G A doppia T O = Lu-po

G, A, doppia T, O. Lu-po. Non c’è altro da dire. G, A, doppia T, O. Lu-po, così ho scritto per mettere fine a una estenuante discussione su Facebook che verteva sulla differenza che esiste tra il concetto di Governo e quello di Stato. In queste occasioni tendo a non essere nemmeno polemico, più che altro cerco di affermare alcuni principi universali, ma non serve a niente. Dall’altro lato un muro: incomunicabilità totale. Mi ero ripromesso di non cascarci più, ma è successo.

Questa cosa che la gente non capisce più quello che legge mi turba. Non si tratta di non comprendere il significato di un articolo di fisica quantistica, di un trattato di semiotica medica o di una lezione di Gadamer su Platone, ma di lacune ben più gravi. In due parole: analfabetismo funzionale. La situazione è preoccupante perché i social network sono presi d’assalto e la scuola e la famiglia sembrano arrancare.

Cerco di non dare giudizi e rispetto l’ignoranza consapevole, ma mi terrorizza quella incosciente e irresponsabile. Sarà perché la mia carriera scolastica è stata altalenante: poeta da bambino, bestia al liceo, regolare all’università. Quando portavo a casa la pagella con le insufficienze, mia madre si prendeva le collere e mio padre invece diceva: “G, A, doppia T, O. Lu-po”. Così, scandendo le lettere e sillabandole. Siccome studiavo poco ma ero molto socievole e sempre pronto ad ascoltare ed a parlare con tutti, i miei mi dicevano anche che al momento giusto, mi avrebbero aiutato a comprare una bottega, una putìa di frutta e verdura o una salumeria alla Borgata, così avrei potuto sedermi fuori e conversare con i clienti, ascoltare le loro storie e raccontarne altre.

G, A, doppia T, O. Lu-po è una di quelle storie che se oggi avessi quella putìa, racconterei ai miei clienti.  La mia bisnonna Concettina – giovane vedova, esperta nell’arte della narrazione – la raccontava a mio padre: suo primo nipote, figlio del suo unico figlio maschio e con il nome del marito deceduto.

Concettina, figlia di farmacista, da ragazza amava trascorrere le sue giornate nella farmacia del padre: serviva al banco, conosceva i farmaci e le posologie, ma purtroppo – era una donna – non ebbe mai la possibilità di studiare per diventare farmacista. Un giorno decise che avrebbe aiutato Turiddo – il garzone semianalfabeta della farmacia – a prendere il diploma  elementare o quanto meno, a dargli una istruzione di base che gli avrebbe permesso di leggere i nomi sui pacchetti e consegnarli a domicilio senza fare confusione.

La mia bisnonna cominciò ad insegnargli lettere, sillabe e dittonghi. Munita di immagini di animali con i nomi stampati, chiedeva al fattorino di indovinare il nome dell’esemplare rappresentato su ogni cartolina.

Allora, questo che animale è?” diceva rivolta a Turiddo. “Un gatto” rispondeva sicuro quello. 

Bravo Turiddo, un gatto. Quindi: G, A, doppia T, O. Gat-to, hai capito?”. 

Sì signorina Concettina”.

Questo invece?”.

Un lupo”.

Giusto, è un lupo. Quindi: L, U, P, O. Lu-po, ci siamo?”. 

”.

Ora proviamo senza le immagini, concentrati mi raccomando. Allora: G, A, doppia T, O…”.

Lu-po”, rispondeva Turiddo senza esitare. 

In quel lunghissimo thread, più mi sforzavo di spiegare il mio punto di vista, più mi scavavo la terra sotto i piedi. A un certo punto uno degli interlocutori più riottosi, mi ha scritto: “tu ti pensi meglio dime ma non e così un governo eletto non come prima può annullare la costituzion quando vuole”.

Io esausto ho risposto: “vabbè, ti lascio con una formula magica… G, A, doppia T, O. Lu-po”. Lui deve averci riflettuto un po’ e poi ha scritto: “non ti permettere di insultare se non sai le cose statti muto ignorante”.

 

 

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