Sotto Pressione

Non so più da quanti giorni sto chiuso in casa. È la verità, questa clausura forzata ha modificato le miei abitudini e tutti gli orari. Adesso vado a letto molto più tardi e mi alzo più tardi, scrivo tanto, leggo, mi sto riascoltando tutto Mahler, anche il Das Lied von der Erde, guardo una miriade di tutorial: da come produrre disinfettante con le teste d’aglio e la curcuma a come curare lo scorbuto a casa. Dedico un’ora della mattinata a esercizi ginnici, guardo serie tv e film in lingua originale, mi manca lo sport in tv in maniera lancinante e naturalmente, più di tutto, mi manca uscire di casa, passeggiare con mia figlia, guidare e andare in bici.

La mia esistenza al tempo del Coronavirus è scandita dai pasti, dalla preparazione dei pasti, dai biberon di Bruna, dalla preparazione dei biberon, dai bagnetti e dalla preparazione dei bagnetti. Poi, a fine serata, quando tutti sono andati a letto, esco di casa e vado a posizionare il mastello della differenziata del giorno, davanti al portone d’ingresso. Questa operazione è l’unico legame con lo scorrere del tempo come era prima dell’avvento del virus. Stare chiusi in casa – è inevitabile -genera tensioni, stati di ansia, e paranoie che riaffiorano dal passato o si presentano inedite, in tutte le loro drammatiche sfaccettature.

Quando ancora non si capiva cosa sarebbe stato di noi, se i supermercati sarebbero rimasti aperti o se nel giro di pochi giorni sarebbero stati saccheggiati da orde di malacarni e ci sarebbero stati roghi nelle strade, cupe vampe, sommosse popolari e la presa di Palazzo Vermexio, per non sapere né leggere né scrivere, ho fatto una discreta scorta di legumi secchi: ceci, lenticchie, fagioli e un invitante mix messicano. Per un imprinting ricevuto da bambino, al termine legumi a casa mia viene immediatamente associato quello di pentola a pressione. La mia pentola a pressione è con me da vent’anni, me la regalò mia mamma, quando nel 2000, a Bologna, lasciai l’appartamento con gli altri studenti e andai a vivere da solo.

Ma quanto può durare una pentola a pressione? Vent’anni di onorato servizio non saranno troppi? Ho cercato su internet, ma le opinioni a riguardo sono differenti, ho studiato grafici e curve di funzionamento ma nessuno si sbilancia. Perfino gli esperti della Lagostina tentennano. La psicosi Coronavirus, si sa, mina le certezze e adesso temo che tra una lenticchia e un misto di legumi, possa esplodermi in faccia.

Ho preso delle precauzioni: ho iniziato a maneggiarla con estrema cura, la lavo a mano con una spugnetta ad uso esclusivo, la ripongo lontana dalle altre pentole, avvolta dentro una vecchia federa di lino. La carico con gesti precisi e meticolosi, non supero mai i livelli, evito le fiamme troppo alte e quelle troppo deboli. Prima di posizionarla sul fornello grande, controllo che le valvole di sicurezza siano a posto, posiziono il coperchio centrandolo tra i due manici, chiudo e finalmente accendo il fornello. Di tutta la procedura, questa è la fase più tranquilla: la pentola non ha ancora sviluppato il vapore al suo interno ed è equiparabile a un comunissimo tegame. Certe volte, quando la guardo e aspetto che inizi a sfiatare per spostarla sul fornello piccolo, spero che la valvola rossa che segnala l’avvenuta formazione di vapore al suo interno, non salga mai, lo spero con tutte le mie forze. La pentola si sarebbe definitivamente rotta, ci metterei il doppio del tempo a cucinare i legumi, ma non rischierei di morire in una deflagrazione. 

Comunque, ho messo il timer del forno e anche uno sul telefono. Ho preso tutti gli accorgimenti del caso per proteggere le ragazze che amo: ho chiuso la cucina e l’ho trasformata in zona rossa e vietato a Donatella di entrarci anche solo per un bicchiere d’acqua o di sostare nei pressi con la bambina. Quando mancavano tre minuti alla fine della cottura, mi sono ricordato che non avevo ancora ritirato i mastelli della differenziata della sera prima. Io ho questa fissazione del tempo, da quando da piccolo ho iniziato a suonare il basso, cerco di fare incastrare le cose alla perfezione, è più forte di me, quando la scansione ritmica viaggia fluida, senza tentennamenti di sorta, mi sento in pace con il mondo anche se questo, mi comporta stress e un livello di attenzione sempre molto alto. Così, ho indossato i pantaloni della tuta, le scarpe da Coronavirus, mi sono alzato il cappuccio della felpa, messo un piumino leggero, guanti di lattice, mascherina e sono uscito. Fuori piovigginava e tirava vento, ho superato la corte interna e sono uscito in strada, ma dei mastelli non c’era traccia, spariti. Prima ho pensato ad una punizione del Comune per non averli ritirati in tempo – una volta, mi appiccicarono sopra un adesivo rosso che per me fu come un’onta, solo perché, dopo l’ennesimo cambio di orari, avevo posizionato il mastello troppo tardi rispetto all’orario consentito – poi, ho optato per il furto ad opera di qualche vicino bastardo. Ho alzato lo sguardo è c’era una macchina dei Vigili Urbani con due agenti che si sono voltati a guardarmi, stavano approntando un posto di blocco. Uno dei due mi ha chiesto: “lei dove sta andando?”. Io ho sorriso imbarazzato e ho detto: “no… niente… è che forse mi hanno fregato i mastelli”. L’agente non ha battuto ciglio: “Ha la giustificazione?”. “No, guardi – ho detto io facendo istintivamente due passi in avanti – non sto uscendo, si figuri, ero sceso a ritirare i mastelli ma sono spariti.”. Poi con la coda dell’occhio ho visto quello verde del vetro, infilato tra due macchine. Il vento della mattina doveva averli spostati. L’ho indicato e ho detto: “vede, lì c’è quello del vetro… quello della carta sarà in giro… lo recupero e cerco l’altro qui intorno.”. Il vigile non sembrava molto convinto e ha detto: “fermo lì.”, poi si è rivolto alla sua collega più anziana che gli ha fatto di sì con la testa, allora mi ha guardato e ha detto: “Può andare, ma non si allontani più di 200 metri.”. “No, No, quando mai! Sarà qui intorno.”, ho risposto io.

Mentre partivo alla ricerca del mastello di carta e cartone, il timer del telefono è scattato. “Minchia, La pentola a pressione!”, ho pensato tra me e me. Subito dopo ho ricevuto una telefonata di Donatella, preoccupata dal fatto che non fossi ancora tornato su. Gli ho spiegato che c’era un vento fortissimo e che i mastelli erano volati via e che stavo cercando quello della carta. Lei allora mi ha chiesto: “vedi che in cucina è suonato il timer del forno e sento la pentola a pressione che sfiata, che faccio? Entro e spengo?”. “Nooo – ho gridato – non ti avvicinare! È pericolosissimo, rischia di esplodere tutto! Prendi la bambina e nasconditi dietro al divano… copritevi la testa.”. La vigilessa che aveva sentito tutto si è allarmata e mi ha detto: “senta lei, ma che cosa esplode tutto? Che sta dicendo?”. Io gli ho fatto un cenno come a dire: “tranquilla, arrivo”, ma avevo visto il mastello blu che era dall’altro lato della strada, con il coperchio incastrato tra due sbarre della ringhiera del lungomare e mi sono diretto in quella direzione. Tempo, tempo, tempo – pensavo – prima battuta, prendere mastello; seconda, correre a casa; terza battuta, far sfiatare la pentola; finale: salvare la mia famiglia. La vigilessa ha cominciato ad alzare il tono della voce: “fermo, fermo. Venga qui”, muoveva la paletta. Mi sono avvicinato, ero in confusione e lei ha subito urlato: “a un metro di distanza!”. Mi sono piantato lì e  ho detto: “No guardi, è che ho i legumi sul fuoco con la pentola a pressione che sta sfiatando e ho lasciato la mia famiglia da sola.”. “Che sta aspettando – mi ha gridato quella – corra a spegnere, presto.”. Ho cominciato a correre, ma la vigilessa mi ha gridato dietro: “Non perda la testa, posi quei mastelli! Poi se li prende!”.

Ho fatto gli scalini a tre, sono entrato in cucina, ho trattenuto il fiato, spento il fornello e azionato la valvola e fatto uscire tutto il vapore. Mentre lo facevo, mi passavano davanti alcuni momenti della mia vita. Tutto è andato liscio, la valvola è scattata e ancora un po’ impaurito ho aperto il coperchio. Il mix messicano era perfetto, profumato, invitante. Sono entrato nell’altra stanza, ho tranquillizzato Donatella, le ho detto che anche per stavolta eravamo salvi e ho baciato Bruna, poi sono sceso dalla vigilessa per ringraziarla. A distanza di sicurezza le ho detto che mi scusavo, che avevo perso la testa, lei ha annuito e mi ha detto: “anche mio marito è terrorizzato dalla pentola a pressione.”. Io avrei voluto chiedere: “ma lei, per caso, sa quanto può durare una pentola del genere?”, ma non ho avuto tempo perché lei ha continuato: “Che legumi ha cucinato?”. Io ho risposto: “un mix messicano.” E lei: “l’ha preso al Decò, vero?”.

“Sì, in via Elorina.”.

“A casa ha della passata di pomodoro, cipolla e peperoncino?”

“Sì, credo di sì.”.

“Prepari un chili vegetariano, unisca i legumi e ci spruzzi sopra due gocce di limone, anche se sarebbe meglio il lime… ”.

“Grazie!”, ho detto stupito.

“Non c’è di che – ha risposto lei – adesso torni a casa, si metta al sicuro e ci lasci lavorare.”.

 

Chiariamo una cosa

Chiariamo una cosa: il tuo senso civico è pari a zero, sei solito parcheggiare sulle strisce o davanti agli scivoli dei disabili, lavori in una partecipata grazie a una raccomandazione grande quanto una casa, hai bivaccato da un bar all’altro in orario lavorativo, hai sempre votato i peggiori, ti stai assicurando ingiustamente una pensione immeritata, non fai la differenziata e quando la fai conferisci i rifiuti a muzzo, hai mandato i tuoi figli a studiare fuori e li hai fatti tornare di corsa e gli hai permesso di andare in giro fottendosene di qualsiasi precauzione, non paghi il condominio da anni e manco le tasse che non ti trattengono in busta paga e hai anche la faccia tosta di puntare il dito contro la sanità pubblica che arranca e di voler combattere il sistema marcio. Ehi! Pss, te lo dico sottovoce: il sistema marcio sei tu. Di che diavolo vai blaterando?

La Satira prima e al tempo delle fake news

Isola dei Cani e Archimete Pitacorico presentano:

“La Satira prima e al tempo delle fake news”

22/02/2020 alle 19:00

Arci, Piazza S. Lucia n. 20, Siracusa

Gli elementi per trascorrere una serata straordinaria ci sono tutti:

Un sabato sera di provincia;

Un titolo roboante;

Un grafico della DDR;

Due giornalisti che sparano minchiate ma almeno lo dicono prima;

Una delle sale più belle e rinomate della città che in confronto il Teatro Comunale impallidisce;

L’immancabile presenza di Ermanno Adorno, guru e fonte di ispirazione vivente;

La salsiccia di Palazzolo confezionata prima della svolta leghista del Comune ibleo;

Il vino “pista e ammutta” nei bicchieri di carta riciclata;

La possibilità di fare la tessera Arci o di Slow Food (Il decreto sicurezza bis vieta di sottoscriverle entrambe).

 

Chi volesse sentirsi più a suo agio potrà partecipare vestito in maschera o noleggiare il suo travestimento direttamente in loco.

MASCHERE DISPONIBILI:

Carola Rackete 10 euro + 3 euro parrucca dred

Mimmo Lucano 8 euro

Mediatore Culturale 5 euro

Attivista Femminista 5 euro

Elettore di Potere al Popolo 4 euro

Sostenitore 5 stelle in incognito 3 euro

Sardina 2 euro

On. Vinciullo 12 Euro

** La presenza all’evento da diritto a 5 crediti formativi per il Premio Tiche 2020.

7000

Grazie! Quando ho aperto la pagina e il blog non potevo immaginare nulla del genere, il fatto che 7000 persone seguano quotidianamente Archimete Pitacorico è la dimostrazione di come l’umanità sia ormai sull’orlo del baratro. La cosa però, lo ammetto, mi rende estremamente felice, per cui, per ringraziarvi dell’affetto e della perseveranza che dimostrate, invierò a ciascuno di voi il kit pitacorico contenente:

– Vasetto caponata d’amare;

– Cintolino placcato oro forma sbizzero;

– Certificato medico per esenzione raccolta differenziata;

– Kit falsificazione pass Ztl Ortigia;

– Dispenser griffato per Sassaemayoness;

– Brick latte di mantola;

– Magnete frigo Parcheggio Talete;

– Funchetto porta fortuna.

Vergognomi assai ma necessito soldi droga.

6000

Grazie! Quando ho aperto la pagina e il blog non potevo immaginare nulla del genere, il fatto che 6000 persone seguano quotidianamente Archimete Pitacorico è la dimostrazione di come l’umanità sia ormai sull’orlo del baratro. La cosa però, lo ammetto, mi riempie il cuore di gioia, per cui, per ringraziarvi dell’affetto e della perseveranza che dimostrato, invierò a ciascuno di voi il kit pitacorico contenente:

– Vasetto caponata d’amare;

– Cintolo in oro forma di sbizzero;

– Kit falsificazione pass Ztl Ortigia;

– Dispenser griffato per Sassaemayoness;

– Panettone artigianale Carne di cavallo;

– Mini scultura Giacometti falsa;

– Magnete frigo Parcheggio Talete;

 – Funchetto porta fortuna.

Vergognomi assai ma necessito soldi droga.

Cento, Cento, Cento

Qualità della vita, Siracusa al centesimo posto nella classifica di Italia Oggi. Delusione da parte dell’amministrazione: i parametri di riferimento non hanno tenuto conto del presepe subacqueo, dell’albero di natale séparé e della possibilità di acquistare e consumare ricci di mare e pescato di frodo anche in periodo di fermo biologico.

Siracusa, è video mapping mania!

Al via la sperimentazione in viale Ermocrate e Akradina. Dopo il grande successo della manifestazione per i 2500 anni della costruzione del tempo di Atena, fatto apparire sulla facciata barocca del Duomo, l’amministrazione di Siracusa, rimasta sbalordita dalle potenzialità della tecnologia e nel tentativo di scalare posizione nelle impietose classifiche sulla qualità della vita, ha deciso di servirsi del video mapping per eliminare, con una grande suggestione collettiva, le buche dalle strade e far sparire i cassonetti da Akradina. Stanziati oltre seicentomila euro dal fondo di riserva del Sindaco.