Compendio

In questa vicenda di umanità, disperazione e ottusità che riguarda la Sea-watch 3 e le 47 persone a bordo a cui finalmente – dopo giorni e giorni di inutili sofferenze e un penoso gioco politico perpetrato, come sempre, sulla pelle degli ultimi – è stato concesso di sbarcare a Catania, c’è un aspetto secondario che mi lascia perplesso.

No, non si tratta del silenzio imbarazzato e imbarazzante dei deputati di Governo; delle penose rincorse di quelli del PD, squalificati ancor prima che partisse la staffetta; della Prestigiacomo in versione pirata dei Caraibi, che scarroccia a tribordo e manovra per l’abbordaggio. Non si tratta della fierezza del Sindaco Italia; dell’energia del coro degli allievi dell’accademia dell’Inda o della rete delle associazioni e del volontariato siracusano che si spende per chi ha bisogno di aiuto e lo fa ogni giorno, per tutti, da anni e senza riflettori. Non si tratta nemmeno del mutismo del Consiglio Comunale; degli insulti, degli errori, dell’odio e di tutta l’ignoranza che i social hanno vomitato in questi giorni. No, non è questo. Non è neanche la gente comune che si avvicina per chiedere come poter dare una mano; la scarsa partecipazione studentesca o la presenza massiccia dei sindacati: usciti dai bar dove hanno lasciato i crodini e la ciotola con le noccioline a metà. No, niente di tutto questo ma piuttosto: com’è che sono l’unico che non ha manco una foto con Zoro?