Cunsideralu Siei

Il bullo che pretende il sei e minaccia il suo professore in un istituto tecnico di Lucca è solo l’ultimo episodio di una preoccupante deriva che ha colpito la scuola e più in generale la società italiana. Le cronache cittadine sono piene di episodi che hanno come protagonisti alunni e genitori che arrivano persino a picchiare gli insegnanti. È in atto, ormai da anni, un capovolgimento delle regole del vivere civile e un’intolleranza sempre più diffusa verso l’autorità: governo, forze dell’ordine, scuola, tutto. Questo atteggiamento ha innescato un circolo vizioso molto pericoloso: mamme che si lamentano dal preside perché i loro figli non hanno preso dieci nel compito e minacciano di iscrivere i figli altrove; presidi che invitano gli insegnanti a chiudere un occhio e alzare i voti; insegnanti preoccupati dalle reazioni spropositate e violente degli alunni e dal giudizio dei presidi; alunni prepotenti e capaci di scrivere solo a stampatello, che sguazzano in queste dinamiche; genitori iperprotettivi ed egoisti pronti a andare in presidenza al minimo problema, pur di non ammettere di avere un figlio bestia.

Mi permetto di scriverlo perché io, tutto sommato, sono stato un figlio bestia, uno di quelli che sul sei ci ha costruito la carriera scolastica. Comunque, il video del bulletto toscano, volgare e tronfio, mi ha fatto tornare in mente una disputa metodologica alla quale ho assistito con i miei occhi nel corso dell’anno scolastico 1994 – 1995. Si tratta di un episodio che mi porto dietro da allora, indelebile e sublime. Cambio i nomi dei protagonisti per privacy e rispetto.

L’antefatto

Siracusa 1994, il movimento studentesco lotta per i diritti degli studenti, contro la riforma Iervolino, per risposte certe in tema di edilizia scolastica e per caliarsi un po’ la scuola. Manifestazioni, assemblee studentesche, autogestioni e occupazioni si susseguono a ritmo serrato e nei primi mesi di scuola, i giorni di lezione svolti sono veramente pochi. In questo scenario – previo un accordo politico che, in qualità di rappresentante d’istituto presi con il collegio dei docenti – accettammo di farci interrogare almeno una volta prima della fine del quadrimestre, per consentire il regolare svolgimento degli scrutini. Una interrogazione secca e benevola per riempire il registro e scollinare verso la seconda parte dell’anno scolastico.

I protagonisti

Professore Artale – docente di scienze, biologia e geografia astronomica; pavido, flemmatico, accento e dizione singolari.

Alunno Midolo – casinista, bestia, cuore d’oro.

Alunna Saia – attitudine da prima della classe, sveglia, simpatica.

Alunno Rizzo – onesto, nella media, mimetizzato.

Il Dialogo

– Midolo: Professore Artale?

– Artale: Tì?

– Midolo: Mi scusi, volevo chiederle per quale motivo mi ha messo quattro. Mi aveva detto che l’interrogazione era andata bene e l’ha detto anche a mia mamma al ricevimento genitori.

– Artale: Eh… Mitolo, ma con una sola interrogazione… eh… chi putemu fari… a nenti, questo quatrimestre è antato così. Appoi vediamo… ah, aanti.

– Midolo: No, mi scusi, non ho capito…

– Artale: Eh, Mitolo, facemu accussì… tu consideralu siei.

– Midolo: (ironico) Ma come consideralu siei, professore, ma che vuol dire?

– Artale: Ti sto ticento, consideralu siei.

– Midolo: (tra il serio e il faceto) Professore, ma io a mio padre che gli dico: papà, è quattro ma tu cunsideralu siei?

– Artale: Bih, Mitolo, ora basta. I voti del primo quatrimestre sono così. Aanti. Per esempio: la signorina Saia è una signorina da otto… ma non è che c’ho messo otto io…

– Saia: Professore Artale?

– Artale: Tì?

– Saia: Guardi che mi ha messo otto.

– Artale: (stupito) Ma quannu?

– Midolo: Ha visto? Ma allora ce l’ha con me?

– Artale: Ma chi sta ricennu! Aanti, ora basta.(Poi, improvvisamente e con foga, voltandosi verso l’alunno Rizzo) Rizzo, tomani ni virieumu, domani t’anterrogo.

– Rizzo: (esterrefatto) Professore ma io non sto dicendo niente! Ma perché se la sta prendendo con me!

– Artale: A mia m’antaressa. Tomani nì viriemu! U nibbuso mata fattu venere. Cose ti pazzi… Ora basta. Che avete dopo?

– La classe: Educazione fisica

– Artale: E allora ripassatevi l’educazione fisica. Aanti.

 

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