Graffiti

Ci sono palazzi che sono musei e raccontano storie attraverso scritte e graffiti. Il mio preferito è dalle parti di Viale Tunisi, a Siracusa, ci sono stato di recente, dopo trent’anni dall’ultima visita e mi sono emozionato come la prima volta.

Nel breve tragitto che dal parcheggio porta al portone d’ingresso si possono ammirare nell’ordine: “Gianni ama Giana”, poi, subito sotto, con un’altra grafia più discreta ma dal tratto incerto, una precisazione: “ma propria” che la critica attribuisce alla stessa Giana o Gianna. Una X però, è stata posta sopra, quasi a voler annullare quel tentativo di smentita e subito sotto, come una didascalia in una miniatura benedettina del XIV secolo, un’ulteriore precisazione: “buggiarda”.

A meno di un metro, l’autore Gianni, probabilmente in cerca di rivalsa per la storia finita male con Giana, si mette in mostra con un appassionatissimo e  sfacciato “Gianni e Loredana amore profano”. Il graffito, ad oggi, rimane perfettamente conservato senza alcun intervento a confutare la veridicità dell’affermazione. 

Arrivati davanti alla pulsantiera del citofono, non si può non rimanere affascinati da una scritta scolpita sull’intonaco del muro con un carattere così definito e maestoso da ricordare quello delle tavole della legge di Mosè. L’opera è enigmatica e polisemica: “Mirco e spichioso”. Ancora oggi gli studiosi si interrogano sul significato letterale, allegorico e morale.

Varcato l’ingresso del palazzo, si entra in quella che la critica chiama la gallerie delle meraviglie. Il breve corridoio che porta ad una piccola rampa di scale, oggi come ieri è un concentrato di vibranti emozioni, con quel “AIZ MAI” scritto sul lato destro con un pennarello rosso a cui fa da contraltare, sulla sinistra un magniloquente “Abbasso la droca”. Le due scritte sono sormontate da due giganteschi crigni gemelli che si fronteggiano l’un l’altro e si sbeffeggiano come la fontana dei fiumi del Bernini e la chiesa di Sant’Agnese del Borromini a piazza Navona.

Infine, quando gli occhi sono ormai saturi di tutta questa meraviglia concentrata in sol luogo, si ha giusto il tempo di girare l’angolo, entrare in ascensore e ammirare  sullo specchio “MORBO”, la gigantesca incisione ricca di fiorettature, degna di un maestro soffiatore di Murano, che l’autore ha piazzato esattamente lì, in ascensore, a elevarci simbolicamente verso la pace dei sensi.

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