Festa d’Estate: al via l’Impepata

Siracusa, Festa d’Estate: al via l’Impepata. “Se Noto fa di via Nicolaci un campo di fiori – ha dichiarato Il presidente di Noi ristoratori spudorati – ricopriremo via Pompeo Picherali con le cozze!”. Plauso del sindacato dei pescatori di frodo che sottolinea l’importanza di un’offerta culturale capace di sommare tradizioni, cultura, pirateria e gastronomia. Soddisfazione anche da parte dell’amministrazione comunale: “in epoca di emergenza rifiuti – enfatizzano dal Vermexio – riutilizzare le scorce delle cozze per un’istallazione artistica di livello internazionale che diventa circolo virtuoso di buone pratiche rappresenta un biglietto da visita straordinario per la nostra capitale della cultura dell’impero romano d’occidente di acqua e di luce avanti insieme.”.

C’è fermento

Rumors e indiscrezioni darebbero imminenti alcuni avvicendamenti in giunta. Il brusco calo nei sondaggi e una popolarità ai minimi termini, avrebbero spinto il sindaco a operare importanti cambiamenti alla squadra di governo sfruttando la presenza e l’appeal dei vip in città. Quasi certo l’avvicendamento alla cultura, fuori Granata dentro l’Estetista Cinica alla quale andrebbero anche le deleghe al decoro del personale, economato e risossa mare. Tra i nomi più caldi anche Miuccia Prada che dovrebbe prendere il posto del vicesindaco Coppa e Sabrina Ferilli al posto della Concy Carbone ai servizi sociali. Secco no del sindaco a Fabio Fazio che aveva chiesto espressamente Polizia municipale, trasporti e diritto alla mobilità che invece resteranno nelle mani di Tota.

I prodromi della risposta muscolare

Certe volte quando li osservo così, goffi, insicuri, titubanti, mi pervade un sentimento di tenerezza e di protezione che quasi mi spiazza. Ieri, il Suv del malacarne parcheggiato in divieto, bloccava mezza strada e costringeva gli automobilisti a una specie di senso unico alternato e sebbene avessi intuito che sarebbe stato un tentativo velleitario ne ho comunque apprezzato l’impegno. Si è avvicinato al Suv lentamente, ci girava intorno cautamente, come fanno gli artificieri nei film quando sospettano che ci possa essere un ordigno. In cuor suo sperava che il proprietario si facesse vivo e spostasse il veicolo senza bisogno di intervenire con multe e verbali, un’alibi per la sua coscienza, un gentleman agreement valido giusto il tempo di allontanarsi da lì, poi, oh, se quello mi prende in giro e ce la rimette, io che ci posso fare? Lui si è accorto che lo stavo fissando interessato e ha subìto il colpo, prima mi ha odiato, poi, forse un po’ mortificato ha preso coraggio e si è diretto da un altro malacarne che gestisce, in mezzo alla strada, un baracchino di non meglio specificati servizi turistici, per chiedergli se sapesse dove fosse il proprietario del Suv. Non ho sentito esattamente cosa gli ha risposto, ma dalla gestualità ho capito che il malacarne dei servizi turistici deve aver detto una cosa tipo “mpare lassa peddere, fatti nu giro e non ci scassare a minchia che stiamo travagghiannu”. Deve essere stato così perché lui effettivamente è andato via imbarazzato e anche io mi sono allontanato deluso e ho pensato che magari era andato a chiamare rinforzi, il carratrezzi, il comandante, l’assessore per uno di quei blitz che poi finiscono sui giornali e invece niente, quando sono ripassato due ore dopo, i clacson suonavano impazziti e il Suv era sempre lì, in divieto, a bloccare mezza strada.

Pillirini

“Spero che ritorni presto l’era della Pillirina”, poteva essere il ritornello di un brano della buonanima di Franco Battiato e invece è solo una polemica che va avanti da un decennio, da quando cioè Elemata Maddalena acquistò questi benedetti terreni sulla costa dell’Isola, a Siracusa, che pareva che ci si sarebbe potuto buttare tonnellate di calcestruzzo, fare attraccare yacht e atterrare elicotteri e poi i petroldollari, i rubli, le signore dell’alta aristocrazia borghese (Calboni docet), il lavoro per tutti, lo sviluppo, la destagionalizzazione, l’indotto e invece niente. Prima la variante della bellezza, poi l’iter per l’istituzione della riserva terrestre che però si trascina come un moribondo al fronte che cerca di riguadagnare la trincea, fatto sta che Elemata Maddalena, fino ad oggi, al massimo può ristrutturare i caseggiati esistenti a farci delle villette come al Club A Fanusa e di Vip nemmeno l’ombra, anzi, per la verità uno ci sarebbe, Erlend Øye si chiama, è norvegese, suona nei King of Convenience e alla Pillirina si va a fare il bagno con i suoi amici. Stende un telo e si prende il sole e se passi da quelle parti al tramonto, può capitare di sentirgli suonare Sergio Endrigo con l’ukulele.

Erland Øye alla Pillirina non vorrebbe né calcestruzzo né resort, lui dice che quel posto è perfetto così com’è e siccome l’ultima volta che ci stava andando gli è stato impedito da un vigilantes privato che gli ha vietato l’ingresso, lui ha scritto un post su Instagram che ha ricevuto un sacco di cuoricini e nel quale chiedeva al Marchese Emanuele di Gresy (che però noi a Siracusa, per convenzione, dobbiamo chiamare de Gresy) di lasciare libero quel posto, di ritirare il custode e permettere a tutti la libera fruizione. Ho un milione di euro – ha azzardato – e se vuoi te li prendi come se fosse una specie di risarcimento e siamo tutti a posto.

Il Marchese però, che c’ha il dente avvelenato, ha gentilmente declinato l’offerta, caro Erlend – gli ha risposto – del tuo milioncino non so che farmene, io ne avrò spesi una quindicina… vedi tu. Inoltre il Marchese ha tenuto a precisare che quei terreni sono proprietà privata e lui ci fa quello che vuole e che si opporrà a qualsiasi tentativo di esproprio proletario.

Ora, va detto una volta per tutte, che di esproprio proletario in questa storia non c’è propria traccia e che la lettura del marchese abbindolato lascia il tempo che trova. Non che sia del tutto fuorviante, ma se hai un terreno e c’è un vincolo, c’è poco da fare, mi dispiace.

Nel fuoco incrociato di dichiarazioni degli ultimi giorni ci si sono tuffati al solito un po’ tutti, mbrugghiuni e sautafossi compresi, in un gioco tutti contro tutti, fatto di insulti, accuse, minacce e minchiatone, che lascia il tempo che trova e che si ripete da anni come un mantra di quelli scarsi. La soluzione sarebbe l’istituzione della riserva naturale, ma tremano le gambe solo a pensare che poi questa verrebbe gestita dalla Regione.

La verità è che la Pillirina è un luogo magico, la Pillirina è di tutti, la Pillirina non sono i terreni di Elemata, ma un tratto di costa molto più vasto e molto più seducente.

Lo sa bene chi ha partecipato ieri alla passeggiata organizzata dalle associazioni ambientaliste. Io non ci andavo da anni sul quel versante lì, l’ultima volta guidavo un Sì verde metallizzato e non me lo ricordavo così bello. Un luogo incantevole, a tratti inquietante, con una luce straordinaria, una pietra grigia, quasi bianca, il profumo delle erbe selvatiche, la brezza del mare aperto, respiri a pieni polmoni e l’occhio si perde nell’immensità di un orizzonte sconfinato. Seguendo il percorso battuto, scendi una collinetta, superi un promontorio e sbam, ti trovi davanti Ortigia in tutto il suo splendore e sembra libera e felice, non puoi immaginare che arranca sotto il gioco delle friggitorie e dell’inciviltà tutelata. È una prospettiva quasi inedita, differente dalle solite cartoline che conosciamo a memoria, più vivida rispetto alle scontate foto coi droni. C’è una magnificenza che ti spiazza, “ma davvero vivo qui?” mi sono chiesto incredulo mentre intorno a me era un via vai di umanità colorata e vitale.

Alla fine, gira e rigira, le domande che ti poni sono sempre le stesse: ma perché? Ma perché la politica non mette fine a questo ridicolo tira e molla istituendo la Riserva Naturale? Sono passati undici anni, ma in quale altra parte del mondo potrebbe essere tollerata una cosa del genere? Poi pensi che qui non bastano cinquant’anni per fare un’autostrada e che puoi indignarti, maledire e porti tutte le domande che vuoi, tanto anche le risposte, purtroppo, sono sempre le stesse.

Un conto salatissimo

Praticamente la “risposta muscolare” che il Vermexio doveva dare contro l’abusivismo sfacciato che infesta la città si è tradotta in un gigantesco condono “di acqua e di luce”, come si usa dire da queste parti, che non è altro che la pietra tombale su qualsiasi discorso di sostenibilità del turismo.

Le scelte sono state fatte e non si torna più indietro. Non ci resta che resistere, come i partigiani sull’Appennino e aspettare che sverni. Ieri, passeggiando per i vicoli di Ortigia, tra selve di tavolini spaiati che impediscono il passaggio, marciapiedi ricoperti di moquette, impianti stereo cinesi con i led colorati che vomitano musica orrenda, sporcizia per terra, olezzi, fumi pestiferi di friggitorie coi bidoni dell’olio esausto a fare da tavolini, carrellati di rifiuti puzzolenti e stracolmi alla faccia degli orari di conferimento, mi ha assalito un senso di frustrazione e di sconforto e mi sono sentito prigioniero di un incubo, come se vivessi in un paese occupato.

Si è scelto di continuare a incoraggiare, tutelare e non sanzionare i comportamenti scorretti, si è scelto di avallare il sopruso e la regola del più forte, si è scelto di non tutelare le persone per bene, i residenti, gli esercenti, i turisti che sono costretti a subire quotidianamente vessazioni talmente diffuse che mi sono anche stancato di elencare per quanto sono evidenti, sotto gli occhi di tutti, ad ogni angolo di strada, perpetrate con una costanza offensiva e disarmante nel disinteresse assoluto di chi dovrebbe controllare e che si limita a operazioni che appaiono inefficaci, a campione, sempre nelle stesse zone, sempre agli stessi ristoratori sfigati. 

Ortigia è l’emblema del fallimento, un luogo meraviglioso che si trasforma, con la scusa della meta turistica internazionale e dello sviluppo economico in una Babele di illegalità di cui adesso ci accorgiamo solamente ma che tra qualche anno presenterà il conto e sarà salatissimo.

Via Giarre, i pini sradicati e gli alberi fantasma

C’è chi non vuole sentire ragioni e c’è chi butta acqua sul fuoco, chi senza pini non può più vivere e chi vuole solo una distesa di asfalto. Nella querelle sui lavori di riqualificazione di via Giarre e l’abbattimento dei pini che con le loro radici hanno concorso a causare il sollevamento del manto stradale, le posizioni sono abbastanza definite. Da un lato gli ambientalisti duri e puri, quelli che così facendo si rischia di cancellare la memoria urbanistica di un luogo, dall’altro l’amministrazione comunale che i Vigili del Fuoco hanno detto di abbattere tutto perché c’era il rischio crollo e loro, abbattono. Nel mezzo i residenti di via Giarre, incerti, perplessi, esitanti, indecisi se optare per una strada rifatta e cinquanta gradi all’ombra o continuare il Camel Trophy quotidiano sotto la frescura dei rami di pino.

Con la polemica che come una maionese impazzita andava montando al grido di “assassini moriremo soffocati dal Pm10”, il Comune, ha subito precisato l’intenzione di voler sostituire i temibili pini killer di sospensioni e caviglie, con nuovi alberi a largo fusto dotati di radici meno infestanti e capaci – con minime differenze – di ricreare le ombreggiature e l’atmosfera magica di via Giarre. 

Ora però, a dirla tutta, quando a Siracusa si parla di piantumazione di alberi, vengono in mente solo colossali malafiure tipo il Bosco delle troiane, con quegli alberelli disperati che fanno capolino in quell’enorme savana cresciuta dietro al Tribunale e che se non fosse per i volontari che li accudiscono, sarebbero solo il ricordo di un paio di comunicati trionfali, oppure gli alberi di piazza Euripide, tagliati per fare posto ad una colata di cemento quantomeno discutibile e sostituiti con degli alberelli che parevano deportati da un campo di concentramento per quant’erano esili e deperiti.  

Non è per cavalcare la polemica, ma cosa succederà questa volta? Le piantumazioni in via Giarre avranno dignità di conifera o come al solito si lascerà andare? Che tempi sono previsti? Quali i costi? Anche perché, a dirla tutta – fermo restando che la parola dell’amministrazione, quando annuncia una cosa, è oro colato, lo sanno tutti – di piantumazione di nuovi alberi nel progetto dei lavori di manutenzione straordinaria di via Giarre approvato dalla giunta comunale e consultabile nell’albo pretorio non c’è traccia. Niente, nisba, ci sono tutte le voci, il computo metrico, il costo del sacco di sabbia, del conglomerato cementizio e del brecciolino all’etto, ma di alberi, arbusti, fuscelli e sementi, al momento, nemmeno l’ombra.

Articolo pubblicato su TamTamtv.it

Assopanini e Confcavallo sotto attacco hacker

Ci sono anche i consociati di Assopanini e Confcavallo tra i siti italiani finiti sotto l’attacco degli hacker russi di Killnet. Su Telegram il collettivo ha pubblicato una serie di indirizzi che sarebbero stati violati. Nell’elenco, oltre ai siti di Senato e Difesa, compaiono anche quelli di Nuccio, Antonio, Claudio e Nzino e del Panino di Notte. Il tutto con un breve messaggio mandato dagli hacker filorussi con scritto “Chi ci mittemu no panino?”. 

Secondo una prima ricostruzione si sarebbe trattato di un attacco informatico di tipo DDos (Denial of Service) a un server sbizzero controllato a distanza dagli hacker che con questa tecnica, inviano al server contemporaneamente migliaia di false ordinazioni che hanno congestionato le piastre dei paninari.

L’attacco ha messo anche in crisi il sistema di delivery e tantissimi utenti si sono visti recapitare panini ultra conditi, vaschette di patatine e centinaia di migliaia di confezioni monodose di sassemayoness mai ordinate. Tutti gli ordini impazziti proverrebbero dall’account hackerato del povero Sig. Spinoccia di Tivoli, che prima di svenire, si è visto recapitare una email di Deliveroo con una fattura di 600mila euro.

Intanto, sono in corso indagini del Centro comunale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche e delle eccellenze siracusane avanti insieme dei Vigili urbani per valutare anche ulteriori eventuali danni.

Ripensamenti

– Ciao mpare…

– Ciao…

– M’arraccumannu, fozza Putin!

– Cosa?

– Viv la Franz…

– Ma che stai dicendo?

– Astura sei felice c’ha vinciutu u puppo ca nanna…

– Cioè?

– A docu, Macronne…

– Ah! Scusami non avevo colto la sottile allegoria…. sì, comunque, abbastanza soddisfatto, la Le Pen sarebbe stata una tragedia immane.

– Spacchio rici… megghiu a Lepen ammeno idda non s’affrunta a essere amica di Putin

Veramente si è affruntata pure lei… Ma tu piuttosto, di nuovo putiniano sei diventato? Minchia, l’ultima volta che ci siamo visti non l’avevi rinnegato?

Mpare, m’avanu mbriacatu ri minchiate sti bastaddi ra televisione ma io sempre fozza Putin!

Street Control, un chiarimento

Street Control, è subito tilt! L’auto dei vigili urbani equipaggiata con il sofisticato congegno avrebbe preso fuoco dopo sole poche centinaia di metri al cospetto del nuovo, raffinatissimo, centro commerciale spontaneo su ruote. Il software tedesco – dicono i tecnici del Vermexio – non sarebbe stato in grado di processare tutti gli imput trasmessi dalla videocamera. Sulla vicenda è intervenuta l’Amministrazione secondo la quale la tecnologia esasperata non può e non deve mortificare millenni di tradizione. “Il progetto del nuovo centro commerciale spontaneo su ruote – hanno dichiarato dal Vermexio – è un modello di sviluppo commerciale senza precedenti, fortemente voluto dall’Amministrazione e capace di mettere in relazione le eccellenze dell’ortofrutta locale, la suggestione della carne di cavallo e dello sbizzero, l’abbraccio della sassaemayoness e il fascino senza tempo delle sedie di plastica spaiate”.