È di nuovo Italiamania

A nemmeno 24 ore dalla sentenza del CGA che conferma la vittoria di Francesco Italia, tornano in commercio le action figure del Sindaco di Siracusa.  Sei modelli riprodotti in ogni minimo dettaglio e dedicati a tutti i fan, dai più grandi ai più piccini.

Italia Green, con bicicletta e abito biodegradabile;

Italia Pizzuto, etereo e imbronciato;

Italia Emergenza Covid, con tuta protettiva e mascherina chirurgica;

Italia Young Pope, fasciato in una veste di seta bianca, damasco rosso ed ermellino;

Italia Cicisbeo, impreziosito da una miriade di accessori pregiati;

Italia Teddy Boy con giubbetto di pelle e sneakers ai piedi.

La Fuga

Quadro di Caravaggio tenta la fuga, bloccato. Dopo ore di spasmodiche ricerche “Il seppellimento di Santa Lucia” è stato fermato all’aeroporto Fontanarossa di Catania, in tasca, un biglietto di sola andata per L’Ermitage. Ai microfoni dei cronisti accorsi ha dichiarato: “Sono tutti dei cialtroni, lasciatemi andare all’estero, vi scongiuro!“. Il dipinto – in questi giorni al centro di polemiche per il trasferimento al MART di Rovereto – è stato ricondotto in città contro la sua volontà ed esposto, come di regola, totalmente a muzzo.

Esegeti

Non sei mai uscito dal triangolo viale Zecchino, via Filisto, viale Tica; hai piantato le tue personalissime colonne d’Ercole in Largo Dicone; ti sei formato tra il Bar Kennedy e la sala giochi di via Pitia; non leggi più nemmeno le pagelle della Gazzetta dello Sport; non ti è ancora chiara la differenza tra e congiunzione e verbo, ma su Caravaggio, finanziamenti, tecniche di restauro e contestatualizzazione dell’opera,  nemmeno un dubbio… Ti invidio e ti stimo.

Distanziamento Sociale: arrivano in città i primi 2000 assistenti civici

– Scusate…

– Chi bboi?

– Dovreste mantenere le distanze di sicurezza e indossare le mascherine, per favore…

– Ma cu spacchiu si?

– Assistente Civico scelto, Alessandro Privitera, per servirvi… sono un volontario che…

– Ma chi boli chistu? Cecca i iratinni, testiminchia!

– Non si alteri, Questo è un servizio civico di volontariato. Mi consideri come un distributore di buone maniere che, col sorriso sulle labbra…

– Ma chi sta ricennu?

– Forse lei non è al corrente che io, insieme ad altri 60mila colleghi in tutto il territorio nazionale, abbiamo il compito di sconsigliare ed eventualmente di segnalare comportamenti che…

– Bravo, segnala sta minchia!  

– Senta, io ho una responsabilità: far rispettare tutte le misure messe in atto per contrastare e contenere il diffondersi del virus

– Uora basta, non mi fari peddiri tempo… o cecchiti n’travagghiu, fatti zitu, fai zoccu voi, ma lassini peddiri.

– Ma io…

– Ancora ca si? Ti nna ghiri, sciesso?

Amaro in Bocca

La notizia della chiusura delle indagini da parte della Procura Militare di Roma sull’omicidio di Emanuele Scieri e l’accusa formale verso i caporali Antico, Panella e Zabarra, è uno piccolo squarcio sul quel muro di gomma su cui la famiglia e gli amici di Emanuele si scontrano da più di vent’anni, ma lascia l’amaro in bocca. La ricostruzione dei fatti è quella che sappiamo ormai tutti, quella cioè che la Commissione Parlamentare d’inchiesta presieduta da Sofia Amoddio, nella scorsa Legislatura, ha accertato grazie a nuovi elementi di prova ed a nuove intuizioni talmente evidenti da spingere il Procuratore Capo di Pisa a riaprire le indagini e ad indagare i tre caporali e il generale Celentano, che all’epoca dei fatti, era capo supremo del rinomato Corpo d’élite dell’esercito italiano. Dopo che la procura di Pisa aprì il fascicolo e spiccò i primi avvisi di garanzia, finalmente, dopo vent’anni, si ridestò dal suo torpore anche la Procura militare di Roma che iniziò, tra precisazioni imbarazzanti sul nonnismo e richieste di atti secretati, un suo filone di indagine. Certo, non si capisce bene su quali nuove prove, dato che quelle della Commissione Parlamentare d’Inchiesta erano in possesso solo della Procura di Pisa, ma tant’è.   

La differenza sostanziale tra le due inchieste è piuttosto evidente: mentre la Procura della Repubblica di Pisa oltre ad indagare i tre caporali, vaglia anche la posizione del Generale Celentano, probabilmente ritenendo che ci sia una responsabilità dei vertici del Corpo e della Caserma sull’accaduto (cadavere ritrovato dopo tre giorni, ispezione la notte di ferragosto del generale, altra ispezione degli ufficiali della caserma il giorno successivo), per la Procura militare di Roma gli eventuali responsabili sarebbero solamente i tre caporali, unici indagati. Ecco, per me questa mancanza è inaccettabile. Sono prevenuto, lo ammetto, ma i miei preconcetti si sono formati in vent’anni di mancanza di ammissioni di responsabilità, nei patetici tentativi di far credere che Scieri si fosse suicidato, che fosse depresso e assumesse psicofarmaci, che si fosse arrampicato in cima a quella torretta di asciugatura dei paracadute, nel cuore della notte di quel 13 agosto 1999, per cercare la linea del telefonino.

Quello che è successo quella notte di agosto lo si evince dalla relazione finale della Commissione, lì c’è un’affresco, vivido e terribile di cosa era e come veniva gestita la Caserma Gamerra in quegli anni. Oggi sappiamo quello che è successo ad Emanuele poteva accadere a chiunque altro perché lì, nel presidio dello Stato, nella caserma di eccellenza di uno dei corpi militari più blasonati dell’esercito italiano, le regole erano state riscritte e il sopruso e la violenza erano di casa. E in quel clima avvelenato e senza controllo della caserma Gamerra, un atto di nonnismo come quello che ha causato la morte di Emanuele Scieri, a cui fu imposto di scalare a forza di braccia una torretta nel cuore della notte, gli furono pestate le mani per farlo cadere e fu lasciato agonizzare fino alla morte, non è semplicemente un colpo di testa di un singolo o di tre caporali esaltati e violenti, ma una pratica parallela, accettata e tollerata nell’indifferenza e nella mancata assunzione di responsabilità.

A Protesta – Il diario del nanno col giubbotto blu

5 maggio 2020

Il nanno è passato sotto casa con una comitiva spropositata di altri nanni: c’era Ninni e mi è parso di vedere Spampinato, quando si è avvicinato per salutarmi gli ho chiesto: “mInchia, Fase 2 a bomba! Ma chi sono tutti questi, amici suoi?”. “Quaccaruno sì, quaccaruno no… tipente – mi ha confidato – su chiddi ro ciccolo ra caccia, ma è mparavento…picchì  iucamu e catti… belli soddi abbolanu.”. “Capisco – ho detto io un po’ imbarazzato – e dove state andando?”. “Ama statu a protestare a palazzo Vemmexio – ha detto il nanno – si hanno riempiti la bocca di aiuti e soddi, ma ai racazzi non c’è arrivato nenti,  quinti abbiamo chiesto al sindaco di pacare l’affitto ro basso pi n’annu e poi, tutti i bollette ra luci.”. “Mi pare giusto – ho detto sarcastico – è un onere che deve sobbarcarsi la comunità… e il Sindaco che vi ha risposto”. “A nenti – ha detto il nanno – ora viremu, u bilanciu, l’emeggenza, i fonti ti Roma, i minchiati da reggione… inzomma… sa mancunìa…”. “E sa di soldi che si stanno ammuccando.” gli ho detto io, ironico per rincarare la dose. Il nanno ha fatto una faccia come a dire: vero, accussì è. Poi si è voltato verso tutti gli altri nanni e  con tono perentorio ha detto: “picciotti, ora tutti e case a manciare, ni viremu e tri, no garage di Giggi a via Grottasanta, ca ci su du tavoli di texano… puttativi i soddi ra pensione sennò nu vi fanu trassere…aanti.”. 

U veterinario – Diario del nanno col giubbotto blu

29 aprile 2020 – ore 18:45

Oggi pomeriggio, poco prima del tramonto, passeggiando a braccetto, sono passati a salutarmi il nanno col giubbotto blu e Ninni, parlavano in maniera concitata e quando sono arrivati sotto al balcone, Ninni mi ha sorriso e il Nanno mi ha chiesto: “comu semu?”. Io ho subito risposto: “A posto, ammuttamu…”, volevo chiedere del debito di gioco e se Ninni alla fine era riuscito a farlo onorare da Cugno, ma il nanno non mi ha lasciato continuare e mi ha subito detto: “Sugnu troppu nibbuso… ha sintutu ‘sta cosa che hanno messo u veterinario avvettice dell’ospetale?”. Io ho cercato di chiarire: “Beh, non è propriamente  a capo dell’ospedale, è un ruolo…”, ma non ho fatto in tempo a terminare che il nanno serafico ha ribattuto: “chissu picchì a Sarausa semu animali, sabbaggi, mao mao, semu troppu bestia. Ni mettunu u veterinario o’spitale e tutti ni stamu muti a cominciare del sintaco”. Io l’ho guardato fisso, come a dire: la sua saggezza a volte mi spiazza e mi commuove. Poi è intervenuto Ninni che ha chiesto: “ma quindi se c’è u veterinario all’ospedale, Annibal (un cane corso di 85 kg, di stanza alla Fanusa) u pozzu puttari per fallo visitare? Mischino, iavi n’tanticchia di tosse… nun criru ca è coronavirus?”. “Minchia Ninni… preciso, si u sarausanu DOCCHI – ha detto il nanno, mentre scoraggiato si allontanava da solo – u sai ca fari? Tu pottaccillo e viri zocco ti riciuno”.