Maturità 2020 – le tracce a Siracusa

– Il tabasco minaccia l’idillio tra sassa e mayonese? Il candidato sviluppi il relativo argomento in forma di «saggio breve» o di «articolo di giornale», utilizzando, in tutto o in parte, e nei modi che ritiene opportuni, i documenti e i dati forniti da Nuccio e dal Panino di Notte.

Il nuovo Ospedale. Il candidato ripercorra le tappe dell’epopea dell’infrastruttura siracusana, individuando le similitudini con la tradizione del poema epico letterario con riferimento alla Chanson de Roland e all’Orlando Furioso che presentano azioni inverosimili, avventure fantastiche e disvalori dell’agire umano.

Peppe Patti: martire o provocatore? Illustra i tuoi giudizi con riferimenti alle tue conoscenze, alle tue letture, alla tua esperienza personale e scrivi un testo in cui tesi e argomenti siano organizzati in un discorso coerente e coeso. 

– “Sento parlare Gennuso alla radio: ed è subito sera”. Il candidato si soffermi sugli aspetti linguistico lessicali della poesia e analizzi la visione del mondo, espressa nel testo ermetico pitacorico.

Cipollina o Carne di Cavallo? Il rapporto Sbizzer, indice economico eccellenze siracusane, mostra la curva di crescita della carne di cavallo surclassare quella della rosticceria tradizionale. Per alcuni analisti, il dato della carne di cavallo, incrociato con il consumo dei condimenti, in particolare ogghiurepipi, funchetti e sassaemayoness,  getterebbe le basi per un new deal enogastronomico. Il candidato esprima il suo pensiero sulla crescita esponenziale del CIN (cavallo interno lordo) alla luce dell’esperienza personale.

Che Soddisfazione

13 agosto 1999, Emanuele Scieri viene assassinato dentro la caserma Gamerra di Pisa, al rientro dalla libera uscita. È il suo primo giorno in quella caserma, è arrivato dal CAR di Firenze da poche ore. Al contrappello serale risulta assente, i suoi compagni di corso che hanno passato la serata con lui in piazza dei Miracoli, fanno presente che Emanuele è rientrato in caserma. Nessuno lo cercherà mai. Sul registro scriveranno: mancato rientro, ma è solo la prima di tante menzogne e superficialità. Giorni dopo, una recluta viene mandata da un superiore a pulire una discarica con una scopa. Una strana coincidenza. Lì, sotto la torre di asciugatura dei paracadute, dove sono accatastati, tavoli, sedie e materiale di risulta, la recluta troverà il cadavere di Emanuele in stato di decomposizione, è il 16 agosto del 1999, sono passati tre giorni, tre giorni tra i più vergognosi della storia delle forze armate di questo Paese. Ci sono voluti ventuno anni per squarciare un muro di omertà e di silenzi e la storia non è ancora finita. Ieri, finalmente, la Procura di Pisa ha chiuso le sue indagini e gli indagati per l’omicidio di Emanuele Scieri salgono a cinque. Ci sono i caporali Panella, Zabarra e Antico, c’è il generale Celentano, quello dello Zibaldone, quello che improvvisamente, a ferragosto del 1999, decide di partire nel cuore della notte da Livorno, dove era di stanza, per fare un’ispezione a sorpresa alla Gamerra. Un’ispezione sui generis, fatta senza mai scendere dall’auto e passando a pochi metri dal cadavere di Emanuele. L’ultimo indagato è il tenente Ramondia che secondo la Procura di Pisa, appena viene scoperto il corpo senza vita di Emanuele, prende il telefono è chiama a Roma il caporale Panella, che nel frattempo era stato mandato in licenza. Cosa si saranno detti? Non lo sappiamo ancora, abbiamo solo i tabulati. Queste sono solo richieste di rinvio a giudizio e per scrivere la parola fine a questa terribile vicenda passeranno ancora degli anni, ma, per la procura di Pisa però una cosa è evidente: non si trattò solamente di un colpo di testa di un singolo o di tre caporali esaltati e violenti, ma ci fu la copertura da parte dei vertici militari.

Le conclusioni della Procura di Pisa sono sbalorditive per due ragioni: la prima perché vengono individuate, per la prima volta, delle responsabilità da parte dei vertici militari, cosa che la Procura militare non fa; la seconda è che lo sapevamo, lo sapevamo da sempre, lo avevamo capito subito, ma prima ci dissero suicidio, malore, depressione, incidente e poi il caso venne archiviato. C’è voluta tutta la forza di volontà, il coraggio e l’amore di Isabella Guarino e di Francesco, la mamma e il fratello di Emanuele e naturalmente di Corrado Scieri, il padre, morto nel 2011; c’è voluta la testardaggine degli amici di “Verità e Giustizia” e la caparbietà, la professionalità e il grande senso delle istituzioni di Sofia Amoddio che nella scorsa legislatura, contro tutto e contro tutti, ha sfidato la Difesa, ha ottenuto quello che per vent’anni era stato negato: l’apertura di una commissione parlamentare d’inchiesta (voto contrario di Lega e Fratelli d’Italia), ha riaperto i fascicoli, li ha studiati, ha riportato a galla le incongruenze, le magagne nelle indagini e le scabrose omissioni. Quel lavoro certosino e meticoloso è stato consegnato alla Procura di Pisa e ha permesso al Procuratore di riaprire le indagini.

Quello che presumibilmente è successo quella notte di agosto 1999 era già ipotizzato nella relazione finale della Commissione Parlamentare, in quelle pagine c’è un affresco vivido e terribile di cosa era e come veniva gestita la Caserma Gamerra in quegli anni. Oggi sappiamo quello che quello che è successo ad Emanuele poteva accadere a chiunque altro perché nel presidio dello Stato, nella caserma di eccellenza di uno dei corpi militari più blasonati dell’esercito italiano onore e disciplina avevano ben altri significati.

Ieri, quando ho appreso la notizia, ho esultato e poi ho mandato un messaggio a Sofia. Non ci sentiamo mai, o comunque molto raramente, lei è tornata a fare l’avvocato e io scrivo per altri, poca politica, molto web. Qualche anno fa quando lei era la Presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri, io ero il suo assistente parlamentare e il capo ufficio stampa della Commissione. Così, ho ripensato alle ore passate a rileggere verbali, a sottolineare, a cercare contraddizioni, riferimenti, omissioni nei brogliacci delle audizioni. Al tempo dedicato per riaccendere i riflettori e riportare il caso all’attenzione dei media nazionali, alle ipotesi, alle intuizioni, alle certezze crollate, alle incazzature e alle delusioni cocenti. A un certo punto, per la solita crisi di Governo, si profilò lo scioglimento anticipato delle Camere, significava buttare il lavoro di due anni e restare con niente in mano. Fu una corsa contro il tempo, una fatica immane, io ho fatto poco, solo il mio, però, a ripensarci oggi… che soddisfazione.  

Le vite degli altri

Boothbay Harbor, nel Maine, è un paesino di duemila anime sulla strada per l’Acadia National Park, nostra destinazione definitiva e luogo dell’anima. Quando siamo arrivati in auto da Boston, abbiamo parcheggiato in una piazzetta e abbiamo fatto un giro a piedi per trovare un posto dove trascorrere la notte. La nostra scelta è caduta sull’Oceanside Inn perchè era luogo incantevole: una casa di legno grigia e bianca, con le tendine ricamate alle finestre e una vista mozzafiato sulla baia. Abbiamo bussato ma non rispondeva nessuno, la porta era spalancata così abbiamo aperto la zanzariera, siamo entrati in soggiorno e su un tavolino con sopra un telefono, c’era un foglio con scritto una cosa tipo: ciao, benvenuti, se non sono in casa, chiama questo numero. Donatella ha digitato il numero e dopo qualche squillo ha risposto la caserma dei vigili del fuoco del paese, lei si è scusata, pensando di aver sbagliato numero, ma invece, la voce dall’altro capo l’ha rassicurata e le ha passato Martin, il capo dei pompieri e padrone di casa, che ha detto che in pochi minuti sarebbe arrivato da noi. Martin era un settantacinquenne in gran forma, pensionato e capo volontario dei vigili del fuoco del paese. Si è subito scusato per l’attesa e ci ha raccontato che non si aspettava turisti perché la stagione era ormai terminata. Ci ha fatto vedere le stanze (erano tutte libere) e noi abbiamo scelto una camera al primo piano, con le finestre che davano sul vecchio pontile. Abbiamo portato su i bagagli e pagato. Alla fine della transazione ho chiesto a Martin la chiave e lui è rimasto di sasso. “Di  cosa?”, mi ha domandato sorpreso. “Della stanza, della porta d’ingresso della casa – ho detto io – sai, pensavamo di uscire a cena e al ritorno non vorremmo disturbare nessuno”. “Nessun disturbo – ha replicato Martin – ma questo è un posto tranquillo e le porte sono sempre aperte. Piuttosto, sapete che io faccio la migliore aragosta di tutta la contea? Se volete ne peschiamo qualcuna e ceniamo insieme in veranda.”. Come avremmo potuto dire di no.

Martin ha preparato la barca e siamo usciti a prendere le aragoste. C’è da dire che da queste parti, ogni famiglia possiede una barca e tre o quattro trappole piazzata nella baia. Martin si è posizionato sopra la prima, ha preso il galleggiante e tirato su la trappola. Dentro c’era un’aragosta enorme e una di medie dimensioni. Le ha estratte e messe all’interno di un secchio di alluminio, poi ha ricaricato la trappola, sistemato il galleggiante e buttato tutto in mare. Siamo ripartiti in direzione della seconda trappola posizionata a una 50 di metri in linea d’aria. Stessa procedura di prima, ma stavolta una delle aragoste dentro la trappola sembrava più piccola. Io ho esultato lo stesso, sia per fargli piacere, sia perché ero davvero emozionato, ma Martin non era molto convinto ha detto: “meglio controllare.”, ha tirato fuori una specie di regolo, ha misurato il crostaceo e l’ha ributtato in mare. “Troppo piccola – mi ha detto – almeno un pollice!”. Quella sera abbiamo mangiato le aragoste cotte al vapore e condite col burro fuso. Martin ci ha raccontato un pezzo della sua vita: che lui è in pensione ma fa il comandante volontario dei Vigili del Fuoco, che sua moglie era morta l’inverno scorso e che lui, anche se a volte arriva distrutto, aveva deciso di continuare a gestire il B&B perché era la passione di Katherine, che le sue figlie sono molto affettuose ma vivono lontano e poi che c’era una cosa che sua moglie avrebbe voluto fare più di tutte ma che non è riuscita a fare: visitare l’Italia. Martin ci raccontava di sé come se fossimo amici da sempre, con una naturalezza e una dignità che abbiamo apprezzato dal primo istante. Noi gli abbiamo parlato dell’Italia, ma senza recriminazioni del tipo non funziona quello, non funziona questo, ma come un posto incantato, pieno di storia e di arte, un Paese di cui Katherine si sarebbe certamente innamorata.

Alla fine della cena abbiamo sparecchiato e lui ha tirato fuori una bottiglia di bourbon e dei bicchieri e ci ha dato la buonanotte: “ragazzi – ha detto – io devo ancora vedere delle scartoffie e domani devo svegliarmi presto per prepararvi la colazione, voi fate come se fosse a casa vostra”. Noi l’abbiamo ringraziato e gli abbiamo augurato la buonanotte, lui ha fatto un paio di passi, poi si è voltato è ha detto: “no, grazie a voi, davvero.” e ha accennato un sorriso. È entrato in casa e abbiamo sentito lo scricchiolio degli scalini di legno che portavano al piano di sopra, poi le luci che si accendevano nella sua stanza e dopo un po’ ha acceso lo stereo. 

Ci sono delle musiche che ti restano dentro a discapito del tempo che passa: tu non le ascolti mai, non trovano spazio nelle tue playlist, non le citeresti nemmeno, eppure, appena senti le prime note, un brivido ti scorre sulle schiena, i nervi si tendono, il cuore accelera e poi è tutto un rincorrersi di immagini, di sensazioni, di ricordi, di speranze. Non so se è stato un caso, se la passava la radio o se Martin avesse scelto proprio quella canzone ma “Save Me” di Aimee Mann è il brano che chiude “Magnolia”, il capolavoro di Paul Thomas Anderson. Nell’ultima scena c’è Jim che va a casa di Claudia e la trova a letto, scossa, depressa, immersa in un’atmosfera opprimente. La sera prima, distrutta dal passato che la tormenta, dalle sue insicurezze e dalla cocaina, aveva detto a Jim che non avrebbe più voluto vederlo, che lei era una persona sbagliata e che non si meritava di essere felice. Quando Jim entra nella stanza da letto la canzone sta già suonando, lui inizia a parlare e poi si siede ai piedi del letto, quello che dice si intuisce solamente, niente di trascendentale però, Jim è un tipo semplice, le dice: sei una bella persona, io non voglio perderti, cose così, ma quello che conta è quello che sta cantando Aimee Mann perché i due discorsi – quello di Jim e il testo della canzone – si intersecano, sono due facce della stessa medaglie, due punti di vista che si completano. Poi c’è un riff di chitarra, una cosa semplicissima, poche note elementari ma di svolta e il pezzo si apre, entra la luce, i cuori si spalancano e in quel momento Claudia, che in tutta la scena ha avuto sempre un’espressione affranta, sorride, solo un accenno, ma quel sorriso, ma quante cose dice! Nero, titoli di coda.

 

Progetti per il futuro

– Senti a me: ti devi fare i cosso della ricostruzione delle unchie. L’ha fatto Rosinella e mischina, sta riprentento a travagghiari, ci trasunu 4 soddi.

– Mamma, non mi piace farici l’unchie alle pessone, allora fazzu a parrucchiera ni Robbetta. 

– Sì, ca stana pighiannu a tia. Chidda Robbetta sa luvatu macari a racazza ca ci faceva i sciampi…

– Mii, ma che devo fare allora?

– Senti alla mamma, fatti i cosso pelle unchie e accuminci piano piano no palazzo.

– Ma come no palazzo! Senza necozio?

– Pii, signuri! Giovanni, ci vo riri macari tu? 

– Ma gioia mia a papà, prima ri pinsare o necozio, insigniti bonu u misteri… e poi viremu.

– Però a me fare le unchie non mi piace propria. Come ve lo devo dire?

– Ma insomma ma allora si po sapiri chi bo fari?

– Non lo so… fosse… l’istruttrice di yoca.

È di nuovo Italiamania

A nemmeno 24 ore dalla sentenza del CGA che conferma la vittoria di Francesco Italia, tornano in commercio le action figure del Sindaco di Siracusa.  Sei modelli riprodotti in ogni minimo dettaglio e dedicati a tutti i fan, dai più grandi ai più piccini.

Italia Green, con bicicletta e abito biodegradabile;

Italia Pizzuto, etereo e imbronciato;

Italia Emergenza Covid, con tuta protettiva e mascherina chirurgica;

Italia Young Pope, fasciato in una veste di seta bianca, damasco rosso ed ermellino;

Italia Cicisbeo, impreziosito da una miriade di accessori pregiati;

Italia Teddy Boy con giubbetto di pelle e sneakers ai piedi.

9000

Il fatto è che molti dicono: “no, io scrivo solo per me, per il gusto di scrivere…”, certo, anche io scrivo per il gusto di scrivere, ma mi piace pure che gli altri mi leggano e più siete, più sono sbalordito e soddisfatto. Grazie, davvero, i 9000 like sulla pagina di Archimete Pitacorico e le 100.000 visualizzazioni sul sito sono due traguardi inaspettati e gratificanti. Tutto ciò, manco a dirlo, non può che essere legato al senso di smarrimento e alla profonda crisi della società contemporanea, ma tant’è… quindi, come da tradizione, per ringraziarvi dell’affetto e della perseveranza che dimostrate, invierò a ciascuno di voi il kit pitacorico “Speciale Fase 2” che contiene:

– Mascherina mono elastico da agganciare esclusivamente all’orecchio;

– Dispenser ogghiurepipi disinfettante da parete;

 – Verga di mogano per garantire distanziamento sociale;

– Corredo fuochi artificio illegali;

 – Voucher cena romantica da incrasciato;

– Kit falsificazione pass Ztl Ortigia;

– Brick latte di mandorla scaduto;

– Frammento commemorativo Ponte Calafatari;

– Olio su Tela tipo “Giudizio Universale” con Dio proteso a sfiorare con un dito la mano di Vinciullo;

– Magnete frigo Parcheggio Talete;

– Funchetto porta fortuna.

Vergognomi assai ma necessito soldi droga.

 

La Fuga

Quadro di Caravaggio tenta la fuga, bloccato. Dopo ore di spasmodiche ricerche “Il seppellimento di Santa Lucia” è stato fermato all’aeroporto Fontanarossa di Catania, in tasca, un biglietto di sola andata per L’Ermitage. Ai microfoni dei cronisti accorsi ha dichiarato: “Sono tutti dei cialtroni, lasciatemi andare all’estero, vi scongiuro!“. Il dipinto – in questi giorni al centro di polemiche per il trasferimento al MART di Rovereto – è stato ricondotto in città contro la sua volontà ed esposto, come di regola, totalmente a muzzo.