Ci siamo

Ci siamo, anche quest’anno il momento è arrivato, si scorgono all’orizzonte con le Cinquecento e le Citroen a noleggio, hanno le Lonely Planet evidenziate sotto il braccio e gli occhi pieni di meraviglia e stupore. Presto, scongeliamo il pescato di frodo, facciamo rinvenire quella ricotta acida, scomponiamo i cannoli, prepariamo quel chiacco. La stagione turistica è cominciata e Ortigia è un fermento: cultura contro profitto, Luna Park o dormitorio, libertà d’espressione contro libertà d’espressione. Chi farà la prima mossa? Il ristoratore spregiudicato, il musicista integralista, l’Amministrazione imbelle o il residente frustrato? Pitacoricamente spero sempre che qualcuno riesca a mediare tra gli eccessi, ma la disillusione, negli anni, ha spazzato via i miei sogni come un foglio di stagnola soffiato via dal vento nello slargo deserto di un paninaro su ruota.

Blitz all’ippodromo

Siracusa, controlli a sorpresa in quattro scuderie ippiche: sequestrati farmaci, forme di sbizzero, vaschette di ogghiu re pipi e svariati secchielli di sassaemayoness. Analisi di laboratorio verificheranno eventuali anomalie e irregolarità dei condimenti utilizzati. Assocavallo e Confpanini sulle barricate: giustizia ad orologeria che colpisce e danneggia un settore d’eccellenza.

 

Colpo di Scena

“È la sedia che veniva da me!”. Si giustifica così il Dr. Uri Geller, il cittadino coinvolto, suo malgrado, nell’ennesima polemica sull’abbandono dei rifiuti. Secondo quanto appreso dagli agenti della polizia ambientale, Geller, dottore in psicocinesi e telecinesi stava semplicemente svolgendo i suoi esercizi mattutini di recupero oggetti, ignaro della trappola ordita ai suoi danni da un suo acerrimo rivale, il Dott. Licciardello, che lo ha prima fotografato, per poi invertire l’ordine dei fotogrammi e montare mediaticamente il caso. Licciardello adesso rischia una denuncia a piede libero mentre Geller, ritenuto innocente e scagionato da tutte le accuse, ha ricevuto le scuse del Sindaco e un corposo sconto Tari.

 

Verità e Giustizia

Ci risiamo, archiviazione. Incredibilmente è sempre la stessa storia: quando un gruppo di vigliacchi in uniforme uccide un commilitone in una caserma italiana, assistiamo sbalorditi al festival dell’omertà e della reticenza. Non c’è stelletta, non c’è grado, nastrino, onorificenza che valga qualcosa, perché in caserma nessuno parla, mai. Nessuno vede mai niente.

La storia si ripete, tragica nella sua ciclicità. Due ragazzi di Siracusa, due caserme dello Stato, due luoghi sorvegliati e sicuri trasformati in scene del crimine. Onore, disciplina, fedeltà, rispetto sono parole vuote, prive di significato, sostituite da omertà, paura, tradimento e abbandono.

Quando lo stato giudica lo stato, abbiamo troppo spesso assistito a sentenze zoppe, ad archiviazioni, ad omissioni imbarazzanti. Nell’archiviazione al caso Drago, il Giudice parla di “mancata acquisizione dei filmati registrati dalle telecamere di sorveglianza” e di “mancata acquisizione dei tabulati telefonici sulle utenze in uso agli indagati e in particolare ai compagni di camerata”. Credo che peggio di così non si potesse fare. Come possiamo ancora tollerare che qualcuno possa morire, in circostanze spaventose all’interno di presidi dello Stato, nell’indifferenza e nella mancata assunzione di responsabilità?

Le tragiche vicende di Tony Drago e Lele Scieri corrono parallele e raccontano venti anni di ingiustizie, di dolore, di errori grossolani e di promozioni militari. Ce li hanno descritti come ragazzi deboli, problematici, che decidono improvvisamente di suicidarsi nei modi più improbabili, ma noi sappiamo che non è vero, sappiamo che erano ragazzi normali, con la voglia di vivere e che sono stati brutalmente assassinati.

Non dimentichiamoci di questi ragazzi, non abbandoniamo le loro famiglie e i loro amici, non facciamo spegnere i riflettori. Quando tutto sembra perduto, questo è il momento di tirare su la testa, di non arrendersi, di lottare e di farlo con più forza e con più coraggio, perché solo chi tiene duro, solo chi continua ad andare avanti, contro tutto e contro tutti, alla fine riesce a ottenere il diritto alla verità e alla giustizia.