The great grizzly bear swindle

Sebbene alle presidenziali abbiano votato in massa per Trump per esorcizzare non si sa bene quali paure, da quelle parti sono tutti piuttosto socievoli con i turisti. Emigrant nel Montana è un incrocio tra la Highway 89 e Murphy lane, ha una popolazione di 372 abitanti; un saloon; una bakery che la sera fa anche il barbecue; un general store; la pompa di benzina che vende il gallone a 2.3 dollari (praticamente 0.60 euro al litro); l’immancabile Us Post Office, vero baluardo dello Stato federale; una chiesa episcopale e uno sportello bancario. Gli abitanti vivono di agricoltura e di allevamento e in estate, con l’incremento di turisti diretti a Yellowstone, si sono attrezzati con strutture ricettive ricercate e ospitali. Come sia possibile che gli abitanti di questa contea immersa nella natura incontaminata abbiano votato l’unico Presidente a cui di natura, di emissioni inquinanti, di incendi e di riscaldamento globale non interessi nulla, è un mistero. Ho provato a chiederlo a Carol che insieme a Pete, suo marito da 41 anni ed ex allenatore di Wrestling, gestisce il delizioso B&B sul fiume  dove ho passato la notte. Carol mi ha detto tre cose: la prima è che ha votato Trump perché nonostante viva in uno Stato dove si può acquistare una pistola al supermercato, temeva una preoccupante deriva dei costumi come avvenuto a Seattle, dove, con la legalizzazione delle marijuana, stanno morendo tanti bambini. La seconda, di andare a cenare al Follow Yer’ Nose BBQ, ma di stare attento a non parcheggiare davanti alla chiesa nello stallo riservato a Padre Sheldon perché è un tipo fumantino. La terza, di chiedere in giro e di organizzarsi per andare a vedere gli orsi.

Avrei voluto approfondire il rapporto marjiuana – mortalità infantile, ma non possedendo gli strumenti linguistici per affrontare una discussione del genere, ho preferito soprassedere e dirigermi di corsa a cena anche perché a Emigrant nel Montana alle 19:00 chiude tutto.

Il Follow yer’ Nose una cosa sa fare, il barbecue, e lo capisci – come suggerisce il nome – qualche miglio prima di raggiungerlo, dall’odore dell’incredibile nube di fumo che immette nell’atmosfera. Puoi scegliere tra tre portate di maiale (pulled pork; brisket e ribs), una di pollo e un paio di manzo alle quali puoi abbinare quattro salse BBQ fatte in casa e un contorno che otto volte su dieci è di patate, di mais se hai un’indole da conservatore, di insalata verde per tenere a bada la coscienza, se prima di partire eri uno di quelli che diceva, ma sai, sostanzialmente sono ormai un vegetariano. Il tutto innaffiato da quaranta tipi di birra tra cui scegliere. Abbiamo ordinato e ci siamo gustati la cena in veranda sorseggiando una buona Ipa locale, ma non sono riuscito a rilassarmi del tutto. Ogni volta che qualcuno alle mie spalle alzava la voce, pensavo subito, minchia, Padre Sheldon!

Poi tutto è avvenuto in maniera repentina, un momento prima avevo un bicchiere di birra in mano e guardavo Donatella parlare con altre persone al di la dello steccato, il momento dopo ero sul sedile posteriore dell’auto di Stan e Glenda – una coppia di sessantenni della Lousiana – in una carovana di macchine capeggiata da una pseudo guida locale, direzione orsi. Ho cercato di prendere la mia macchina, anche perché temevo che da un momento all’altro potesse tornare Padre Sheldon, trovare il suo posto occupato e piantare un casino, ma la pseudo guida mi ha tranquillizzato dicendomi che Sheldon era già tornato a casa indicandomi un pickup nero della Ford parcheggiato poco più avanti.

Abbiamo seguito una strada sterrata che si arrampicava su una montagna, scambiandoci formalità e complimenti sui rispettivi luoghi di origine mentre, con le stalattiti al naso, cercavamo in tutti i modi di tappare con uno zaino la bocchetta posteriore dell’aria condizionata che buttava fuori aria gelida e inospitale mentre Glenda, davanti, si soffiava con un ventaglio. Raggiunto il luogo prescelto è stato un sollievo uscire dall’auto e riacclimatarsi con i sedici gradi della temperatura esterna. L’atmosfera intorno era carica di elettricità, tutti volevano vedere l’orso tutti erano lì per questo. Le persone hanno cominciato a caricarsi a vicenda, a convincersi, a condizionarsi, un po’ come accade da noi per i miracoli (Padre Pio vs Grizzly Bear).

Funziona così: si raggiunge un punto di osservazione; un tizio con la t-shirt “God forgive us” grida, look, behind the second tree on the right. Il punto da individuare si trova sul lato di una montagna a settecento metri in linea d’aria e l’indicazione è talmente generica da risultare inutile, dato che sul quel crinale ci sono almeno duemila second tree on the right. Tutti puntano il proprio binocolo in quella direzione, il tizio con la t-shirt mistica dice che adesso l’orso si sta spostando dietro una roccia ma che si vedono chiaramente orecchie e muso. Una dopo l’altra le persone cominciano ad esclamare cose tipo: wow, so cute, amazing, incredibile, the dream of my life, in un crescendo wagneriano di impeti ed emozioni. Anche Donatella riesce a scorgerlo, io mi impegno, scruto la montagna palmo a palmo ma niente. Sono l’unico a non vedere niente. Alla fine individuo la roccia, la mia visione è sfocata dalla distanza, ma sono quasi certo che dietro di essa non ci sia nessun orso. Dopo qualche minuto un uomo dal cassone del suo pickup esclama, the elk, on the top of the hill! Tutti ci giriamo a guardare. La collina è senza alberi – penso eccitato tra me e me – questo cervo non me lo faccio scappare. Punto il binocolo, percorro con lo sguardo il crinale avanti e indietro, una, due, tre volte. Intorno a me le stesse manifestazioni di gioia e stupore di prima e io niente. Sono frustrato, il morale è a terra. Poi quello del pickup dice, now is behind the rock. Capisco che ci stanno prendendo per il culo, riconsegno il binocolo e mi godo il tramonto facendomi beffe degli altri.

Tornati al B&B, Carol ci aspetta con una busta di marshmallow, ha accesso il fuoco in riva al fiume, ci invita a goderci la serata e ci lascia soli. Infilziamo un marshmallow ciascuno in due enormi spiedi e lo abbrustoliamo sul fuoco. Non siamo pratici per cui non sappiamo se la cottura del dolce sia corretta, quello che è certo è che i nostri si sono trasformati in due palle infuocate e zuccheratissime. Li assaggiamo e subito ci mettono in imbarazzo perché non sappiamo dove e come disfarcene (a Emigrant faranno la differenziata?). Il fiume scorre placido, la temperatura a valle è accettabile, la luna si riflette sull’acqua prima di nascondersi dietro una nuvola. Donatella cerca di convincermi che l’orso c’era veramente e che lei l’ha visto nitidamente. Io non voglio sentire ragioni, le dico che si è fatta abbindolare anche lei e che è stata protagonista di una gigantesca suggestione collettiva e che secondo me, in questa zona, manco orsi ci sono. Lei ribatte che se sono l’unico a non aver visto nemmeno un animale e che deve essere molto frustrante. Improvvisamente sentiamo dei rumori provenienti dai cespugli alla nostra destra, ci allarmiamo, poi un verso selvaggio e minaccioso, io non ho dubbi: porca troia un orso, scappiamo presto, torniamo dentro.

 

Un agosto pitacorico – tutto quello che vi siete persi o che avete volutamente ignorato

I Tialochi Pitacorici

– Ciao!!! Ma sei proprio tu?

– Ciao, sìììì, ma come stai? Saranno passati 15 anni!!!

– Ahahaha, gli strepitosi tempi dell’Istituto Gramsci a Bologna.

– Hai proprio ragione, che bel periodo che è stato quello. Ma dimmi, dove sei, che fai di bello?

– Io adesso vivo a Pizzighettone, una noia mortale… e tu?

– Ma niente, sono tornato a Siracusa da qualche anno e…

– A Siracusa??? Ma è meravigliosa!!! Ho visto dei servizi in tv, sembra un luogo magico immerso nella cultura.

– Ma sai, a dire il vero…

– Dobbiamo assolutamente vederci, avevo da tempo in mente di venire giù in Sicilia e a questo punto…

– No guarda, facciamo che vengo io a Pizzighettone… fidati.


– Buongiorno.

– Buongionno, tesitera?

– Non saprei… forse del tonno… oppure lo sgombro? lei che mi consiglia?

– Tipente, iu mi piagghissi sto campero o i camperoni! Frischi frischi, na bumma, troppu boni.

– Mi ha convinto subito, va bene, prendo i gamberoni. Ma… come li posso marinare?

– Stu camperetto?

– Come gamberetto… ho preso i gamberoni!

– Cetto, i camperoni… a quali marinari, chiesti si pò manciari macari cruti.


Intellighenzia vs Pop

E se anche Bernabò Brea avesse amato Mamma mia? Nella sua rinomata collezione di sinfonie mahleriane dirette da Bernstein, scovati due cd di successi degli ABBA!!! Malori tra alcuni esponenti di Ortigia Sostenibile…


Wine lovers

Occasionissima!!!

Dalla signora “Preco” a Fontane Bianche, pregiatissime bottiglie di Corvo Glicine del 2009 a 10 euro…


Cultura Enogastronomica

Egregio ristoratore,

ho trovato commovente il tuo tentativo di giustificare il giovane pappapane deceduto tra la rucola della pizza “crutaiola” che abbiamo avuto l’ardire di ordinare…


Polemiche pre elettorali

Seguendo il percorso per non vedenti al contrario, si finisce a un party esclusivo con Dolce & Gabbana, Arisa e Litterio!!!


Turismo 2.0

Annunci turistici online: le tipologie aretusee…

– Bed & Breakfast

– Bread & Breakfast

– Break & Breadfast

– Bed & Bedfast

– Bell & Belfast


Nuovi scenari di investimento e importanti partnership commerciali e culturali per Siracusa.

Lo Sceicco Saleh Salem Bahwini dona al Sindaco Garozzo il progetto del nuovo solarium di Calarossa in calcestruzzo e oro!

Il Sindaco si è sdebitato offrendo al principe arabo due vasetti di caponata d’amare e l’usufrutto per 2 anni dei consiglieri Rabbito e Malignaggi!


Archimete’s tales

miti e leggende del Ferragosto.

Ma quali aria contizionata!!! A Fanusa a sira c’è accussì friscu ca rummemu co linzolu…


2750 anni e non volerli sentire

Si amplia l’offerta culturale in città: anche la gara di rutti a Bosco Minniti inserita nel cartellone dei 2750 anni della fondazione di Siracusa…


Terziario avanzato

Il nuovo servizio di Customer Satisfaction

– Pronto?

– Comune di Siracusa, attenta in linea…

– Parlo con il servizio Customer satisfaction?

– Non la capisco, chi boli riri?

– Ehm… dicevo, se posso chiedere informazioni a lei per questo nuovo servizio di Customer satisfaction?

– Ma noi… ci passo i vigili urbani?

– No signora, chiamavo solo per capire come funzionava il servizio. C’è un form da compilare online? Una newsletter a cui iscriversi? Ci si può logare con un ID?

– Fosse l’uttima cosa ca sta ricennu! Aspittassi… Mariuccia, parracci tu cu stu signuri ca addumanna na cosa strana…


Concorso Polizia Municipale.

Si sblocca l’iter per le assunzioni. In via Molo, parcheggiate in doppia fila le auto dei 6000 aspiranti vigili urbani…

 

Il tizio dello scoglio

Se dovesse capitarvi di trovarvelo accanto, sappiate che non c’è niente che voi possiate fare. Dovrete conviverci, lui sta fermo lì e non ha nessuna intenzione di spostarsi. Provare ad intavolare una discussione con lui, provare a farlo ragionare è del tutto inutile.

Ho sempre amato andare a mare la mattina presto. La scogliera in quella zona di Fontane Bianche è frastagliata, ma ho steso il telo in una porzione di scoglio abbastanza piatta. Il mare, nonostante sia agosto inoltrato, è cristallino e un brezza di grecale lo increspa appena. Faccio un bagno rigeneratore: 12 bracciate di numero, un tentativo subito abortito di delfino e torno a stendermi sul telo. In mano Breve storia di quasi tutto di Bill Bryson nella traduzione di Mario Fillioley e mentre sono immerso nella lettura e intento a scoprire i misteri dell’evoluzione dell’uomo, ecco che lui compare. All’inizio percepisco solamente la sensazione di una presenza inopportuna. Non posso nemmeno immaginare che con tutta la scogliera libera qualcuno possa prendere in considerazione l’idea di accomodarsi a tre centimetri da me.

Con il libro ancora in mano, mezzo accecato da un sole che comincia a prende quota, penso possa trattarsi di qualche amico che non riconosco, magari un vecchio compagno di scuola, ma sebbene la controluce non mi permetta di avere una visione nitida, mi rendo conto che si tratta di qualcuno sopra i 60 e che nessuno dei miei ex compagni, per quanto la vita possa essere stata impietosa e sfrontata, abbia potuto assumere tali fattezze.

Mi metto seduto, controllo con un gesto automatico la borsa con il telefono al mio fianco e lo guardò per cercare di capire se ha bisogno di qualcosa. Lui è impassibile, nemmeno mi guarda, come se io non esistessi, come se fosse la cosa più naturale del mondo sedersi appiccicato ad un perfetto sconosciuto.

Chiedo gentilmente per quale motivo, con tutto lo spazio a disposizione, abbia sentito il bisogno di condividere con me quel metro quadro di scoglio. Risponde serafico che lui non disturba affatto, che la scogliera non è mia e che, soprattutto, io avrei occupato il posto migliore e questo non sarebbe giusto. Faccio notare che sono solamente arrivato prima di lui. Prima di me – mi urla contro – questa è bella! Ma lei lo sa che io vengo qui da 34 anni, lo sa? Tutto si fa più chiaro, capisco che si tratta di un fanatico. Il tizio dello scoglio è un uomo lombardo di età compresa tra i 65 ed i 70 anni. Negli anni ’80, penso, deve essere capitato da queste parti ed essersene innamorato, probabilmente ha anche acquistato una villetta in zona. Con gli anni, deve avere esasperato i concetti di proprietà ed usucapione.

Aspetti – sfoglio il mio libro come fosse un taccuino – dai miei appunti risulta che lei è qui solo da 31 anni… come la mettiamo? Sta forse cercando di fregarmi? Mi da del maleducato e mi dice stizzito che qui non mi conosce nessuno e che quindi non posso parlare in questi termini. Faccio presente che dato che siamo soli, nessuno conosce nemmeno lui, ma non riesco a strappargli nemmeno un sorriso. Capisco che questo genere di discussione potrebbe continuare all’infinito senza portare da nessuna parte, per il tizio dello scoglio sono un nemico, un occupante straniero che va ricacciato da dove è venuto. Non esistono regole di educazione condivisa, non esistono parametri ed indici di pressione antropica, è come trovarsi davanti un uomo di un’altra epoca.

Mi stendo infastidito e deciso a non mollare lo scoglio. Di continuare a leggere non se ne parla neanche, non ho più un briciolo di concentrazione, così provo a utilizzare la tecnica del diversivo dei tempi del liceo. La tecnica del diversivo, finemente affinata nel corso degli anni da Stefano – che adesso insegna all’università, scrive saggi sul pensiero di Adorno (Theodor) e tiene conferenze in giro per il mondo (non sulla tecnica del diversivo) – consiste nel destabilizzare l’avversario con gesti, posture, atteggiamenti del tutto fuori contesto. A scuola veniva utilizzata per lo più durante le partite di pallavolo nell’ora di educazione fisica. La mia squadra era sempre composta dai peggiori: protonerd, grunger, metallari e da quelli senza tuta. Stanchi di perdere ogni partita decidemmo di attuare questa tecnica. Nei momenti critici del match, mentre si aspettava in ricezione che la squadra avversaria servisse, qualcuno di noi gridava: diversivo… Era il segnale: grida, balli scomposti, quello che pogava, il passo del robot, l’air guitar sulle note urlate di Seek & Destroy, la camminata da gallo di Mick Jagger, quello che, tutto tremante, fingeva di accendere una vecchia Fiat 500 ingolfata. La nostra metà di campo si trasformava in un caos infernale e più spesso di quanto si possa immaginare, i nostri avversari, presi alla sprovvista, sbagliavano la battuta. La mia squadra, va detto, continuava comunque a perdere tutte le partite.

Forte di questo know-how, provo a destabilizzare il tizio dello scoglio. A intervalli regolari faccio sonore pernacchie, lo chiamo mamma e gli chiedo se ha preparato la parmigiana di melanzane, fingo di parlare al telefono con un frate che mi rileva scottanti retroscena sulla vita di Padre Pio. Niente da fare, è un osso duro. Ogni volta che alzo lo sguardo me lo ritrovo lì, impassibile, immobile.

La caletta comincia a riempirsi di altri bagnanti, arriva anche un vecchio paziente di mio padre, ci salutiamo con un cenno della mano, sparuti gruppi di persone con andatura incerta da infradito, posizionano teli e piccole sedie portatili dove possono. Il tizio dello scoglio li segue con lo sguardo, lo sento bisbigliare cose tipo: “no lì no”, oppure, “perfetto, c’è pure uno con la fiocina” e ancora “questa si fumerà almeno dieci sigarette”. Gli suggerisco di provare ad accomodarsi vicino a qualcuno di questi, così, per cambiare prospettiva. Lui non si scompone e sentenzia: senta, ha finito di fare il cretino? Non capisce che qui c’è in ballo qualcosa di più di una giornata a mare? Non ho il tempo di replicare, lui si alza e va via. Resto spiazzato. Decido di fare un bagno. Nei pressi dello scoglio dei tuffi c’è il vecchio paziente di mio padre che gioca con suo nipote. Mi avvicino e gli chiedo: Signor Spinoccia, ma lei da quanti anni viene qui? Dal 1984, mi fa lui, tutti gli anni. Quindi lei è praticamente la memoria storica di questo posto, affermo. Eh eh eh, mi sorride lui, u chiù vecchio, sicuru. E quel tizio lo conosceva? Chi, mi fa lui, il tuo amico? Non era un mio amico, gli rispondo. Ma se eravate seduti appiccicati, si stupisce. Lasci perdere, lo conosceva? No, mi fai lui, mai visto.

 

Un luglio pitacorico – tutto quello che vi siete persi o che avete volutamente ignorato

Premio Tiche

  • Dopo ogni viaggio,

    seppur breve,

    tornare a Siracusa è una mortificazione dell’anima.

    Mi arrendo,

    avete vinto,

    non chiamerò più nemmeno voi…

    vigili urbani.

Estate d’amare

  • Dopo i mondiali di canoa polo l’amministrazione punta in alto è sottrae a Mumbai i prestigiosissimi Mondiali di parcheggio in doppia fila. A differenza della canoa polo, considerato uno sport minore, il parcheggio in doppia fila ha a Siracusa una tradizione millenaria che potrà garantire all’evento una visibilità internazionale senza precedenti. La città è già in fibrillazione per quello che sembra essere l’evento sportivo dell’anno. 24 le squadre provenienti dai posti più incivili del pianeta si sfideranno per l’ambito trofeo, giudicati da una giuria composta da posteggiatori abusivi di fama internazionale e vigili urbani annoiati. A corollario del programma di gara anche un ricco elenco di eventi collaterali e il convegno “Tripla fila, una normativa europea per la libertà e l’autodeterminazione degli automobilisti”.

  • Steve McCurry, Motors…

  • Parco Archeologico, non solo parcheggiatori abusivi ma anche servizi 10 e lode!

     – Goodmornig, i would like to buy 2 tickets for Parco Archeologico Neapolis please

     – Puoncionno, occi chiuso! Essere tomenica…riposo. Provare tomani.

    – Uhm, whatever, then i would like to buy 2 tickets for Castello Eurialo please.

    – Castello Eurialo solo su prenotazione dieci cionni prima. Ha la prenotazione?

   – Sorry… i don’t understand.

   – (come ciù spieco?) e va bè, Chiuso Castello Eurialo chiuso.

  – Ginnasio Romano?

  – Cinnasio Chiuso

  – Museo Paolo Orsi?

  – Sempre tomenica è… tomenica tutto chiuso

  – Holy shit! it’s impossible!!!

  – Pe favore può spricassi a tecitere che devo chiutere prima che c’ho l’assemplea sintacale. Sintissi a mia, nun si cunfunnissi, ce lo dico scantento: scegliere attro gionno, io dovere chiudere, andare, sintacato.

  – Ok, Museo Paolo Orsi, 2 tickets for tomorrow. Monday… lunedì, thanks.

  – Lunedì? no, lunedì Paolo Ossi è macari chiuso…

  – Damn, fucking place full of shit!

  – Scusassi, mi pemmetto, ma visto che non ha niente ta fare, ci consiglio la pizzeria di mio cognato, La Primula Rossa si chiama, aspettassi, ci to il pigliettino. Ci vata a nome mio e si faccia preparare i vota vota col prezzemolo e la pizza con la canne di cavallo, appena l’assaggia non se ne va più di qua…

  • Barcellona, in fiamme il palco del festival di musica elettronica Tomorrowland. Evacuate oltre 20mila persone. Sospetti su alcuni esponenti del comitato Ortigia Sostenibile in missione nella capitale catalana!!!

Fight for Right

  • I Nas potranno anche chiudere i nostri ristoranti per carenze igieniche e mancanza di autorizzazioni, ma non riusciranno mai ad abbattere i nostri dehors!!!

  • Truppe del Marchese di Cassibile conquistano lido Sayonara!!!

  • La sentenza del TAR Catania apre a nuovi scenari. In città tutto pronto per il convegno”Cementificazione o tutela del territorio?”… Ai partecipanti verrà fornito il pratico kit del piccolo appaltatore che comprende: cazzuola, portachiavi betoniera, frattazzo, livella, carriola e badile. Su richiesta, l’imprescindibile saggio filosofico “Calcestruzzo ergo sum” e la fiaba per i più piccini “La strega Pillirina”…

Basole e disagi

  • Clamoroso!!! Ancora senza soluzione l’annosa questione delle basole semoventi di Corso Umberto, si rischia un clima di tensione sociale. Nella giornata di ieri due basole a volto coperto hanno rapinato una gelateria della zona, impossessandosi dell’incasso e dileguandosi tra la folla, dopo aver minacciato il proprietario con una scacciacani…

Viral Commercial

  • La campagna social di Assocavallo e Confpanini

Sbizzero?

– no, mettici funchetti, ogghiu re pipi e sassaemayones.

Comunicazioni Istituzionali

  • I rifiuti bruciati impunemente nei numerosi incendi non danno diritto a sconti Tari!!!

  • Al debutto i nuovi ispettori ambientali volontari. Vigileranno sul corretto smaltimento dei rifiuti.

    Aiuta a migliorare il servizio, scegli la tua risposta preferita.

    – Scusi, guardi che quei tubolari di ferro arrugginito non può gettarli nel cassonetto, dovrebbe chiamare il numero verde di Igm per concordare un ritiro oppure recarsi direttamente ai CCR di Targia o Rinaura.

    Risposte:

    A) Vo viriri ca t’azziccu no culu?

    B) Io pago già la Tari pià alta d’Italia, cazzi vostri

    C) Perché non pensate alle strade dell’Isola?

    D) A prossima vota, ormai u ittài… ma senta, iavi macari i taglianti gratta e sosta?

Terziario avanzato

  • Per disorientare Vigili zelanti, vendo false autorizzazioni su foglietto volante scritto a penna. Vergognomi assai ma necessito soldi droga!

    Tariffario:

    Ospiti Domus Mariae 5 euro

    Autorizzato Mytos Opera Festival – 7 euro

    Giuria Premio Tiche – 10 euro

Rebuilding the Future

  • Pugno duro dell’Amministrazione per controbattere ai dilaganti atti vandalici ai danni delle opere di Rebuilding the Future! Accanto al graffito apocrifo dei giovani cafoni innamorati, verrà fatto incidere il motto “Porci e Zauddi”!!!

  • Per un cavillo amministrativo dovuto ad un errore grossolano nel bando di Rebuilding the Future, anche l’autore del graffito vandalico riceverà 30mila euro dall’Unione Europea!!!

  • Appiccava un incendio vicino alla pista ciclabile, sorpreso e arrestato il presunto piromane avrebbe dichiarato agli agenti: rebuilding ‘sta minchia!!!

 

Un pensiero su OSS

Da più parti mi è stato chiesto cosa penso di OSS e delle feroci polemiche di questi giorni. Bene, per me OSS è una bomba: un festival ben fatto, artisticamente ineccepibile e con una organizzazione e una comunicazione veramente valide. Avrei partecipato volentieri al boat party con Erlend Oye e amici pitacorici molto più preparati di me su jazz electro et simila, mi confermano un cartellone con nomi di assoluto rilievo o in procinto di sfondare. La scelta dei luoghi invece mi lascia perplesso, soprattutto per via Logoteta trasformata in una disco-vespasiano all night long, senza alcuna cura dei poveracci che ci abitano e che – sebbene siano descritti da una certa “controcultura” aretusea come ricchi signorotti viziati e accidiosi – hanno diritto di dormire o di aprire una finestra prima dell’una di notte. Il boom di presenze turistiche degli ultimi anni ha esasperato una situazione già precaria; il caos, la mancanza totale di controlli e la maleducazione delle persone hanno fatto il resto. Quando e se si riuscirà a programmare una stagione turistica tenendo conto delle peculiarità delle offerte artistico-culturali e dei luoghi, avremo vinto tutti e fatto il bene di Ortigia.

Le polemiche sterili a colpi di “sono più colto io e tu non capisci un cazzo” o “se volete stare tranquilli vendete la casa e trasferitevi alla Pizzuta” si commentano da sole e dimostrano come la miseria umana sia uniformemente distribuita e quanto sia ancora distante la luce alla fine del  tunnel.

Cronaca di una cena impietosa

Caro ristoratore di Noto,

ti scrivo per condividere le terribili sensazioni che ho avuto cenando nel tuo locale. Una location spettacolare e ben curata e una mise en place moderna, lasciavano presagire una cena ricca di soddisfazioni, ma con sommo rammarico, non è stato così.

Dal primo momento ho percepito che dietro quella perfezione stilistica si celava mediocrità e pressappochismo. Avevamo scelto il tuo locale per un festeggiamento importante. Arriviamo alle 21:00, appena seduti qualcuno ci chiede se vogliamo dell’acqua. Scegliamo una naturale e una frizzante. Le bottiglie non arriveranno mai, nemmeno dopo innumerevoli richieste. “Le stanno preparando al banco” è stata l’ultima notizia fornitaci intorno alle 21:45. Ordiniamo seguendo i consigli dello chef, così alcuni di noi virano sulla mirabolante insalata di crostacei e frutti di mare e sugli “strepitosi” spaghetti con le vongole veraci. Sul vino ci dividiamo: alcuni optano per il rosso, altri per il bianco. Ordiniamo due bottiglie: il rosso non è quello che abbiamo scelto, il bianco sembra uscito dal portabagagli di una macchina lasciata sotto il sole nel parcheggio del lido Arenella. Chiediamo spiegazioni e ci viene detto che il rosso scelto è terminato, mentre di bianchi freschi ci sono solo vinacci o bottiglie dal prezzo esageratamente gonfiato. Optiamo per un enorme secchiello del ghiaccio che, posto al centro del tavolo, inibirà qualsiasi tipo di comunicazione tra i commensali non attigui. Intanto, intorno alle 21:30 il tavolo accanto al nostro è occupato da un sindaco della provincia e da altri commensali abbrutiti. Alle 21:35 un cameriere ci comunica che le vongole sono finite, alcuni di noi virano su una semplice pasta alla norma. Alle 22:30 siamo ancora senza cibo mentre il tavolo dei potenti banchetta che è una meraviglia. Chiamiamo il maitre per chiedere delle spiegazioni e lamentarci. Si scusa, ci dice che la cucina è andata nel pallone e ci confida che uno dei commensali seduti con il sindaco della provincia è il proprietario del ristorante e che ha preteso di mangiare prima. Al loro tavolo compaiono perfino gli spaghetti alle vongole. Faccio i miei complimenti sarcastici, propongo di andare via e optare per un gelato riparatore o una democratica granita con brioche. Nessuno appoggia la mia mozione, mi sento uno sfigato come Speranza o Fassina in una direzione PD.

Improvvisamente cominciano ad arrivare tutti i piatti contemporaneamente, non c’è distinzione tra antipasti e portate principali. Il tavolo è già occupato dallo spropositato secchiello del ghiaccio il che rende le operazioni logistiche alquanto complicate. Nel complesso, devo ammettere, abbiamo mangiato veramente male: piatti insulsi, senza amore, senza passione, ingredienti slegati, una cocente delusione. L’insalata di mare è triste, severa, tendente al grigio, con scampi e gamberi di scarsa qualità, le verdure sono insapore tranne il sedano, che è l’unico ingrediente che appreziamo per gusto e consistenza. La zuppetta di crostacei e frutti di mare – servita con forchettina e senza cucchiaio – ottiene pareri discordanti: due su tre la trovano orribile, l’altra ne apprezza il sapore, ma è a dieta da un mese e mangerebbe qualsiasi cosa, perfino tondini di ferro. In questa portata gli scampi sono interi ed è veramente difficile aprirli senza procurare piogge e schizzi di guazzetto ovunque. Vedo mia mamma disperata, temo che possa fare scivolare gli scampi dentro la borsa e – come il ragionier Filini alle prese con il tordo alla cena della Serbelloni Mazzanti vien del Mare – pronunciare sollevata: “li ho divorati”. Il polpo croccante su crema di patate era molle e senza crema di patate; gli spaghetti ai ricci (di Malta) una sbobba indegna che nessuno avrebbe mangiato nemmeno in fame chimica.

Insomma, una Caporetto. E mentre in noi montava la rabbia per un servizio pessimo, per i piatti scadenti e per la serata rovinata, il tavolo dei potenti servito e riverito di tutto punto, ci sbatteva in faccia la fotografia sempre attuale di una Sicilia ancorata ai suoi terribili difetti. Abbiamo assistito al corollario di servilismi che hanno fatto sprofondare questa terra nel baratro da cui non verrà più fuori. Scene da corte medievale con vassalli, valvassori e valvassini che si prostrano ai piedi del potente, che levano calici in aria, baci, abbracci, auguri, promesse, menzogne, aliti pesanti, unghie incarnite, sudori, miasmi. Alla fine, per quanto il conto fosse salato e non tenesse conto di tutte le nostre lamentele, è stato un sollievo uscire dal tuo ristorante con la consapevolezza di non tornarci mai più.

Cordialità

 

Arcade Fire, un report senza capo né coda

Un live alla periferia est di Berlino, un’arena dentro un bosco, un pomeriggio di pioggia che si trasforma in una serata limpida e lunare, la birra a 8 euro al litro (ma se riconsegni il boccale di plastica ti ridanno indietro un euro per ogni boccale) e tutta l’energia e la passione che gli Arcade Fire sono capaci di sprigionare con le loro canzoni. Sono passati quasi 14 anni da quel pacchetto arrivato in redazione di Radio Fujiko a Bologna nell’inverno del 2004. Dentro – oltre ad un paio di album distribuiti da Self – lui: Funeral, il primo album. Di loro si parlava con sempre più insistenza – vedi endorsement di David Bowie – come della punta di diamante della nuova scena canadese che in quel periodo sfornava band validissime come gli Stars e i Broken Social Scene e i New Pornographers. Con Spotify e Facebook ancora algoritmi sperimentali o in uso solo in qualche campus americano, erano tempi in cui la musica si scaricava con esasperante lentezza da eMule e il social più utilizzato era il triste My Space, con l’immancabile add di Tom. Sebbene gli Arcade Fire fossero parecchio distanti dall’indie rock sgangherato che ascoltavo all’epoca, era impossibile non rendersi conto che dietro quella cassa in quattro si nascondevano paesaggi sonori e scelte timbriche degne di attenzione. Neighborhood#1 (Tunnels), la prima traccia dell’album, racchiudeva già in potenza – con quel suo incedere cadenzato, il crescendo da antologia e quel leitmotiv (fa, la, do, fa, mi) che torna di volta in volta affidato a chitarre, violini e voci – forza creativa e spiccata capacità comunicativa. Dal 2004 ad oggi gli Arcade Fire hanno intrapreso un percorso artistico che li ha portati ad ampliare il loro spettro sonoro, tirando fuori, uno dopo l’altro, album meravigliosi: Neon Bible (2007), The Suburbs (2010), Reflektor (2013). Dal vivo poi sono una forza della natura: dall’intimità di Piazza Castello a Ferrara nel 2006 alla magnificenza del Barcley Center di Brooklyn nel 2014, sono sempre tornato a casa consapevole di aver assistito ad un evento stupefacente. Anche il live di Berlino non è stato da meno: una set list senza cali di tensione, adrenalina e cori a squarciagola, elettronica e strumenti acustici, architetture sinfoniche e ritmi caraibici, chitarre in overdrive e liriche intimiste, qualche inevitabile mancanza e il giusto spazio ai nuovi brani. E che importa se Everything Now, il singolo che da il titolo al nuovo album in uscita a fine luglio, richiama incredibilmente le sonorità degli Abba con riff improponibili e i flauti a ricamare melodie da stereotipo disco fine ’70, gli Arcade Fire riescono ad abbattere persino preconcetti e ipocondrie musicali dimostrandosi, ancora una volta, unici.