Tafferugli

La propaganda del Vermexio punta sull’equivoco: nessuna dimissione forzata e nulla di cui scusarsi. Granata ed Italia si sarebbero attenuti al rigido protocollo del Premio Vittorina.

Il Premio Vittorina vuole onorare la memoria di Vittorina Carnemolla detta “a sciarrina”, la donna siracusana rinomata per il suo astio immotivato nei confronti della più famosa nobildonna Christiane Reimann. Pur non avendo donato il suo patrimonio al Comune di Siracusa, Vittorina ha lasciato ai siracusani qualcosa di più importante: il gusto della polemica fine a se stessa, l’insulto senza motivo, il colpo al cerchio e quello alla botte. Per questi inestimabili lasciti morali, Siracusa ha deciso festeggiarla con un Premio alla sua memoria. Il Premio Vittorina è senza dubbio uno degli eventi culturali più importanti della stagione e una vera e propria eccellenza siracusana che continua ad attirare l’attenzione di sciarrine, attaccabrighe e provocatori da ogni angolo del pianeta.

Le immagini della rissa sfiorata hanno fatto il giro del mondo, offuscate, nel tardo pomeriggio, solo dalla notizia della morte della Regina Elisabetta. Il Comune di Siracusa si è detto pronto a svelare una targa commemorativa della sovrana in uno stabile privato di via Isonzo, ma la Prefettura ha bloccato tutto: troppo alto il rischio tafferugli.

Ipse Dixit

Sin dal nostro insediamento abbiamo lavorato per consolidare l’immagine turistica di Siracusa nel mondo, non solo in termini di quantità quanto piuttosto di qualità dell’offerta turistica“.

Chi l’ha detto?

1) Il tiranno Gelone I e il mecenate Gerone

2) Federico II di Svevia e la stakeholder Costanza d’Aragona

3) Francesco Italia e l’assessore alla legalità Fabio Granata.

Regali

– Mpare tu a elezioni sei sicuro impegnato vero?

– Avà, ma mi cerchi voti a me? Ma a sto colpo con chi sei?

– Con xxx… chi c’erano dubbi?

– In effetti no…

– Ci runi u voto?

– Manco morto!!!

– Allora vota per yyy, ca è macari bravo…

– Scusa, ma yyy è di un altro schieramento, l’opposto…

– Spacchio m’antaressa…

– Ma ti occupi solo di regionali o anche Camera e Senato?

– Tutte cose, ma Senato è difficile picchì u colleggio è mastrodonto…

– Intendi enorme? sì, è vero… ma senti una cosa, praticamente sei una sensale, una specie di promotore elettorale, ma come fai con tutti sti santini… 

– Ma quale santini… giro tutto su Uotzappi. 

– E quanto prendi per sto servizio… ti pagano a voto?

– Seee a voto… appoi quando finisce le elezioni quello che vince mi fa un recalo…

Bollette

– Ciao mpare

– Ciao

– E n’poco ca nu ti viru…

– Si sono stato fuori…

– Tuttapposto?

– Compatibilmente a uno che rientra dalle ferie

– U sai ca ncagghiai a bulletta di seiscientuchinnicieuro…

– Minchia! 

– Mummero uno!

– Comunque ho letto che si può optare anche per pagamenti rateali che…

– Mpare arrusbigghiti… a bulletta ra iucata… caccio intennazionale, cavaddi e cani. 

– Ah! hai vinto… non avevo capito. Mpare, in questo periodo la tua affermazione è facilmente fraintendibile…

– A picchì, secunnu tia io pago bollette ri luce e gas? Ahahahaha… mi pono veniri a ciccare…

– Dai, non ci credo che non paghi le bollette, stai facendo lo splendido…

– A cetto, paia me soggira ca pensione… ahahaha. Che ti sei preso?

– Un caffè.

– A voi na sambuca?

– No, a capo di mattina no…

– Saro, paiati stu cafè dell’amico mio e a mia mi fai na sambuca, un succo asce e una spoglia prosciutto e fommaggio… grazie.

Dove non cuagghiano le facce

Io non capisco una cosa: non hai studiato, sei entrato in una partecipata con una raccomandazione grande quanto una casa, hai bivaccato da un bar all’altro in orario lavorativo, ti sei assicurato ingiustamente una pensione dignitosa, hai acquistato casa, auto e moto, parcheggi in doppia fila, non paghi il condominio da anni e secondo me, manco le tasse che non ti trattengono a monte e ora vuoi combattere il sistema marcio? Ehi, pss, te lo dico sottovoce… il sistema marcio sei tu. Ma di che diavolo vai blaterando?

Prosit

Ecomac, nessuna criticità ambientale. Per i tecnici il fumo sprigionatosi a causa di un fulmine scagliato da Giove pluvio si è presentato elegante, evidenziando al palato tannini morbidi provenienti dalla macerazione di plastiche e di raffinati composti vinilici accuratamente selezionati. Di colore nero pece intenso con riflessi grigio fumo, presenta aromaticità sfuggenti, delicate e fragranti di mela, albicocca e frutti di bosco, miele, pneumatico usato, mantola tostata, sassaemayoness. Nel complesso risulta risulta versatile, di buona struttura, morbido e delicato e con un buon rapporto qualità prezzo.

Prigioniero

Io a Fontane Bianche mi sento costretto, imprigionato, esattamente come si dovevano sentire Steve McQueen e Dustin Hoffman in “Papillon”, rinchiusi in quel carcere nella Guyana francese. Qualsiasi cosa voglia fare sono costretto a prendere la macchina, anche se poi, di cose da fare non ce n’è. Il forno è chiuso, l’edicola è chiusa, è rimasto il bar con il parcheggio regolato dalle leggi della termodinamica e qualche putìa con i prezzi dei negozi degli aeroporti internazionali.

Camminare a piedi è impossibile e non tanto per la quantità di rifiuti ai lati della strada quanto per la totale assenza di marciapiedi che compaiono sono in alcuni punti di quello che si chiama viale dei lidi ma che di viale non ha proprio un bel niente. I marciapiedi, quando ci sono, sono stretti, spesso cacati o con uno scooter posteggiato sopra. Passo ore in auto, incolonnato in fila e il mare praticamente non si vede – fatta eccezione per i dieci metri della curva prima della Spiaggetta – probabilmente Fontane Bianche è l’unica località balneare nel mondo che può vantarsi di questo terribile primato. Ville, ristoranti, caseggiati abbandonati, parcheggi mostruosi occupano tutta la visuale, lo sguardo non può perdersi verso l’orizzonte e rimane confinato lì, tra una striscia pedonale cancellata e una lapa che vende cipudda di Giarratana.

Nell’aria l’olezzo di arancino e olio solare è così forte che bypassa anche il filtro del riciclo dell’aria condizionata della macchina e avvolge tutto l’abitacolo. Passo ore incolonnato in fila mentre ai miei lati transitano turisti disperati con gli ombrelloni, le sdraio e le maschere quelle di Decathlon, modello Giulio Verne, sembrano comparse di The Walking Dead, solo che questi sono in costume o in pareo. I servizi turistici sono scadenti, arraffazzonati, prestati senza amore. Il flusso di gente è straordinario e implicherebbe accoglienza impeccabile, ma se ordini una birra ti arriva calda, se ne ordine due, ti arrivano spaiate, i gelati confezionati sono sempre finiti e se ordini una Coca Cola quelli ti portano la Fanta.

I mezzi pubblici sono un miraggio, ma da qualche giorno c’è una nuova pensilina per aspettarli e sperare che passino. La pensilina è stata istallata dai tecnici comunali, accanto ad un banchetto abusivo che offre servizi turistici all’ombra di un parcheggio che grida vendetta, un orrendo ecomostro al centro di tanti progetti di democrazia partecipata regolarmente abbandonati.

Passo ore incolonnato in fila e attraverso i finestrini, dentro le altre macchine, vedo gente che urla, alcuni cantano hit di Gabry Ponte, i bimbi piangono, le sigarette fumate nervosamente, migliaia di cellulari in mano, vocali, messaggi testuali. Tutti suoniamo il clacson, qualcuno prende la così detta scorciatoia, si inerpica per una stradina ancora più stretta e più congestionata ma poi cambia idea e tenta una complicatissima inversione ad U.

Giro lo sterzo come un forsennato per scansare ostacoli, pedoni in mezzo alla strada, auto a spina di pesce e per assecondare il flusso caotico che si muove scomposto. Spesso sono costretto a fermarmi, l’attesa si fa più lunga del solito, la fila non scorre. Un torpo col Suv ha deciso di fermarsi davanti alla Capannina e comprare le pizze. Il traffico è paralizzato ma lui non batte ciglio, anche la gente incolonnata è stranamente tollerante, percepisco una forma di solidarietà nei suoi confronti, io chiudo gli occhi per non vedere quelle orrende costruzioni abbandonate, alzo il volume della musica e vorrei tanto essere come lui. 

“Piutost che nient l’è mei piutost”, anche Pippo Gianni passa alla Lega

I più informati sostengono che dopo aver bevuto da un ampolla contenente l’acqua del Dio Anapo, il sindaco di Priolo, Pippo Gianni abbia ufficializzato il suo passaggio alla Lega di Matteo Salvini che però in Sicilia si chiama Prima l’Italia. La segreteria politica dell’onorevole è stata presa d’assalto da una folla di sostenitori in giubilo che hanno inneggiato al loro idolo chiedendo a gran voce l’indipendenza di Funnucu Novu e la secessione della pineta, mentre sui balconi spuntavano i primi striscioni: “Ghe pensi mi”, “Melilli Ladrona”, “Priolo in Padania – Ciuriddia in Tanzania”. Molto ambizioso il programma politico che al primo punto prevede l’obbligo di inserire l’articolo davanti a qualsiasi nome proprio (il Turuzzo, la Concettina, il Pippo, ma anche Il Cafeo, lo Scapellato, il Vinciullo). Il segretario provinciale del carroccio, Minardo ha accolto il neo leghista nel partito donandogli il tipico elmo celtico da cerimonia e un ritratto di Calderoli. Gianni ha voluto ringraziare tutti gli intervenuti con un buffet a base di bagnacauda, pizzoccheri, cassoeula alla matalotta e polenta e osei.

Riqualificazione Ortigia, la città è pronta o rovineremo tutto?

Certo, i progetti sono belli, nulla da eccepire, maestosi, funzionali, moderni ma perfettamente calati nei rispettivi contesti storici e paesaggistici, ideali insomma per proiettare Siracusa nel futuro. Sono dodici, quattro quelli veramente imporatanti e saranno finanziati principalmente con i “Fondi Ortigia”, 1,5 milioni di euro erogati dall’assessorato regionale alle Autonomie locali e della funzione pubblica, mentre un altro mezzo milione di euro ce lo mette il Ministero delle Infrastrutture, così ha spiegato questa mattina, nei locali dell’Urban Center in via Nino Bixio, il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, nel corso di quella che a tutto somigliava fuorché ad una conferenza stampa. Un grande show, con video, rendering, modellini in 3D, applausi a scena aperta e pochi giornalisti. 

Per i progetti, nello specifico si va dal ponte ciclopedonale che unirà finalmente Ortigia e Borgata, alla passerella pedonale autoportante sul Passeggio Adorno con tanto di ascensore per scendere alla villetta Aretusa; dalla riqualificazione di largo Aretusa a quella del belvedere della Turba sul lungomare di levante. Nel mezzo tanti piccoli interventi di ripavimentazione qui e lì, e lunghe file di dissuasori a perimetrare zone di più o meno pregio, a delimitarne altre.

Sono delle idee bellissime, sono quelle cose che vedi nelle grandi città europee e ti chiedi: ma perché dove sto io non le fanno mai? Ecco, adesso le realizzeranno anche qui, tra l’altro alcuni di questi progetti sono firmati da studi di architettura di valenza internazionale, per cui, oggettivamente, meglio di così non poteva andare. Ad essere pignoli però, non è ben chiaro l’iter, dato che non si è parlato di bandi di progettazione o di concorsi di idee, ma ormai questo sembra proprio un aspetto secondario.

Una domanda sorge spontanea: la città è pronta? Riusciremo a gestire e godere di queste nuove infrastrutture, di queste riqualificazioni progettate per rimettere il cittadino al centro della città o anche questa volta rovineremo tutto?

Chi intimerà all’abusivo dei servizi turistici di togliere il suo banchetto dalla passerella pedonale del Passeggio Adorno? Gli stessi che non hanno mai alzato un dito fino ad ora e permettono l’occupazione selvaggia del suolo pubblico in altri parti del centro storico? Chi potrà impedire al malacarne con lo scooter truccato di imboccare il nuovo ponte ciclopedonale impennando a folle velocità? Chi penserà alla pulizia e al decoro di questi luoghi e di questi spazi? Chi si farà garante ed eviterà che anche queste opere vengano distrutte e inghiottite nell’abisso di Siracusa, la città senza regole?

Purtroppo, l’Amministrazione comunale finora, al contrario delle dichiarazioni rilasciate, degli innumerevoli pugni duri, delle tolleranze zero ad orologeria, non si è dimostrata particolarmente interessata a queste tematiche e lo si può dedurre facilmente percorrendo qualsiasi strada del centro storico e riscontrando ogni giorno l’abusivismo più sfacciato, le prepotenze, le regole calpestate con irriverenza davanti a tutti. A questo problema, che è cresciuto a dismisura nel corso degli anni, non si è voluto o forse non si è saputo dare una soluzione, neanche un’idea di soluzione, nemmeno un tentativo, vano, per dire: ci abbiamo provato. Niente, zero totale.

In un contesto di tale degrado, le domande non possono che moltiplicarsi, anche se queste non hanno una risposta, perché una singola risposta non esiste. Esiste un percorso virtuoso che andrebbe intrapreso senza tentennamenti, forse scontentando qualcuno, mostrandosi fermi e decisi quando serve, alzando la voce, sbagliando e tornando indietro sui propri passi se necessario. Solo così Siracusa potrà uscire dalle sabbie mobili in cui annaspa da anni. E non si tratta di numero di pernottamenti, di coperti nei ristoranti o di croceristi che sbarcano e si imbarcano dalla banchina numero 3 e nemmeno di Sharone Stone che si mangia la ricotta o la mozzarella, qui stiamo parlando di futuro ragionato della città, di un progetto comune che possa immaginare Siracusa tra vent’anni come una città ecosostenibile, solidale ed a misura d’uomo, di tutti gli uomini, non solo di quelli più furbi.

Ben vengano dunque questi manufatti così belli, queste riqualificazioni di spazi a favore dei cittadini, sperando che possano dare uno scossone e rimettere in moto quel sentimento di amore per la propria città che è in primo luogo rispetto, dei monumenti, dei luoghi, delle regole.

A nessuno

Non è il caos allucinante, lo smog infernale, i marciapiedi impraticabili occupati da sedie e tavoli, non sono i fumi delle fritture in olio esausto o i mastelli ricolmi di rifiuti maleodoranti a qualsiasi ora del giorno e della notte, non è quel puzzo di urina che avvolge e permea la maggior parte delle strade del centro, non sono le moto parcheggiate davanti agli scivoli dei disabili né le api calessino in controsenso a folle velocità, non sono nemmeno i serpentoni di turisti che risalgono corso Matteotti e affiancano il serpentone di auto parcheggiate in divieto h24. Non è piazza Archimede ormai trasformata in un piccolo parcheggio Talete, non è la musica sgraziata che esce a volumi atroci da tutte le putìe, rosticceria, bar e negozietti di artigianato generando una insopportabile cacofonia che manco Ornette Coleman ai tempi delle sue sperimentazioni esasperate sarebbe riuscito a sopportare. Non sono i cestini dei rifiuti pieni ben oltre l’orlo da giorni né i parcheggiatori abusivi e molesti, non sono i banchetti dei boat tour in mezzo alla strada, non sono le auto parcheggiate sulle strisce pedonali, non è nemmeno che strisce pedonali non ce ne sono più. Non è la totale anarchia, lo sfregio delle regole, il sopruso, la legge del più forte che ormai vige incontrastata. Non sono le innumerevoli dichiarazioni di tolleranza zero e di pugni duri costantemente e mestamente smentite dai fatti, non è nemmeno il ristoratore sotto casa mia, che non ha un dehor vero e proprio ma ha messo i tappeti sull’asfalto per delimitarsene uno, ha aggiunto un divano, degli scaffali di legno, sedie e tavoli spaiati proprio in mezzo alla carreggiata e le auto che passano devono fare una piccola gimcana per evitare una collisione con l’arredamento è che proprio non gliene frega più niente a nessuno.