Alto Gradimento

Rapporto Ermes, assenteismo dei dipendenti pubblica amministrazione, bene Siracusa che occupa il 92° posto.

– G5

– Acqua

– H3

– Colpito Incrociatore.

Telethorp

Tutto pronto per la tredicesima edizione di Telethorp, la grande manifestazione di solidarietà natalizia organizzata dall’associazione MDP (Macchina – Dio – Patria) per raccogliere i fondi necessari all’abbattimento di Villa Reimann e la sua riconversione in parcheggio multilevel.

L’auto è per noi luogo dell’identità come e più della famiglia – ha dichiarato il Presidente di MDP – il 2020 è stato un anno orribile, caratterizzato da nuovi stalli per i parcheggi, da strade più strette e dalle vergognose piste ciclabili che minacciano l’identità dell’automobilista siracusano e il suo diritto di parcheggiare in seconda fila a spina di pesce anche solo per l’acquistare un Gratta e vinci, pane o le sicarette”. “Da qui – conclude il Presidente di MDP –  la necessità di dare un segnale forte a chi vuole annichilire una tradizione millenaria di caos e angherie in favore di altre culture e usanze a noi totalmente estranee”. 

Ad allietare la serata, la dance di Dj TDI; il revival di Dj Revisione Scaduta ed il live dei 4 Motion, la boy band di neopatentati che si esibirà direttamente dall’abitacolo di una odiosa microcar. Al termine della kermesse, brindisi, clacsonata, sgasata collettiva e l’estrazione finale del primo premio lotteria di MDP  che prevede un anno di parcheggio libero sul sagrato del Duomo.

Buon Natale

Questo Natale, più di ogni altra cosa, mi  mancheranno le atmosfere uniche che solo la Tombola del Popolo riesce a creare. La Tombola del Popolo è un’invenzione di mio padre che già in passato aveva proposto in famiglia e senza successo, diversi “divertissement”. Fra questi, su tutti, spiccava il Mercante in Fiera delle malattie, un gioco spietato che metteva i partecipanti davanti al proprio io più profondo e li sfidava nell’eterna lotta tra brama di danaro e scaramanzia. La provocazione fallì perché nessuno voleva partecipare all’asta delle carte (Mamma, mi compri l’epatite B? No, Tesoro hai già la bronchite, la varicella e l’ipertensione, basta così). 

La Tombola del popolo ha un intento più sociologico che è quello di attualizzare il gioco alle dinamiche e alle insidie della società odierna. I principi base sono quelli della tombola tradizionale ma con un nuovo regolamento cervellotico, infernale e contorto, che riesce a scontentare tutti. Il gioco prevede pesanti restrizioni, multe salate e confisca di cartelle a chi dice, per esempio, “tombolino” oppure “ambo” alla chiamata del primo giannetto. Ogni richiesta al cartellone: “è uscito il 23?”, costa 50 centesimi e se il giocatore ripete la domanda nel corso della partita, a pagare sarà anche il giocatore seduto alla sua sinistra. Per i premi è prevista una pericolosa redistribuzione delle risorse: donazioni controvoglia, prelievi forzosi e altre nefandezze basate sul caso.

Per esempio, se un giocatore fa la cinquina non è detto che riceverà il suo premio. Dichiarando il punto e dopo la verifica da parte del cartellone, interverrà una commissione di saggi munita di mazzo di carte siciliane e di taccuino con codici e leggende. Il giocatore dovrà pescare una carta, ad ogni carta è associata un’azione. Gli scenari sono mutevoli: puoi essere fortunato e vincere il tuo premio; ti può essere confiscato e aggiunto al monte premi della tombola; può essere considerato pensione d’oro e decurtato di una percentuale a favore di chi ha fatto ambo o di uno che manco sta giocando; se peschi il cavallo sei costretto a donare la vincita al giocatore che siede alla tua destra, insomma, cose così.

La prima volta che abbiamo provato a giocare abbiamo fatto due giri, poi sono cresciuti i malumori, la tensione nell’aria era tangibile, i parenti si guardavano con sospetto mentre mio papà aveva un ghigno beffardo tipo Travaglio a Otto e Mezzo. La situazione stava precipitando tanto che è dovuta intervenire mia mamma per dire: basta giocare, adesso apriamo il panettone delle Tre Marie.

Un Eroe

L’eroe di questo Natale disadorno, l’unico che potrà risolleverà l’inevitabile l’atmosfera dismessa creata dal numero esiguo di parenti intervenuti stabilito per decreto, un Natale con le porzioni ridotte e il menù alternativo senza frittelle di baccalà (Biii, tutto quel traffico per friggere solo per quattro persone), senza il tavolo dei picciriddi che si tirano pezzi di torrone e di giggiulena, senza il vociare ininterrotto delle cognate sparrittere che finiranno a litigare su chi deve fare la cucina (e che c’entra scusa, a casa di mia madre la faccio io, da vostra madre la fate voi!). Un Natale senza gli improbabili abiti gessati del genero che si finge imprenditore e veste come Al Capone, senza i fiumi di minchiate, sempre le stesse, raccontate senza freni da maschi di famiglia in costante competizione tra di loro, l’eroe di questo Natale, dicevo, sarà colui che in attesa della mezzanotte, malgrado l’abbiocco dei più anziani e l’insofferenza dei più giovani, acquisterà otto cartelle della tombola anziché le sue solite due, aspetterà la chiamata del primo giannetto e finalmente griderà un liberatorio: “AMBO” e tutti, come per magia, cominceranno a ridere.

Sto decreto è pieno di lagune – il glossario dei commenti social sulla stretta di Natale

– E me figghiu ca have 16 ani u lassu a casa? bravo govenno complimenti da un padre di famiglia

– Cè l’escamotasg a 16 anni ci può andare da solo a trovare i parenti 

– E comunque parrucchieri aperti e centri estetici chiusi poi ma ta spiegare!!! I capelli te li puoi lavare i pila nun te po livari???

– Ma tutto stu piaceri di andare a casa di vostra suocera quando vi ha venuto?

– Ci st’anno prendendo in giro vediamo se dimaia si fa natale è capodanno senza a zita

– Va bene per la viggilia ma u pranzo del 25 non me lo devono toccare che è sacro gesù bambino

– Ma se c’è il cropifuoco alle 22 che scrivono a fare capo danno che e a mezza notte ci vogliono solo prendere in giro per farci dare il vaccino?

– Questi del governo forse non anno famiglia perche il natale e famiglia e loro stano calpestanto

– A zona arancione ca diventa gialla e ora russa ci vuole a canteggina

– Alla befana come siamo messi chiedo per mia cognata…

– E gli immigranti possono entrare vero bastardi e ci fanno anche il ceonone coi soddi nostri

– Quanta superficialità nei vostri commenti, pensate ai veri problemi

– Non offenda supefficiale ce lei pezza di scuffata

– Io esco lo stesso e me la pono sudare tutti

– Ma quale coprifuoco scuadriglia Italia 103 presente a capodano vi faciamo satare ntal’aria 

– Me figghiu a 17 anni può venire dalla nonna col motore da solo?

– Figghiu i buttana tu e tutti chiddi che non tu riciunu

– Figghiu i butano 

– Starei hanno interi a dirgli infami pagghiazzi iarrusi giocate co la pelle dei siracusani ma più non lo potete fare vetrete

– Sto decreto è pieno di lagune.

Consapevolezze

Non sei mai uscito dal triangolo viale Zecchino, via Filisto, viale Tica; hai piantato le tue personalissime colonne d’Ercole in Largo Dicone; ti sei formato tra il Bar Kennedy e la sala giochi di via Pitia; non leggi più nemmeno le pagelle della Gazzetta dello Sport; non ti è ancora chiara la differenza tra e congiunzione e verbo, ma su Recovery Fund, Next Generation EU e MES nemmeno un dubbio… Ti invidio e ti stimo.

Graffiti

Ci sono palazzi che sono musei e raccontano storie attraverso scritte e graffiti. Il mio preferito è dalle parti di Viale Tunisi, a Siracusa, ci sono stato di recente, dopo trent’anni dall’ultima visita e mi sono emozionato come la prima volta.

Nel breve tragitto che dal parcheggio porta al portone d’ingresso si possono ammirare nell’ordine: “Gianni ama Giana”, poi, subito sotto, con un’altra grafia più discreta ma dal tratto incerto, una precisazione: “ma propria” che la critica attribuisce alla stessa Giana o Gianna. Una X però, è stata posta sopra, quasi a voler annullare quel tentativo di smentita e subito sotto, come una didascalia in una miniatura benedettina del XIV secolo, un’ulteriore precisazione: “buggiarda”.

A meno di un metro, l’autore Gianni, probabilmente in cerca di rivalsa per la storia finita male con Giana, si mette in mostra con un appassionatissimo e  sfacciato “Gianni e Loredana amore profano”. Il graffito, ad oggi, rimane perfettamente conservato senza alcun intervento a confutare la veridicità dell’affermazione. 

Arrivati davanti alla pulsantiera del citofono, non si può non rimanere affascinati da una scritta scolpita sull’intonaco del muro con un carattere così definito e maestoso da ricordare quello delle tavole della legge di Mosè. L’opera è enigmatica e polisemica: “Mirco e spichioso”. Ancora oggi gli studiosi si interrogano sul significato letterale, allegorico e morale.

Varcato l’ingresso del palazzo, si entra in quella che la critica chiama la gallerie delle meraviglie. Il breve corridoio che porta ad una piccola rampa di scale, oggi come ieri è un concentrato di vibranti emozioni, con quel “AIZ MAI” scritto sul lato destro con un pennarello rosso a cui fa da contraltare, sulla sinistra un magniloquente “Abbasso la droca”. Le due scritte sono sormontate da due giganteschi crigni gemelli che si fronteggiano l’un l’altro e si sbeffeggiano come la fontana dei fiumi del Bernini e la chiesa di Sant’Agnese del Borromini a piazza Navona.

Infine, quando gli occhi sono ormai saturi di tutta questa meraviglia concentrata in sol luogo, si ha giusto il tempo di girare l’angolo, entrare in ascensore e ammirare  sullo specchio “MORBO”, la gigantesca incisione ricca di fiorettature, degna di un maestro soffiatore di Murano, che l’autore ha piazzato esattamente lì, in ascensore, a elevarci simbolicamente verso la pace dei sensi.

Hit Parade

Ma come si spiega la perdita di ventitré posizioni in due anni? Cioè, nel 2018 Siracusa galleggiava all’ottantaduesimo posto della classifica sulla qualità della vita del Sole 24 Ore e oggi retrocede al centocinque, il terzultimo. Peggio di noi solo Caltanissetta e Crotone che però, almeno, ha la squadra di calcio in seria A. Il Sole 24 Ore tende subito a precisare che nell’anno del Covid, le città che hanno perso più posizioni, sono state proprio quelle turistiche: Venezia, Roma, Firenze e naturalmente anche Siracusa.

Ma, detto fuori dai denti, c’è qualcuno che pensa veramente che Siracusa sia una città con una qualità della vita soddisfacente? Attenzione, qualità della vita non vuol dire bellezza, non vuol dire monumenti, mare, Caravaggio, Santa Lucia e il teatro greco, qualità della vita vuol dire prima di tutto servizi, benessere e parametri oggettivi come quelli analizzati nell’indagine del quotidiano economico. Il tramonto sul porto grande, la pietra bianca del Duomo, il blu profondo del mare del Plemmirio probabilmente hanno pochi eguali al mondo ma non rientrano, forse a torto, nel computo dei parametri, facciamocene una ragione.

C’è chi di primo acchito vorrebbe puntare il dito contro il Sindaco e inscenare una protesta sui social con qualche hashtag ad effetto e qualche ex consigliere comunale a fomentare la cosa, ma a dirla tutta, le responsabilità di questo atroce fallimento sono ben divise tra tutto il tessuto sociale ed economico della città.

Certo, l’Amministrazione Italia non brilla per gradimento e i suoi componenti non sembrano tutti all’altezza dei compiti che sono chiamati a svolgere, però, pur tralasciando la fisima del Sindaco per le tematiche religiose – alla faccia della laicità dello Stato – e un autoincensamento un po’ esagerato ogni volta che una trasmissione tv viene a girare due scene in Ortigia, bisogna darle atto di aver portato avanti e messo a regime alcune politiche amministrative e alcune scommesse su settori fondamentali. Penso alla raccolta differenziata porta a porta, che al netto degli ultimi intoppi dovuti al “sold out” delle discariche, sta ottenendo risultati incoraggianti e con un trend in crescita costante. C’è un progetto sulla mobilità alternativa che potrebbe cambiare radicalmente in meglio la faccia di questa città; c’è la grande scommessa di una immensa area verde di cui il Bosco delle Troiane è solamente una minima parte, anche se per adesso il progetto sembra essere andato a puttane e ci sono tanti interventi mirati nelle scuole di competenza comunale che hanno messo a norma situazioni vergognose, ignorate nel corso dell’ultimo ventennio. Di contro, si parla meno di ambiente e industria e si ha come l’impressione che la stagione delle barricate ai tavoli dell’AIA sia terminata e che per il turismo, l’indotto e la fruizione del centro storico, al netto della terribile sciagura Covid, regni ancora caos e disorganizzazione. Probabilmente ci sarà tanto altro da dire, ma i limiti della comunicazione da un lato e lo scioglimento del Consiglio Comunale dall’altro, che nel bene e nel male era vetrina e megafono di istanze diverse, non ci mettono nelle condizioni di conoscere e di sapere di più. Ma questo andazzo può giustificare da solo un tale tracollo? La risposta è no. Troppo facile cercare il capro espiatorio nel Sindaco e nella sua Giunta quando i problemi sono cronici, radicalizzati e hanno a che fare con ogni settore sociale e produttivo della città.

Scorrendo tra i parametri del Sole 24 Ore basta poco a chiarirsi le idee: partecipazione elettorale ai minimi termini, offerta culturale praticamente nulla, indice di lettura quotidiani a livello malafiura. Di contro alcuni parametri schizzano alle stelle: consumo di farmaci per diabete, tasso di mortalità, numero di imprese in fallimento, fatture commerciali ai fornitori oltre trenta giorni.

La fotografia è impietosa, come guardare quelle bellissime immagini prese dall’alto con il drone e anziché ammirarne la bellezza, vedere la città con i palazzi diroccati e le macerie fumanti. Ogni parametro è una tumpulata, ogni tumpulata apre gli occhi su quello che sapevamo già, farne un elenco impietoso è presto detto:

Tasso di occupazione generale, gap occupazionale tra uomini e donne, diffusione del reddito di cittadinanza, numero di imprese in rete, numero di startup innovative, giovani che non studiano e non lavorano, riqualificazione energetica degli immobili, ecosistema urbano, quota delle cause pendenti, durata media delle cause civili, numero di estorsioni, numero di POS attivi, numero degli infermieri.

Non prendiamoci in giro, le responsabilità, sono da attribuire alle istituzioni, alle aziende e perfino ai cittadini e colpiscono tutti i settori indistintamente, dall’ambiente ai servizi, dagli affari al lavoro, dalla cultura al tempo libero. C’è da aggiungere altro? Possiamo dirci stupiti? Io credo di no, la situazione è sotto gli occhi di tutti e francamente ho paura che non se ne possa venire fuori facilmente. Il Gap con le città del Nord è netto e consolidato e voltarsi indietro serve a poco se non a rimuginare e rimanere impantanati nelle solite logiche, quando invece occorrerebbe una maggiore consapevolezza dei propri limiti e un drastico cambio di rotta, lento ma inesorabile, che ci spinga fuori da questo pantano dove ci siamo cacciati. La granita di mandorla, la matalotta, i finti contratti Co Co Pro e i Suv turbodiesel, da soli, non bastano. 

Esegesi

Dopo l’albero separè, quello tortile, quello con le palle giganti ma senza messa a terra e dopo aver scartato l’opzione “Rosso Fuoco” fortemente suggerita da Tekra e che prevedeva un rogo perenne di rifiuti dentro un telaio a forma di pino silvestre, l’amministrazione ha scelto per Piazza Duomo un maestoso abete decorato in maniera tradizionale. Simbologia, fede e tradizione sono i concetti alla base dell’allestimento commissionato alla prestigiosa agenzia “Abberi e Sogni” di Cassaro, che ha sviluppato il progetto. Secondo la critica, le stelle che sormontano l’albero raffigurerebbero gli assessori della giunta Italia, dai più scarsi su, su, fino ai preferiti Coppa e Fontana, posti poco sotto la stella più brillante del sindaco; sulla destra, due cavalli adornati da corone di sbizzero e sassaemayoness a simboleggiare prosperità e abbondanza e sulla sinistra, due angeli guerrieri che rappresenterebbero l’eterna lotta tra TAR e CGA.