S’illumina

Sarà che Infedele, l’ultimo disco, l’ho ascoltato talmente tante volte da conoscerlo a memoria; sarà che Colapesce è un amico e lo seguo con affetto e stima da parecchio tempo; sarà che ha avuto una crescita artistica entusiasmante che non è passata inosservata; sarà che la band che lo accompagna suona da Dio e che Gaetano è un musicista strepitoso, una vera eccellenza siracusana e lo potresti mettere a suonare quel sax baritono con Kamasi Washington, domani, adesso e Kamasi direbbe: “minchia Gaetano, terrific! Very good”. Saranno gli omaggi a Battiato e De André, sarà che la prima strofa di “Bogotà” – ogni cazzo di volta – mi fa venire le lacrime agli occhi perché descrive, inconsapevole e meticolosa, ricordi e atmosfere di estati trascorse da bambino a casa di mia nonna Michela, a mare. Sarà che – non succede quasi mai – ma ogni tanto anche a Siracusa arriva una produzione buona e per una volta sembra di vivere in una città normale.

Ora, io non lo so che musica ascoltasse Federico Ruggero Costantino di Hohenstaufen (Federico II di Svevia, per gli amici), mi piace immaginarlo appassionato di Lied e di Chanson laiche. Quelli erano tempi duri per la musica: la solmisazione, le monodie sacre, il verbo di Oddone di Cluny… sai che palle. Insomma, secondo me Federico, da grande uomo d’arte e di cultura, si sarebbe spaparanzato su una torre del suo castello e si sarebbe goduto il concerto fumando Marlboro morbide e cantando “Ti attraverso” a squarciagola.

Questo luogo è magico e viverlo così è un privilegio. Sulla faccenda bar questa volta non dico niente. Sono stati commessi degli abusi e questo fa incazzare. Agli albori della polemica mi chiedevo perché in questa città non si riuscisse mai a imbastire un rapporto virtuoso tra pubblico e privato (Archimete Pitacorico – Il Cocktail come metafora). Immaginavo standard europei e gin tonic fatti come si deve. Ma niente, non è cosa…

 

Zombie personali

Dolores O’Riordan è morta ieri a 46 anni, improvvisamente. Non sono mai stato un fan dei Cranberries, li passavo in radio quando richiesti ma non mi hanno mai conquistato del tutto, credo di essere arrivato perfino ad odiare Zombie. Probabilmente perché intorno al ’98 o forse ’99, nel periodo che intercorse tra la fine di una band e la nascita di un’altra, organizzammo a Bologna con Stefano, una serie di provini nel tentativo di trovare una cantante e un chitarrista. Tutte le ragazze che si presentarono volevano cantare immancabilmente Zombie, tutte le ragazze, immancabilmente la cantavano malissimo senza rendersi conto che, per quanto poggi su una linea vocale elementare, interpretare quella canzone è tutt’altro che facile. Insomma, non trovammo la cantante ma in compenso recuperammo Leo, con cui, oltre ad incidere un paio di dischi presto dimenticati da critica e pubblico, sviluppammo un’amicizia fraterna. Leo non sapeva suonare Zombie e neanche tante altre cose, però aveva una musicalità così ignorante e genuina che fu foriera di grandi soddisfazioni.

Abbandonate le pretese di diventare rock star, cambiata prospettiva e lavoro, nel 2010 mi trovai a fare l’addetto stampa per Heineken Jammin Festival, il mio compito – oltre ovviamente a bere birra – era quello di portare in giro Andrea Scarpa e Fabio

Lovino per un reportage di Vanity Fair e fare in modo che ogni loro richiesta venisse esaudita.

Di quel festival mastodontico, che quell’anno aveva in line up gente tipo Pearl Jam, Ben Harper, Aerosmith, Black Eyed Peas, Massive Attack e Green Day, porto con me ricordi indelebili del gruppo di colleghi fantastici con cui trascorsi quella settimana e alcune piccole suggestioni musicali. Tra queste, del tutto inaspettata, proprio il live dei Cranberries, che mi colpì per pulizia del suono e per intensità che non avrei mai immaginato. La sorpresa fu così grande e la voce della O’Riordan così incisiva, che proprio durante Zombie, girai davanti al palco e scattai questa foto.

 

PS. Qualche giorno prima, ricevetti una email di Stefano: “Io dovrei pubblicare un articolo su Heidegger e Gadamer in inglese nel 2011, e l’ho fatto precedere da una citazione in esergo, un verso di “Present Tense” che mi sembrava appropriato (la gente mette sempre Goethe o Leopardi o Shelley, a me andava di mettere Vedder): se te lo mando in allegato, te la sentiresti di stamparlo e darlo a Vedder? Gli dici che hai un amico ricercatore che considera Vedder degno di essere citato insieme a Heidegger e Gadamer. se ti scoccia, ovviamente, no problem, in effetti è una richiesta un po’ strana che ti faccio”.

Stampai l’articolo e lo consegnai al destinatario…