in generale la società italiana. Le cronache cittadine sono piene di episodi che hanno come protagonisti alunni e genitori che arrivano persino a picchiare gli insegnanti. È in atto, ormai da anni, un capovolgimento delle regole del vivere civile e un’intolleranza sempre più diffusa verso l’autorità: governo, forze dell’ordine, scuola, tutto. Questo atteggiamento ha innescato un circolo vizioso molto pericoloso: mamme che si lamentano dal preside perché i loro figli non hanno preso dieci nel compito e minacciano di iscrivere i figli altrove; presidi che invitano gli insegnanti a chiudere un occhio e alzare i voti; insegnanti preoccupati dalle reazioni spropositate e violente degli alunni e dal giudizio dei presidi; alunni prepotenti e capaci di scrivere solo a stampatello, che sguazzano in queste dinamiche; genitori iperprotettivi ed egoisti pronti a andare in presidenza al minimo problema, pur di non ammettere di avere un figlio bestia.

Mi permetto di scriverlo perché io, tutto sommato, sono stato un figlio bestia, uno di quelli che sul sei ci ha costruito la carriera scolastica. Comunque, il video del bulletto toscano, volgare e tronfio, mi ha fatto tornare in mente una disputa metodologica alla quale ho assistito con i miei occhi nel corso dell’anno scolastico 1994 – 1995. Si tratta di un episodio che mi porto dietro da allora, indelebile e sublime. Cambio i nomi dei protagonisti per privacy e rispetto.

L’antefatto

Siracusa 1994, il movimento studentesco lotta per i diritti degli studenti, contro la riforma Iervolino, per risposte certe in tema di edilizia scolastica e per caliarsi un po’ la scuola. Manifestazioni, assemblee studentesche, autogestioni e occupazioni si susseguono a ritmo serrato e nei primi mesi di scuola, i giorni di lezione svolti sono veramente pochi. In questo scenario – previo un accordo politico che, in qualità di rappresentante d’istituto presi con il collegio dei docenti – accettammo di farci interrogare almeno una volta prima della fine del quadrimestre, per consentire il regolare svolgimento degli scrutini. Una interrogazione secca e benevola per riempire il registro e scollinare verso la seconda parte dell’anno scolastico.

I protagonisti

Professore Artale – docente di scienze, biologia e geografia astronomica; pavido, flemmatico, accento e dizione singolari.

Alunno Midolo – casinista, bestia, cuore d’oro.

Alunna Saia – attitudine da prima della classe, sveglia, simpatica.

Alunno Rizzo – onesto, nella media, mimetizzato.

Il Dialogo

– Midolo: Professore Artale?

– Artale: Tì?

– Midolo: Mi scusi, volevo chiederle per quale motivo mi ha messo quattro. Mi aveva detto che l’interrogazione era andata bene e l’ha detto anche a mia mamma al ricevimento genitori.

– Artale: Eh… Mitolo, ma con una sola interrogazione… eh… chi putemu fari… a nenti, questo quatrimestre è antato così. Appoi vediamo… ah, aanti.

– Midolo: No, mi scusi, non ho capito…

– Artale: Eh, Mitolo, facemu accussì… tu consideralu siei.

– Midolo: (ironico) Ma come consideralu siei, professore, ma che vuol dire?

– Artale: Ti sto ticento, consideralu siei.

– Midolo: (tra il serio e il faceto) Professore, ma io a mio padre che gli dico: papà, è quattro ma tu cunsideralu siei?

– Artale: Bih, Mitolo, ora basta. I voti del primo quatrimestre sono così. Aanti. Per esempio: la signorina Saia è una signorina da otto… ma non è che c’ho messo otto io…

– Saia: Professore Artale?

– Artale: Tì?

– Saia: Guardi che mi ha messo otto.

– Artale: (stupito) Ma quannu?

– Midolo: Ha visto? Ma allora ce l’ha con me?

– Artale: Ma chi sta ricennu! Aanti, ora basta.(Poi, improvvisamente e con foga, voltandosi verso l’alunno Rizzo) Rizzo, tomani ni virieumu, domani t’anterrogo.

– Rizzo: (esterrefatto) Professore ma io non sto dicendo niente! Ma perché se la sta prendendo con me!

– Artale: A mia m’antaressa. Tomani nì viriemu! U nibbuso mata fattu venere. Cose ti pazzi… Ora basta. Che avete dopo?

– La classe: Educazione fisica

– Artale: E allora ripassatevi l’educazione fisica. Aanti.

 

Il ritorno del foglietto volante

In epoca di burocrazie mastodontiche e appesantite e informatizzazione esasperata e deludente, il foglietto volante scritto a penna continua ad esercitare un fascino senza tempo. Impone autorevolezza, ma contemporaneamente richiede fiducia. Anonimo o nella versione con firma autografa in calce, esso rappresenta l’ultima reminiscenza di una società fondata sull’etica e allo stesso tempo, il germe che la distrugge…