La storia infinita

Nuovo ospedale di Siracusa, tutto da rifare: revocato incarico a impresa per costruzione. Dal Vermexio indicazioni precise: “riprendere in mano il progetto forma di R moscia!”.

Prenotazioni

– Si salve, è possibile prenotare un tavolo per stasera?

– Uhm… quanti siete?

– Siamo 4 adulti e 3 bambini…

– Uhm… a che ora?

– Alle 20:30.

– Uhm…

– …

– …

– È ancora in linea?

– Uhm… però no dopo le 20:30…

– Sì, che è esattamente l’orario che le ho detto io…

– Dopo le 20:30 non vi prendo…

– Guardi, se preferisce non veniamo proprio…

– No, che c’entra… però…

– Sì, ho capito, no dopo le 20:30.

– No dopo le 20:30.

– Se me lo ripete un’altra volta mi ammazzo e poi non veniamo…

– …

– …

– È ancora in linea?

– Sì

– Mi conferma la prenotazione?

– Mi serve un cognome…

– Mac Allister…

– Mec?

– Allister, 4 adulti e 3 bambini…

– A che ora?

Senza tregua

Torna a parlare la mamma finlandese: “Meglio la paella valenciana! La matalotta senza panna acida e rafano è una grande delusione.” Non usa mezzi termini la pittrice andata via da Siracusa con tutta la famiglia per l’inadeguatezza del sistema scolastico, giudicato primitivo. Sdegno da parte dell’opinione pubblica siracusana che chiede una presa di posizione del Vermexio. Intanto, spaventati dalla perdita del flusso di turisti del Nord Europa, il Consorzio BBSTS degli affittacamere senza tassa di soggiorno, ha commissionato ad Assopanini e Confcavallo un nuovo panino per venire incontro ai raffinati gusti nordici. Nasce Karjalanpiirakka, un pane di segale farcito con carne di cavallo, aringa, mirtilli rossi del Lidl, licheni dei Cugni, aneto, ogghiurepipi e una sassaemaioness al cardamomo.

Siracusa vs Finlandia – Il glossario dei commenti social

– Tornatene alla fillanda e manciti a renna e beviti u teh

– A scola di me figghia pare u Bronz

– Ou gli italiani se la sentono sudata

– Solo una cosa anno fatto i fillandesi ikea o manciati i puppette ca mammellata

– Sindaco un attra malafiura ci devi dimettere

– La signora forse non ha sentito parlare di metodo monterossi

– Quando noi avevamo il teatro greco tu che spacchio avevi babbo natale?

– Un picciriddu i sarausa a uno fillandese su mancia a muzzicuna

– Signora prima di tutto rispetto per la scuola italiana e secondo hai fatto bene ad andartene non sei degna di siracusa scimunita

– A na telefonata prima e tu riceva iu di levarici manu…

– Chi vuole venire venca chi vuole antare vata

– Mau preside perchè non ci stampa na bella denuncia per direttissima a sti 4 zauddi della filanda

– Minchia meno male ca non hanno avuto bisogno dell’ospedale!

– Secondo me e un faisnius

– Stiamoci muti che abbiamo i scuole ne garasch

– Vencono iettuno fumere e se ne vanno… bella vita

– Il metodo montesano che tutti ci invidiano è questo ma che ne sanno questi del nord

– Ci sono insegnanti e insegnati i miei tutti bestia

– Bravo sinTaco investite nela squola sennò appoi pallano Comme ame!!!

– Mi preoccuperei piuttosto dei siracusani che scappano che dei finlandesi

– La città avrebbe ha richiedere i danni sindaco sveglia la pacca e finita

Lettera dopo lettera dopo lettera

Fa ancora più discutere la lettera di una signora di Misterbianco trasferitasi nel capoluogo aretuseo con la famiglia, che denuncia l’esclusione immotivata dalla chat delle mamme della classe. La famiglia adesso si spostata a Ficarazzi dove è stata accolta nel gruppo WhatsApp da una moltitudine di emoticon a muzzo.

Siracusa – Finlandia, dopo la lettera denuncia, una delegazione del sindaco tenta di ricucire lo strappo

La lettera denuncia della mamma finlandese, costretta a lasciare la città con i suoi figli per il livello, giudicato infimo, della scuola siracusana, oltre ad aver conquistato le pagine dei principali giornali nazionali ha prodotto un terremoto a Palazzo Vermexio che non è rimasto con le mani in mano ma ha messo in campo una serie di strategie per ricucire lo strappo. Una delegazione composta da due assessori comunali, 2 delegati di quartiere, tre vice delegati di rione e otto valvassini è partita alla volta della Spagna per rintracciare la famiglia finlandese e tentare una riconciliazione.

Il sindaco in persona avrebbe garantito alla famiglia nordica una serie di benefit per invogliarne il ritorno nella città di Aretusa, nello specifico:

– Aringa affumicata in tutte le mense scolastiche;

– Apecalessino con autista personale, brandizzato “città di acqua e di luce” a completa disposizione della famiglia per i tragitti casa, scuola, lavoro, tempo libero;

– L’usufrutto gratuito per 5 anni (rinnovabili)di un garage in zona Polibio già adibito ad aula scolastica;

– Un piazzamento sul podio per gli elaborati dei figli al prossimo Premio Tiche;

– Una fornitura per dieci anni di calia e simenza, ricci di mare, mucco e pescato di frodo del giorno;

– Abbonamento annuale spettacoli teatro comunale;

– Pass Ztl;

– Il finanziamento per un festival di musica tradizionale finlandese a Villa Reimann e un corposo sconto Tari.

Ma quale futuro

Ne avevo scritto qui, e non che mi aspettassi chissà che reazione, ma dopo sei mesi di turismo esasperato, di tutto esaurito, di case vacanze nei garage, di ristoranti con il tanfo di pesce marcio e i dehor abusivi sui sagrati delle chiese, la situazione non è cambiata, anzi ho notato un peggioramento che mi ha annichilito. Ieri era festa e c’era una simpatica iniziativa a piazza Duomo con i Vigili del Fuoco, i bambini e la befana. La piazza era strapiena, e anche se in giro era tutto uno “Stai scuppiannu”, “Ancora manciare…dicalafici” , “Mpare, sono in chetosi” e “A Befana mi puttò a Citrosodina”, i bar esplodevano di umanità: nanni, picciriddi, pellicce, abiti sintetici, tatuaggi orrendi e rolex veri, rolex falsi.

Quando con una fortuna sfacciata mi sono accomodato al tavolino completamente sommerso dei resti delle consumazioni altrui, avevo già capito l’antifona. Sul mio tavolo c’erano una quindicina di tazzine di caffè, succhi di frutta, coppette di gelato, carte insivate di pizzette e arancini, bottigliette di Crodino vuote, bottigliette di Crodino piene, Crodini interamente versati sul tavolo che sgocciolava, ciotole di olive con olive e ossi sputati dentro, patatine fritte, una monoporzione di salsa rosa (forse portata da casa), due posaceneri strapieni di cicche e fazzolettini e una selva imbarazzante di bicchieri di plastica di quelli vietati dall’ordinanza plastic free, per la serie faccio le regole tanto nessuno controlla, che è un po’ la Weltanschauung di questa città qui. 

Ci siamo guardati  intorno e sospirato, perchè il nostro era uno dei tavoli messi meglio e abbiamo cominciato a chiacchierare aspettando che qualcuno passasse a sparecchiare e prendere le ordinazioni. L’attesa è stata vana perchè in 40 minuti non si è fatto vedere nessuno. Ogni tanto spuntava una ragazza con il vassoio pieno di gelati ormai sciolti, caffè freddi e bibite calde, si aggira smarrita tra i tavoli e provava a distribuire queste comande: “i caffè sono qui?”, “la coppetta piccola pistacchio, cioccolatto, fragola e caffè è vostra?”, un supplizio. Non era certo colpa sua, mi pare ovvio, provateci voi, da soli, a servire 200 persone che buttano voci, si dimenticano quello che hanno ordinato, cambiano di tavolo senza dirlo a nessuno, si lanciano sedie da un tavolo all’altro: “Scusa è libbera?“ mi ha chiesto un tizio che pareva una comparsa di un video di un cantante trap di infimo livello. Non ho avuto nemmeno il tempo di dire: “Sì, prego, può prenderla” che FIIIUMM la sedia era già in volo e sorvolava il tavolo di una famiglia di turisti stranieri increduli, diretta verso un amico del trapper ancora più torpo, che era lì, pronto a riceverla.

Insomma, dopo quasi un’ora nella quale abbiamo occupato un tavolo da otto – sull’altra metà, che comunque era senza sedie, avevamo spostato bicchieri, tazzine e tutto lo schifo che avevamo trovato – alla fine, sconfortati, siamo entrati a prendere le ordinazioni dentro e ce le siamo portate al tavolo da soli, non pagando alcun servizio, occupando in maniera forzata e per un tempo incomprensibile il tavolo di un bar in una delle più belle piazze d’Italia mentre altre decine di persone volevano sedersi. Altri invece partivano in spedizione e compravano da altri esercenti, gelati, bibite e rosticceria assortita e poi tornavano carichi di roba a sedersi lì e dividevano alla famiglia. La domanda che sorge spontanea è: ma come diavolo è possibile? Cioè, quale imprenditore può reggere questo immenso spreco di risorse? In una città normale, una città veramente turistica, dove i servizi sono gestiti da gente seria, che ha studiato, che si aggiorna, che ha viaggiato e conosce il mondo e gli standard minimi di accoglienza, una cosa del genere non è nemmeno immaginabile. Soldi persi per l’incapacità di gestire un bar nella piazza principale di un centro storico con i tavoli sempre pieni, mica una stazione orbitante spaziale a metà con la Russia. Un giorno di festa con una sola cameriera per 200 coperti – e non voglio nemmeno immaginare che razza di contratto abbiano fatto alla poveretta – è una cosa che grida vendetta. Dovrebbero intervenire il sindaco, i sindacati, l’arcivescovo, Lamba Doria, le deputazioni nazionali, regionali e di Santa Lucia.

Per farla breve, la situazione per come la vedo io è davvero drammatica, io non so cosa ne pensiate, ma qua, tra un’industria ormai al suo canto del cigno; le chimere di una rigenerazione green improbabile e i disastri ambientali normalizzati con tanto di decreti che derogano qualsiasi prescrizione, insomma, in un quadro del genere, se non sappiamo manco servire 200 caffè per l’epifania… ma quale vocazione turistica, ma quale futuro?

Di bilancio in bilancio

Approvato il bilancio di previsione, parla il Sindaco: “Questo traguardo storico è stato il frutto di un lavoro di squadra e nasce dall’intuizione di dotare il Comune di un gigantesco pallottoliere per i calcoli più complicati”. “Abbiamo definito un metodo, quello aleatorio, per distribuire le risorse ai vari capitoli di bilancio e rivoluzionato la riscossione dei tributi comunali che nel 2023 si accanirà sui cittadini possessori di Matiz e di Suv SsangYong”. “Si prospetta un biennio radioso per la nostra cittadina – conclude il Sindaco – accenderemo nuovi mutui per garantirci nuovi debiti, punteremo sul brigantaggio, sul pescato di frodo e sul prezzo calmierato della carne di cavallo che diventerà indice economico per le aliquote fiscali”.

Tradizioni

Concerto di Capodanno, quest’anno, causa inagibilità del Teatro Comunale di Siracusa, il grande evento mondano è stato spostato al Cubano Tenda. “Cavilli burocratici, complotti e sabotaggi non scalfiranno le nostre tradizioni di programmazione artistica arrunzata di acqua e di luce”. Con queste parole il Sindaco Italia ha presentato ai cittadini il programma della matinée. A dirigere l’Arenella Philharmonic Orchestra, il Maestro Spampinato, polistrumentista e vocalist reduce da un fortunatissimo tour nelle pizzerie dei paesi iblei. Spampinato si è detto onorato di poter condurre un ensemble di tale comprovato livello artistico. Fiore all’occhiello dell’evento, la partecipazione del giovane Ancelo, il ragazzo prodigio di viale Tunisi capace di coprire 8 ottave con la voce e di scandire “Avanti insieme”, “Piano nazionale di ripresa e resilienza” coi rutti. Ancelo interpreterà alcune arie del repertorio classico e per il gran finale delizierà gli intervenuti con un omaggio a Johann Strauss dal titolo ”La Marcia di Rametta”.

2023

A tutti i folli, i solitari, i pitarri, gli spittuni e la gente per bene. Quelli con le quattro frecce fermi sulle strisce pedonali e quelli manco le mettono; quelli che è tutto un pretesto e quelli che questo lo dice lei; quelli che restiamo umani e quelli che di umano hanno ben poco; quelli che le piste ciclabili non passa l’ambulanza e quelli che ci vanno con lo scooterone; quelli che non raccolgono la cacca del cane e quelli che la pestano; quelli che telefonano ai Vigili Urbani e non risponde mai nessuno; quelli che si svegliano presto; quelli che annaffiano le piante nei vicoli di Ortigia o sui balconi di Neapolis; quelli che differenziata non ne faccio perché tanto poi buttano tutto assieme; quelli che non pagano la Tari; quelli che lavorano coi bambini dei quartieri a rischio; quelli delle apicalessino e quelli dei boat tour; quelli che a Capodanno hanno dieci gruppi su WhatsApp e poi non fanno niente; quelli che solo caipirinha alla fragola e quelli che la Vecchia Romagna già nel primo caffè del mattino; quelli del cavallo e sbizzero e quelli che ci mettono pure i camperetti. Quelli che corso Gelone è come gli Champs-Élysées; quelli che la pizza non è bruciata, noi la facciamo così; quelli del fritto misto solo coi calamari; quelli che il Corvo glicine caldo a venticinque euro; quelli che cercano sempre di propinarti il cerniotto di venti chili da fare alla matalotta; quelli del Cenone di Capodanno con il crumble, il dressing, il chutney e il cavatello homemade; quelli col pos sempre rotto; quelli che passeggiano quando tira il vento e il lungomare è deserto; quelli che si fregano la tassa di soggiorno; quelli che sparano i fuochi d’artificio ogni notte; quelli che viva Santa Lucia prima Dio e dopo Idda; quelli dei biglietti gratis al Teatro Greco e quelli che pagano sempre; quelli che la zona industriale è ancora la Sincat; quelli che hanno le macchine con l’adesivo Camel Trophy Borneo ‘85; quelli che la tua invidia è la mia fortuna; quelli che solo destagionalizzando e poi non sanno che diavolo vuol dire; quelli che guardano le onde; quelli che aspettano le barche che entrano in porto; quelli che accolgono gli ultimi; quelli che e io pago e poi non pagano mai niente, quelli che sono sempre loro e non ce ne libereremo mai, quelli che dicono ambo quando esce il primo numero alla tombola; quelli che hanno sprecato tutte le occasioni; quelli che hanno paura del tempo che passa; quelli che hanno avuto una brutta notizia; quelli che cercano un cestino; quelli che trovano l’amore; quelli che si ricordano tutto e quelli che non sanno niente; quelli che fotografano la spazzatura e quelli che coi refusi sulle sotories di Instagram; quelli che cantano sottovoce; quelli che non sanno perdere; quelli che non sanno vincere; quelli che sono l’opposto di quello che postano; quelli dell’offerta culturale a spese degli artisti; quelli che si credono artisti; quelli che si indignano; quelli che se ne fottono; quelli che scrivono le lettere e quando finisci di leggerle hai gli occhi pieni di lacrime; quelli che sono nati ieri e quelli che sono rimasti bambini; quelli che Siracusa è troppo bella; quelli che si sentono fregati; quelli che sono rimasti soli; quelli che scappano via e quelli che rimangono qui. 

Buon Anno da Archimete Pitacorico.