Schiuma nella Fontana di Diana: la rivendicazione di MDP

A poche ore dall’atto vandalico che ha scosso le coscienze dei siracusani – anche di quelli che non pagano la Tari – arriva la rivendicazione di MDP (Macchina – Dio – Patria), il movimento di automobilisti integralisti famoso per le proteste eclatanti e le azioni dimostrative. “Prima le automobili” è il titolo di un comunicato stampa attraverso il quale il Movimento rivendica il blitz con il sapone e pretende la demolizione della fontana di Diana e la sua sostituzione con un impianto di autolavaggio di ultima generazione. “Piazza Archimede – si legge nel comunicato – è il fulgido esempio di parcheggio selvaggio e non regolamentato che tutto il mondo ci invidia, l’archetipo al quale le altre città dovrebbero ispirarsi. Essa è a tutti gli effetti un garage e rappresenta per MDP un unicum che va preservato dalla volgare offesa di una timida Ztl e protetto dall’incedere lento e sconclusionato dei pedoni. Solo un terribile vuoto scalfisce l’idillio di lamiera, gomma, Pm10 e maleducazione che caratterizza Piazza Archimede: la mancanza di un autolavaggio con spazzole rotanti”.

Ci siamo

Ci siamo, anche quest’anno il momento è arrivato, si scorgono all’orizzonte con le Cinquecento e le Citroen a noleggio, hanno le Lonely Planet evidenziate sotto il braccio e gli occhi pieni di meraviglia e stupore. Presto, scongeliamo il pescato di frodo, facciamo rinvenire quella ricotta acida, scomponiamo i cannoli, prepariamo quel chiacco. La stagione turistica è cominciata e Ortigia è un fermento: cultura contro profitto, Luna Park o dormitorio, libertà d’espressione contro libertà d’espressione. Chi farà la prima mossa? Il ristoratore spregiudicato, il musicista integralista, l’Amministrazione imbelle o il residente frustrato? Pitacoricamente spero sempre che qualcuno riesca a mediare tra gli eccessi, ma la disillusione, negli anni, ha spazzato via i miei sogni come un foglio di stagnola soffiato via dal vento nello slargo deserto di un paninaro su ruota.

Scusate lo sfogo

Ma tu che problemi hai che vivi a Ortigia? Ultimamente mi sento rivolgere questa domanda provocatoria sempre più spesso, come se Ortigia fosse un’oasi di benessere e civiltà, come se vivere qui equivalesse a stare dentro una sfera di cristallo. Sì, c’è un momento in cui potrebbe essere vero, quando esco di casa la mattina presto e mi affaccio sul lungomare con il sole che sorge a levante e i colori che mozzano il fiato e non c’è nessuno per strada e si sente il rumore del mare, beh, la cosa mi emoziona ancora tanto e riconosco che non ci sono tantissimi altri posti così. Però, diciamolo una volta per tutte, il luogo comune secondo il quale a Ortigia vada tutto bene e il centro storico goda di attenzioni e controlli particolari, è assolutamente da sfatare. Le condizioni dell’isolotto sono problematiche, esattamente come quelle del resto della città. Anche qui la spazzatura è abbandonata senza remore dal padre di famiglia che accompagna i figli a scuola o lanciata direttamente a mare dalla moglie del malacarne della piazza di spaccio. Sedie e tavoli spaiati sono ovunque e occupano strade e marciapiedi; gli ombrelloni Coca Cola mortificano scorci suggestivi; i dehors, regnano sovrani e di suolo pubblico ne è rimasto ben poco da calpestare. Nel tentativo di non scontentare nessuno, la singhiozzante e pavida Ztl ha fallito senza appello, riuscendo a scontentare tutti: quelli pro e quelli contro. Le auto, sfrontate, continuano a parcheggiare in divieto su corso Matteotti, in piazza Archimede, in piazza Pancali e in seconda fila in corso Umberto, rendendo l’unica arteria per uscire dal centro, un budello caotico e infernale. I posteggiatori abusivi pascolano indisturbati nelle distese di Nazario Sauro e negli anfratti del mercato; nei fine settimana poi, i pescatori di frodo approntano il loro bazar, per la gioia di grandi e piccini:

– Papà, papà, che pesce è quello lì?

– Amore mio, è un piccolo cerniotto reale, una specie protetta!

Le discoteche improvvisate suonano a volumi spropositati e senza licenze ed i karaoke, sfacciati, ripropongono hit neomelodiche fino alle prime luci dell’alba. Il piano di zonizzazione acustica è un mistero della fede, con un’aurea tra il mitico e il mistico, tipo miracolo del sangue di San Gennaro. Gli ambulanti abusivi, spiaggiati davanti ai monumenti, espongono un’offerta merceologica da fare invidia al Floresta dei tempi d’oro e seguono il fil rouge estetico di sciatteria, imposto dalla kasbah con le luci al neon che commercia in cianfrusaglie e copricapi di cartone pressato e che occupa, da tempo immemore, il versante nord del tempio d’Apollo, il più antico tempio dorico siciliano. Tutto intorno, una luce unica, un mare invitante, un cielo terso e nell’aria, un persistente fetore di fritto.

Ortigia quale futuro?

Riparte la stagione turistica e Ortigia torna al centro delle polemiche. L’opinione pubblica è divisa e l’Amministrazione in grave affanno. Ristoratori e Intellettuali presentano due differenti progetti di sviluppo.

All you can drive

È la proposta dei ristoratori ortigiani e prevede l’apertura totale del centro storico a qualsiasi mezzo inquinante su ruote. All you can drive sancisce l’obbligo di utilizzare un’auto procapite e garantisce uno sconto del 15% a tutti gli automobilisti che si presenteranno alla cassa dei ristoranti con la revisione scaduta. E ancora: defiscalizzazione dell’isola e divieto di emissione scontrino o fattura con l’ordinanza “Basta la Parola” e l’inaugurazione del nuovo parcheggio Ipogeo Multilev con ingresso dalla Marina e uscita su Piazza Duomo. La proposta All you can drive è stata appoggiata anche dall’associazione profit SOS Carne di Cavallo che ha aggiunto la mozione Holer Togni, che garantisce parcheggio gratuito e una vaschetta di patatine con sassaemayones a chi, saltando in auto da una rampa posizionata al posto del ponte dei Calafatati, riuscirà a raggiungere Riva Nazario Sauro.

 

Ortigia 110 e lode

È la proposta degli Intellettuali Provinciali e Boriosi e prevede l’accesso ad Ortigia solo ad una minima parte di fruitori e dopo aver superato un test di cultura generale a risposta aperta. I candidati ritenuti idonei dovranno poi affrontare un colloquio orale incentrato sulla vera tradizione della matalotta e sui gusti musicali di Anita Garibaldi e di Bernabò Brea. I delegati di Ortigia Sangue Blu hanno sottoscritto la proposta e gli hanno affiancato l’emendamento “Beneventano-Gargallo-Borgia-Impellizzeri” che regola l’accesso al centro storico – nelle serate di martedì e giovedì – esclusivamente per censo.

 

Delenda est

Ma in un contesto con servizi da terzo mondo e senza una visione urbanistica del futuro, solo a me i dati di Confcommercio su Ortigia (+24,2% nuovi negozi; 23,1% attività ambulanti; 93,8% attività turistiche) appaiono come una minaccia e il risultato di una pericolosa bolla speculativa?

Photo Credit: ArchimetePitacorico – Il tavolo con il vicolo intorno, 2018

 

Cent’anni di Siracusa 

Cent’anni di Siracusa di Gabriel Garcia Moscuzza

«Molti anni dopo, di fronte a Zara, l’appuntato Aurelio Buongiorno si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto ad assaggiare la carne di cavallo. Siracusa era allora un paesazzo con un discutibilissimo piano regolatore, il parcheggio Talete era costruito sulla riva di un mare dalle acque diafane e i mucchi di spazzatura, abbandonata dai cittadini, rovinavano per le strade scassate come enormi uova preistoriche. Siracusa era così ignorante, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito… “Chiddu”, “S’Auttru” o fare finta che non esistessero».