Morte strate chiuse peri lavori – Il glossario dei commenti social sulle nuove piste ciclabili

– Dovevi fare le strade a chi come noi i cittadini automobilisti o con gli sgooter paghiamo u bullu e l’assicurazione no  a sti quattru biciciclettari ca nn pagano niente.

– A prima mettici gli atuo bussi bastaddo

– E quanto piove che le strade diventano laghi ce e andiamo in col uinserf

– Ma io che sto alla fanusa perche mi devono obbligare a prendere la bici il sindaco me lo spiega?

– Vogliono pure i soldi del parcheggio infami ladri bastardi

– Piste ciclabili vuote e strade gongestionate semu nei mano di nuddu

– Si mangiano i soddi dei cittadini anzi che ce li devono dare a noi il popolo

– Già al primo testiminchia ca bicicletta ci resi un coppo i sputtellu na testa che ancora sta chiancennu.

– Vorrei sapere se esiste uno studio sui danni collaterali di queste piste ciclabili

– Morte strate chiuse peri lavori piste cicrabbili veergogna

– Vi è piaciuto votare coi brogli a un sindaco colla bicicletta e ora chiddu fa le piste ciclabili e u sarausanu muto

– Quindi ora per comprare il pane due minuti devo cercare parcheggio?

– I soldi se li è Pappati il sindaco e amici .. E con 200€ hanno fatto le piste ciclabili Curnuti

– Gli unici che vanno in bici sono gli extra e comunitari anno fatto i pisti per loro coi soldi degli italiani

– U premio nobbe ci hanno a dari a sti 4 scenziati

– Sono orrende dal punto di vista paesaggistico

– Quando troviamo le macchine graffiate da sti cornnuti ca bicicletta i soddi ce li da il sindaco?

– E solo aumentato i traffico e solo aumentato i smogh

– Io proporrei una pista diretta “pa sibbia “ per chi sta uccidendo la città

– Sbagliare è umano ma perseverare e da figghisucaminchia!

Ineccepibile

Ormai lo incontro quasi ogni giorno, praticamente abbiamo gli stessi orari, io esco di casa e lui arriva. Guida una macchina bellissima, una tedesca, quattro ruote motrici, vernice scura, metallizzata, cerchi da 19 pollici e cambio automatico, un gioiellino da settantamila euro. Porta i capelli rasati ai lati e lunghi sopra, indossa sneaker di pelle bianca, pantaloni lunghi che gli lasciano scoperte le caviglie, t-shirt sempre molto sgargianti e dalle fantasie animalier e sfoggia un discreto numero di tatuaggi. Io sono riuscito a scorgerne un paio di ideogrammi sul collo, diversi disegni sulle braccia e sulla caviglia sinistra. Deve essere il proprietario di qualche nuovo ristorante oppure il gestore di una casa vacanze o un associato della piazza di spaccio vicino casa mia. Ogni giorno apre il bagagliaio e prende uno o due sacchetti che sembrano contenere una spesa dozzinale tipo discount. Ogni giorno parcheggia il bolide in divieto di sosta e un minuto prima di chiudere la macchina sfiorando la maniglia, estrae dalla tasca dello sportello sinistro una vecchia multa, la posiziona sotto il tergicristallo e va via. La cosa mi ha colpito per la naturalezza, per la costanza e per la dedizione con cui compie questo piccolo gesto. Ieri ho avuto la fortuna di incrociarlo anche mentre andava via, parlava al telefono, discuteva di piste ciclabili perchè gli ho sentito dire tipo che non si fanno così, che hanno tolto i parcheggi e non c’è più spazio. Praticamente si lamentava di non poter più parcheggiare in seconda e in tripla fila, parlava di rischio per l’economia della città, di sindaco “troppu scassu” e di protesta in piazza se solo il siracusano avesse le palle. Poi, prima di salire a bordo, ha sollevato il tergicristallo e con delicatezza ha preso la multa per riporla nella tasca dello sportello e mentre lo faceva ha detto: “hai ragione mpare, ce ne dovremmo andare a vivere fuori pecche questa è una città di zauddi”.

 

L’Ultimo Comizio

Per comizi di chiusura campagna elettorale Floridia e/o Augusta, vendo discorsi disarticolati e farciti di luoghi comuni per “cantitati incantitabili”. Vergognomi assai ma necessito soldi droga.

Discosso chiusura campagna elettorale

Io ho stato molto bene ad essere qui con voi! La città deve vivere chiù mégghiu e u putemu fari solo se riuscendo a campiare le cose. E giunto il momento di campiare per il bene dei nostri figli, dei niputi e di tutti quelli che non arrivano ha fine mese. La mia scelta e stata subito subito, facile facile!!! Il nostro cantitato sintaco e la scelta migliore e dobbiamo vincere perchè la gente è stanca. Basta! Bonu chiù, la gente e molto stanca! (APPLAUSI).

Non si può campare con tutti sti tassi e ca munnizza nelle strate. Quanto i cittatini mi femmuno pi strata infatti tutti mi chietono: “ma quanto campieremo questa città? Quanto potremmo tonnare a pallare di sviluppo, di lavoro per i ciovani, dei sevvizzi pe gli anziani?”.

E io chi ci pozzo rispunniri? A ora canciamo tutti cosi! Fidatevi di me perchè se ho scelto di cantitarmi e sostenere il nostro cantitato sintaco e voi lo sapete che mantengo sempre le promesse. Grazie a tutti!

Totuccio è salvo!

Dato per scomparso da ritorno a casa dopo 5 anni. È l’incredibile storia del Sig. Totuccio, il pensionato Enel inghiottito da una voragine il 6 marzo 2015, mentre si trovava al Villaggio Miano per acquistare della sinapa e ricomparso questa mattina da un cratere di Santa Teresa Longarini.

Il mazzo di sinapa ancora intatto e la convinzione dell’uomo di essere mancato per pochi istanti, lasciano presagire una qualche anomalia spazio temporale.

Per Palazzo Vermexio si aprono scenari inediti di destagionalizzazione e delocalizzazione turistica. Per questo motivo, un commando di volontari capitanato dal Sindaco e dall’Assessore al ramo sarà calato nel cratere per esplorarne i meandri. Non si esclude l’ipotesi di incontrare altre forme di vita, per questo motivo ogni volontario sarà dotato di un kit di sopravvivenza che comprende:

Coltellino sbizzero;

Foto del Senatore Lo Curzio con autografo;

Barattolo sugo matalotta;

Pass Ztl Ortigia;

Coupon per due notti presso B&B “A Fanusa”;

Sintesi bando Asili Nido;

Brick latte di mandorla;

Magnete frigo parcheggio Talete.

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Cerimonia Solenne

Teatro Comunale, bandiere a mezz’asta e cerimonia solenne con requiem per celebrare il quarto anniversario della prematura scomparsa di Odoacre De Grittis, il tenore novantacinquenne deceduto nella sua casa di Roma. Nonostante fosse considerato uno dei più fulgidi talenti della sua generazione, Il maestro De Grittis non si era mai esibito su un palcoscenico per colpa di un contratto firmato nel 1957 che lo legava in esclusiva al Teatro Comunale di Siracusa.

Un sogno che si avvera

Preceduta da uno strombazzante corteo in controsenso di Api Calessino, la Carrozza del Senato si immetterà in Piazza Duomo per mostrarsi in tutto il suo splendore alla cittadinanza. Dopo il restauro meticoloso, finanziato interamente da Assopanini e Confcavallo, il prezioso cocchio settecentesco è stato dotato di piastre a gas e di vetrinette per i condimenti e affidato per venti anni – previa gara europea su cui già pende un ricorso al Tar di Antonio – ad un imprenditore dello street food. “La proposta di restauro di Assopanini e Confcavallo ci ha totalmente conquistato – spiega il Sindaco Italia – una proposta innovativa che ben si sposa con la nostra visione di sviluppo”. “Oltre a fornire un nuovo punto di ristoro mobile per le serate di gala e gli eventi istituzionali  – concludono i vertici di Assopanini e Confcavallo – la Carrozza del Senao arricchisce il legame indelebile tra passato e presente, tra sassa e mayoness, tra cavallo da tiro e cavallo e sbizzero”. Soddisfazione anche per i fedeli della Cappella, grazie al restauro, la Carrozza tornerà  a sfilare nella processione della Santa Patrona con un menù ad hoc e gluten free.

Sale d’aspetto

In diffusione il quarto movimento della nona sinfonia di Beethoven. Una Bambina di circa otto anni, carina e molto curiosa, viene colpita dall’incedere del coro che intona l’Inno alla Gioia di Schiller e cerca di attirare l’attenzione dei suoi genitori. Si rivolge alla mamma e chiede: “mamma, che canzone è?”. La mamma sfoggia un outfit griffatissimo, una borsa da qualche migliaio di euro e una cover stroboscopica per il suo iPhone di ultima generazione, è intenta a chattare su whatsapp e risponde telegrafica: “aspetta amore… non lo vedi che sto parlando co Ciusy? È  una cosa delle televisione… cercala nel tuo telefonino”. La bimba non demorde e si rivolge a suo padre: Papà ma questa canzone che cos’è? È bellissima! Il Padre, anche lui vestito come per uno shooting fotografico per una rivista patinata, è l’unico nella sala d’aspetto a non indossare la mascherina, sembra in difficoltà, prende un po’ di tempo e poi risponde: “…E questo è… come si chiama…chiddu bravo… Sciopè!”.

 

Su la maschera

Altro che disposizioni anti covid, ma nemmeno le norme basilari d’igiene, ma io dico: ma che diavolo ci vuole? Ma è così difficile tenere su quella cazzo di mascherina, fare attenzione a non toccarsi il naso e poi mettersi ad affettare salumi. Ma perchè non riusciamo mai a seguire una norma e troviamo sempre un’eccezione, una maniera per eluderla, per necessità o per furbizia? Sono entrato in un supermercato di Avola, catena importante, marchio solido e presente in tv con spot quotidiani. Dovevo comprare poche cose: delle trofie per il pesto di basilico di mia suocera, che ha vissuto a Genova per un tanti anni e con quel mortaio tira fuori una salsa densa e commovente per gusto e struttura; qualche limone bio, le pesche da grattugiare per Bruna e un po’ di prosciutto cotto sempre per la bambina. Sono entrato con la mascherina ben aderente e con l’obbiettivo di uscire nel minor tempo possibile. È una mia specialità, detesto sprecare il mio tempo nei supermercati e anche prima dell’emergenza, ero capace di fare la spesa completa per la settimana in meno di 15 minuti. Pur non conoscendo il supermercato, mi sono mosso con una certa agilità. Le trofie fresche le ho recuperate in un attimo dal banco frigo, i limoni, al volo pescando una retina con il logo del Consorzio. Per le pesche, ho perso qualche secondo in più, le ho scelte meticolosamente una ad una, pesate e prezzate. Non mi restava che il prosciutto, Donatella era stata perentoria: “o Gran Biscotto o Parma Cotto, assicurati che siano al punto giusto, al centro, tu li guardi e te ne sinceri, se sono all’inizio o alla fine, desisti”. Mi sono avvicinato al banco dei salumi e già da lontano, anche se lo vedevo di spalle, avevo percepito che c’era qualcosa che non andava negli elastici della mascherina del salumiere. Ho preso il numero e ne ho avuto la conferma. La mascherina era indossata come un reggi mento, un supporto anatomico, forse un vezzo, non so. Si prospettava l’ennesima discussione con un emerito deficiente che avrebbe addotto motivazioni risibili o si sarebbe limitato ad alzare le spalle senza sforzarsi di capire. Quando è arrivato il mio turno ho chiesto se per favore poteva indossare correttamente la mascherina, ma mentre lo chiedevo, il salumiere era intento a grattarsi, sfregando un dito sotto il naso con un accenno di scaccolamento. Non era molto entusiasta di mettere la mascherina e mentre la tirava su, ha scambiato uno sguardo con un altro cliente come a dire: guarda che mi tocca fare per servire sto coglione. Io purtroppo non potevo ritenermi soddisfatto e allora ho chiesto, sempre per favore, se poteva indossare dei guanti monouso ma lui, sempre più infastidito, mi ha detto che non li aveva. Allora ho chiesto che almeno usasse la pinza ma lui non sapeva dov’era e per di più ha bofonchiato una cosa come: “capaci ca ora vuole u prosciutto gratis”. Ho fatto finta di niente e ho chiesto se poteva chiamare il suo capo o qualcuno che poteva aiutarmi. Lui si è girato verso un’apertura alle sue spalle e ha chiamato: “Supervisor, puoi venire un attimo?”. Intanto, la gente dietro di me cominciava a rumoreggiare per la perdita di tempo e un signore senza mascherina ha detto chiaramente: “Pigghiti stu prosciutto e nu ci scassare a minchia.”. Nel frattempo è arrivato il così detto “Supervisor”, proveniva dalla cucina e reggeva una teglia gigante con delle polpette annegate nel sugo e destinate al banco rosticceria. Procedeva con passo marziale e prima di posarle si è rivolto a quello che mi aveva dato del coglione e che probabilmente le aveva ordinate e gli ha detto: “Le poppette sono venute bellissime e il suco è una bomba” e per dimostrarlo ha immerso il dito indice nella teglia, l’ha intinto ben bene nel sugo e se l’è portato alla bocca assaporandone tutto il gusto, poi si è girato verso il ragazzo e ha chiesto: “Robbetto, qual è il fatto?”. Robbetto mi ha indicato e ha detto: “al signore non ci va bene niente”.  Il supervisor si è avvicinato e mi ha chiesto: “quacche pobblema?”. “Nessuno – ho risposto io- grazie lo stesso”. Ho lasciato tutto lì e sono andato via.

Senza Quorum

– Ciao Mpare come semu?

– Oh, ciao … tutto bene, grazie.

– A cosa ra Fontana di Diana di ieri m’ha fatto morire re risate!

– Eh, eh, eh. Grazie.

– Stai antanto a votare?

– Sì.

– Io ho già votato. Era u primo! Ouh, mi raccumannu, vutamu bonu ah… mantiamo a casa a sti bastaddi e rispammiamo macari un sacco ri soddi.

– A occhio e croce mi sa che votiamo diversamente…

– Tu voti Sì? A chi spacchiu si… ah ah ah ah! Avà, veramente???

– No, io voto No. Tu piuttosto, da quello che dici hai votato Sì.

– A quale! Io No ho votato?

– Scusa, ma perchè?

– Perché sta casta di merda se ne devono andare a casa. Bonu chiùi.

– Il discorso sarebbe un po’ più complesso di così ma comunque… mi sa che hai sbagliato, dovevi votare Sì. Vedi che il referendum è confermativo, non abrogativo. 

– Cioè? Sì per dire No?

– No. Sì per dire Sì. Sì alla modifica degli articoli della costituzione eccetera eccetera

– Aspè, mi sto confontento!

– Non ti confondere, è semplice

– Quinti mi sta ricennu che ho votato per la Casta?

– Se la vuoi vedere così… ma tanto 900 o 600 sempre casta è, non credi?

– Vero è, tutti latri sono e pigghianu quacchi vintimilaeuromisi!!!

– Ben detto…

– E ci pigliano per il culo ca un giorno dicono una cosa e il giorno dopo su rimanciano.

– Non avrei saputo dire meglio…

– Però se i mannunu a casa si rispammiano un sacco di soddi.

– Dicono un caffè.

– Mpare, un café o iornnu su 30 euro o misi… mottiplicato pi tutti l’italiani…

– Un caffè l’anno.

– Minchia di pillirini…schifìo.

– Non ci pensare.  

– Vabbè va… pigghiamuni u cafè… offro io.

– Un’altra volta dai… ora vado, stammi bene.

– Ciao mpare, grazie. Sempre nummero 1.

– Ciao e grazie a te.