Viva Tiche

Prima di tutto vennero a portarci il mastello dell’umido e i sacchi della plastica e fui contento. Poi ci dissero di leggere un libretto che spiegava come differenziare le varie tipologie di rifiuti e io non lo feci perché: “a chi spacchiu m’antaressa a mia”. Poi portarono i carrellati condominiali e li misero davanti alla scala A e non dissi niente perché lì ci vivono Matarazzo e Cugno che sono uno puppo e l’altro buonista. L’ultimo giorno si vennero a prendere i cassonetti ma nessuno c’aveva capito un cazzo!

Come se avessi accettato

– Sai, abbiamo questa chat dove discutiamo i problemi della città, cerchiamo soluzioni condivise, facciamo progetti…

– Certo… capisco.

– Le tue idee potrebbero essere ottimi spunti di riflessione, ti posso aggiungere nella chat del nostro gruppo?

– Ma nemmeno per sogno!

– Ma come? Non vuoi partecipare al rilancio della città?

– No, certo che no! Ma grazie lo stesso.

Rivoluzione Ztl

ZTL, non si placano le polemiche! Caos, dubbi e confusione dopo la conferenza stampa di ieri e intanto, una parte cospicua di opinione pubblica chiede a gran voce la riapertura totale di Ortigia. Già pronte due proteste eclatanti: la prima, organizzata dagli esercenti integralisti prevede la scontrinata, un lungo corteo per le vie del centro storico con lo sventolio simbolico di foglietti scritti a penna a sostituire le ricevute mai fatte per colpa della ZTL e per evasione fiscale; la seconda, ad opera dell’associazione MDP (Macchina – Dio – Patria), mira a chiudere il centro storico ai pedoni considerati ostacoli per la guida nelle stradine di Ortigia. “Finiscono spesso sotto le ruote e si incastrano nei parafanghi – ha dichiarato infastidito il presidente di MDP  – quando sono stranieri poi, è difficile anche fargli capire che devono staccarsi”. “Abolendo i pedoni si potrebbero utilizzare i marciapiedi per aumentare lo spazio sosta e garantire a tutti l’ebbrezza di un parcheggio in terza o quarta fila che, va da se, rimetterebbe in moto l’economia locale”.

 

Ortigia, quale futuro?

Il futuro dell’isolotto torna al centro dell’agenda politica. Ristoratori ortigiani e Intellettuali boriosi presentano due differenti piani di sviluppo. Si divide l’opinione pubblica.

All you can drive

È la proposta dei ristoratori ortigiani e prevede l’apertura totale del centro storico a qualsiasi mezzo inquinante su ruote. All you can drive sancisce l’obbligo di utilizzare un’auto procapite e garantisce uno sconto del 15% a tutti gli automobilisti che si presenteranno alla cassa dei ristoranti con la revisione scaduta. E ancora: defiscalizzazione dell’isola e divieto di emissione scontrino o fattura con l’ordinanza “Basta la Parola” e l’inaugurazione del nuovo parcheggio Ipogeo Multilev con ingresso dalla Marina e uscita su Piazza Duomo. La proposta All you can drive è stata appoggiata anche dall’associazione profit SOS Carne di Cavallo che ha aggiunto la mozione Holer Togni, che garantisce parcheggio gratuito e una vaschetta di patatine con sassaemayones a chi, saltando in auto da una rampa posizionata al posto del ponte dei Calafatati, riuscirà a raggiungere Riva Nazario Sauro.

 

Ortigia 110 e lode

È la proposta degli Intellettuali Provinciali e Boriosi e prevede l’accesso ad Ortigia solo ad una minima parte di fruitori e dopo aver superato un test di cultura generale a risposta aperta. I candidati ritenuti idonei dovranno poi affrontare un colloquio orale incentrato sulla vera tradizione della matalotta e sui gusti musicali di Anita Garibaldi e di Bernabò Brea. I delegati di Ortigia Sangue Blu hanno sottoscritto la proposta e gli hanno affiancato l’emendamento “Beneventano-Gargallo-Borgia-Impellizzeri” che regola l’accesso al centro storico – nelle serate di martedì e giovedì – esclusivamente per censo.

Ciclopica

La chiusura “temporanea” della mostra Ciclopica, con le due sculture di Giacometti sequestrate dai Carabinieri perché ritenute dei falsi con firma taroccata, forse è la più grande malafiura nei 2752 anni di Siracusa. Più dei cassoni alla marina, più della pavimentazione di Corso Umberto. È come se al Teatro Greco cominciassero a rappresentare le Tragedie Pitacoriche (Agamennule, I Supplici, Tekra, le Noticiane) e le spacciassero per opere di Sofocle e di Euripide. Quando ne sono venuto a conoscenza ho pensato immediatamente alla gita in terza media e alla sensazione che ho provato quando arrivati in albergo, a Rimini, i miei compagni avevano tutti il beauty case della Mandarina Duck ed io invece ne avevo uno della Mandarancia Drink.

Il sequestro delle sculture crea un danno d’immagine senza precedenti che porta con se la mortificazione del concetto stesso di arte e di tutto quello che con fatica, studio e sacrificio ci gira intorno. Comunque, che la mostra non fosse in realtà quella dei proclami entusiastici dei primi giorni era piuttosto evidente a chiunque abbia messo piede almeno una volta in un museo o abbia visto una temporanea. Un’onesta mostra di provincia che più che rivolgersi a un pubblico cosmopolita si rivolgeva a uno locale, che magari non ha grande confidenza con l’arte ma che in questo modo avrebbe potuto avvicinarsi, incuriosirsi e magari appassionarsi alla materia. Non c’è niente di male in questo, anzi, sarebbe potuta essere una causa nobile, un obiettivo sincero, una specie di alfabetizzazione estetica, un omaggio – mettiamola così – al Maestro Abbado che si porta l’orchestra della Scala di Milano negli stabilimenti Ansaldo ed esegue per gli operai della fabbrica il Prometeo di Luigi Nonoper ricordare a tutti che l’arte non è il passatempo di una elite in pelliccia e mocassini ma il fuoco che arde e anima le istanze dei popoli.

L’aspetto che mi ha lasciato più attonito non è la scoperta di due opere false, che certo – per quanto ancora da accertare – è un fatto gravissimo, ma piuttosto la volontà di far passare una normalissima se non mediocre collezione di pezzi molto comuni e inflazionati, come un evento di altissimo profilo culturale. Questa cosa proprio mi spara qua, perché è stata ripetuta centinai di volte, come in un mantra. Ma nella città più provinciale del mondo, si sa, ci piace la grandeur, ci piace parlarci addosso e fare gli spavaldi, senza limiti. Invece il limite ci vuole, eccome. Quando spopolavano gli zatteroni del Dottor Scholl, non tutti potevano permetterseli e così, grazie alla strabiliante offerta merceologica della Fiera del Mercoledì (a casa mia “Mercatino”) si poteva optare per i modelli del Dott. Tonelli o per quelli del Dott. Rockford, sicuramente due onestissimi podologi, meno noti di Scholl ma altrettanto coscienziosi. Nessuno si vantava di averli acquistati, ma quelle scarpe svolgevano perfettamente il compito per il quale erano state prodotte: strascicare i piedi fino a consumarne la gomma della suola e utilizzarle come arma impropria.

Di tutta questa vicenda, la cosa che lascia più attoniti è quella sensazione di presa in giro che richiama gli echi di Tornatore e dell’Uomo delle Stelle: una Sicilia ingenua e attaccata ai suoi sogni che alla fine si infrangono miseramente. L’unica nota positiva potrebbe essere la richiesta di risarcimento del danno che il Comune di Siracusa, se tutto venisse confermato, dovrebbe chiedere agli organizzatori. M’immagino una cifra con un sacco di zeri, con la quale abbattere il costo della Tari, mettere in sicurezza le scuole o che so, rifare le strade della città.

Adesso, non resta che aspettare gli sviluppi giudiziari. Ho letto che da protocollo, c’era in programma anche una mostra sui contemporanei americani, beh, io ho un “Map” di Jasper Johns, stampa comune non numerata; un “Convergence” di Pollock, poster shop museo; un “Mustard on White” di Lichtenstein, cartoncino formato piccolo; un inflazionatissimo ma sempre gradevole “Chicken Noodle Soup “di Warhol. Se dovessero servire…

 

La città a misura di delocalizzazione

Il bordello infernale che caratterizza il centro storico, con orde di turisti depredati e avvelenati da ristoratori improvvisati, i dehors abusivi sui sagrati delle chiese, via Malta e piazza Pancali con più traffico del Raccordo anulare nell’ora di punta, le cover band heavy metal nelle pizzerie per famiglie e i terribili vini bianchi serviti a temperatura ambiente, hanno riacceso il dibattito sulla delocalizzazione turistica a Siracusa. Le nuove linee guida del PRG, tracciate a matita dal Consiglio Comunale, si sono cancellate permettendo a politici, maître à penser e sfacinnati vari, di riprogettare la città.

Pizzuta d’amare

La rivoluzione 2.0 che tutti quanti stavano aspettando. Stop ai quartieri dormitorio e senza servizi, largo alla movida, ma sempre senza servizi. È questa l’idea per rilanciare la Pizzuta e renderla glamour per il popolo della notte. Nuove concessioni trentennali per solarium con pessima musica a volumi atroci, cinquecento licenze d’amare per ristorantini di pescato di frodo, sono solo alcune delle iniziative messe in campo dalle istituzioni coinvolte. Una nuova Ztl senza pass né orari contribuirà a creare la tipica atmosfera caotica dell’isolotto, un trenino su gomma percorrerà le arterie principali collegandole con due nuovi parcheggi di interscambio che – garantisce il Comune – assicureranno gli stessi disservizi di Talete e Molo S. Antonio. I residenti sono già sul piede di guerra e hanno fondato il comitato Pizzuta Sostenibile chiedendo a gran voce che l’insopportabile bordello venga deviato in zona Zecchino.

Ex Parcheggio Mazzanti

Grande opera pubblica incompiuta e fiore all’occhiello della politica del non fare, il Parcheggio Mazzanti verrà rimesso a nuovo e trasformato in una sala polivalente, attrezzata per spettacoli, concerti, sport e per la finale del Premio Tiche. Il bonus licenze commerciali e la defiscalizzazione della carne di cavallo e dell’olio esausto per le zippole, sommati al ricco cartellone di eventi d’amare, saranno la spinta propulsiva alla rinascita commerciale della zona. Per diventare immediatamente eseguibile però, il progetto dell’Ex Parcheggio Mazzanti, prevede la costruzione limitrofa e in calcestruzzo depotenziato, di un nuovo parcheggio multilevel per i fruitori dell’ex Parcheggio Mazzanti.

La Borgata

Se Ortigia è il salotto buono della città, per troppo tempo la Borgata è stata il cucinotto non abitabile. Bistrattata, vilipesa e ingannata per anni sulla sistemazione definitiva del Caravaggio, la Borgata merita di meglio e gli ultimi dissesti idrogeologici hanno aperto nuovi spiragli di crescita economica e di rilancio. Il progetto, votato all’unanimità dal Consiglio Comunale di Siracusa, è ambizioso e rivoluzionario e prevede l’invaso dello storico quartiere e la sua trasformazione in bacino per la pesca sportiva di mucco e scoppolaricchi. Lo studio di fattibilità commissionato dalle Commissioni bilancio e attività produttive del Comune ad un compro oro di via Bainsizza, prospetta un vero e proprio New Deal.

Parco Robinson

Il fenomeno delle baby gang merita di essere “attenzionato” nella speranza possa diventare anche esso eccellenza siracusana. Per questo motivo, con un bando truccato e dei finanziamenti a fondo perduto sottratti con dolo alla Comunità Europea, il Parco Robinson sarà affidato ad una cooperativa senza Durc di picciotti di squadra. Un polo d’eccellenza che, sfruttando i buchi della fumosa alternanza scuola-lavoro, sarà capace di formare le nuove generazioni di malacarni attraverso un complesso programma didattico incentrato su scippo e borseggio, impennata molesta, piccola estorsione, spaccio, inglese, pesca di frodo e sfruttamento della prostituzione.