Tuttapposto

Buco nel muraglione del lungomare di levante, intervengono i sindaci di Eleusi ed Epidauro: “tranquilli picciotti, ce l’abbiamo anche noi!”.

Aspettando che qualcuno che amiamo esca da Zara

Il caos in Ortigia è impressionante, offensivo: auto ovunque, doppie e triple file, posteggiatori abusivi, venditori abusivi, bancarelle, palloncini, tavolini e sedie spaiate. Sono tornato a casa, ho aperto la porta del bagno e dentro c’era una famiglia di francesi che cercava di posteggiare di sbieco una Citroen a noleggio. Sul parabrezza un foglietto: “Ospiti B&B Splentor”.

La polemica sulla situazione in cui versa Ortigia e sulla sua vivibilità è diventata ormai stucchevole ed inutile. Il male ha trionfato sul bene imponendo confusione, sciatteria e maleducazione. Un terribile zibaldone di PM10 e fritti misti in olio esausto.

Le altre città si muovono dinamiche verso il futuro, mentre noi, restiamo fermi in coda al passeggio Adorno o parcheggiati con le quattro frecce in corso Matteotti, aspettando che qualcuno che amiamo esca da Zara.

Il “Nanno” in preordine

La pubblicazione del “Nanno col giubbotto blu” con Scatole Parlanti avanza spedita come Red Max in Wacky Races, La corsa più pazza del mondo. Da oggi il libro è in preordine e potete trovarlo qui. Sconosco il motivo per il quale qualcuno di voi potrebbe volerlo acquistare due mesi prima dell’uscita ufficiale, ma ormai, dopo i fritti misti solo con i calamari, il Corvo Glicine a 30 euro e le bandiere delle pace che fanno cambiare l’identità sessuale agli studenti delle medie, non mi stupisco più di niente. Piuttosto, colgo l’occasione per ringraziare Salvo Ferrara e Giuseppe Anzalone che hanno dedicato il loro tempo, il loro ingegno e la loro creatività alla realizzazione dell’immagine di copertina che mi piace assai e che ritrae il nanno per come l’ho sempre visto io: distinto e bastardo dentro. Per tutto il resto, vi tengo aggiornati…

Assempramenti

“U Prefetto e u Sintaco Italia avrebbero a risolvere i pobblemi veri e no che c’è li devono creare ha noi.”. Parole di fuoco quelle del comitato Stutenti Siracusani e Movita, dopo la presa di posizione delle istituzioni sugli assembramenti e sul mancato utilizzo della mascherina. “A noi, i rappresentanti dei Stutenti pella movita, sta cosa non ci piace che secondo i Prefetto e macari seconto u Sintaco ci stiamo tutti impicchiati. Non e vero, queste sono accuse intecenti, accussì, senza prove, senza nenti. Sta cosa che ora, dopo che ci ata costretto a loctaun, a du misi di quarantena, non ci possiamo bere manco un coctel colla comitiva picchì ni ceccanu u Grinpassi. Ma stiamo abbaianto? Questa e dittatura. Cioè prima non poteumu manco nesciri cche mutura ho ca zita e ora ca tutti su peri peri ci tite che ama essere responzabili è fosse macari stare ai casi? Pecchè u prefetto non pensa a chiddi ca fano a rapina o delinguono e pecchè il sintaco non pensa ha puliziare a città e assistimari i strate anzicche farisi i seffi cu Docce e Gabbana? Noi giovani havemu u diritto di fare buddello proprio picchi semu giovani e ha scola pi stannu e finita e cosa dovessimo fare in una città ca e un paisazzu? Nenti! ma quacche cosa ama a fari e quinti ve la dovete assuppare e starivi muti picchì chista e demograzia!”.

Estratti dal “Nanno col giubbotto blu”

In libreria a novembre 2021

Fuori è tutto è tranquillo, l’orizzonte è sgombro, la strada deserta e il mare sembra una tavola azzurra. Poi, in lontananza, nell’angolo, nascosto dietro una Jeep Renegade, lo vedo, sta tutto accucciato e con la mano mi indica qualcosa e mi fa segno di no. Mi volto e vedo una signora sulla sessantina, vestita bene, molto elegante. Passeggia nervosamente avanti e indietro e ogni tanto guarda l’orologio del telefono che tiene dentro una borsetta clutch. La signora è spazientita, prende coraggio e mi chiede: «ha visto per caso un signore distinto con un giubbottino blu?» 

Io tentenno e poi faccio: «no, mi dispiace.» 

La signora ha le lacrime agli occhi e va via a passo spedito: «lo sapevo – le sento dire – sempre la stessa storia ed io cretina che ci casco ogni volta.» 

Vedendola andare via il nanno col giubbotto blu ha abbandonato il suo nascondiglio e si è avvicinato. «Ma perché si comporta così? Ma chi era la signora?» gli ho chiesto infastidito. Lui sorride beffardo e dice: «a niente, una simpatia… però è una gran scassamichia.»

Capitali

– Mpare ha sintutu ca che semu capitale ra cuttura

– Concorriamo per…

– No no, capitale ra cuttura semu!

– No, al momento siamo solo candidati

– Come cantitati? Ma se u sintaco e Granata hana rittu capitale ra cuttura!

– No, siamo tra le 24 città che lo possono diventare…

– Veramente? Na collera mi sta rannu!

– Ma perchè?

– Ca fici stampare tutti i volantini coi menù novi cu “Capitale ra cuttura, antipasto primo, seconto e menzu vino, trenta euro”.

– Va be, dai, puó passare inosservato, ci puó anche stare…

– No no, a quale, aspetta, aspetta ca ci chiamu a tipocrafia, vireno se pozzu femmare tutti cosi. Cetto ca i cosi non si fanu accussì peró. N’sacco i soddi… Pugno di Bastaddi!

Il nanno is back

Niente, il libro è finito, non so nemmeno se si possa chiamare romanzo. C’ho messo più tempo di quanto avevo previsto, lo manderò un po’ in giro. Se non dovesse prenderlo nessuno, ne stamperò a mie spese cento copie e le donerò a Nuccio, affinché possa omaggiare i clienti più affezionati.

Donatella mi ha visto nervoso e io le ho raccontato di questi nanni bastardi, di come non smettessi mai di pensarci, di quanto mi facessero tornare in mente i Gremlins quando si trasformano, solo che qui, tra questi debosciati, il capo non aveva un ciuffo bianco ma un giubbotto blu. Mentre mi sfogavo, in tv è passato lo spot della Barilla con la voce della Loren che invitava gli italiani a resistere e restare a casa. In video, accarezzate dalle note soavi del tema iconico degli anni’80, scorrevano le immagini delle piazze deserte delle più belle città italiane, tra queste anche la piazza della mia città. È stato un attimo, un flash e ho gridato: «ma che cazzo è? Torna indietro, torna indietro!». Donatella non capiva. «Dammi il telecomando, presto!» Le ho strappato il telecomando dalle mani e ho premuto il tasto rewind, mi sono appiccicato alla tv e ho avuto la certezza: lì, in quello spot accuratamente girato nelle piazze deserte, c’era il nanno col giubbotto blu. Era solo un fotogramma, si intravedeva all’orizzonte, all’angolo della chiesa di Santa Lucia alla Badia, dove Piazza Duomo si stringe e si stempera in via Pompeo Picherali. Non potevo crederci: «ma ti rendi conto – ho detto a mia moglie – è lui, quel bastardo del nanno col giubbotto blu! Ma poi, è incredibile, ma come è possibile che questo se ne vada in giro impunito? Ma non è che è uno dei servizi segreti?».

L’ultimo smacco

Sgarbi vince ancora: la processione di Santa Lucia si terrà a Rovereto. Il simulacro argenteo della  santa patrona è già in viaggio, accompagnato dalla carrozza del senato, da una delegazione di devoti della Deputazione della cappella di Santa Lucia, un plotone di Cavalieri di Malta a cavallo e gli ex onorevoli Vinciullo, Lo Curzio con l’ex consigliere comunale Sorbello che, come tre Re magi, porteranno in dono cuccìa, torrone e giggiulena.  Dopo una prima tappa a Sala Consilina, la carovana si sposterà verso nord attraverso un percorso stabilito che prevede le tappe di Teano Est, Roncobilaccio, Cantagallo e Adige est, prima di giungere nel Comune trentino dove sarà accolta dal tipico urlo “Roveretana Je”. Intanto a Rovereto fervono i preparativi per l’ottava: è  corsa contro il tempo per terminare la costruzione di un nuovo ponte sull’Adige su cui fare transitare il simulacro e permettere a tutti i cittadini di chiedersi: “end’el Santa Lucia?” e di rispondersi: “Al pent!”, in attesa che Ferruccio – il consulente artificiere amatoriale della Mazzarrona, fortemente voluto dal critico d’arte e pagato a peso d’oro dall’intera collettività – dia fuoco alle polveri rompendo il silenzio della notte e illuminando il cielo di giochi pirotecnici senza marchio CE.