La banda del buco

C’è un buco enorme nel muraglione del lungomare di levante ed io ci vivo sopra. Il buco, giorno dopo giorno diventa sempre più grande e le mareggiate, il vento e le onde di 6 metri scavano dentro e ne aumentano la profondità. Prima, quando c’erano ancora gli abominevoli resti del solarium “Risossa mare” si poteva andare a vedere e farsi un idea della situazione in costante peggioramento, adesso, ci vuole un drone o una barca, un gommone, un canotto e io non ho né l’uno né gli altri.

Quando esplose la criticità, fu piazzata una lunga striscia di transenne metalliche per non fare parcheggiare le auto e per inibire l’utilizzo del tratto di marciapiede interessato. Si parlò di emergenza, di intervento immediato, di protezioni e genii civili che studiate le carte, le responsabilità ed i piani d’azione, sarebbero intervenuti immantinente. Invece il tempo è passato inesorabile e non è successo nulla e se chiedi alle istituzioni interessate quelle glissano e fanno finta di niente o ti dicono che in lavori in viale Ermocrate – che è comunque rimasta una bolgia infernale -sono stati fatti a regola d’arte e che quando piove non si allaga più.  Nel frattempo, una alla volta, le transenne sono state spostate a lato della strada. Ha cominciato il primo “spittuni” per parcheggiarci la macchina e siccome nessuno ha battuto ciglio e i Vigili Urbani passavano veloci facendo finta di niente, tutti gli altri fruitori di quella zona hanno pensato: “e noi che siamo cretini?” e hanno cominciato a spostare transenne e metterci la macchina.

L’auto l’ho parcheggiata lì anch’io: prima per pochi minuti, giusto il tempo per andare a prendere il telefono lasciato a casa, poi per la pausa pranzo, poi per sempre. Le transenne dalla strada sono passate sul marciapiede, quindi si poteva parcheggiare la macchina ma i pedoni dovevano farsela alla larga. A un certo punto però, la comitiva di signore della camminata veloce di mattina presto, ha deciso all’unanimità che così non poteva andare, che loro all’alba, su quel tratto di strada con le strisce pedonali cancellate, dove le macchine sfrecciano a velocità troppo sostenuta, non si sentivano sicure e allora una mattina, hanno preso di peso le transenne sferraglianti e le hanno accostate alla ringhiera pericolante del lungomare, sgomberando definitivamente il marciapiede. Si è andato avanti così per tutta l’estate, poi il maltempo degli ultimi giorni ha rimescolato le carte. Le transenne, ancora tutte unite tra di loro, sono state spazzate via dalla furia degli elementi fino a quando qualcuno – autorità competente o cittadino zelante – le ha piazzate in maniera ambigua un po’ sulla strada, un po’ sul marciapiede a rimarcare, se ancora ce ne fosse bisogno, l’altissimo grado di autogestione del siracusano che in assenza di regole certe se ne crea di nuove.

Il problema è che adesso è un continuo susseguirsi di pedoni che ci inciampano sopra: bambini, anziani, turisti, suore, tutti, e una varietà eterogenea di reazioni: pianti, urla di spavento, grida di dolore, improperi, anatemi e maledizioni. Tutte le persone che inciampano o che rovinano a terra, dopo aver smaltito lo spavento, si ricompongono e vanno via, tranne il nanno di ieri – che non aveva il giubbotto blu – ma era visibilmente imbufalito e ha cominciato a urlare e a scuotere le transenne e niente poteva la moglie che lo aveva aiutato ad alzarsi e che preoccupata gli diceva: “calmati Santro, calmati che ti viene l’infarto!”. Ma lui niente, era una furia e chiedeva al capannello di gente che si era avvicinata: “Ma chi minchia le mette ste transenne così?” e quelli come tanti Giuda, non aspettavano altro e tutti in coro hanno cominciato a dire: “Il Sintaco, ha stato il Sintaco!” e lui si è fatto di ghiaccio, ha afferrato sua moglie per il braccio e ha detto: “Amuninni o Vemmexio!” e si è incamminato spedito in direzione Piazza Duomo, spinto da un tifo da stadio. La moglie invece faceva resistenza e diceva cosa tipo: “ma è tardi… ancora devo puliziare la verdura…”, allora mi sono sentito in dovere di intervenire e ho detto: “Ma sono le sette e mezza di sera, non trova nessuno a quest’ora” e la moglie ha preso subito la palla al balzo e ha detto: “Iavi raggiuni sto signore… unni voi iri a st’ura? Avanti, tunnamanninni a casa, chi c’ha mettere l’avvocato? N’avemu tanti pinseri…. per favore… anzi, achianannu ora ci fermiamo da Astone e ci prentiamo un po’ di pizza attaglio che io cucina stasera non ne voglio fare”.

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