La classe si ritenne soddisfatta

Io non lo so se reintrodurre gli scritti nell’esame di maturità sia giusto o sbagliato, certo, non entro in una scuola da troppo tempo, le mie conoscenze di didattica sono ferme a trent’anni fa, sconosco le principali teorie pedagogiche e non ho figli in età scolare per poter giudicare la cosa ma credo che la scuola sia un mondo troppo vasto e complesso per poterla ridurre a una semplice dicotomia.

La mia maturità fu un disastro. C’erano due scritti ma fu un disastro lo stesso. Feci il tema sulla bioetica, un buon tema, ero preparato perché mia madre ogni anno indovinava un paio di tracce e la bioetica fu una di quelle. Ne avevamo parlato insieme nei pomeriggi di preparazione all’esame e avevamo esplorato limiti e traguardi della scienza. Così quella mattina mi misi a scrivere di getto, citai 2001 Odissea nello spazio di Kubrick e Josef Mengele, Galileo, l’Illuminismo e le Colonne d’Ercole. I commissari esterni non si sforzarono di voler capire e mi appiopparono il voto più basso che avessi mai preso in un tema d’italiano. Lo scritto di matematica fu l’opposto. Io ero in totale ambascia, ma pochi minuti prima della fine della prova mi suggerirono il risultato della funzione integrale e io lo piazzai lì, in bella mostra alla fine del rigo, saltando decine di passaggi manco fossi Ettore Majorana. La commissione apprezzò tantissimo e non ritenne di dover approfondire la cosa.

Leggere dell’impetuosa presa di posizione dei ragazzi mi ha dapprima indignato – “ma guarda ‘sti schiffariati”, ho pensato tra me e me – ma poi, mi ha come ridestato da certo torpore e mi ha fatto pensare a quanto sia bello essere giovani e desiderosi di cambiare il mondo, a quella sottile linea che divide il bene dal male, la lotta studentesca dalla caliata per andare con i motorini a mare all’Arenella, agli ideali, alla sopravvivenza. All’energia dirompente che si sprigiona e che travolge ogni cosa.

Questo furore mi ha ricordato un mio supplente al liceo, chissà che fine ha fatto, se insegna ancora o se ha cambiato strada. Era giovane, primo incarico, molto gentile ed educato. Nel giro di un paio d’ore era stato completamente soggiogato al volere della classe. La sua autorità, annichilita. Dopo un paio di mesi di totale cazzeggio, dovendo fare i conti con la sua coscienza, prese coraggio e disse: «Ragazzi, martedì verifica scritta sui  capitoli 4 e 5». La classe esplose in un boato di protesta così fragoroso che il professore fu costretto ad aggiustare il tiro: «Allora una settimana di interrogazioni per recuperare il tempo perduto». Niente da fare, gli ululati e i fischi erano assordanti. 

Lui sembrava demoralizzato ma non poteva darcela vinta e noi, d’altro canto, non eravamo disposti a indietreggiare di un millimetro. Ne nacque una discussione piuttosto accesa e una delegazione di alunni fu inviata alla cattedra per mediare. Alla fine l’accordo fu trovato, la delegazione tornò al posto e il professore si alzò in piedi, richiamò l’attenzione di tutti sbattendo ripetutamente la mano sulla cattedra, si schiarì la gola e poi disse: «Ok, allora martedì facciamo qualche domandina senza voto…». La classe si ritenne soddisfatta.

Scuole al freddo, torna l’emergenza

Roghi di rifiuti indifferenziati nelle classi. È questa la soluzione temporanea individuata dopo il brainstorming in Prefettura tra Comune, Provincia e Tekra per risolvere tempestivamente l’emergenza ghiaccio nelle scuole siracusane. In attesa dei sopralluoghi tecnici – le cui relazioni sono attese per i primi mesi del 2023 – e fino a nuova circolare dal MIUR, i dirigenti scolastici saranno autorizzati ad utilizzare il personale Ata e gli insegnati di religione per appiccare e gestire le fiamme.

Sconcerto nel mondo studentesco: “Stiamo aggiggiando” è l’accorata denuncia del comitato studenti aretusei che denunciano lo stato degli impianti di riscaldamento nelle scuole siracusane. “Nei scoli dela città s’aggiggia ppì daveru. I temmosifoni su tutti rutti e in motte finestre ci sono spifferi e puttusi tanti ca trase u veleno. I piccioni si ana organizzato che cupette e i pleid di pail ma chiddi re paisi ca venuno che mutura non si pono manco quariare picchì è tuttu astutatu e mischini non si pono puttari manco una cupetta picchì non ci trase sutt’asella dei mutura. Aieri u temmometro dell’aifon signava quattro grati! Ma vi sta parennu ca stama babbiannu? Qua si deve fare quacche cosa subbito, virìti zoccu potete fare Sintaco e chidda ra provincia picchì accussì non si pono fari i lezioni e siamo costretti a fare sciopero e a manifestazione. I studenti a stu coppu sono uniti coi nsegnanti e i bidelli e u segretario picchì macari iddi stana murennu ro friddu. Chietiamo limmediata accensione di tutti gli impianti pi fari cauru. Basta scuse. L’appuntamento per la manifestazione è al bar di cosso Gelone e poi che mutura, scinnemo a Ottiggia pe pallare cu l’Assessore e facemu anticchia i buddello.

Il Tar boccia la Dad, insorgono gli studenti

Ma che ci trase stu Tar nella scola c’è lo avete propria a spiegare. Il Sintaco pi na vota fa na cosa bona e fa chiuriri i scoli e arriva stu Tar, spatte i Catania, e ammogghia tutte cose?

Ma poi questa che è democrazia? Perchè stu Tar non parla dei prezzi da pizza e dei calzoni col biustel fora re scole ca uno vente a due euro e cinquanta e quaccaruno a tri euri? 

I pobblemi dei scoli siracusani sunu complicati e u sapemmo tutti: scoli nei garasch, professori bestia, aule compiuter senza compiuter, fotocopiatori senza catta, bagni senza accua, se ce cauru accupamu, se ce friddu aggiggiamo, pumman pe paisi a mattina troppo presto, autubbussi pi chiddi ra Pizzuta zero, posteggi pe mutura insicuri che uno si deve portare na catina tanta manzanò si pottano u scuter cu tuttu u casco.

Ora macari u Covid che dobbiamo stare colla mascherina che si accupa e dobbiamo stare distanzianti che non si possono fare manco le cappotte per babbiare e gli ziti si devono ammucciare. Ogni stutente a un parente, un cucino o un compagno di caccetto o di paddel ca e positivo e ci dobbiamo cafuddare dentro le classi ma che è sicurezza questa? Ammeno di pomeriggio ni mecdonad ce l’aria contizionata ma a scola chi ci pensa? Nuddu. A Dad era a megghiu cosa perchè potevamo seguire le lezioni macari co pisciama cuccati no letto.

Noi stutenti superiori gridiamo basta ha tutto questo. Fozza Sintaco i stutenti siracusani pi sta vota sono contè e vono i propri diritti di scola chiusa spatte dopo Natale è semu pronti a protestare e fare buddello e sciopero.  Ni viremo tutti i studenti o bar a cosso Gelone pi fari a manifestazione. Se vi scuddati a mascherina vi susìti u magghiuni sopra u naso.

Scuole in Dad, scoppia la polemica degli studenti

Cioè prima ci ata detto che ci potevamo stare e casi ca Dad e ora i scole su di nuovo apette tra quacche gionno? Noi studenti del comitato de scole superiori non vi cretiamo più, basta siamo telusi della politica. I scole ano stato considerato come chiddi scassi, mattoriate, tattassate, causanto danni per la cuttura, la socialità ri tutti i picciotti e infatti un sacco ri ziti si stana lassannu. Basta! Ora vi assumete i responsabilità di quello che sta succetento e di tutta sta confusione ca finì a buddello preciso. Speppero di soddi bestiale che tipo: ma sti banchi che rotelle picchì i cattastuvu picchì ci piacevano alla Mazzolina? Non si potevano usare si soddi pi fari i gite? Ora ci ano imparare i cose colla DAD ma non è a stissa cosa, completamente! Cu tutti i pobblemi di connessione ca ci sono nei case dei picciotti. Tutto questo vuole dire una cosa: che ve ne state fottento della scola è di noi giovani del futuro.

Nella nostra reattà non ci sono manco i pumman ca ni pottunu peri peri e tutti i picciotti ana ghiri iennu che mutura, macari chiddi ca venunu re paisi. I scole sono colaproti e ogni spiffero è tanto e fa trasiri u veleno. Spatte, i bagni sono sempre cuasti e nei rubinetti non ce l’acua per lavarisi i manu come dice la legge. In motte scole appoi, ammanca laggibilità e i muri  si scozzulano tutti. Queste sono le domande scomote e anche se ci ano detto che i sintaco non centra nenti colle scuole superiori noi crediamo ca ciavissi a mettere i soldi ro Comuni per fare i lavori che da tanto aspettiamo. A come? u’spitale novo sì e i scole no? Minchia chi siti belli!!! Non ci pensate a nostro futuro?

Pe concludere i scole chiusi pottano attri pobblemi motto gravi come ad esempio la cammuria per i genitori che travagghiano o per quelli che si susunu taddu. Molti patri fanno i turni e non ni ponu dare renzia mentre le matri che non vanno a lavorare devono cucinare e puliziare la casa e nesciunu pazze. A sto punto noi stutenti uniti chietiamo al governo e macari al sintaco la sicurezza veramente tunnamo a scola e poi di intervenire con decisione attravesso la concessione di una ricarica di vinticincu euro a ogni picciotto, masculo o fimmmina, fino  a giugno che poi tanto c’è a Sammer ediscion coi sconti.

Scuole chiuse, il plauso degli studenti

“Finammente u sintaco fa u sinataco e inzetta na cosa ca fa”.  I rappresentanti del movimento studentesco aretuseo plaudono alla scelta del sindaco di chiudere le scuole per l’allerta meteo. “Ogni vota ano tenuto le scole apette macari co malutempu bestiale perchè ha noi studenti re scole superiori di Siracusa non ci pensa mai nessuno a tutti i disaggi che abbiamo è che scarricamu nei genitori. Oggi finammente, grazie al provvedimento del sintaco ni potemmo stare e case soprattutto i pentolari dei pumman è tuti quei picciotti che co malutempo non pono prendere i mutura picchì si assampanano tutti e rischiano di catere nelle strate che sono lachi e piene ti buche ca se ci cari ti struppii tutto. Con lall’erta meteo non si abbabia macari se le strade sarebbero fatte boni. Un plauso al sintaco per la giusta decisione che ci tutela a noi e macari i patri e i matri non ci hanno accompagnare e si pono susiri chiù taddu e macari i professori e i bidelli”.  

L’investitura

I delegati dei quartieri nominati dal Sindaco, hanno nominato dei vice delegati che si occuperanno dei rioni. Questi, a loro volta, hanno nominato dei sotto delegati per ogni singolo condominio. In pieno rispetto delle norme anti Covid, la cerimonia solenne per l’insediamento ufficiale della corte è prevista per oggi a Villa Reimann. Il Sindaco Italia, per l’occasione in mantello di velluto rosso bordato di ermellino bianco, investirà di pieni poteri vassalli, valvassori e valvassini e li omaggerà di un pane di tipo scollo, simbolo di ricchezza e prosperità e di una copia con cornice placcata oro del dipinto “L’Investitura”, opera degli alunni della I C del comprensivo Lombardo-Radice vincitori del concorso “Il sindaco che vorrei”.

Code

– A sintutu ca ana chiuso a scola della Chintemi?

– Ma chi sta ricennu?

– Me cugnatu ca è carrabbineri dice che ci devono fare i micranti!

– Merde ca sunu! Non ci posso cretere… veggogna.

– A capito u sinnacu Italia…

– Bastardi, ma nun ci quagghia a facci? Cu tutti i problemi degli italiani?

– A quali italiani, francisi e teteschi… chisti sinni stana futtennu!

– Scusate se mi intrometto, ma a dire il vero la scuola è stata chiusa per dei casi di Covid e per permettere la sanificazione dei locali…

– E a lei cu c’ha ditto sta gran minchiata?

– L’ho letta qui, adesso, su un giornale online che…

– See… chissa na bufala è. A cu vuno pigghiari pi fissa.

– Ora sicuro ci mettono quelli che hanno sbarcato macari ca semu zona russa, dicalafici.

– Va be… hanno chiamato il 7, sono io. Mi congedo, buona giornata.

– A lei.

– Arrivedecci.

Scuole chiuse, arriva la presa di posizione degli studenti

Ci ata preso in giro che dopo natale si aprivano i scoli e invece u ministro Mazzolino si a stato muta. I scole restano ancora chiuse causanto danni per la cuttura, a socialità ri tutti i picciotti e un sacco ri ziti si stana lassannu. Basta! Ora vi assumete i responsabilità di quello che sta succetendo e di tutta sta confusione ca finìu a buddello preciso. Ma va putemu fari na domanta? Ma sti banchi che rotelle picchì i cattastuvu? Non si potevano usare si soddi pi fari i gite? Ora ci ano imparare i cose colla DAD ma non è a stissa cosa, completamente! Cu tutti i problemi di connessione ca ci sono nella città quannu ce maltempo. Tutto questo vuole dire una cosa: che ve ne state fottento della scola è di noi giovani del futuro.

Nella nostra reattà non ci sono manco i pumman ca ni pottunu peri peri e tutti i picciotti ana ghiri iennu che mutura anche in invenno. Infatti semu tutti rifriddati, ca tussi e u catarru e sicuramente così c’è più pobblema di ammiscarsi u virus ro coronavirus macari che professori e i bidelli. I scole sono colaproti e ogni spiffero è tanto e fa trasiri u veleno. Spatte, i bagni sono sempre cuasti e nei rubinetti non ce l’acua per lavarisi i manu come dice la legge. In motte scole appoi, ammanca laggibilità e i muri  si scozzulano tutti. Queste sono le domande scomote e anche se ci ano detto che i sintaco non centra nenti colle scuole superiori noi crediamo ca ciavissi a mettere i soldi ro comuni per fare i lavori che da tanto aspettiamo. 

Pe concludere i scole chiusi creanto attri pobblemi motto gravi come ad esempio la cammuria per i genitori che travagghiano o per quelli che si susunu taddu. Molti patri fanno i turni e non ni ponu dare renzia mentre le matri che non vanno a lavorare devono cucinare e puliziare la casa. A sto punto noi stutenti uniti chietiamo al governo e macari al sintaco di intervenire con decisione attravesso la concessione di una ricarica di vinticincu euro a ogni picciotto, masculo o fimmmina, fino o 31 gennaio.

E tutti si misero a ridere

Lo confesso, sulle tematiche religiose sono sempre stato confuso e svagato e ho sviluppato, sin da piccolo, una forma di rigetto da quando in prima elementare, la maestra ci chiese di disegnare la nostra santa preferita. Tutti i bambini della mia classe scelsero Santa Lucia, alcuni Santa Rita, quattro o cinque la Madonna, io invece optai per Immacolata Concezione, che per me non era un dogma, ma proprio nome e cognome di una santa. Al momento di presentare i lavori, i miei compagni che facevano il catechismo si misero a ridere e anche la maestra Lupo, che era una donna eccezionale, faceva fatica a restare seria. Ci rimasi un po’ male. Solo mia mamma, a casa, mi consolò. Mi disse che il tratto del mio disegno era netto e appassionato e che non dovevo prendermela se i miei compagni si erano messi a ridere e poi mi raccontò qualche storiella per bambini su Spinoza, Fichte, Kant e il dogmatismo.

Io ci tenevo ai giudizi di mia mamma ma in cuor mio sapevo benissimo di non essere portato per il disegno anche se mi sarebbe piaciuto tantissimo riuscire a colorare dentro gli spazi senza sbavature, creare dal nulla, su un foglio bianco, una figura, l’illusione di un paesaggio o anche solamente le lettere del mio nome in tre dimensioni e con i neretti nei punti giusti, invece ero troppo scarso e dovevo farmene una ragione. 

Qualche anno dopo ero alle medie, camminavo svogliato verso la scuola, percorrendo la scorciatoia che da viale Tisia, passando dal parcheggio del supermercato Sagea, portava direttamente in via Polibio, quando improvvisamente mi fermai: avevo completamente dimenticato di fare il disegno. Il venerdì precedente la professoressa ci aveva chiesto di farci portare dai nostri genitori, fuori, in campagna, in un parco o a Buccheri, prendere una foglia con i colori dell’autunno e riprodurla su cartoncino. Mi sentivo perso ma poi, un raggio di luce si fece largo tra le nuvole e illuminò un punto preciso non molto distante da due cassonetti IGM, mi avvicinai e la vidi, era una foglia gigante, maestosa, marrone e verde scuro, molliccia e praticamente marcia. La presi con due dita e corsi verso il tabacchino di fronte, comprai un foglio di cartoncino, one shot, non avrei avuto il tempo di fare altri tentativi. Entrai in classe prima del suono della campanella e ci diedi dentro, la Prof di educazione artistica sarebbe arrivata da lì a qualche minuto. Mischiavo colori, passando da un pastello a un’imprecazione con disinvoltura e senza un piano preciso. Poi, troppo presto, arrivò il suono della campanella e la professoressa entrò in aula, io non avevo terminato, ero sudato, sfinito, tutti i miei compagni di classe misero i loro disegni sul banco e la professoressa li passò in rassegna. Stavo a testa bassa e con gli occhi quasi chiusi, percepii che si era fermata davanti a me e la sentii sussurrare “Oh mio Dio!”. Mi aspettavo una ramanzina e le risate dei miei compagni, invece la professoressa continuò: “Questo lavoro pulsa di vita pur rappresentando la morte”, io rimasi interdetto ma lei continuò e disse una cosa tipo: “ragazzi, riuscite a scorgere la plasticità di questi colori, il loro fondersi e diventare materia, i rimandi fiamminghi e l’immediatezza Fauves? Emiliano – mi disse elettrizzata – mi sa che abbiamo un vincitore del concorso annuale, firma la tua opera perché questa andrà incorniciata e appesa all’ingresso della scuola insieme alle altre opere più importanti nella storia della Elio Vittorini.” Tornai a casa euforico, c’erano anche i miei nonni, raccontai tutto quello che era successo, gli dissi di come mi ero sentito perduto e di quella foglia trovata per caso nel deserto di cemento di via Polibio, della passione che avevo messo su quel foglio e di come la professoressa era rimasta impressionata tanto da chiedermi di fare incorniciare l’opera per poterla esporre a scuola, in aeternum. Ascoltarono in silenzio la mia storia, quasi increduli ma curiosi di ammirare il mio disegno. Con orgoglio, tirai fuori dallo zaino il capolavoro e tutti si misero a ridere.