Assempramenti

“U Prefetto e u Sintaco Italia avrebbero a risolvere i pobblemi veri e no che li devono creare.”. Parole di fuoco quelle del comitato Stutenti Siracusani Pella Movita, dopo la presa di posizione delle istituzioni sugli assembramenti e sul mancato utilizzo della mascherina. “A noi, i rappresentanti dei Stutenti pella movita, sta cosa non ci piace che secondo i Prefetto e macari seconto u Sintaco ci stiamo tutti impicchiati. Non e vero, queste sono accuse intecenti, accussì, senza prove, senza nenti. Sta cosa che ora, dopo che ci ata costretto a loctaun, a du misi di quarantena, non ci possiamo bere manco un coctel colla comitiva perchè questa e dittatura. Cioè prima non poteumu manco nesciri cche mutura ho ca zita e ora ca u virus sta morento, perchè non c’è ne Coviddi, ci tite che dovessimo essere responzabili è fosse macari stare ai casi? Ma state abbabbianto? Pecchè u prefetto non pensa a chiddi ca fano a rapina o delinguono e pecchè il sintaco non pensa ha puliziare a città e assistimari i strate anzicche farisi i seffi cu Docce e Gabbana? Noi giovani havemu u diritto di fare buddello proprio picchi semu giovani e ha scola pi stannu e finita e cosa dovessimo fare in una città ca e un paisazzu? Nenti! ma quacche cosa ama a fari e quinti ve la dovete assuppare e starivi muti picchì chista e demograzia!”.

Festa grande in città

Comune di Siracusa, Noi Albergatori e Assopanini celebrano il secondo anniversario dell’istallazione di “Cavallo Corinzio e Sbizzero”, la scultura entrata nel cuore di tutti i siracusani. Per la critica, l’opera, la cui poetica mette in relazione cultura e sviluppo economico, vuole simbolicamente rappresentare il trait d’union tra mito e sassaemayoness.

Turismo Forzato

– Sì pronto, buongionno era pe dalle la confemma pella stanza bed e brecchiifast lito ti Noto… Confemma?

– No, guardi, deve aver sbagliato numero.

– Non è il 339…

– No.

– Ma lei è la signora Rinaddi?

– Evidentemente no…

– Me la può passare un minutino?

– No aspetti, forse non  ha capito: ha sbagliato numero! 

– E ora io comu fazzu per il bed e brecchiifast?

– Non so come aiutarla, non ha una e-mail, un altro contatto?

– Me figghia si scuddò tutti cosi.

– MI dispiace, vedrà che sicuramente si farà viva la signora Rinaldi…

– Se… ma a lei non ci interesserebbe per il weekent di ferracosto una stanza bed e brecchiifast lito ti Noto?

– Guardi sono onorato ma no, non mi interessa.

– Si fa u bellu bagnu…

– Davvero, no.

– Ammira le bellezze del parocco!

– Grazie, ma no.

– Si mancia la granita di mantola!

– La prego, basta, ho detto no.

– Va be’, ma se conosce qualcuno che ci interessa mi fa chiamare?

– Senz’altro, arrivederci.

– Aspittassi, allora mi rassi u nome, così intanto ci prenoto la stanza.

– Ma a chi?

– Ai suoi amici.

– …

– Pronto?

– Si scusi, eccomi, metta Rinaddi, due adulti e un bambino. Il numero è 349…

– Peffetto allora li chiamo pe confemma, grazie.

– A lei.

 

Il danno

Io lo ammetto, sono in difficoltà e non riesco ad affrontare l’argomento senza imbarazzo, voglio dire, sono anche uno che viaggia, che ha frequentato ambienti artistici e libertini ma questa cosa continua a bloccarmi. Sto parlando dell’eventualità di cacare a casa degli altri. Come comportarsi? Che fare? Io ho fatto una scelta, un voto, un fioretto: astinenza totale. Certo, quando sono ospite per giorni a casa di qualcuno la cosa cambia, diventa inevitabile e legittimo, ma si può dire la stessa cosa per chi decide di cacare fuori mentre è andato a guardare la partita, a fare un aperitivo o una riunione di lavoro? Io preferirei morire piuttosto, vivrei la cosa con un disagio spaventoso, mi sentirei gli occhi di tutti puntati addosso, ogni secondo in più chiuso in quel bagno, sarebbe per me una terribile agonia e un bombardamento di domande scomode: cosa staranno pensando gli altri? Si sono accorti che manco da troppo tempo? Qualcuno sospetta qualcosa? Invece ci sono quelli che ostentano serenità e tranquillità. Sono lì a chiacchierare, a bere un calice di vino, commentano la review del var o il piano di comunicazione e poi si allontanano con discrezione e tu mai e poi mai potresti sospettare che quello sta andando a cacare. Alcuni lo chiedono pure: “scusa, il bagno?”. E tu ingenuamente, anziché dire: “è rotto, mi dispiace.”, o “In questa casa non c’è!”, manco ci pensi e glielo indichi e quello entra, chiude la porta e caca, d’emblée. La cosa che mi fa impazzire è che non lo fa con senso di colpa, non c’è imbarazzato nel suo intento, non cerca di fare presto, non apre e chiude la finestra come un forsennato per fare entrare aria fresca, no, manco per niente, quello caca, e poi torna tra gli altri e si accomoda al suo posto, come se nulla fosse e io, un po’ li invidio: questa serenità, questa sicurezza, questa voglia di vivere declinata a 360 gradi. Donatella dice che sono esagerato e che, sebbene in linea di principio anche lei non utilizzerebbe un bagno altrui, non si possono mai sapere le vicende della vita, un malore, una indigestione, una emozione troppo forte e che l’ospitalità è un sentimento antico e nobile che va alimentato e io sono d’accordo, ci tengo ai miei ospiti e voglio che siano a loro agio in qualsiasi situazione. “È una questione di rispetto reciproco” dice Donatella e come darle torto? Però, se a fine serata trovi una poderosa frenata sulla tazza, una cosa che manco gli zingari che ti vengono a svaligiare casa, ma scusa, cosa dovresti pensare?

 

Adieu

Ipermercato Auchan addio! Dopo oltre quindici anni, il colosso francese abbandona Siracusa senza che nessuno abbia mai capito come si pronunciasse veramente e dove andasse l’accento:

– Oscìan,

– Osciàn,

– Auscìan,

– Ausciàn,

– Àucan, 

– Aucàn,

– Òucan,

– Oucàn,

– Àucian,

– Aucìan.

S’accupa

Fotoshoppo a prezzi modici, immagini cruscotto auto aumentando temperature termometro a dismisura. Vuoi sbalordire amici e conoscenti? Vuoi incrementare il numero dei like sui social? Questo è il servizio che fa per te. Con il pacchetto “Copy Plus” avrai in aggiunta frasi ad effetto tipo “Stai murennu“, “Fuso sono“, “Abbampai“ o “Minchia!!!”, in alternativa, testi ironici come: “Mi scuddai u magghiuni a casa” e “Stuta s’aria contizionata“. Non perdere l’occasione!!! Sconto 20% per i possessori di tessera “Porta delle Meraviglie” e “Eccellenze siracusane gold”. Vergognomi assai ma necessito soldi droga.

Putìe

Quando entro in una delle luride putìe qui a mare e mi accorgo di essere l’unico che indossa la mascherina, mi rivolgo al personale chiedendo, per favore, che almeno loro facciano altrettanto. Le reazioni sono varie: c’è chi mi guarda a bocca aperta, chi si mette a ridere e chi mi manda a fare in culo. Ieri mi hanno mandato a fare in culo. Io ho incassato – inutile cercare di intavolare una discussione con questi – mi sono girato e ho fatto per andare via ma poi mi sono bloccato davanti alla porta e sono tornato indietro. Ho cominciato a girare tra quei quattro disgustosi scaffali pieni di sporcizia e di prodotti dozzinali a prezzi gonfiati e ho scelto i più cari. Lì ho presi uno ad uno, ho perfino chiesto i prezzi alla cassiera scuffata e al proprietario sudato e ho visto i loro occhi che brillavano, stavano pregustando il conto salatissimo che mi avrebbero battuto e gioivano perché finalmente, oltre ai normali prodotti a limite scadenza, si stavano liberando anche del vasetto di “polpa di granchio reale” che è su quello scaffale dalla semifinale con la Germania del 2006 e delle bottiglie di Corvo Glicine vendemmia 2008 proposte senza vergogna a 16 euro l’una. Quando ho riempito il cestello per bene, mi sono diretto verso la salumeria e ho ordinato etti su etti di affettati: il prosciutto cotto, quello verdognolo, il crudo arido e sfiorito e la mortadella appassita e triste. Ho Preso una ricotta bianco fumé, un pezzo di primosale che sembrava un macigno, una quantità invereconda di provoletta che ho preteso venisse affettata sottile, e più i bifolchi senza mascherina dicevano: “è venuta un po’ di più, chi fazzu? lassu?”, più montava in me un senso di euforia: “lascia, lascia”. Ho persino fatto riempire una vaschetta di olive cunsate che avevo già adocchiato l’estate precedente, le ho riconosciute perché dentro, c’era ancora il tappo di una penna Bic che era scivolato di mano al commesso il 9 agosto del 2019. Terminato lì, mi sono spostato al banco forno e mi sono fatto incartare quattro “vota vota” col prezzemolo, una teglia di sfoglia, mezza di pizza rossa e otto scolli. Ho preteso di avere gli ultimi, quelli a contatto con il vetro mai lavato della vetrina. Poi mi sono messo in coda alla cassa e finalmente è arrivato il mio turno, ho fatto aggiungere al conto un sacco di carbonella, una scatola di Diavolino super fast e una bombola di gas da cucina. Il proprietario, che aveva fiutato l’affare e nel frattempo aveva sostituito la cassiera, adesso era tutto un sorriso, ha battuto i prodotti e il registratore di cassa ha sputato fuori uno scontrino che sembrava un sudario. “Sono duescentoscinquantasiei euri e quartordiscicentesimæ.”, ha detto soddisfatto. Io ho annuito, ho fatto per prendere il portafogli e per sfilare delle banconote invece, fiero, gli ho mostrato il crigno. Lui non se l’aspettava e ha balbettato di nuovo il totale del conto: “duescentoscinquantasiei euri e quartordiscicentesimæ.”. Io ho sussurrato: “suca.”. “Come?”, ha fatto lui. “SUCA!”, ho gridato come un pazzo e con un balzo felino sono uscito fuori dal market, salito in macchina e scappato via. Poi qualcuno mi ha afferrato per un braccio, era Donatella: “Emi, svegliati, svegliati! – mi ha detto – stai urlando nel cuore della notte e digrigni i denti…”.

Sussuttorio o Ontulatorio? – Il glossario dei commenti sul terremoto

– Si ha sentito fino a Floridia

– Molto strano che non è successo di notte qua sempre la sera ci sono i terremota ora ci dobbiamo preoccupare

– Non può essere solo 3.,7 e chiassai sicuro

– O viale Tunisi s’abballava ca pareva u tuvà

– Coppa del etna

– Sentita pure alla via bainsizza pazzesco dice che e stato sussuttorio

– Zona Zecchino ontulatorio a meno mi pare

– Al villaggio miano si è sentita più forte di tutti

– Io villagio Miano ma non o sentito niente ma tu preciso dove stai?

– Minchia di cacazzo!

– Prima del terremoto a rimpompato tutto tipo bumma

– Io non lo sentita ma i gatti facevano come i pazzi macari Fusina che non si scanta i nenti

– A Cassibile alcuni lanno sentito ma altri no pero

– Solarino sotto scioch

– U divanu faceva zuchiti zuchiti

– Era ovvio io maspittava picchi ce troppo caldo

– A fontane bianche in spiaggia si è sentito è pure quacche tre onte grandi ci sono state

– Sie sentito macari a Lentini e da voi sie sentito fosse a Catania?

– Ancora sto tremanto

– Al sesto piano pareva u tacatà

Non è un paese per vecchi

Ho ricevuto un commento anonimo a un post di qualche giorno fa, il commento diceva: “ma frequentate solo posti di vecchi? Che palle tu e quello che scrivi.”. C’ho pensato un po’ e ho deciso di rispondere.

Non so se inconsciamente ce li andiamo a cercare ma effettivamente, in viaggio, tra una tappa e l’altra, io e Donatella finiamo spesso in qualche posto di vecchi e la cosa, alla fine, nemmeno ci dispiace, voglio dire, entrambi abbiamo superato i quaranta, entrambi abbiamo vissuto la notte in moltissime sfaccettature e adesso, francamente, col lavoro, lo stress e tutto il resto, un po’ di tranquillità è proprio quello che andiamo a cercare. Certo, ai concerti, quando meritano e quando possiamo, ci andiamo ancora, anzi, tentiamo di organizzare i viaggi proprio in funzione di questi, per esempio, a maggio volevamo andare a vedere Bon Iver a Berlino ma poi, co sto fatto del Covid, è saltato tutto. È vero, non frequentiamo le discoteche, né siamo attratti da Ibiza, Riccione o dal  più prosaico Malibù, ma del resto, parlo per me, non è che le avessi frequentate molto, dopo la fase “ballo dei licei”, piuttosto, se proprio devo dirla tutta, a proposito di Berlino, mi piacerebbe poter mettere piede al Berghain, ma più che per scassarmi di musica techno e di droghe sintetiche, per il piacere di poterne parlare, che poi, tra l’altro, lì dentro, le droghe pare siano vietatissime. Il Berghain è uno dei club più esclusivi del mondo e la sua fama si alimenta dal mistero che lo circonda. Per tentare di entrarci bisogna prima affrontare una coda mitologica e poi, quando finalmente si arriva nei pressi della porta d’ingresso di questa gigantesca ex centrale elettrica, c’è un uomo, il capo dei buttafuori, una vera istituzione tra il popolo della notte berlinese, che decide il tuo destino. Non c’è dress code, non c’è orientamento sessuale, religione, tatuaggi sulla faccia, creste di capelli verdi, mutande di lattex o completi di Prada che tengano, tutto è deciso dall’alea. Su internet è pieno di forum e di articoli anche di testate rinomate come il New York Times e il Guardian che si prodigano in consigli su come varcare la porta d’ingresso, ma sono tutte stronzate, non esiste un modo scientifico per riuscire a entrare al Berghain. E se alla fine, per puro caso, uno riesce a farcela e pensa di aver finalmente capito e la settimana dopo si ripresenta allo stesso orario, vestito allo stesso modo, con la stessa espressione in volto, lo rimbalzano e non lo fanno entrare. Le dimensioni di questo fenomeno sociologico sono talmente spropositate che negli ultimi tempi è diventato cool perfino fare solamente fila: un sacco di gente fa serata in coda perché ritiene che stare in fila al Berghain sia comunque più fico e divertente che entrare in uno degli altri 2000 club berlinesi. Tutto questo, sommato ad un impianto audio straordinario, alla selezioni di djs da tutto il mondo, al divieto assoluto di scattare fotografie del locale, cosa che ha aumentato l’aurea di mistero, alle sale e salette in cui perdersi e nelle quali pare possa succedere di tutto, ha contribuito ad alimentare il mito. Per dire, questi a Capodanno fanno una serata esclusivissima che inizia all’una di notte del primo gennaio e finisce la mattina del 4 gennaio. E perfino io che non sono amante del genere, che ormai mi cala il sonno alle 22:30, sul divano di casa, io, che come il Maestro Canello, porterei avanti le lancette dell’orologio per brindare all’anno nuovo il prima possibile e andarmene a letto, mi sento spaventosamente attratto.

Comunque, tutta sta digressione era solo per dirti che non è che orientiamo i nostri viaggi su Fiuggi o Abano Terme o come dici tu, posti di vecchi, ma di solito scegliamo una regione piuttosto vasta, noleggiamo una macchina e giriamo senza un programma definito e in questo modo, alla fine, oltre a risparmiare un bel po’ di soldi con sistemazioni last minute, torniamo sempre con qualche storia da raccontare

Per esempio, una volta, nei pressi di Balestrand, un paesino sul Songfjord, in Norvegia, avevamo scelto un albergo a conduzione familiare: otto camere otto, letteralmente sul fiordo. L’età media degli ospiti sarà stata di 84 anni e l’arzilla proprietaria (80 anni a occhio e croce), notando che la osservavamo mentre distribuiva e sistemava le cartelle sui tavoli per la tombola della sera, mossa a compassione, ci ha consigliato di tornare in paese per trascorrere la serata. Lì, diceva, c’erano ristoranti, vita notturna, musica e balli sfrenati. Siccome stavamo morendo di fame, e la tombola proprio non ci allettava, incuranti della fitta pioggia, siamo usciti in strada sotto un ombrello troppo piccolo per ripararci entrambi. Abbiamo aspettato e poi preso un autobus che ci ha portato in paese. La situazione non era esattamente quella che ci era stata descritta: anzi, il paese era deserto e l’unico posto aperto era il maestoso Kviknes hotel.

Questo, rispetto al nostro, era frequentato da giovanotti con un’età media di 74 anni, aveva una gigantesco salone da pranzo con un pantagruelico buffet imbandito con ogni ben di Dio. A differenza nostra, da queste parti, chi si avvicina al buffet lo fa con grazia ed educazione inaudite, sorride spesso, ti invita a servirti per primo e nessuno si infila in controsenso o svuota l’intero contenuto di un vassoio nel proprio piatto. Dopo cena, avevamo ancora del tempo a disposizione prima di prendere il bus che ci avrebbe riportato al nostro alloggio, ma di passeggiare fuori non se ne parlava, la pioggia era aumentata e cominciava a far freddo, così abbiamo girato tra le sale dell’hotel fino a quando, un signore timido ha richiamato la nostra attenzione e ci ha invitato ad entrare in una sala per un concerto.

Io sono sempre attratto dai musicisti e dalle loro storie, soprattutto da quelli che non ce l’hanno fatta e Olav Halvarsen sembrava proprio uno di questi. In una bacheca faceva bella mostra una locandina triste, con un suo primo piano di una trentina di anni prima e sotto, come dei necrologi, alcuni estratti di una vecchia rassegna stampa che lo esaltava come: “one of the really great performer of our time”, “sparkling jewels in elegant interpretation”, “his touch is unique”, “poetry and virtuosity” e “Norwegian master pianist!”. Olav ha attaccato il suo recital interpretando classici intramontabili: “My Way”, “All the things You are”, “Unforgettable”, cose così, la sala era praticamente vuota, c’era qualche coppia sonnecchiante di turisti sparsa qua e la e due signori molto bene vestiti che bevevano cognac da giganteschi bicchieri balloon e giocavano a carte. Nessuno prestava attenzione alla sua performance e gli applausi, a parte i nostri, erano scarsi e di circostanza. Olav, gli va riconosciuto, aveva una bella sensibilità e  un tocco che faceva intuire un passato da pianista promettente e dopo ogni esecuzione, si avvicinava con freddezza al microfono e senza mai voltarsi verso il pubblico, dichiarava titolo e compositore del brano appena eseguito.

Ha continuato così per un po’: “I’ve Got You Under My Skin”, “Just a Gigolo”, “Moonlight in Vermont”, poi, ha preso il microfono ed ha richiamato l’attenzione del pubblico. Ha detto che quello che avrebbe eseguito era un brano molto significativo per lui, un brano che lo riportava ad un periodo molto bello della sua vita, ha detto che si era trovato davanti ad un bivio importante per la sua carriera, che  doveva fare una scelta e che alla fine, aveva scelto, senza rimpianti.

Si è raccolto per qualche secondo e poi ha staccato “Cavatina” di Stanley Myers, il pezzo che chiude “Il Cacciatore”, il capolavoro di Michael Cimino, che è uno di quei film che vedi da adolescente e ti segnano per tutta la vita. Amore, amicizia, dolore, lealtà, tutte le emozioni di due ore di film sono racchiuse in quell’armonia soave. La musica ha questa capacità di spalancare l’immaginario e di richiamare i ricordi di una vita e io ho cominciato a pensare a mia mamma, ai primi concerti, a “un colpo solo”, ai sogni che si infrangono e agli strascichi che ti lasciano dentro. Chissà che scelta aveva fatto Olev, aveva rinunciato alla sua carriera? C’era di mezzo una donna? Un amico lo aveva tradito e lui non aveva avuto la forza di reagire? Avrei voluto chiederglielo ma non c’era tempo, il nostro autobus stava per passare. Olev non l’ha suonata bene, era visibilmente emozionato: accordi sbagliati, note false e un finale tirato per i capelli. C’è stato il solito applauso di circostanza e come da copione, si è avvicinato al microfono e ha dichiarato titolo e autore. Noi ci siamo alzati per andare via, cercando di arrecare il minor disturbo possibile e lui, per la prima volta si è voltato, ci siamo guardati per qualche secondo e secondo me l’ha visto che avevo gli occhi pieni di lacrime.