Dopo il Vittorini ritorna il Premio Vittorina

Accordo raggiunto e protocolli firmati: Il Teatro Comunale o teatro Massimo (non si è ancora capito come si deve chiamare) spalanca le porte alla settima edizione del Premio Vittorina. Da non confondersi con il Premio Vittorini, ritornato in auge nonostante gli scoraggianti risultati di un sondaggio tra la popolazione siracusana che alla domanda: “conosce Elio Vittorini?”, ha risposto nel 86% dei casi “è una marmitta per scooter”. Il Premio Vittorina invece vuole onorare la memoria di Vittorina Carnemolla detta “a sciarrina”, la donna siracusana rinomata per il suo astio immotivato nei confronti della più famosa nobildonna Christiane Reimann. Pur non avendo donato il suo patrimonio al Comune di Siracusa, Vittorina ha lasciato ai siracusani qualcosa di più importante: il gusto della polemica fine a se stessa, l’insulto senza motivo, il colpo al cerchio e quello alla botte. Per questi inestimabili lasciti morali, Siracusa ha deciso festeggiarla con un Premio alla sua memoria. Il Premio Vittorina è senza dubbio uno degli eventi culturali più importanti della stagione e una vera e propria eccellenza siracusana che continua ad attirare l’attenzione di sciarrine, attaccabrighe e provocatori da ogni angolo del mondo.

Ossi di seppia e sassaemayoness

Pioggia che cadi acida sulla città d’amare,

avvolgi quel semaforo intelligente che regola senza regole

il caos di un mattino di settembre.

Lo strillare impunito dei clacson impazziti si fa canto soave e s’addensa

e accompagna l’attesa incompiuta del verde contemplare di luci.

Solo una mano può metterci in salvo,

solo la tua, Vigile Urbano. 

Avanti Insieme! È arrivato il momento di lasciare quel bar.

Di relazioni e di “buone” note

A parte il fatto che il concetto di “buone note” è talmente soggettivo da non aver alcun rilievo scientifico in nessuna discussione, neanche tra gli alunni delle scuole medie, mi convinco sempre di più che la querelle “Concerti al Teatro Greco di Siracusa” sia l’ennesima farsa alla matalotta fatta di regolamenti farraginosi, burocrazia pachidermica, relazioni di parte, scorciatoie, spittizze assortite, confusione e zero chiarezza.

L’unica verità assodata, per quel che mi riguarda, che vale per il mare, le foreste, la Marmolada, Venezia e anche per il Teatro Greco di Siracusa è che lo sfruttamento esasperato delle risorse, nel lungo periodo porta solo sciagure e pestilenza. Il Parco archeologico di Siracusa  è un luogo unico al mondo. Il Teatro del V secolo a. C. scavato nella roccia calcarea ancora di più. Una sola cosa dovremmo fare: metterlo nella condizione di resistere altri mille anni. Anche perché, all’interno del parco Archeologico, per nostra fortuna, degli impresari e dei politici locali, ci sono alcuni spazi – vedi Ara di Ierone – che meglio si presterebbero all’organizzazione di live pop/rock. Ritengo altresì che la fastidiosa diceria “gli artisti vengono a Siracusa solo per il Teatro Greco altrimenti non verrebbero” sia totalmente falsa tanto è vero che gli artisti in questione suonano con regolarità a Bitonto, Catanzaro, Molfetta e Acireale, tutti luoghi senza Teatro Greco. Infine, la cosa più importante, il teatro va preservato perché non è del sindaco, non è della Regione, non è degli impresari ma è dell’umanità ed è inestimabile, come l’aria, come l’acqua e la terra di questo posto qui che abbiamo (hanno) distrutto proprio perpetuando queste logiche di abuso e di sfruttamento. 

Il Palio

I tempi sono maturi per l’istituzione del Palio delle Api Calessino. Una corsa sfrenata ad eliminazione diretta tra i vicoli di Ortigia tra i caratteristici mezzi di trasporto diventati il vero simbolo della città aretusea.

Come nella tradizione senese, il Palio viene vinto dall’Ape calessino, con o senza guidatore, che per prima abbia compiuto in controsenso, tre giri del circuito infernale. Dopo la vittoria, il team vincitore si precipiterà sotto il balcone del Vermexio per ricevere la benedizione del Sindaco, il gonfalone del Comune di Siracusa da poter esibire sulla motoape e la possibilità di poter utilizzare e motorizzare la Carrozza del Senato per la stagione 2024.

Il Nanno is back!

Dice che quando Massimo Ranieri ha intonato “Se bruciasse la città”, il Nanno col giubbotto blu, con la diavolina che si era portato da casa, ha appiccato un incendio tra gli scaloni del settore H del Teatro Greco e lui, Ninni, Silvana, Cugno, le ragazze romene e lo zio Iano si sono messi a ballare in uno stato alterato di coscienza, tra Jim Morrison e un baccanale dionisiaco, e buttavano voci tipo: “Cunnutu!”, “Ietta sancu” e “Aanti!!!”.

Quando, dopo venti minuti buoni, sono arrivati quelli della sicurezza con gli estintori per spegnere tutto e accompagnarli fuori, il Nanno col giubbotto blu ha detto: “A chista democrazia ma chiama?” e poi, rivolto verso l’artista ha gridato: “Massimo, riccillu tu…”.

Ranieri non aveva capito bene la situazione, non ci vede bene da lontano, e ha salutato con la mano e fatto un “” napoletano, così, per sdrammatizzare. Quello della sicurezza sembrava interdetto e il nanno, prendendo la palla al balzo, gli ha detto: “Visto? Noi siamo dionisiaci… no come a tia ca sì cunnutu e apollineo…” gli ha detto un ammuttune e poi e scappato via dall’ingresso che da sulla panoramica.  

Scontrini

– Chi ci mittemu na ‘stu cavaddu?

– Mettici… sassatonnata, surimi, camperett, sbizzeroi e sassemayoness…

– Mpare allora è Maremonti… c’è issupplemento…

– Ti scanti ca ci fazzu a foto o scontrino… ca sta mittennu i manu avanti?

– Ma picchì… secunnu tia ti fazzu u scontrino…

– Ahahaha mava passu….

– Da bere?

– Una Drecker… no una Becker.

Come te nessuno mai

Ortigia non è mai stata così sporca, degradata e puzzolente come questo inizio di agosto. Per strada ci sono ancora i bicchieri di plastica con il logo di OSS che è finito il 30 luglio. Nessuno è passato a spazzare, nessuno si è posto il problema. I cumuli di rifiuti abbandonati compaiono qui e lì, tra la Graziella e la Borgata, i dehors dei ristoranti sono sempre più sfacciati ed è lecito parcheggiarci accanto se ne si è proprietari. I carrellati stazionano placidi sopra i marciapiedi constringendo i pedoni a camminare in mezzo alla strada. Il centro storico è preso d’assaltato dalle auto e la pavida Ztl nulla può e nulla vuole fare. L’ultima ordinanza “Cario e Scarico”, sbandierata ai quattro venti, ha già miseramente fallito e lascia intuire un futuro di degrado e decadenza.