Winter on Fire

Con grave ritardo, ieri sera ho visto Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom, il documentario sulla ribellione di piazza Maidan del 2014 e sono rimasto profondamente scosso.

Lo consiglio a quelli che parlano di complessità ma poi alla fine gli ucraini si devono arrendere che è meglio per tutti, quelli che i neonazisti del battaglione Azov tirano le fila di qualsiasi cosa e quelli che Zelensky è ricco e la villa a Forte dei Marmi la vorrebbero loro.

Ho pensato a quanto coraggio ci vuole, a quanta abnegazione a quanti sacrifici fanno le persone per cercare raggiungere quella libertà incondizionata che godiamo noi europei e che diamo per scontata.

C’erano le bandiere ucraine e quelle dell’unione europea che sventolavano in segno di speranza a piazza Maidan, c’erano gli studenti, gli uomini, le donne, le vecchie signore, il patriarca ortodosso, l’arcivescovo cattolico, il Muftī mussulmano, tutti insieme in quella piazza a pregare, tenersi per mano, cantare e gridare il loro no a un governo fantoccio che stracciava gli accordi di libero scambio con l’Europea per rigettarsi tra le braccia della dittatura di Putin.

Un governo che inviava le forze speciali della polizia a disperdere la folla e queste intervenivano e manganellavano tutti, uomini, donne, vecchi e bambini e sembrava finita lì, invece le persone resistevano, erano tassisti, avvocati, operai, medici, gente comune che non voleva rinunciare al proprio futuro e a quello dei loro figli.

Ho pensato che se fossi stato lì, dopo la prima terribile carica delle forze speciali, con tutte quelle teste spaccate e il sangue per le strade me ne sarei scappato terrorizzato a casa dalla mia famiglia e mi sarei chiuso dentro, ma io ragiono come un uomo occidentale che ha tutto da perdere, mentre loro no e infatti la protesta non si è fermata ed è arrivata sempre più gente dalle periferie, dalla provincia, dalle città vicine e il governo ha avuto paura e la polizia ha cominciato a sparare e uccidere i ragazzi, le donne, i manifestanti disarmati. Sui tetti sono spuntati i cecchini che giocavano al tiro al bersaglio, sparando su tutti, anche sui soccorritori, sulla Croce Rossa. Sono scene strazianti con la gente che si riparava dove poteva ma non scappava e cantava l’inno nazionale e perfino io, che gli ideali sì, ma ‘sto concetto di patria non è che mi abbia mai emozionato particolarmente, non sono riuscito a trattenere le lacrime.

La guerra in Ucraina è figlia di questa protesta di questa gente che vuole essere europea, che in quattro mesi ha fatto scappare a Mosca il presidente filorusso Janukovyč e permesso di indire nuove elezioni. Subito dopo sono arrivati gli attacchi russi in Crimea e in Donbass e oggi l’atrocità della guerra è sotto gli occhi di tutti e non ha alcuna importanza se la propaganda degli uni è peggiore della propaganda degli altri, lì la gente sta morendo perché ha deciso di vivere in un modo e in un mondo che non piace a Putin.

Qualcuno dice che l’occidente, gli Usa, l’Europa, la Nato sono responsabili di tutto questo. Probabilmente lo sono in parte, per varie ragioni e con implicazioni diverse. Altri sostengono che non si stia facendo abbastanza per la pace, perché alla fine questa guerra conviene a molti e anche in questo c’è del vero, ma da qui a giustificare con quell’odioso incipit “non sono putiniano ma…” l’aggressione militare russa e arrivare perfino a innalzare la dittatura di Putin a baluardo contro la fantomatica agenda globalista, è davvero miserabile. Vaffanculo e viva l’Europa e quello che rappresenta.

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