Ognuno porta una cosa – Il decalogo per il ferragosto a regola d’arte

1) Sebbene da decenni vi rechiate sempre nella villetta di tuo suocero a Terrauzza, imponi a qualunque costo l’appuntamento per tutti, alle 11:00, alla Sun Gelati.

2) Distinguiti dalle cugine provinciali e inserisci in menù cibi nuovi:

– Noi ormai senza avocato non riusciamo a manciare l’insalata col pomitoro.

– Maria ma chi duru, ma è n’cuticchiuni!

– È frutto esotico scimunita, si mancia così.

3) Ogni riunione familiare o tra amici che non comporti almeno l’assaggio di tre tipi di pasta al forno diverse, può essere sciolta o dichiarata illegale in qualsiasi momento.

4) Differenziare è una cammurria, vara nuove regole a convenienza:

– Chi c’entra… u viri ca u tappu da birra avi a patti i sutta mobbida?

– Sì.

– E quinti u po’ ittari nell’ogganico…tranquilla.

5) Appronta sempre un piano B per ovviare agli imprevisti:

– Che malafiura…

– Chi ffù.

– Ca Robbetta, la fitanzatina di Jonata è vecana! Nun ci pinsammo completamente!

– E aspè, se ci levi u grasso ra sasizza chi fa? Non sa po’ manciari u stissu? Comunque ci su i pipi mpanati, u fummaggio e a pammiggiana.

6) Non lasciare adito a dubbi: Che sia con il finocchietto o senza, la sasizza la sputtusi solo tu.

7) Non ti presentare con bottiglie di vino da supermercato. Il vino si prende solo dallo zio di Giancallo a Cugni:

– Assaggia ‘stu Pista e Ammutta.

– Minchia pesantissimo! Ma che è liquore?

– Viri ca è senza soffiti… è biologico.

8) Il cuore dell’anguria o va ai picciriddi o va alla nanna. Non si discute.

9) Pregusta il momento in cui, prima del caffè, tuo cognato carabiniere racconterà quando na vota, cu na frenata, stuccò u pedale ro freno!

10) Non mollare mai.

– Stai scuppiannu. Ora mi o’ cucco… Aspé, cu su spatte un cannolo? Nuddu? Allora mu passi uno ca ricotta? Ramminni macari uno co cioccolatto va… u’saggiu.

Divani & Divani

È sorprendente che ci sia ancora qualcuno che abbandoni i rifiuti per strada. Ma com’è possibile? Con tutti gli smartphone che avete, i piani tariffari, Facebook, le notifiche per ogni cosa, le chat più assurde dove vi scrivete le peggio cazzate, come è possibile che ancora non l’abbiate capito?

Devi liberarti di due divani? Vuoi dismettere la cucina della villetta? Chiama il numero verde, concorda giorno e orario di ritiro e il gioco è fatto: giovedì alle 11:00.

Ma no, troppo complicato vero? Ma poi giovedì è dopodomani, tutto ‘sto tempo ci mettono! Inoltre ti eri già organizzato per andare a Portopalo da tuo cognato Savvuccio e mica puoi partire dopo le 11:00, arriveresti a ora di mangiare, manco il bagno a mare ti puoi fare… niente, meglio coinvolgere un amico o un parente per mercoledì pomeriggio, prendere la macchina, caricarci sopra i divani o la cucina, assicurarli tra loro (la sicurezza è importante), mettersi alla guida con fare circospetto, raggiungere una strada isolata e nascosta, abbandonare il mobilio, risalire in auto e fuggire sgommando.

L’analfabetismo funzionale questo fa, limita gravemente l’interazione di una persona con il flusso di informazioni e di comunicazione di una società. Se la scampagnata a Portopalo da Savvuccio è improcrastinabile, c’è sempre la soluzione numero 2: scaricare i divani in un centro di raccolta comunale. Con minore fatica e nessun rischio, questa opzione ti permetterà di vivere una piccola esperienza edificante.

In macchina, tornando a casa, ti immagini spaparanzato sul nuovo salotto foderato cellophane mentre ti gusti  una puntata di Reazione a Catena o del gioco dei pacchi. Per domani è tutto pronto, partenza alle 7:00. Hai comprato due “cascie” di birra e i peperoni da arrostire, ti sei munito di carbonella, quella buona, di un’anguria speciale – così ti ha assicurato quello della frutta – e di 3 chili di gamberoni dell’Atlantico. Non vuoi sfigurare perché Savvuccio a Portopalo è amico di tutti e ha un giro di pescatori che gli fornisce sempre il pescato migliore a un prezzo stracciato.

Poi, una telefonata di tua moglie.

Ouh!

– Cammelo, viri ca chiamò Savvuccio, dumani a scampagnata satò picchì a picciridda iavi u ‘ntossico.

– E nu stana ricennu ora?

– Dice che stamattina ci avevano portato il pesce a Savvuccio e che alla picciridda a menzuionnu ci ficiro na fettina di pesce spata e s’intisi mali. Sta vomitanto.

Prima gli Italiani

Una coppia di cinquantenni in sella ad uno scooter, accosta e getta nel carrellato dell’organico di un palazzo lungo una strada principale del centro storico, un sacchetto pieno di vetro, plastica e carcasse di pesce. Consapevole della probabile reazione, faccio notare ugualmente che almeno potevano usare quello dell’indifferenziata… così, per farla meno sporca. Lui,  replica serafico: “A picchì nun ti fai i cazzi toi”. Lei, per stemperare i toni: “Lassalu peddere a stù test’i minchia, amunìnni”. Avrei voluto insistere e chiedergli una cosa tipo: “Che ne pensate della polemica sulle magliette rosse?”. Ma poi ho desistito e ho sospirato uno scoraggiato: “E vabbè”. Lo scooter, intanto, si era allontanato di qualche decina di metri, la “signora” seduta dietro si è voltata e mi ha gridato: “Ancora cca si? Sciesso”.

 

Akradina differenzia

Prima di tutto vennero a portarci il mastello dell’umido e i sacchi della plastica e fui contento. Poi mi dissero di leggere un libretto che spiegava come differenziare le varie tipologie di rifiuti e io non lo feci perché, chi spacchiu m’antaressa a mia. Poi portarono i carrellati condominiali e li misero davanti alla scala A e non dissi niente perché Iaia e Cugno, che abitano lì, mi erano fastidiosi. Un giorno vennero a prendersi i cassonetti e a protestare eravamo rimasti solo io e u viddumaru ambulante dell’angolo.