Meno male che non ho televotato 

Meno male che sono tirchio e non ho televotato. Il risultato di Sanremo è stato falsato gravemente. Hanno provato a tenerlo nascosto ma ora, grazie alla rete, tutti sanno che la giuria di qualità e la sala stampa, composte da giornalisti e da radical chic, hanno sovvertito il volere del popolo. Stop. Occorre ridare dignità al voto popolare. Ma che sia chiaro, Sanremo deve essere solo la punta dell’iceberg, il punto di partenza di una rivoluzione epocale che deve rimettere al centro il popolo e il suo volere, sempre.

Come è stato suggerito: perché tre arbitri chiusi in uno stanzino della Var devono decidere le sorti della partita? Facciamo votare il popolo per ogni episodio dubbio; e che cazzo. Così vediamo se è veramente rigore o no. E che mi dite dei nostri poveri ragazzi schiacciati sotto il tallone della casta degli insegnanti? Gentaglia laureata, che crede di saperne più di noi solamente perché ha studiato. Televoto sui compiti in classe e sui voti dei nostri figli. Allora sì che potremo stabilire chi è bestia e chi no. Anzi, giudichiamo anche gli insegnanti, votiamo per chi è degno di insegnare e per chi deve andarsene affanculo. Oh, questi hanno pure tre mesi di ferie a sbafo, sono pur sempre soldi nostri quelli che guadagnano e allora dobbiamo avere più voce in capitolo.

E gli esami diagnostici? La medicina, le scienze, la giustizia, la storia, la letteratura? Non vorremmo lasciarle veramente sotto l’egida di una elite di fighetti, spesso froci, così distanti dal nostro sentire popolare da sembrare degli alieni? Giammai.

Comunque, faccio i miei complimenti a Mahmood, a Ultimo e a tutti gli altri. E ringrazio Sanremo perché quest’anno ha fatto capire a milioni d’italiani che di questo passo, cavalcando qualsiasi polemica per camuffare i nostri fallimenti, arriveremo a considerare elite pure quelli che percepiranno il reddito di cittadinanza.

Il mio vincitore comunque è Paola Turci, la sua è una canzone che non riascolterò mai più ma, in un Festival in cui si è persa la melodia, ha il pregio di omaggiare (inconsapevolmente?) L’ultimo imperatore, Bernardo Bertolucci e  Ryuichi Sakamoto e tanto mi basta.

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