Poi la sposta

– La prego può mandare una pattuglia, un carro attrezzi, un carro armato, l’aviazione, qualcuno! La situazione è completamente fuori controllo, ci sono auto ovunque: sulle strisce pedonali, sullo stallo del bus, decine di auto a noleggio senza pass…

– Eh… ma sono le 12:45… e poi oggi abbiamo già fatto rimozioni da quelle parti eh…

– Ma… evidentemente non bastano. Guardi, davvero, siamo esasperati, c’è gente che sta cercando posto da più di 1 ora, manco nei parcheggi a pagamento c’è un buco. Qui tra poco scoppia una rivolta.

– Senta, faccia così, intanto la lasci in qualche divieto di sosta tanto fino alle 15:00 non passa nessuno… mangia e poi la sposta…

Cover Band

Non siete stanchi di suonare per la dodicesima volta davanti a vostro cugino la cover della Mannoia che non vi viene nemmeno così bene?

Nel tentativo di mediazione tra i diritti all’espressione artistica e alla movida e quelli alla tranquillità e al giusto riposo di chi l’indomani deve andare a lavorare, si tralascia – oltre a regolamenti e leggi (il decibel è unità di misura internazionale tranne a Siracusa) – un elemento fondamentale e per quanto estremamente soggettivo, assai dirimente: ma non è che 9 volte su 10
suonate di merda?

No, perché secondo me, in questa faccenda, l’aspetto qualitativo ha un peso gigantesco. Con tutto il rispetto per chi si guadagna il pane suonando (l’ho fatto per anni), sono convinto che propinare 2 ore di cover arrangiate in maniera discutibile, suonare con le chitarre scordate calanti, montare il piatto china e la doppia cassa per il live in pizzeria, portare avanti il dogma della tonalità originale che tante vittime ha mietuto e tante continua a mietere tra gli spettatori incolpevoli… beh, tutto questo una ripercussione devastante sull’ambiente che ci circonda effettivamente ce l’ha. Qualcuno ci ha pensato?

Cordialità

Si effettuano insalate

Il Boom di ristoranti a Siracusa, quel + 72% certificato da Unioncamere, che spara la città al vertice della classifica mondiale, ha delle controindicazioni evidenti. La prima è che un + 71% di questi ristoranti cucina di merda, la seconda è che ormai, a Ortigia, non c’è più angolo senza un menù esposto, non c’è più vicolo senza sedie e tavoli spaiati, non c’è più scorcio senza una cappa che spara aria calda e puzzolente. I limiti di questo sviluppo selvaggio e incontrollato sono evidenti, le conseguenze invece cominceremo a vederle tra qualche anno. In altre città il tema è centrale e viene affrontato e dibattuto, qui da noi si preferisce fare finta di niente.

Le sirene dei facili guadagni hanno ammaliato una moltitudine di persone senza esperienza nel settore e le hanno indotte a investire i risparmi di una vita o quello che nemmeno possedevano, nella ristorazione, nell’errata convinzione che gestire questo tipo di attività sia cosa semplice e banale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: il trionfo dell’improvvisazione, il tripudio del surgelato e del precotto, l’apoteosi dell’olio esausto, la disfatta del gusto, ma soprattutto, la comparsa di quei fogli A4 plastificati attaccati attorno alla porta dei ristoranti. C’è scritto: “Masculino 2×3”, “Pescato del giorno su massetto di patate” o “Si effettuano insalate”. Sono frasi commoventi e poetiche che nascondono i richiami alle vecchie professioni abbandonate e raccontano la storia di questa città e della sua trasformazione.

Come se avessi accettato

– Sai, abbiamo questa chat dove discutiamo i problemi della città, cerchiamo soluzioni condivise, facciamo progetti…

– Certo… capisco.

– Le tue idee potrebbero essere ottimi spunti di riflessione, ti posso aggiungere nella chat del nostro gruppo?

– Ma nemmeno per sogno!

– Ma come? Non vuoi partecipare al rilancio della città?

– No, certo che no! Ma grazie lo stesso.

Rivoluzione Ztl

ZTL, non si placano le polemiche! Caos, dubbi e confusione dopo la conferenza stampa di ieri e intanto, una parte cospicua di opinione pubblica chiede a gran voce la riapertura totale di Ortigia. Già pronte due proteste eclatanti: la prima, organizzata dagli esercenti integralisti prevede la scontrinata, un lungo corteo per le vie del centro storico con lo sventolio simbolico di foglietti scritti a penna a sostituire le ricevute mai fatte per colpa della ZTL e per evasione fiscale; la seconda, ad opera dell’associazione MDP (Macchina – Dio – Patria), mira a chiudere il centro storico ai pedoni considerati ostacoli per la guida nelle stradine di Ortigia. “Finiscono spesso sotto le ruote e si incastrano nei parafanghi – ha dichiarato infastidito il presidente di MDP  – quando sono stranieri poi, è difficile anche fargli capire che devono staccarsi”. “Abolendo i pedoni si potrebbero utilizzare i marciapiedi per aumentare lo spazio sosta e garantire a tutti l’ebbrezza di un parcheggio in terza o quarta fila che, va da se, rimetterebbe in moto l’economia locale”.

 

Ortigia, quale futuro?

Il futuro dell’isolotto torna al centro dell’agenda politica. Ristoratori ortigiani e Intellettuali boriosi presentano due differenti piani di sviluppo. Si divide l’opinione pubblica.

All you can drive

È la proposta dei ristoratori ortigiani e prevede l’apertura totale del centro storico a qualsiasi mezzo inquinante su ruote. All you can drive sancisce l’obbligo di utilizzare un’auto procapite e garantisce uno sconto del 15% a tutti gli automobilisti che si presenteranno alla cassa dei ristoranti con la revisione scaduta. E ancora: defiscalizzazione dell’isola e divieto di emissione scontrino o fattura con l’ordinanza “Basta la Parola” e l’inaugurazione del nuovo parcheggio Ipogeo Multilev con ingresso dalla Marina e uscita su Piazza Duomo. La proposta All you can drive è stata appoggiata anche dall’associazione profit SOS Carne di Cavallo che ha aggiunto la mozione Holer Togni, che garantisce parcheggio gratuito e una vaschetta di patatine con sassaemayones a chi, saltando in auto da una rampa posizionata al posto del ponte dei Calafatati, riuscirà a raggiungere Riva Nazario Sauro.

 

Ortigia 110 e lode

È la proposta degli Intellettuali Provinciali e Boriosi e prevede l’accesso ad Ortigia solo ad una minima parte di fruitori e dopo aver superato un test di cultura generale a risposta aperta. I candidati ritenuti idonei dovranno poi affrontare un colloquio orale incentrato sulla vera tradizione della matalotta e sui gusti musicali di Anita Garibaldi e di Bernabò Brea. I delegati di Ortigia Sangue Blu hanno sottoscritto la proposta e gli hanno affiancato l’emendamento “Beneventano-Gargallo-Borgia-Impellizzeri” che regola l’accesso al centro storico – nelle serate di martedì e giovedì – esclusivamente per censo.

Ciclopica

La chiusura “temporanea” della mostra Ciclopica, con le due sculture di Giacometti sequestrate dai Carabinieri perché ritenute dei falsi con firma taroccata, forse è la più grande malafiura nei 2752 anni di Siracusa. Più dei cassoni alla marina, più della pavimentazione di Corso Umberto. È come se al Teatro Greco cominciassero a rappresentare le Tragedie Pitacoriche (Agamennule, I Supplici, Tekra, le Noticiane) e le spacciassero per opere di Sofocle e di Euripide. Quando ne sono venuto a conoscenza ho pensato immediatamente alla gita in terza media e alla sensazione che ho provato quando arrivati in albergo, a Rimini, i miei compagni avevano tutti il beauty case della Mandarina Duck ed io invece ne avevo uno della Mandarancia Drink.

Il sequestro delle sculture crea un danno d’immagine senza precedenti che porta con se la mortificazione del concetto stesso di arte e di tutto quello che con fatica, studio e sacrificio ci gira intorno. Comunque, che la mostra non fosse in realtà quella dei proclami entusiastici dei primi giorni era piuttosto evidente a chiunque abbia messo piede almeno una volta in un museo o abbia visto una temporanea. Un’onesta mostra di provincia che più che rivolgersi a un pubblico cosmopolita si rivolgeva a uno locale, che magari non ha grande confidenza con l’arte ma che in questo modo avrebbe potuto avvicinarsi, incuriosirsi e magari appassionarsi alla materia. Non c’è niente di male in questo, anzi, sarebbe potuta essere una causa nobile, un obiettivo sincero, una specie di alfabetizzazione estetica, un omaggio – mettiamola così – al Maestro Abbado che si porta l’orchestra della Scala di Milano negli stabilimenti Ansaldo ed esegue per gli operai della fabbrica il Prometeo di Luigi Nonoper ricordare a tutti che l’arte non è il passatempo di una elite in pelliccia e mocassini ma il fuoco che arde e anima le istanze dei popoli.

L’aspetto che mi ha lasciato più attonito non è la scoperta di due opere false, che certo – per quanto ancora da accertare – è un fatto gravissimo, ma piuttosto la volontà di far passare una normalissima se non mediocre collezione di pezzi molto comuni e inflazionati, come un evento di altissimo profilo culturale. Questa cosa proprio mi spara qua, perché è stata ripetuta centinai di volte, come in un mantra. Ma nella città più provinciale del mondo, si sa, ci piace la grandeur, ci piace parlarci addosso e fare gli spavaldi, senza limiti. Invece il limite ci vuole, eccome. Quando spopolavano gli zatteroni del Dottor Scholl, non tutti potevano permetterseli e così, grazie alla strabiliante offerta merceologica della Fiera del Mercoledì (a casa mia “Mercatino”) si poteva optare per i modelli del Dott. Tonelli o per quelli del Dott. Rockford, sicuramente due onestissimi podologi, meno noti di Scholl ma altrettanto coscienziosi. Nessuno si vantava di averli acquistati, ma quelle scarpe svolgevano perfettamente il compito per il quale erano state prodotte: strascicare i piedi fino a consumarne la gomma della suola e utilizzarle come arma impropria.

Di tutta questa vicenda, la cosa che lascia più attoniti è quella sensazione di presa in giro che richiama gli echi di Tornatore e dell’Uomo delle Stelle: una Sicilia ingenua e attaccata ai suoi sogni che alla fine si infrangono miseramente. L’unica nota positiva potrebbe essere la richiesta di risarcimento del danno che il Comune di Siracusa, se tutto venisse confermato, dovrebbe chiedere agli organizzatori. M’immagino una cifra con un sacco di zeri, con la quale abbattere il costo della Tari, mettere in sicurezza le scuole o che so, rifare le strade della città.

Adesso, non resta che aspettare gli sviluppi giudiziari. Ho letto che da protocollo, c’era in programma anche una mostra sui contemporanei americani, beh, io ho un “Map” di Jasper Johns, stampa comune non numerata; un “Convergence” di Pollock, poster shop museo; un “Mustard on White” di Lichtenstein, cartoncino formato piccolo; un inflazionatissimo ma sempre gradevole “Chicken Noodle Soup “di Warhol. Se dovessero servire…