Il cartello

Il cielo all’orizzonte lascia ben sperare,

come i rintocchi timidi di questa campana

e già nell’aria si sente il ciauro pungente di olio esausto

che avvolge e determina le zippole di strada.

Pepite dorate e preziose,

vero simbolo di dovizia e reviviscenza.

È un lento risveglio,

la vita torna a pulsare,

una bimba ride dietro un finestrino,

un vigile urbano gioca col telefonino,

qualcuno senza indugio comprerà un sacchetto di totò.

In lontananza,

un fumo denso e cinereo si alza da un angolo di strada,

avviluppa il quadrivio.

Un fremito improvviso,

eccitazione, turbamento,

mi faccio largo in un capannello, 

“calde e arroste” c’è scritto nel cartello.

Quasi da Padula

Via Necropoli Grotticelle mi ricorda Tijuana,

serpentoni di auto procedono a passo d’uomo,

nanni alla guida di Panda e di Matiz tentano improbabili inversioni a U in salita,

grattano la frizione e chiedono a quelle auto quello che non possono più dare.

Suv da 200mila euro guidati da malacarni tatuati superano a destra auto di vigili come se nulla fosse.

Moto appagnano sui marciapiedi,

un ape calessino sfreccia a velocita folle al centro della carreggiata,

rischia di travolgere una coppia che tenta di attraversare su quelle che una volta erano strisce pedonali ma adesso sono solo un lontano ricordo sbiadito dal tempo e dall’incuria.

L’ambulante che vende “cilieggi” è sempre messo di sbieco, in mezzo alla strada,

mi costringe a fare una gincana.

Sul marciapiede non ci sono Mariachi.

Procedo lentamente e vorrei il cambio automatico,

mi soffermo a guardare dentro le auto che incrocio,

gli occupanti hanno le facce tirate, le espressioni feroci,

alcuni litigano,

li vedo gridare ma non posso sentire, vedo solo le loro facce che sputano rabbia, odio.

I bambini piangono.

La radio, sembra uno scherzo,

parla di classifiche sulla qualità della vita,

sospiro,

ingrano la seconda,

il peggio è passato,

sono quasi da Padula.