Povero Talete

Prosegue senza sosta la polemica sulla riqualificazione del parcheggio Talete di Siracusa, l’ecomostro di cemento armato costruito su uno dei punti più suggestivi dell’isola di Ortigia e al centro di un contenzioso con la Regione Siciliana.

Dopo mesi di discussioni l’opinione pubblica si è spaccata a metà: da un lato quelli che chiedono a gran voce l’abbattimento dell’ecomostro a qualsiasi costo (è nato perfino un comitato); dall’altro i favorevoli alla “riqualificazione” prospettata dal Comune. Nel mezzo qualche indeciso e tutto il peso di una struttura poco funzionale, emblema del disservizio, archetipo del pressappochismo e una terrazza sul mare tra le più sporche del mondo, un tappeto di escrementi animali e umani, bottiglie rotte, e rimasugli di batterie di fuochi d’artificio esplosi per festeggiare un diciottesimo, una scarcerazione inaspettata, una partita di droga piazzata in città.

Ma questa vicenda non è solo una disputa tra sensibilità diverse e pareri opposti, no, qui c’è in gioco il futuro di Ortigia, il suo rapporto con il mare, ciò che Siracusa è stata e quello che può diventare in termini di riappropriazione degli spazi.

In quest’ottica – nonostante si parlasse di un intervento che avrebbe trasformato il Talete in un monumento del XXI secolo – il restyling promosso dall’amministrazione comunale e progettato da Stagnitta, appare davvero poca cosa, un palliativo, un filo trucco, un po’ di polvere negli occhi. Un intervento che per quanto possa essere considerato gradevole, difficilmente risolverà qualcosa e con molta probabilità verrà abbandonato, dilaniato dal vento e vilipeso dai vandali come ogni altro elemento che nel corso degli anni è stato posto su quella maledetta terrazza.

Quando si parla di parcheggio Talete, si tende a concentrare l’attenzione solo sulla… leggi il seguito su SiracusaPress

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