Non si faccia più vedere da noi

Il fatto è che con 30 gradi all’ombra, se mi vendi una vaschetta di gelato e non la chiudi con un coperchio delle dimensioni perfette ma ce ne metti uno più piccolo e pensi di puntellare la parte scoperta con dei fazzolettini, in cuor tuo sai già che la cosa non può funzionare. Dicevo, se mi vendi questa vaschetta qui, praticamente aperta e poi la infili in un sacchetto di carta più piccolo del normale, dove la vaschetta non sta adagiata sul fondo ma su un lato, devi preventivare che visto che non l’hai chiusa, qualcosa di spiacevole durante il tragitto gelateria – casa mia, succederà per forza. Se poi mi lasci ignaro e mi fai pagare senza dirmi niente e mi fai pagare salato perchè la tua è una gelateria molto rinomata in città e io ci vengo quando posso perchè il gelato che fate è davvero buono e il prezzo più alto è giustificato dagli ingredienti a km zero e biologici, dalla filiera corta e da tutto quel corollario di elementi che chissà se sono veri ma che mi portano a riconoscervi un valore maggiore, beh, io mi aspetto un servizio eccellente e non di essere arrunzato in questo modo.

Perchè se poi torno a casa e vado per infilare la vaschetta nel freezer e questa ovviamente si è aperta e il gelato si è versato dentro il sacchetto di carta e gocciola sul pavimento della cucina io divento una belva e sono costretto a ritornare nella tua gelateria per chiedertene conto.

In una situazione del genere tu solo una cosa dovresti fare, chiedere scusa, ammettere l’errore e cercare di recuperare, invece siccome sei siracusana e commerci in quell’inferno che è Ortigia, ti sei pure infastidita e mi hai detto che tu i coperchi per quelle vaschette non li avevi e quindi non potevi fare altro e che io dovevo quasi ringraziarti che il gelato me l’avevi dato lo stesso.

Sono rimasto allibito ma ancora pronto ad una mediazione, sono goloso, lo ammetto, così ti ho suggerito di dividere il gelato in due vaschette più piccole dotate di coperchi della misura esatta. Abbiamo concordato che questa fosse la soluzione migliore solo che io mi aspettavo che tu riempissi le vaschette con del nuovo gelato e non con quello sciolto e mischiato dentro il sacchetto. Te l’ho fatto notare e hai insinuato che allora mi volevo approfittare della cosa. Non ci ho visto più e ho preteso il rimborso. Prima non volevi accordarmelo e mi attribuivi la colpa di quanto accaduto, poi che il rimborso non poteva essere fatto perchè avevo pagato con il bancomat, quando hai capito che ero pronto a piantare un casino come mai ne avevi visti nella tua vita, hai capitolato, mi hai gettato con spregio le banconote sul bancone e mi hai detto indignata: “non si faccia più vedere da noi!”. 

Joe is upset. he says “Go away”

Torneo dei sindaci, interviene il TAR

Insultati e defraudati del loro diritto di voto, presentano ricorso al TAR contro la decisione della testata Siracusanews di annullare il torneo dei sindaci e decretare vincitore il Sindaco dI Ferla. 

Vijay Kumar Das, Ma Hasib, Adem Bood, X King Binod sono solo alcuni dei nomi dei cittadini zelanti che hanno voluto ricorrere al tribunale amministrativo per ottenere giustizia e rivendicare il loro diritto di votare in massa un sindaco della provincia di Siracusa dal Bangladesh, dalla Manchuria e perfino dallo Yemen.

Per l’avvocato Jesper Maicol Sebbuccio Tiralonco, principe del foro di Lagos e domiciliato a Giarratana, il ricorso al Tar è solo il primo passo di un percorso giudiziario che punta dritto alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Se il tar dovesse accogliere il ricorso, verrebbe sospesa la vittoria di Giansiracusa e il tribunale ordinerebbe di rigiocare la semifinale ma senza supplementari e con la reintroduzione del golden gol. Se altresì, si dovessero accertare delle irregolarità, i sindaci rischierebbero pesanti sanzioni – si parla di venti punti di penalizzazione nel prossimo torneo dei sindaci – o addirittura il divieto di candidarsi ad elezioni regionali e nazionali e la squalifica per 5 anni da tutte le competizioni elettorali europee.

Abbandoni (reprise)

Una coppia di cinquantenni in sella ad uno scooter, accosta e getta nel carrellato dell’organico di un palazzo lungo una strada principale del centro storico un sacchetto pieno di vetro, plastica e carcasse di pesce. Consapevole della probabile reazione, faccio notare ugualmente che almeno potevano usare quello dell’indifferenziata, così, per farla meno sporca. Il tizio alla guida ha replicato serafico: “A picchì nun ti fai i cazzi toi”. Lei, per stemperare i toni: “Lassalu peddere a chistu, amunìnni”. Avrei voluto insistere e chiedergli una cosa tipo: “Avete visto Alberto Angela su Siracusa, uno scandalo vero?”. Ma poi ho desistito e ho sospirato uno scoraggiato: “E vabbè”. Lo scooter, intanto, si era allontanato di qualche decina di metri, la “signora” seduta dietro si è voltata e mi ha gridato: “Ancora cca si? Sciesso”.

Piattume

È come un peso che ti schiaccia, inesorabilmente, prima piano, poi sempre più forte fino a levarti il respiro. Il fatto è che Siracusa è una città piatta e triste anche nel caos, perché tutto è ormai consentito e tollerato. Parliamoci chiaro, il bello delle infrazioni è farla franca, rischiare, il brivido della trasgressione, l’adrenalina del parcheggio senza pagare, il brusco risveglio mattutino con la consapevolezza di avere lasciato la macchina sul marciapiede, sulle strisce o sullo stallo del bus hanno senso solo se sono mosse della grande partita a scacchi con l’establishment. Se invece tutto rimane impunito, se non c’è un fischio inesorabile e pronto a rimarcare le regole, una multa sotto il tergicristallo, una rimozione forzata a che serve infrangerle? Le città culturalmente dinamiche vivono questa meravigliosa dicotomia, qui, neanche questo.

Ora putiti iucari a caccetto – Il glossario dei commenti social sul rimpasto al Vermexio

– A ti nivai fallocchio co u rasciu ti sta magiannu vivu

– Manco a buttana ra stazione ti vuole più dimettiti

– Se nn lo ai ancora capito ti devi dimettere da sindaco, non solo tu ma tutta l’amministrazione comunale vi dovete dimettare da sindaco

– Ogni puttuso ne strade e niente rispetto a quanto siete faccia di minchia

– Tinnaghiri a casa deficente tu si cosa ri iucari o iocu ra tumbulata deficente.

– Vattene ciarlattano

– Accasa magnaci

– Stipenti da favola alla facia nostra

– Che senso a?

– Sensa consiglio comunale ai governato e ora ci scassi la minchia?

– Lei e molto incapacce

– Ca a madonna naccumpagna signore gesù

– Tutto a casa mangiatari che soddi nostri..

– Siete la giunta con sindaco che avete distrutto la nostra città sporca immondizia buche cartelle esattoriali non siete capaci di fare a chi lavora per la città e cittadini?

– Imbro non deve lasciare ha pantano, Imbro ha vita

– 5 e 5 ora putiti iucari a caccetto

– Ciccio ma chi lhai sutta o lettu l assessori? ancora quelli che se ne erano andati erano freschi e già sostituiti? unni a pigghiatu o pozzu ncigneri ?

– Altri mangia pane attradimento

– Ittatili a mari cu tutti i robi!!!

– Minchia basta!

A misura di niente

No, no, ma qui la comunicazione c’entra ben poco, voglio dire, quanto vuoi che possa spostare? Al massimo da 104 arrivavamo a 102, non di più. È dura da buttare giù, soprattutto quando si è abituati a vantarsi da soli e dire di sé meraviglie, ma purtroppo, nonostante il mare, la pietra bianca, la granita di mandorla, la matalotta, i monumenti e la sua storia antica, a Siracusa si vive peggio che a Cuneo e Pordenone. Facciamocene tutti una ragione. Una città a misura di niente: bambini, giovani, lavoratori, anziani, quale categoria può dirsi soddisfatta?

Certo, chi può godere di un lauto vitalizio – legittimo, per carità – probabilmente tende ad avere una percezione diversa della realtà, perché, parliamoci chiaro, non ha le stesse necessità di uno che vive in via Algeri o in via Isole Molucche. Però, se la città è ridotta così, se arranca costantemente negli ultimi posti di tutte le classifiche sulla qualità della vita, sull’economia, sulla sicurezza, non è certo colpa del sindaco, degli assessori o della singola amministrazione, o almeno, lo è solamente in parte. 

Alcune cose sono state fatte, è vero – il porta a porta su tutte – ma tanto è rimasto com’era e in alcuni casi  è perfino peggiorato per incuria e per il trascorrere del tempo. Quello che è certo è che scaricare tutta la responsabilità sugli amministratori è utile solo a pulirci le coscienze, a fare finta di niente, a fare un po’ le vittime, perché in realtà i problemi di questa città sono complessi e cronicizzati e hanno a che fare con il tessuto sociale e produttivo, con le istituzioni, le aziende, le dinamiche incancrenite, il sopruso e l’apatia. Fingere che non sia così, buttarla sul problema di comunicazione è come nascondere la polvere sotto al tappeto.

A Siracusa si vive male nonostante il mare perché non esistono servizi e se ci sono, sono scadenti, parziali, circoscritti e incompleti, la classica coperta che se tiri da un lato lascia scoperto l’altro. 

C’è un bus che un anziano può prendere per tornarsene a casa in via Melilli dopo una passeggiata in Ortigia? 

Quanti giovani professionisti staccano fatture per cifre miserrime e aspettano invano, per mesi e mesi, che vengano saldate da signorotti locali che poi magari sono in prima fila dietro la processione della santa e si battono il petto?

Si può andare in treno a Palermo senza metterci tanto tempo da dimenticare il perché ci si stava andando? 

Quanto sono i tempi medi di attesa per una Tac? 

Quante Apicalessino in controsenso in via Pompeo Picherali?

Vogliamo parlare di qualità dell’aria e di emissioni? 

Quante donne assunte nei negozietti dei centri commerciali inaugurati in pompa magna, con le dimissioni in bianco già firmate in caso di gravidanza? 

Quanti posti negli asili comunali? 

Quanti parchi per i bambini ci sono in città (parchi veri, no aiuole con il fango e l’altalena scassata)? 

Quanti dehors abusivi o indecenti alla faccia di qualsiasi pudore e decoro urbano?

Quante estorsioni nell’ultimo anno? Quante denunce?

Quanti marciapiedi occupati da carrellati dei rifiuti?

Quante strade senza marciapiedi e senza illuminazione?

Quanti scivoli per disabili? Quanti di questi scivoli sono occupati da una macchina? Sempre la stessa macchina.

Quanti parcheggi?

Quante strisce pedonali ancora visibili?

Quanti cinema, quanti teatri, quante biblioteche?

Quanti fallimenti, assegni protestati, pignoramenti e lavori in nero?

Qualità della vita è tutto questo, la somma di condizioni materiali come reddito, lavoro, situazione abitativa e dimensioni immateriali come salute, formazione, cultura, ambiente, sicurezza, impegno civico e tempo libero. 

Questa la situazione, riusciremo ad invertire la rotta? Io la vedo male, ci vorranno anni, decenni, secoli per scalare quella classifica, perché quello che si finge di non capire è che la qualità della vita è una componente fondamentale dell’attrattività di un luogo. Più è alta, migliore sarà lo sviluppo urbano, perché attrae capitali, idee nuove, lavori dignitosi, progetti sostenibili e non il solito consumo di suolo per il mega resort sul mare o l’ennesimo ristorantino improvvisato con i tavolini in mezzo alla strada, che serve pescato di frodo, non emette ricevute e non paga manco la Tari. 

Unisci i puntini

Quanto è durata la tolleranza zero a Corso Umberto? Quindici giorni, forse venti, non mi ricordo più. Quello che è certo è che tutto è tornato esattamente com’era, forse peggio: un caos infernale, una confusione insensata, un bordello irriverente. Ci sono le auto in doppia fila messe a spina di pesce, una striminzita corsia con quelli in coda al semaforo e una manica di “spittuni” che transitano impuniti sulla preferenziale alla faccia di tutti noi poveri stronzi che rispettiamo le regole.

Il problema non è tanto l’esistenza dei maleducati, degli incivili e degli “spittuni”, no, quelli sempre ci sono stati e sempre ci saranno, è inevitabile, anzi, in alcune circostanze gli “spittuni” siamo stati noi, quello che manca è la totale mancanza di controllo. Un territorio abbandonato a se stesso dove vige il sopruso e la legge del più forte, nel disinteresse di chi dovrebbe fare rispettare le regole e invece passa liscio o resta fermo dentro l’auto a giocare con il telefonino. Non è una novità, anzi, è un andazzo generale, un filo rosso ben definitivo e tollerato, un “unisci i puntini” che mette insieme dehors abusivi, carrellati pieni di rifiuti a qualsiasi ora, banchetti dei boat tour in mezzo ai marciapiedi, scooter sulle ciclabili, apicalessino contromano a velocità folle e auto, auto parcheggiate ovunque: in piazza Archimede, corso Matteotti e perfino sul ponte Santa Lucia il lunedì e il martedì, quando partono le crociere. Uniti i puntini, il ritratto della città che ne viene fuori è impietoso. Potremmo anche diventare Capitale della Cultura, per quello che vale, ma la qualità della vita resta bassissima, i proclami sono disattesi e quelli che ancora pensano che parcheggiare sulle strisce pedonali o su uno stallo disabili sia una una vergogna, sono sempre meno.

Ingorghi

Ma se uno vuole friggere zippole, perchè non utilizza la propria cucina? Perchè deve costruire quelle indecenti baracche in mezzo alla strada con i fusti di olio esausto buttati qui e lì, i marciapiedi insivati e le auto in tripla fila? Ma soprattutto, in un incrocio che già è un bordello di suo, con il traffico perennemente in tilt, le auto a spina di pesce, in doppia fila, è proprio necessario che il Comune autorizzi con così largo anticipo la costruzione di queste immonde baracche? Me lo sono chiesto mentre aspettavo in coda il mio turno per superare il senso unico alternato che si era venuto a creare per le auto lasciate ia muzzo dagli impavidi golosi.

Quando ero lì lì per passare, l’auto davanti a me si è fermata in mezzo alla strada e ha messo le quattro frecce, vedevo i due occupanti che discutevano accanitamente, forse sulla quantità e il tipo di zippole da comprare. Ho cominciato a suonare il clacson e a scagliare anatemi, poi, finalmente, la portiera della macchina si è aperta ed è scesa una donna che, infastidita, mi ha detto: “Un minuto preciso”. Io continuando a suonare il clacson ho replicato: “Signora ma è in mezzo alla strada! Ma che modo è?”. Allora l’uomo alla guida si è affacciato dal finestrino e mi ha detto: “Mpare, le zippole dobbiamo comprare, statti calmo”. Poi ha accelerato, ha attraversato la strada in diagonale e si è messo di traverso, contromano, liberando me e bloccando una fila di auto impressionante che proveniva in senso inverso da Scala Greca. Passandogli accanto gli ho mostrato il pollice come a dire, complimenti, ottima manovra. Lui ha apprezzato molto e ha sfoggiato un sorriso compiaciuto e mi ha detto una cosa tipo: “Hai visto, a c’era bisogno di fare tutto su buddello?”.