Movide e Movide

Ci risiamo e come ogni anno, dopo le prime, ovvie, lamentele dei residenti di Ortigia e degli albergatori che vedono i turisti, giorno dopo giorno, abbandonare le loro strutture ricettive per il troppo frastuono, per il rumore, per il caos che satura ogni scorcio e ogni pietra del centro storico, arriva l’ordinanza del Sindaco che illude tutti per qualche giorno spingendoci a credere che finalmente il problema verrà risolto.

Purtroppo, sappiamo già che non cambierà nulla e che tutto continuerà a funzionare esattamente come adesso: nell’anarchia più totale, senza senso civico, senza un barlume di speranza, senza controlli, che ormai lo sanno tutti, la Polizia Municipale è sotto organico.

Sulla carta l’ordinanza del sindaco è ineccepibile, si richiama perfino al protocollo “Legalità vs Illegalità” sottoscritto da tutti i sindaci della provincia, dalla Prefettura, Questura, Carabinieri, Guardia di Finanza e dalle associazioni datoriali, ma in pratica si trasformerà nell’ennesimo, inconsistente buco nell’acqua. Anche perché si tende con troppa facilità a mescolare fenomeni molto diversi tra loro. Da un lato la violenza, la rissa, che è un evento a sé stante che va contrastato in emergenza, dall’altro, la gestione della movida, che di emergenziale non ha proprio nulla e che andrebbe governata con un progetto lungimirante e con la partecipazione attiva di tutti i soggetti coinvolti.

L’ordinanza prevede il divieto assoluto di somministrazione di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione ai minori di anni 18; il divieto di vendita al dettaglio per asporto di bevande alcoliche e superalcoliche dalle ore 24:00 alle 07:00 e il divieto – sempre nella stessa fascia oraria – di consumare all’esterno dei locali bevande di qualsiasi tipo in contenitori in vetro. Ora a parte il fatto che la legge vieta già la somministrazione di alcool ai minori (sotto i 16 è un reato, dai 16 ai 18 un illecito amministrativo punibile con sanzione pecuniaria) ma per quale motivo uno non si possa bere una birra, in silenzio, senza disturbare nessuno, seduto su una panchina e invece lo possa fare tra i confini liquidi e astratti di un gigantesco dehors con la musica a tutto volume, è francamente un mistero.

Ecco la musica, forse il nodo della questione è proprio questo. L’ordinanza prevede il divieto, in tutti i locali pubblici diversi dalle discoteche, di organizzare intrattenimenti musicali o, comunque, attività rumorose oltre le ore 01:30 e già questo fa storcere il naso perché in tutte le città civili quel limite lì è fissato alle 24:00, tranne per specifici casi autorizzati preventivamente. Ma a dirla tutta il problema più grande non sarebbe nemmeno l’orario in sé, ma i volumi atroci, anche alle 22:00. Musiche e frequenze di bassi che si infilano sotto le porte, che perforano doppi e tripli vetri, che rimbombano nelle case e avvelenano la vita di chi quella sera vorrebbe leggere un libro, pensare, vedere un film, pregare, piangere e invece non può farlo.

Ci sarebbe il discorso della zonizzazione acustica, uno strumento fondamentale di cui le città e le regioni dovevano dotarsi per fare chiarezza sulla questione. Da altre parti l’hanno fatto e questi luoghi sono sempre ai primi posti nelle classifiche di qualità della vita, da noi no, e il risultato e sotto gli occhi di tutti. Insomma per farla breve, in un centro storico come quello di Siracusa, il limite notturno (che significa dopo le 22:00) di immissioni sonore non dovrebbe superare i 45 decibel, fate un po’ voi. Se poi ogni bar, ogni negozio che vende artigianato locale, la sera si mette a vendere da bere, tira fuori le casse e mette musica è evidente che qualcosa proprio non funziona.

Autorizzazioni, controlli e piani di sviluppo innovativi, sono questi gli ingredienti che possono mettere d’accordo tutti. Stop alla contrapposizione, sì al dialogo. Nessuno vuole vietare la movida, nessuno minimizza l’impatto che può avere sull’economia della città, ma allo stesso tempo il divertimento di qualcuno non può impedire la quiete di altri. In molte città in giro per il mondo è nata la figura del sindaco della notte. Una figura istituzionale, più spesso un vero e proprio team che raccoglie impressioni, media tra le parti, ascolta e non cala ordinanze dall’alto che scontentano tutti, ma propone buone pratiche e progetta soluzioni innovative per la città. Ha iniziato New York con l’Office of Nightlife e poi è stata seguita a ruota da Amsterdam, Berlino col il suo Nachtbürgermeister, Parigi, e il Night Czar di Londra e poi sono mosse le città più piccole, invece in Italia siamo ancora fermi al palo, senza capire che con le decisioni di oggi, le amministrazioni contribuiranno a definire l’assetto demografico, urbanistico ed economico delle città di domani. Siracusa saprà raccogliere la sfida? Dalle premesse sembrerebbe proprio di no.

Articolo pubblicato su TamTamtv.it

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