Hit Parade

Ma come si spiega la perdita di ventitré posizioni in due anni? Cioè, nel 2018 Siracusa galleggiava all’ottantaduesimo posto della classifica sulla qualità della vita del Sole 24 Ore e oggi retrocede al centocinque, il terzultimo. Peggio di noi solo Caltanissetta e Crotone che però, almeno, ha la squadra di calcio in seria A. Il Sole 24 Ore tende subito a precisare che nell’anno del Covid, le città che hanno perso più posizioni, sono state proprio quelle turistiche: Venezia, Roma, Firenze e naturalmente anche Siracusa.

Ma, detto fuori dai denti, c’è qualcuno che pensa veramente che Siracusa sia una città con una qualità della vita soddisfacente? Attenzione, qualità della vita non vuol dire bellezza, non vuol dire monumenti, mare, Caravaggio, Santa Lucia e il teatro greco, qualità della vita vuol dire prima di tutto servizi, benessere e parametri oggettivi come quelli analizzati nell’indagine del quotidiano economico. Il tramonto sul porto grande, la pietra bianca del Duomo, il blu profondo del mare del Plemmirio probabilmente hanno pochi eguali al mondo ma non rientrano, forse a torto, nel computo dei parametri, facciamocene una ragione.

C’è chi di primo acchito vorrebbe puntare il dito contro il Sindaco e inscenare una protesta sui social con qualche hashtag ad effetto e qualche ex consigliere comunale a fomentare la cosa, ma a dirla tutta, le responsabilità di questo atroce fallimento sono ben divise tra tutto il tessuto sociale ed economico della città.

Certo, l’Amministrazione Italia non brilla per gradimento e i suoi componenti non sembrano tutti all’altezza dei compiti che sono chiamati a svolgere, però, pur tralasciando la fisima del Sindaco per le tematiche religiose – alla faccia della laicità dello Stato – e un autoincensamento un po’ esagerato ogni volta che una trasmissione tv viene a girare due scene in Ortigia, bisogna darle atto di aver portato avanti e messo a regime alcune politiche amministrative e alcune scommesse su settori fondamentali. Penso alla raccolta differenziata porta a porta, che al netto degli ultimi intoppi dovuti al “sold out” delle discariche, sta ottenendo risultati incoraggianti e con un trend in crescita costante. C’è un progetto sulla mobilità alternativa che potrebbe cambiare radicalmente in meglio la faccia di questa città; c’è la grande scommessa di una immensa area verde di cui il Bosco delle Troiane è solamente una minima parte, anche se per adesso il progetto sembra essere andato a puttane e ci sono tanti interventi mirati nelle scuole di competenza comunale che hanno messo a norma situazioni vergognose, ignorate nel corso dell’ultimo ventennio. Di contro, si parla meno di ambiente e industria e si ha come l’impressione che la stagione delle barricate ai tavoli dell’AIA sia terminata e che per il turismo, l’indotto e la fruizione del centro storico, al netto della terribile sciagura Covid, regni ancora caos e disorganizzazione. Probabilmente ci sarà tanto altro da dire, ma i limiti della comunicazione da un lato e lo scioglimento del Consiglio Comunale dall’altro, che nel bene e nel male era vetrina e megafono di istanze diverse, non ci mettono nelle condizioni di conoscere e di sapere di più. Ma questo andazzo può giustificare da solo un tale tracollo? La risposta è no. Troppo facile cercare il capro espiatorio nel Sindaco e nella sua Giunta quando i problemi sono cronici, radicalizzati e hanno a che fare con ogni settore sociale e produttivo della città.

Scorrendo tra i parametri del Sole 24 Ore basta poco a chiarirsi le idee: partecipazione elettorale ai minimi termini, offerta culturale praticamente nulla, indice di lettura quotidiani a livello malafiura. Di contro alcuni parametri schizzano alle stelle: consumo di farmaci per diabete, tasso di mortalità, numero di imprese in fallimento, fatture commerciali ai fornitori oltre trenta giorni.

La fotografia è impietosa, come guardare quelle bellissime immagini prese dall’alto con il drone e anziché ammirarne la bellezza, vedere la città con i palazzi diroccati e le macerie fumanti. Ogni parametro è una tumpulata, ogni tumpulata apre gli occhi su quello che sapevamo già, farne un elenco impietoso è presto detto:

Tasso di occupazione generale, gap occupazionale tra uomini e donne, diffusione del reddito di cittadinanza, numero di imprese in rete, numero di startup innovative, giovani che non studiano e non lavorano, riqualificazione energetica degli immobili, ecosistema urbano, quota delle cause pendenti, durata media delle cause civili, numero di estorsioni, numero di POS attivi, numero degli infermieri.

Non prendiamoci in giro, le responsabilità, sono da attribuire alle istituzioni, alle aziende e perfino ai cittadini e colpiscono tutti i settori indistintamente, dall’ambiente ai servizi, dagli affari al lavoro, dalla cultura al tempo libero. C’è da aggiungere altro? Possiamo dirci stupiti? Io credo di no, la situazione è sotto gli occhi di tutti e francamente ho paura che non se ne possa venire fuori facilmente. Il Gap con le città del Nord è netto e consolidato e voltarsi indietro serve a poco se non a rimuginare e rimanere impantanati nelle solite logiche, quando invece occorrerebbe una maggiore consapevolezza dei propri limiti e un drastico cambio di rotta, lento ma inesorabile, che ci spinga fuori da questo pantano dove ci siamo cacciati. La granita di mandorla, la matalotta, i finti contratti Co Co Pro e i Suv turbodiesel, da soli, non bastano. 

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