Eureka!

Dopo le due Norwegian Cruise arrivano in porto la Costa Cafona e Costa Pacchiana! Il Comune prende la palla al balzo e promuove una joint venture con il colosso dei mari, per il varo della Costa Gigia, la prima nave da crociera che fungerà anche da discarica, risolvendo parzialmente l’annoso problema dei rifiuti in città.

Esausto

Il progetto Urban Waste sulla corretta gestione dell’olio esausto trova una importante sponda istituzionale nel Consorzio Pescatori di frodo Piazza delle Poste che si farà carico del corretto smaltimento degli olii e offrirà a tutti i cittadini che smaltiranno in maniera corretta una fritturina di paranza e la t-shirt con il claim “Waste oil & Masculino”.

La Scelta

– Scusi, è solo questa la pizza o sta uscendo altro?
– Ora nesci na tegghia i Maggarita e a Spoglia prosciutto e fommaggio.
– Allora aspetto la margherita…
– Maggarita è tutta prenotata, anche la Spoglia. Si puó prentere quello che è rimasto…
– Non c’è molto… queste chiuse come sono?
– Una ca spinacia, l’attra è prenotata…

Scogli

Li osservo da sempre. In passato li ho trattati con una certa sufficienza e li ho anche presi per il culo, ero giovane, ero sciocco e andare a mare per me era il sale sulla pelle, i tuffi, le ragazze in costume, il profumo delle loro creme solari e il vespone parcheggiato a vista. A quel tempo bastava un telo, il ghiaccio dentro la bottiglia d’acqua lasciata tutta la notte nel freezer e qualche sigaretta. Si stava lì, sdraiati su uno scoglio del Plemmirio, all’Asparano o alla Pillirina, per ore e ore, un lasso di tempo interminabile. Non c’era pranzo, non c’erano altri impegni, niente social né smartphone, c’era solo il mare e il sole. L’abilità era scegliere i tratti di costa più impervi e accaparrarsi gli scogli isolati dove poter stare tranquilli e beati. La regola era: il primo che arriva si prende lo scoglio migliore. Niente  assembramenti, niente rotture di palle. Quando avevi caldo ti tuffavi, quando avevi le dita raggrinzite uscivi dall’acqua e ti stendevi al sole.

Loro invece arrivavano sullo scoglio super equipaggiati, certe volte li trovavi già lì. Montavano ombrelloni in serie che incastravano magistralmente tra i fori naturali della scogliera, sapevano esattamente cosa fare e come fare per realizzare una specie di campo base, tipo spedizione sull’Himalaya, raccoglievano massi e pietre con le quali costruivano roccaforti, muretti a secco per contrastare la furia degli elementi, sistemi di cime e carrucole per calare in mare i generi alimentari da tenere al fresco, reti per catturare il pesce che essiccavano e salavano con l’ausilio di micro saline costruite sul momento con un foglio di stagnola, mini allevamenti di molluschi dove scaricare patelle, arselle e qualche fasolare. Io li guardavo sbigottito e mi chiedevo: “ma a che serve tutto questo?”.

Oggi, a 43 anni, ho la risposta. Inutile girarci intorno, non so piantare un ombrellone sugli scogli. In questi giorni c’ho provato, ma niente, non riesco, l’ho fatto in tutte le condizioni: da solo, di mattina presto o più tardi con gli occhi addosso di tutti gli altri padri di famiglia che ridevano di me. Ho provato e riprovato, utilizzato due ombrelloni diversi e persino una specie di mezza tenda igloo che vende Decathlon e che ha comprato mio suocero dicendomi: “questa è a prova di idiota.”. Niente da fare. Io mi impegno, ce la metto tutta, ma volano sempre via o si accasciano sullo scoglio come querce abbattute dal maltempo. A nulla servono i giganteschi “mazzacani” che trasporto sulla schiena come uno schiavo addetto alla costruzione della grande piramide di Giza e con i quali provo a sorreggere la base. E più mi impegno e più sudo e più Donatella mi dice: “tranquillo”, più io mi innervosisco e mi danno per aver sprecato la mia vita in questo modo e per non essere in grado nemmeno di montare un ombrellone. Mi guardo in giro e provo ammirazione e invidia per tutti quei padri organizzati, che in due semplici mosse tirano su dei fortini impenetrabili al sole e al vento. Lo fanno con naturalezza, arrivano su una scogliera frastagliata che nemmeno conoscono e in una frazione di secondo hanno già individuato il punto migliore dove piazzare l’ombrellone. Scaricano tappetini, piscinette e giochi assortiti e sono sempre in perfetto controllo della situazione. Io arrivo a mare già trafelato e pieno di dubbi, non so individuare il posto giusto e non so piazzare l’ombrellone. Mia figlia mi guarda con i suoi occhioni dolci e compassionevoli come a dire: non ti preoccupare papà, non fa niente. Ma io non voglio deluderla, voglio che non le manchi niente, allora mi piazzo accanto a lei, assumo posizioni al limite del contorsionismo, mi accartoccio per reggere e orientare quel maledetto ombrellone oppure mi accovaccio su spuntoni che mi perforeranno una natica, ma non mi importa, l’unica cosa che mi voglio è che anche lei possa sguazzare nella sua piscinetta, sotto l’ombrellone, come tutti gli altri bambini. Poi, quando la situazione si è normalizzata e io non sento più dolore ai quadricipiti femorali o ai muscoli lombari contratti per la posizione innaturale, con una mano, riesco a raggiungere lo zaino e tirare fuori il telefono, lo oriento per rendere lo schermo visibile, schiaccio il tasto della ricerca vocale e scandisco: “offerte vacanze montagna estate 2021”.

Foto di Sebastiano Nuzzo Confalonieri

Asili, parte anche la refezione

Asili nido, tutto pronto per l’apertura. Stipulato con Assopanini e Confcavallo un protocollo per l’espletazione del servizio di refezione scolastica con un menù ad hoc. Per i nutrizionisti del Comune, l’apporto energetico fornito dal Menù Kids – un pasto completo che comprende: Panino Maremonti con cavallo, camperetti, funchetti, ogghiorepipi e sassaemayoness, una vaschetta patatine fritte, una lattina di Coca Cola e un frutto – sarebbe perfettamente bilanciato e indicato per lo sviluppo di una sana siracusanità nei più piccini. Pronto all’intesa il Comitato mamme che chiede di modificare il menù con l’inserimento di un Cosciotto o di una Vaddostana due volte alla settimana.

Ciclabili

Il problema non è tanto la pista ciclabile ed i suoi bassi standard di sicurezza, non è nemmeno il fatto che venga delimitata solamente da una striscia gialla sull’asfalto e che questa, come esperienza ci insegna, si cancellerà tra 72/96 ore come tutto il resto della segnaletica orizzontale – strisce pedonali incluse – di questa sconsolatissima città. No, il problema è che nessuno controllerà sulla corretta fruizione della pista ciclabile perché, in realtà, a nessuno interessa niente. È inutile che ci prendiamo in giro: auto parcheggiate, motorini, malacarni, il suv della signora bene, un caffè al volo, la fila alla Posta, aspetto il bimbo che esce da judo e tutto il corollario di comportamenti che nel resto del mondo vengono sanzionati e che qui sono ampiamente tollerati e diventati normalità. Proprio per questo motivo la pista sarà bistrattata, umiliata e la sua funzione annientata nel giro di pochissimo tempo. Per me è molto triste doverlo ammettere ma oggi, nel 2020, a Siracusa, non ci sono le condizioni per rendere veramente funzionante questo servizio. C’erano dei soldi, dei finanziamenti, bisognava fare qualcosa per non perdere quei finanziamenti. La politica sembra ormai limitarsi a questo: non si scorgono progetti urbanistici seri o una visione d’insieme, solo interventi spot, sempre scollegati tra loro come le toppe d’asfalto stese per coprire l’incuria e il trascorrere del tempo. E anche se questa riflessione sta venendo fuori più sferzante di quello che pensavo, anche se non tiene conto delle cose buone che questa Amministrazione ha fatto –  comunicate malissimo alla cittadinanza – anche se verrà strumentalizzata da chi per questa città non ha mai fatto nulla, credo che sia necessaria, almeno, lo è per me. Del resto, in 8 anni, nonostante dichiarazioni d’intenti, rivoluzioni, cambi di viabilità, non si è riusciti a debellare il parcheggio selvaggio in Corso Matteotti e Piazza Archimede, che sono trecento metri lineari di strada nel centro storico della città, figuratevi cosa si potrà fare sui 23 km di pista ciclabile stesa tra Santa Panagia e via Catania; tra via Italia e via Foti. 

Chissà, mi auguro di essere smentito e che i cittadini apprezzino lo sforzo claudicante dell’Amministrazione e per una volta prendano a cuore le sorti della loro città e si rendano conto che pubblico non significa “è mio” ma “è di tutti”. Sogno interventi celeri dei Vigili Urbani, pronti a mollare Bubble Shooter sullo smartphone per una contravvenzione o una reprimenda e spero in direttive semplici e tolleranza zero almeno per i primi 6 mesi, ma ho paura che questi miei desideri verrano delusi e come sempre, il caos regnerà sovrano.

L’editto

Musumeci non si ferma più: entro 24 ore fuori dalla Sicilia tutti quelli che si chiamano Iaia, Cugno e Licitra;

– tutti quelli che dicono arancina;

– tutti quelli che raddoppiano avverbi e sostantivi: ora ora, strade strade, casa casa, sulu sulu;

– tutti quelli che dicono “Montalbano Sono” e “Di pirsona pirsonalmente”.

– tutti quelli che guidano col braccio fuori dal finestrino;

– tutti quelli che nella guantiera mista di dolci mignon fanno mettere anche i diplomatici.

 

Pitarri

Erano almeno dieci anni che non si vedevano in giro per Ortigia orde di turisti così pitarri! Sono una moltitudine, mangiano panini che imbottiscono per strada con i salumi del discount, bevono birra Messina cristalli di sale o Finkbräu, lavano mutande e magliette a Calarossa e buttano enormi sacchi di spazzatura nei pochi cestini solitari. Ma quale crisi del turismo, semmai la crisi è degli alberghi a 4 e 5 stelle, questi sono azziccati nelle peggio case vacanze, nei bassi e nei tuguri, usano contanti, prediligono il nero, prenotano per due e poi si infilano in casa in cinque. Molti scappano la sera prima, per non pagare l’alloggio.

Cocchitel Bar

– Ciao, siamo in tre, possiamo accomodarci per un drink veloce?

– Siete quelli de cinema?

– Sì, del Festival…

– Preco arriviamo subito per la comanta.

– Grazie mille.

– Allora… Benvenuti da XXX laungi e cocchitel bar. Vi lascio i menu dei drinchi

– Guarda io ho le idee chiare, prenderei un gin tonic… che gin mi proponi

– … 

– Dico, che gin hai?

– Gin?

– Sì, Bombay, Tanqueray, Hendrick’s?

– Ora controllo… Intanto per voi?

– Per me un Manatthan

– … è finito

– Come finito!

– Non ce l’hanno pottato…

– Allora un Long island?

– Ci posso consigliare un Spritz?

– Lascia stare, prendo una vodka lemon, si puó avere?

– Cetto! Ci vuoi macare a Redbull?

– No, no per carità.

– E lei?

– (Con accento straniero) Screwdriver per favori.

– … patatine?

– No, vuole uno Screwdriver… praticamente vodka e…

– No, un attimo racazzi, ca semu laungi e cocchitel bar, facemu i cocchitel va… i cocchitel normali, semi specializzati… ma sti cosi non li facciamo pecchè i nostri clienti bevono attro.