Gourmet

– Preco Signora…

– Due maggarite d’asbordo e… (rivolta alla figlia) chi ci pigghiamu a Savvuccio?

– Pigghicci a quattro fommaggi, tonno e salame piccante…

– Co tonno?

– Chissa ci piaci…

Comizi Elettorali

Per comizi di chiusura campagna elettorale amministrative 2021 vendo discorsi disarticolati e farciti di luoghi comuni per “cantitati incantitabili”. Vergognomi assai ma necessito soldi droga.

Discosso chiusura campagna elettorale

Io ho stato molto bene ad essere qui con voi! La città deve vivere chiù mégghiu e u putemu fari solo se riuscendo a campiare le cose. E giunto il momento di campiare per il bene dei nostri figli, dei niputi e di tutti quelli che non arrivano ha fine mese. La mia scelta e stata subito subito, facile facile!!! Il nostro cantitato sintaco e la scelta migliore e dobbiamo vincere perchè la gente e stanca. Basta! Bonu chiù, la gente e molto stanca di grinpas e zona gialla, russa e viddi.  (APPLAUSI).

Non si può campare con tutti sti tassi e ca munnizza nelle strate. Quanto i cittatini mi femmuno pi strata infatti tutti mi chietono: “ma quanto campieremo questa città? Quanto potremmo tonnare a pallare di lavoro per i ciovani, dei sevvizzi pe gli anziani, di soddi?”. E io chi ci pozzo rispunniri? A ora canciamo tutti cosi! Fidatevi di me perchè se ho scelto di cantitarmi e sostenere il nostro cantitato sintaco e voi lo sapete che mantengo sempre le promesse. Grazie a tutti! (APPLAUSI).

Ingorghi

Ma se uno vuole friggere zippole, perchè non utilizza la propria cucina? Perchè deve costruire quelle indecenti baracche in mezzo alla strada con i fusti di olio esausto buttati qui e lì, i marciapiedi insivati e le auto in tripla fila? Ma soprattutto, in un incrocio che già è un bordello di suo, con il traffico perennemente in tilt, le auto a spina di pesce, in doppia fila, è proprio necessario che il Comune autorizzi con così largo anticipo la costruzione di queste immonde baracche? Me lo sono chiesto mentre aspettavo in coda il mio turno per superare il senso unico alternato che si era venuto a creare per le auto lasciate ia muzzo dagli impavidi golosi.

Quando ero lì lì per passare, l’auto davanti a me si è fermata in mezzo alla strada e ha messo le quattro frecce, vedevo i due occupanti che discutevano accanitamente, forse sulla quantità e il tipo di zippole da comprare. Ho cominciato a suonare il clacson e a scagliare anatemi, poi, finalmente, la portiera della macchina si è aperta ed è scesa una donna che, infastidita, mi ha detto: “Un minuto preciso”. Io continuando a suonare il clacson ho replicato: “Signora ma è in mezzo alla strada! Ma che modo è?”. Allora l’uomo alla guida si è affacciato dal finestrino e mi ha detto: “Mpare, le zippole dobbiamo comprare, statti calmo”. Poi ha accelerato, ha attraversato la strada in diagonale e si è messo di traverso, contromano, liberando me e bloccando una fila di auto impressionante che proveniva in senso inverso da Scala Greca. Passandogli accanto gli ho mostrato il pollice come a dire, complimenti, ottima manovra. Lui ha apprezzato molto e ha sfoggiato un sorriso compiaciuto e mi ha detto una cosa tipo: “Hai visto, a c’era bisogno di fare tutto su buddello?”. 

Ritorno al futuro

Bombe nei negozi, furti con scasso, moto come arieti che distruggono le vetrine, intimidazioni ai commercianti, abusivismo sfrenato, sensazioni di impunità e ingiustizia. Sembra di essere tornati agli anni ’80, quando c’era la Sagea in viale Tisia e una volta a settimana un boato squarciava il silenzio della notte. Malacarni con macchinoni fiammanti, piazze di spaccio debellate un giorno e attive l’indomani, fuochi d’artificio a festeggiare scarcerazioni, partite di stupefacenti, alleanze e vittorie sui rivali. Ci indigniamo quando i giornali ci piazzano agli ultimi posti per la qualità della vita, perché noi abbiamo il mare, il Teatro greco e la granita di mandorla, ma quei dati invece, raccontavano molto bene anche tutto questo. Di questo passo, chissà, forse torneranno anche i cassonetti per strada.

Aspettando che qualcuno che amiamo esca da Zara

Il caos in Ortigia è impressionante, offensivo: auto ovunque, doppie e triple file, posteggiatori abusivi, venditori abusivi, bancarelle, palloncini, tavolini e sedie spaiate. Sono tornato a casa, ho aperto la porta del bagno e dentro c’era una famiglia di francesi che cercava di posteggiare di sbieco una Citroen a noleggio. Sul parabrezza un foglietto: “Ospiti B&B Splentor”.

La polemica sulla situazione in cui versa Ortigia e sulla sua vivibilità è diventata ormai stucchevole ed inutile. Il male ha trionfato sul bene imponendo confusione, sciatteria e maleducazione. Un terribile zibaldone di PM10 e fritti misti in olio esausto.

Le altre città si muovono dinamiche verso il futuro, mentre noi, restiamo fermi in coda al passeggio Adorno o parcheggiati con le quattro frecce in corso Matteotti, aspettando che qualcuno che amiamo esca da Zara.

Ma si può?

Ma si può diventare Capitale della cultura con le strade senza strisce pedonali? Scolorite, abbandonate, mai riprese, con le auto parcheggiate di sopra, con i vigili che non fanno le multe perché del resto, le strisce non si vedono, quindi… Provate ad attraversare, fatelo spingendo un passeggino, nessuno si fermerà per farvi passare, nessuno. Gli incroci delle strade di Siracusa sono la fotografia spietata del degrado, dell’incuria e dell’imbarbarimento nel quale viviamo. Possiamo riempirci la bocca con Archimede e il teatro greco, spacciare per stakeholder quattro scappati di casa e godere del sostegno di Giardini Naxos, ma senza strisce pedonali… ma che capitale, ma quale cultura?

Consapevolezze

Egregio ristoratore non ho mai cenato da te né mai lo farò, ma la tua consapevolezza sugli effetti nefasti della crisi climatica mi ha profondamente colpito.

Sappiamo entrambi che il tuo ristorante fa schifo e questo è il motivo per il quale è sempre vuoto. Passandoci davanti indossando la mascherina, il primo istinto è quello di schiacciarsela sulla faccia  per non sentire il puzzo di cibo avariato che proviene dalla tua cucina. Per migliorare gli affari hai provato a differenziare e la mattina ti sei messo a fare servizio bar ma sempre con pessimi risultati. Ricordo ancora quando piazzavi quei due tavoli in mezzo alle macchine parcheggiate e con che amore li ornavi con quelle due tovaglie di carta nera, sempre loro, sempre le stesse, a trattenere gelosamente – come testimoni del tempo che passa e dei pochissimi clienti – la macchia di cappuccino del turista tedesco dell’aprile 21; lo sbuffo di crema al pistacchio del cornetto della bimba francese a giugno, le tracce di una granita di mandorla rovesciata per sbaglio e soprattutto le impronte delle zampe dei gatti del quartiere che sembravano delle rotte, da macchia a incrostazione, tracciate su una immaginaria cartina geografica.

Ad agosto hai tentato il tutto per tutto e hai aperto un gigantesco dehor, solo che inspiegabilmente non l’hai fatto come tutti gli altri, costruendo una struttura, delimitando lo spazio, no, tu hai srotolato una gigantesca moquette a pelo lungo sulla strada, hai recintato il tutto con dei vasi con piante moribonde e con alcuni rifiuti e ci hai piazzato tavoli, tovaglie damascate e mise en place spaiata. Purtroppo non è andata come speravi, Ortigia esplodeva di turisti e da te continuava a no sedersi nessuno. Che ingiustizia, eppure non sei così peggio di altri ristoranti che invece fanno il pienone. Tu devi avere accusato il colpo perchè a un certo punto, probabilmente demotivato, hai cominciato a parcheggiare il tuo Suv da ottantamila euro in seconda fila, di fianco ai tavoli, scoraggiando così quei i pochi che avrebbero malauguratamente potuto pensare di consumare un pasto da te.

Poi, il temporale, l’allerta meteo improvvisa, nefasta, la tua moquette che assorbe acqua a dismisura e si trasforma in un pantano, imprigionando nel suo pelo lungo, cartacce, mozziconi di sigarette, escrementi di animali che la furia delle acque ha trasportato lungo le strade.

il giorno dopo, un timido sole fa la sua comparsa tra le nuvole ancora cariche di pioggia, Ortigia ha una luce stupenda, il peggio sembra passato. Una comitiva di turisti attraversa la strada, sembrano indecisi, tu esci e li preghi di accomodarsi, dici cose come “Spezialität” e “Oliuchenit”, loro abboccano, si avventurano titubanti sulla moquette zuppa, i loro sandali e le ciabatte fanno “ciaf, ciaf, ciaf”. Le tovaglie di carta dei tavoli sono ancora inzuppate, ti prodighi per sostituirle ma non ne hai di riserva, allora opti per una soluzione “naked” senza tovaglia, e inizi a piazzare piatti e bicchieri sul tavolo ancora insivato dalla tovaglia di carta zuppa. I turisti mormorano. Cominci a servire dei fritti misti. Il pesce, o qualsiasi cosa sia stata fritta al suo posto, ha il colore dell’ebano, il limone è secco e il vino è caldo, in più, ad ogni passaggio tuo o del cameriere si sollevano sulla moquette piccole onde di fango e acqua sudicia che si infrangono sui piedi dei turisti. È come pranzare in una palude. Ti guardano sconsolati, un paio si lamentano, tu percepisci il loro disagio, ma pronto rispondi: “Mi dispiace assai ma puttroppo questi campiamenti climatici ci stanno ammazzanto… fritto misto però verigud ah! il migliore di Siracusa.”.