Del Talete e di altri demoni

Io non lo so se è una strategia precisa studiata a tavolino, tutta una cosa di resilienza, spiritualità, telefonate con Papa Francesco, la Bignardi e Santa Lucia o se si tratta di un periodo di confusione, di stanchezza, di disorientamento.  Quello che è certo è Francesco Italia ha dimostrato in passato di essere un comunicatore eccezionale, un uomo perfettamente a suo agio davanti al pubblico, un vero mattatore, uno capace di trascinare ed emozionare, dai discorsi a braccio della campagna elettorale ai post sui social appassionati e pieni di lirismo; dalle interminabili ore di diretta durante la prima fase della pandemia ai gesti eroici e simbolici come quando insieme alla Prestigiacomo, Fratoianni e ad altri forzò il blocco navale della Capitaneria di Porto per salire a bordo della Sea Watch.

Ultimamente me lo sono chiesto spesso: ma che fine ha fatto quel Francesco Italia? Perché questo – al netto delle differenze di opinioni – certe volte sembra l’ombra di quell’altro, schivo, taciturno, distaccato, quasi ingessato, con un aplomb istituzionale che a volte sembra perfino esagerato e non fraintendetemi, io apprezzo la misura, la parola ponderata, la prudenza che deve accompagnare un ruolo così delicato come quello del sindaco. Poi ieri alcune di queste nubi si sono diradate, quando alle 16:16 ho ricevuto la mail dall’ufficio stampa del Comune di Siracusa con oggetto: “Talete, intervento del sindaco Francesco Italia”, ho letto avidamente il contenuto, poi l’ho riletto una seconda volta e alla fine ho tirato un sospiro di sollievo. “Ho formalmente richiesto al Segretario generale – scrive il Sindaco – di accertare cosa abbia in concreto determinato il mancato rinnovo del certificato prevenzione incendi del parcheggio Talete”, e ancora, “Saranno accertate le responsabilità amministrative“. Finalmente, era quello che stavo aspettando, e con me credo tante altre persone, poche parole ma chiare, decise, proprio quello che ci voleva. Insomma, chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilità, e non è certo per il gusto sadico di vedere qualcuno esposto al pubblico ludibrio o messo ai ceppi in piazza Duomo, voglio dire, si può anche sbagliare, tutti sbagliamo, continuamente, e ce ne assumiamo le responsabilità. L’avvocato che buca una scadenza, il parrucchiere che ti arrunza i capelli, l’idraulico che ti sostituisce il flessibile e poi quello esplode nella notte, il salumiere a cui ti raccomandi: «Per favore, un prosciutto buono tagliato sottile” e poi torni a casa e sembra filetto e, per di più, è verdognolo. Ecco, ognuna di queste azioni comporta una inevitabilmente una conseguenza.

Ora, il punto non è chi siano nello specifico i responsabili, anzi, questo all’opinione pubblica non dovrebbe nemmeno interessare, ma che – una volta accertate le responsabilità – questa o queste persone vengano sanzionate (il giusto, per carità), quello sì, è importante da sapere. È un piccolo segnale ma molto significativo: distrazione, noia, indolenza, malafede (chissà), non ha importanza, chi sbaglia paga, o meglio, si assume le sue responsabilità. Non importa che tu sia per la demolizione del Talete o per la sua riqualificazione, contro o a favore delle piste ciclabili, soddisfatto della raccolta porta a porta o nostalgico dei cassonetti, entusiasta dei bus “gratis” o incredulo (ma dove siamo, a Dubai?). Accertare una responsabilità in questa città sarebbe già una piccola grande rivoluzione.

pubblicato su www.siracusapress.it

Povero Talete

Prosegue senza sosta la polemica sulla riqualificazione del parcheggio Talete di Siracusa, l’ecomostro di cemento armato costruito su uno dei punti più suggestivi dell’isola di Ortigia e al centro di un contenzioso con la Regione Siciliana.

Dopo mesi di discussioni l’opinione pubblica si è spaccata a metà: da un lato quelli che chiedono a gran voce l’abbattimento dell’ecomostro a qualsiasi costo (è nato perfino un comitato); dall’altro i favorevoli alla “riqualificazione” prospettata dal Comune. Nel mezzo qualche indeciso e tutto il peso di una struttura poco funzionale, emblema del disservizio, archetipo del pressappochismo e una terrazza sul mare tra le più sporche del mondo, un tappeto di escrementi animali e umani, bottiglie rotte, e rimasugli di batterie di fuochi d’artificio esplosi per festeggiare un diciottesimo, una scarcerazione inaspettata, una partita di droga piazzata in città.

Ma questa vicenda non è solo una disputa tra sensibilità diverse e pareri opposti, no, qui c’è in gioco il futuro di Ortigia, il suo rapporto con il mare, ciò che Siracusa è stata e quello che può diventare in termini di riappropriazione degli spazi.

In quest’ottica – nonostante si parlasse di un intervento che avrebbe trasformato il Talete in un monumento del XXI secolo – il restyling promosso dall’amministrazione comunale e progettato da Stagnitta, appare davvero poca cosa, un palliativo, un filo trucco, un po’ di polvere negli occhi. Un intervento che per quanto possa essere considerato gradevole, difficilmente risolverà qualcosa e con molta probabilità verrà abbandonato, dilaniato dal vento e vilipeso dai vandali come ogni altro elemento che nel corso degli anni è stato posto su quella maledetta terrazza.

Quando si parla di parcheggio Talete, si tende a concentrare l’attenzione solo sulla… leggi il seguito su SiracusaPress

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