Datteri & Sogni

Che poi non è che io sia uno superstizioso, anzi, tutt’altro, però, insomma, il fatto è che tutti davano la cosa per scontata e siccome era la notte di San Silvestro e insomma, per non sembrare sempre quello problematico, alla fine anch’io l’ho preso e l’ho messo nel portafogli. Praticamente dice che se a capodanno ti mangi un dattero e conservi il nocciolo nel portafogli avrai buone possibilità di diventare milionario nel corso dell’anno. Ora, io sono uno abbastanza schifiltoso per cui l’idea di conservarmi sta cosa smangiucchiata non è che mi entusiasmasse, così l’ho lavorato tutta la notte passandolo tra i denti, lavandolo in bocca con vari tipi di alcool fino a renderlo asettico e di colore avorio. Con il passare del tempo avevo dimenticato di aver conservato questo osso in un’intercapedine del portafogli, così l’altro giorno, in banca, quando l’impiegata mi ha chiesto la carta d’identità, io senza pensarci ho fatto per tirarla fuori e questo coso è schizzato via, ha disegnato una parabola perfetta e si è andato a incastrare tra i tasti del pc dell’impiegata che disgustata, è saltata sulla sedia, ha fatto una torsione di centottanta gradi e ha cominciato a urlare: “Che schifo, che schifo, un dente!”.

Nella stanza c’erano altri tre impiegati con i rispettivi clienti e tutti si sono girati verso di me per capire cosa stesse succedendo. Io avrei voluto liquefarmi per la vergogna o prendere fuoco, poi però ho preso coraggio e ho detto: “no, no, non è un dente è un dattero, l’osso del dattero, quella cosa per diventare ricchi. Come ve lo spiego.”, allora tutti si sono calmati e improvvisamente sono diventati complici e hanno cominciato a tirare fuori dai loro portafogli, borsellini e portamonete una serie di noccioli di datteri. Anche l’impiagata che si era messa a urlare ne conservava uno, io mi sono sentito risollevato e ho chiesto: “Ma la fate tutti sta cosa del dattero?”. Un correntista con due carpette piene di carte ha risposto: “ca certo, i soddi su soddi.”. Tutti gli altri, come il coro delle Supplici di Eschilo, hanno esclamato all’unisono: “Eh!”. Io ingenuamente ho chiesto: “ma funziona?”, allora una signora sulla settantina è intervenuta e un po’ demoralizzata ha precisato: “io u fazzu i quarant’anni… dipente…”. Quello con la carpetta ha ripreso la parola e ha sentenziato: “L’importante e che uno ci deve credere se no non funziona.”, l’impiegato seduto di fronte mi ha guardato negli occhi e ha concluso: “Va be, crederci… intanto nu sabbamu, come una specie di amuleto, se non dovesse funzionare, poi l’anno prossimo… nu sabbamu n’autra vota”.

 

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