Al voto

Ho visto cose che voi elettori non potreste immaginarvi: ho visto uomini e donne che sui social invocano competenza, conoscenza e onestà, trasformarsi in zerbini e spalmarsi sul pavimento di comitati elettorali di candidati imbarazzanti; ho visto mani giunte in preghiera o strette a pugno, aprirsi per una tartina rancida alle “convenscion” dei candidati più improbabili; ho visto i buoni benzina e i camion con gli elettrodomestici alle porte di Tannhäuser. Ma tranquilli, questi momenti non andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia, anzi… Siamo in Sicilia, è tempo di votare.

Ma anche basta

Non ne posso più! Sono a Siracusa da una settimana e ogni giorno sono due, tre accappati e con i maledetti turisti che occupano gli stalli dei residenti di Ortigia. Alcuni capiscono e ti ringraziano e allora tu mosso a compassione gli dai delle indicazione, spieghi dove possono parcheggiare gratis o in che lato del Talete lasciare la macchina senza rischiare che un’improvvisa inondazione la trascini via, altri invece se ne fottono e ti ridono in faccia, cosa che non farebbero mai a Düsseldorf a Nantes o negli altri fottutissimi posti da dove provengono e tu maledici qualsiasi forma di destagionalizzazione turistica e vorresti fargliela pagare, prendere il telefono e chiamare i vigili ma tanto sai già che all’altro capo non risponderà nessuno.

Stuiate di musso

– Ciao mpare… 

– Buongiorno.

– Tu pigghi u café?

– Sì, grazie… un po’ lunghetto per favore…

– Hai visto?

– Ma infatti, stavo notando… cambiasti completamente…

– Sì mpare, oramai solo Cateno De Luca…

– Ho capito, ma pare un mausoleo… prima con i 5 Stelle eri molto più discreto… ora mi sento un po’ in imbarazzo.

– A quale, i 5 Stelle troppa delusione… 

– Quindi folgorato sulla via di Messina…

– Folgorato sulla via di sta minchia… ora co Cateno scateniamo la rivoluzione… 

– Certo, si percepiscono già i prodromi…

– … Sé… A prima cosa è u sinnacu Italia a casa!

– Ma che c’entra scusa?

– E macari Granata…

– Ma non si vota per le amministrative…

– Cateno sintaco di Sicilia e d’Italia…

– E anche del mondo… non ci avete pensato?

– Non ci babbiare… mettici “mi piace” su Feisbus accussì ti puoi vedere le dirette e…

– Ho già messo il like, ma le mie idee non cambiano…

– Tu lassa fari… se vince Cateno ci sono stuiate di musso per tutti.

Risvegli

Come in un incubo, sono uscito di casa e sono stato investito da una quantità spropositata di santini elettorali trasportati dal vento. Arrivavano a folate, divisi per schieramenti politici, alcuni, anche se di schieramenti opposti, andavano a braccetto. Decine di migliaia di facce sorridenti, di camicie bianche inamidate, di slogan ridondanti e promesse inattuabili. I santini del centrodestra si libravano in aria spavaldi, quelli del centro sinistra arrancavano a mezz’aria. Quasi tutti finivano la loro corsa a mare. Il sole si stagliava all’orizzonte offuscato da un pulviscolo sottile e fastidioso. Tenevo gli occhi socchiusi per proteggermi, il vento caldo spazzava la strada, un tizio accanto a me ha detto sospettoso: “Mmmm, chistu è tempo di terremoto…” e in effetti, sembrava davvero la fine del mondo.

Ipse Dixit

Sin dal nostro insediamento abbiamo lavorato per consolidare l’immagine turistica di Siracusa nel mondo, non solo in termini di quantità quanto piuttosto di qualità dell’offerta turistica“.

Chi l’ha detto?

1) Il tiranno Gelone I e il mecenate Gerone

2) Federico II di Svevia e la stakeholder Costanza d’Aragona

3) Francesco Italia e l’assessore alla legalità Fabio Granata.

Bollette

– Ciao mpare

– Ciao

– E n’poco ca nu ti viru…

– Si sono stato fuori…

– Tuttapposto?

– Compatibilmente a uno che rientra dalle ferie

– U sai ca ncagghiai a bulletta di seiscientuchinnicieuro…

– Minchia! 

– Mummero uno!

– Comunque ho letto che si può optare anche per pagamenti rateali che…

– Mpare arrusbigghiti… a bulletta ra iucata… caccio intennazionale, cavaddi e cani. 

– Ah! hai vinto… non avevo capito. Mpare, in questo periodo la tua affermazione è facilmente fraintendibile…

– A picchì, secunnu tia io pago bollette ri luce e gas? Ahahahaha… mi pono veniri a ciccare…

– Dai, non ci credo che non paghi le bollette, stai facendo lo splendido…

– A cetto, paia me soggira ca pensione… ahahaha. Che ti sei preso?

– Un caffè.

– A voi na sambuca?

– No, a capo di mattina no…

– Saro, paiati stu cafè dell’amico mio e a mia mi fai na sambuca, un succo asce e una spoglia prosciutto e fommaggio… grazie.

Dove non cuagghiano le facce

Io non capisco una cosa: non hai studiato, sei entrato in una partecipata con una raccomandazione grande quanto una casa, hai bivaccato da un bar all’altro in orario lavorativo, ti sei assicurato ingiustamente una pensione dignitosa, hai acquistato casa, auto e moto, parcheggi in doppia fila, non paghi il condominio da anni e secondo me, manco le tasse che non ti trattengono a monte e ora vuoi combattere il sistema marcio? Ehi, pss, te lo dico sottovoce… il sistema marcio sei tu. Ma di che diavolo vai blaterando?

Prigioniero

Io a Fontane Bianche mi sento costretto, imprigionato, esattamente come si dovevano sentire Steve McQueen e Dustin Hoffman in “Papillon”, rinchiusi in quel carcere nella Guyana francese. Qualsiasi cosa voglia fare sono costretto a prendere la macchina, anche se poi, di cose da fare non ce n’è. Il forno è chiuso, l’edicola è chiusa, è rimasto il bar con il parcheggio regolato dalle leggi della termodinamica e qualche putìa con i prezzi dei negozi degli aeroporti internazionali.

Camminare a piedi è impossibile e non tanto per la quantità di rifiuti ai lati della strada quanto per la totale assenza di marciapiedi che compaiono sono in alcuni punti di quello che si chiama viale dei lidi ma che di viale non ha proprio un bel niente. I marciapiedi, quando ci sono, sono stretti, spesso cacati o con uno scooter posteggiato sopra. Passo ore in auto, incolonnato in fila e il mare praticamente non si vede – fatta eccezione per i dieci metri della curva prima della Spiaggetta – probabilmente Fontane Bianche è l’unica località balneare nel mondo che può vantarsi di questo terribile primato. Ville, ristoranti, caseggiati abbandonati, parcheggi mostruosi occupano tutta la visuale, lo sguardo non può perdersi verso l’orizzonte e rimane confinato lì, tra una striscia pedonale cancellata e una lapa che vende cipudda di Giarratana.

Nell’aria l’olezzo di arancino e olio solare è così forte che bypassa anche il filtro del riciclo dell’aria condizionata della macchina e avvolge tutto l’abitacolo. Passo ore incolonnato in fila mentre ai miei lati transitano turisti disperati con gli ombrelloni, le sdraio e le maschere quelle di Decathlon, modello Giulio Verne, sembrano comparse di The Walking Dead, solo che questi sono in costume o in pareo. I servizi turistici sono scadenti, arraffazzonati, prestati senza amore. Il flusso di gente è straordinario e implicherebbe accoglienza impeccabile, ma se ordini una birra ti arriva calda, se ne ordine due, ti arrivano spaiate, i gelati confezionati sono sempre finiti e se ordini una Coca Cola quelli ti portano la Fanta.

I mezzi pubblici sono un miraggio, ma da qualche giorno c’è una nuova pensilina per aspettarli e sperare che passino. La pensilina è stata istallata dai tecnici comunali, accanto ad un banchetto abusivo che offre servizi turistici all’ombra di un parcheggio che grida vendetta, un orrendo ecomostro al centro di tanti progetti di democrazia partecipata regolarmente abbandonati.

Passo ore incolonnato in fila e attraverso i finestrini, dentro le altre macchine, vedo gente che urla, alcuni cantano hit di Gabry Ponte, i bimbi piangono, le sigarette fumate nervosamente, migliaia di cellulari in mano, vocali, messaggi testuali. Tutti suoniamo il clacson, qualcuno prende la così detta scorciatoia, si inerpica per una stradina ancora più stretta e più congestionata ma poi cambia idea e tenta una complicatissima inversione ad U.

Giro lo sterzo come un forsennato per scansare ostacoli, pedoni in mezzo alla strada, auto a spina di pesce e per assecondare il flusso caotico che si muove scomposto. Spesso sono costretto a fermarmi, l’attesa si fa più lunga del solito, la fila non scorre. Un torpo col Suv ha deciso di fermarsi davanti alla Capannina e comprare le pizze. Il traffico è paralizzato ma lui non batte ciglio, anche la gente incolonnata è stranamente tollerante, percepisco una forma di solidarietà nei suoi confronti, io chiudo gli occhi per non vedere quelle orrende costruzioni abbandonate, alzo il volume della musica e vorrei tanto essere come lui. 

“Piutost che nient l’è mei piutost”, anche Pippo Gianni passa alla Lega

I più informati sostengono che dopo aver bevuto da un ampolla contenente l’acqua del Dio Anapo, il sindaco di Priolo, Pippo Gianni abbia ufficializzato il suo passaggio alla Lega di Matteo Salvini che però in Sicilia si chiama Prima l’Italia. La segreteria politica dell’onorevole è stata presa d’assalto da una folla di sostenitori in giubilo che hanno inneggiato al loro idolo chiedendo a gran voce l’indipendenza di Funnucu Novu e la secessione della pineta, mentre sui balconi spuntavano i primi striscioni: “Ghe pensi mi”, “Melilli Ladrona”, “Priolo in Padania – Ciuriddia in Tanzania”. Molto ambizioso il programma politico che al primo punto prevede l’obbligo di inserire l’articolo davanti a qualsiasi nome proprio (il Turuzzo, la Concettina, il Pippo, ma anche Il Cafeo, lo Scapellato, il Vinciullo). Il segretario provinciale del carroccio, Minardo ha accolto il neo leghista nel partito donandogli il tipico elmo celtico da cerimonia e un ritratto di Calderoli. Gianni ha voluto ringraziare tutti gli intervenuti con un buffet a base di bagnacauda, pizzoccheri, cassoeula alla matalotta e polenta e osei.