La siracusanizzazione del turista, un fenomeno al di là del bene e del male

Cosa spinge, in un lasso di tempo di poco superiore a dieci minuti, tre tipologie differenti di automobilisti a tentare, in pieno giorno, una pericolosissima manovra controsenso per violare il semaforo rosso della Ztl di via Nizza? Me lo sono chiesto ieri, quando ho assistito a questa scena che si ripeteva con una frequenza che IMG_2240non avrei potuto immaginare. Il primo era un malacarne con una Smart fatiscente (senza assicurazione e senza revisione, ne sono certo). Arriva sparato a Belvedere S. Giacomo (Facci i rispirata), ignora il cartello di obbligo di svolta a sinistra (ma questo lo fanno tutti, è incredibilmente tollerato anche dalla municipale) va deciso a destra e percorre la contromano la curva cieca del lungomare (altezza Hotel Livingstone) come se fosse nel Q3 di qualificazione al Gran Premio di Montecarlo. L’auto che arriva nel senso di marcia corretto è costretta ad inchiodare e accostarsi al marciapiede, perché il malacarne suona il clacson come se non ci fosse domani, urla e gesticola per poi sparire all’orizzonte. La seconda è una coppia di giovani siracusani stereotipati stile tronista: arrivano a Facci i rispirata, lui scende e telefono in mano, si avvia a piedi verso la curva cieca; lei passa al posto di guida, aspetta il segnale di ok, una volta ricevuto, parte facendo fischiare le ruote e passa indenne. La terza è una turista francese sui sessanta, guida una gigantesca Chrysler e ha deciso scientemente di aggirare il semaforo percorrendo in retromarcia l’ormai famosa curva cieca. Si infastidisce perché io la guardo e le sorrido. Le faccio cenni di scherno (con il malacarne mi sarei ben guardato dal farlo), fingo di farle foto con una macchina fotografica immaginaria, le dico: “mento in su, mento in su” oppure “sguardo di tigre, fammi lo sguardo di tigre”. Va nel pallone, non riesce ad andare dritto, fa un casino, le macchine che sopraggiungono suonano e lampeggiano, le urlano che è controsenso e che sta bloccando la strada, lei si imbestialisce, impreca in francese e va via. Dopo pochi minuti ritorna per un nuovo tentativo. Appena mi vede mi ringhia contro, io ribatto con ironici “liberté”, “égalité”, “fraternité”, lei rinuncia, va avanti di qualche metro e parcheggia come se nulla fosse davanti alla fermata della navetta elettrica.

Schermata 2016-06-12 alle 19.06.45Ora, che dei torpi siracusani a digiuno di senso civico si comportino con tale disprezzo delle regole è nelle cose, ma cosa spinge una signora francese a fare quello che probabilmente non si sognerebbe mai di fare a casa sua? Non sarà che la totale mancanza di rispetto per le regole, sedimentata ormai da decenni nelle coscienze di troppi siracusani, stia influenzando repentinamente anche chi viene da fuori? Che nel siracusano sia già avvenuta la nefasta scissione tra la persona e il cittadino capace di rispettare e comprendere il valore del bene comune e delle regole di convivenza? Non occorre dilungarsi sulla cacca del cane, sul parcheggio selvaggio, l’abusivo del terziario avanzato o quello di qualsivoglia tipologia merceologica, il ristoratore senza scrupoli con i tavoli fuori che si moltiplicano come pani e pesci, l’albergatore indignato che occupa abusivamente parcheggi e non versa nemmeno la tassa di soggiorno, lo scontrino fiscale sostituito dal pizzino su foglietto a quadretti, la spazzatura buttata fuori orario, la sigaretta spenta sulla colonna del V Secolo a.C., e tutta quella serie di comportamenti che ogni giorno siamo costretti a subire e che contagiano sempre più persone. I cittadini che sono rimasti immuni dal virus dell’annullamento della coscienza, devono fare valere le proprie ragioni e spronare chi amministra a rieducare le persone alla civiltà e ad intervenire sanzionando chi prevarica le regole. L’alea dell’oggi multo chi parcheggia qui ma domani no, il fato che regola l’ammenda combinata ad un ristoratore e non all’altro seppur nella stessa condizione fuorilegge, non bastano più. Per fare in modo che il boom turistico di questi anni arricchisca economicamente e culturalmente la città, occorre non dimenticare tre concetti fondamentali: regole, controlli, sanzioni. Il resto viene da sé. Nietzsche diceva: “Bisogna avere un caos dentro di sé, per generare una stella danzante”. Ma se la stella si chiama Cetty e danza fino alle due di notte sulle note a volume esasperato di un improponibile piano-bar senza autorizzazione, sul dehor abusivo di una pizzeria sprovvista di certificazione sanitaria e che non fa nemmeno la differenziata, anche Nietzsche si sarebbe ricreduto, perché il passo successivo, è inevitabilmente quello che conduce al di là del bene e del male…

 

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