Traguardo Storico

Approvato a gennaio il bilancio di previsione, parla il Sindaco: “Questo traguardo storico è stato il frutto di un lavoro di squadra e nasce dall’intuizione di dotare il Comune di un gigantesco pallottoliere per i calcoli più complicati”. “Abbiamo definito un metodo, quello aleatorio, per distribuire le risorse ai vari capitoli di bilancio e rivoluzionato la riscossione dei tributi comunali che ritorna in house e si accanirà sui cittadini possessori di Matiz e di Suv SsangYong”. “Si prospetta un biennio radioso per la nostra cittadina – conclude il Sindaco – accenderemo nuovi mutui per garantirci nuovi debiti, punteremo sul brigantaggio, sul pescato di frodo e sul prezzo calmierato della carne di cavallo che diventerà indice economico per le aliquote fiscali”.

T’ammazzo!

– “Prego” – disse porgendo al cassiere del bar una banconota da venti euro ed uno scontrino su cui erano segnati due caffè.

– “E che ci devo fare io con questi?” – replicò dopo una breve pausa il cassiere stizzito.

– “Mi dispiace ma non ho spicci”.

– “Ma come glieli cambio io questi?”.

– “Guardi, non saprei. Trovi un modo”.

– “Ma almeno mi dica se vuole due da dieci, quattro da cinque, se vuole moneta”.

– “No guardi, non ci siamo capiti, io devo pagare due caffè. Questo è lo scontrino che mi avete fatto voi!”.

– “Ah!!!, mi scusi ma non l’avevo visto!!! Siccome non ne facciamo mai…”

– “Certo, capisco. E che vuole fare? Lo storniamo? Non vorrei averla messa in difficoltà”.

– “No, ormai l’abbiamo fatto, pazienza…”

– “Mi scusi ancora per il disguido, se avessi saputo…”

– “Non si preoccupi, ogni tanto qualche scontrino lo dobbiamo fare. Ecco il suo resto”.

– “Grazie mille e arrivederci”.

– “CAMMELOOO” – urlando rivolto al ragazzo del bar – “a prossima vota ca fai nu scontrino pi du cafè t’ammazzo!”.

Scinque Due Euri

– No no! Pessi eramu cumminati… un incupo! I palummi ni stavanu cacannu tuttu u baccuni! U piciriddu manco puteva nesciri…

– U sacciu, u sacciu è terribbile! E unni i ccattasti sti girantole… all’Asciuan? 

– Seee, a chi era pazza? I pigghiò Sebastiano nei cinisi di fronte… Arwn, Awnr… docu: scinque due euri.

Cunsideralu Siei – Una storia vera

Siracusa 1994, il movimento studentesco lotta per i diritti degli studenti, contro la riforma Iervolino, per risposte certe in tema di edilizia scolastica e per caliarsi la scuola. Manifestazioni, assemblee studentesche, autogestioni e occupazioni si susseguono a ritmo serrato e nei primi mesi di scuola, i giorni di lezione svolti sono veramente pochi. In questo scenario, gli studenti accettano di farsi interrogare almeno una volta prima della fine del quadrimestre, per consentire il regolare svolgimento degli scrutini. Una interrogazione secca e benevola per riempire il registro e scollinare verso la seconda parte dell’anno scolastico.

– Midolo: Professore Artale?

– Artale: Tì?

– Midolo: Mi scusi, volevo chiederle per quale motivo mi ha messo quattro. Mi aveva detto che l’interrogazione era andata bene e l’ha detto anche a mia mamma al ricevimento genitori.

– Artale: Eh… Mitolo, ma con una sola interrogazione… eh… chi putemu fari… a nenti, questo quatrimestre è antato così. Appoi vediamo… ah, aanti.

– Midolo: No, mi scusi, non ho capito…

– Artale: Eh, Mitolo, non ti preoccupare, facemu accussì… tu consideralu siei.

– Midolo: (ironico) Ma come consideralu siei, professore, ma che vuol dire?

– Artale: Ti sto ticento, consideralu siei.

– Midolo: (tra il serio e il faceto) Professore, ma io a mio padre che gli dico: papà, è quattro ma tu cunsideralu siei?

– Artale: Bih, Mitolo, ora basta. I voti del primo quatrimestre sono così. Aanti. Per esempio: la signorina Saia è una signorina da otto… ma non è che c’ho messo otto io…

– Saia: Professore Artale?

– Artale: Tì?

– Saia: Guardi che mi ha messo otto.

– Artale: (stupito) Ma quannu?

– Midolo: Ha visto? Ma allora ce l’ha con me?

– Artale: Ma chi sta ricennu! Aanti, ora basta.(Poi, improvvisamente e con foga, voltandosi verso l’alunno Rizzo) Rizzo, tomani ni virieumu, domani t’anterrogo.

– Rizzo: (esterrefatto) Professore ma io non sto dicendo niente! Ma perché se la sta prendendo con me!

– Artale: A mia m’antaressa. Tomani nì viriemu! U nibbuso mata fattu venere. Cose ti pazzi… Ora basta. Che avete dopo?

– La classe: Educazione fisica

– Artale: E allora ripassatevi l’educazione fisica. Aanti.

Schizzinosi

– Tolcetto?

– Magari della frutta… ne avete?

– Abbiamo meloncino cantalupo, uva, ananas, frutti di bosco, giggiulena e sorbetto a limone…

– SI potrebbe avere un misto di uva e frutti di bosco?

– Cetto! ora ce la potto.

(dieci minuti dopo)

– Preco…

– Ehm… ma quest’uva…

– Quacche pobblema?

– Beh, sembra più di là che di qua… è marcia!

– Non è marcia, è così…

– Vabbè… io non la prendo.

– Solo lei si sta lamentanto, i nostri clienti la manciano così…

Superlativo, Assoluto

Partimmo in tre, io, Stefano e Simone, direzione Roma. Era il febbraio del 1995, eravamo all’ultimo anno del liceo scientifico, vivevamo di musica e quel concerto dei REM, in tour con l’album Monster, non ce lo saremmo persi per nulla al mondo. Intercity notte o Freccia d’argento, adesso non ricordo, tanto, sempre dodici ore ci volevano per arrivare a Roma. Ci incontrammo alla stazione di Siracusa, era sera, mi aveva accompagnato mio padre. Avevo un borsone con qualche cambio, dei panini che mi aveva preparato mia mamma e una bottiglia d’acqua. Saremmo rimasti a Roma un paio di giorni ospiti di Lele e Sebastiano. Loro erano già studenti universitari, vivevano da soli in una appartamento minuscolo vicino alla facoltà di Sociologia. Il treno era quasi vuoto, procedeva con lentezza esasperante, ma a diciotto anni, il tempo ha un valore completamente differente e accelera e rallenta senza che nemmeno te ne accorgi.

Di tempo ne è passato perchè oggi Michael Stipe ha compiuto sessant’anni. Con la sua musica mi ha accompagnato per trenta. Dei REM ho sempre invidiato la semplicità delle armonie e allo stesso tempo, la forza dirompente e la capacità di comunicare in maniera del tutto personale il mondo che stavamo vivendo. Un po’ college rock, un po’ impegnati, un po’ scazzati ed enigmatici, i REM riuscivano a farmi sentire parte di qualcosa di più grande e poi c’era Stipe, che aveva un modo di esprimersi sui generis, molto distante dai canoni del pop di allora, una voce a tratti sgraziata e proprio per questo irresistibile.

Di tutti i concerti dei REM che ho visto nella mia vita, quello che ricordo meglio e con maggiore emozione è proprio quello del 1995. Quell’avventura tra amici, quelle serate romane e l’eccitazione di assaporare la vita universitaria, la magia della musica dal vivo, il desiderio di suonare, i Grant Lee Buffalo che aprono il concerto, il sentirsi liberi e indipendenti, la determinazione di andare via da Siracusa per vivere emozioni come questa e quella frase, sentita al ritorno, in stazione, una frase urlata da uno sconosciuto all’indirizzo di un altro che diceva: “Levatillu su spacchio r’orecchino co pentente ca sta parennu n’arcigay!”. Così, superlativo, assoluto.