Rebulding Panino

Carrozza del Senato, si cambia con il progetto “Rebuilding panino”. Dopo un restauro meticoloso e spregiudicato, il prezioso cocchio settecentesco sarà dotato di piastre a gas e di vetrinette per i condimenti e affidato per venti anni – previa gara europea – ad un imprenditore dello street food. L’idea – – spiega il Sindaco Italia – oltre a fornire un nuovo punto di ristoro mobile per le serate di gala e gli eventi istituzionali, è quella di arricchire il legame indelebile tra passato e presente, tra sassa e mayoness, tra cavallo da tiro e cavallo e sbizzero. Grazie al restauro, la Carrozza tornerà anche a sfilare nella processione della Santa Patrona con un menù ad hoc e gluten free.

Street Control

Giro di vite contro i fancazzisti: la Municipale si dota dello “street control”, una telecamera montata a bordo di una pattuglia di Vigili urbani aiuterà a smascherare i colleghi e gli ausiliari della sosta fermi in macchina a cazzeggiare con il telefonino. Insorgono i sindacati! 

36 ore, Mr. Lo Bello e il New York Times

In effetti ormai è proprio così, c’è un tempo limite, due giorni al massimo, non un minuto di più. Al di là dei gusti soggettivi sui ristoranti dove cenare, i bar dove bere un drink e sulle bancarelle dove acquistare il magnete de “Il Padrino”, il pezzo sul New York Times, per me, ha centrato il punto: 36 ore per ammirarne la bellezza mozzafiato, le architetture barocche e la pietra bianca; 36 ore per perdersi tra i sui vicoli, percorrerne uno a caso e ritrovarsi d’incanto davanti a un tramonto spettacolare o a un alba rigenerante; 36 ore per immergersi nelle acque diafane che la bagnano e poi fuggire via, a gambe levate, scappare il più lontano possibile dai rifiuti, dal puzzo e dagli olezzi, dalla maleducazione, dalla disorganizzazione, dalla disperazione e dall’anarchia di Siracusa, la città vittima di sè stessa.

36 ore sono il limite entro il quale la bellezza ancestrale del luogo riesce ancora ad abbagliare e nascondere tutto il resto: le magagne, le incongruenze, la mutazione antropologica e sociale di un intero quartiere, il suo lento agonizzare tra i tavoli e le sedie spaiate di un dehors e le auto lasciate in doppia e tripla fila.

Quando ho finito di leggere l’articolo, ho pensato al Signor Lo Bello e alla dedizione con la quale, una volta a settimana, esce dal basso in cui vive da cinquant’anni insieme alla moglie: in una mano regge una scaletta, di quelle basse, leggere, d’alluminio; nell’altra, un secchio che contiene quattro dita d’acqua, una pezza e una spugna. Il Signor Lo Bello raggiunge l’angolo della strada e posiziona la scaletta sul marciapiede con le mattonelle saltate via e mai più ripristinate. Con estrema lentezza – il Signor Lo Bello è un uomo anziano – si issa fino al terzo e ultimo gradino, quello più largo, tira fuori dalla tasca sinistra una chiave e con la mano destra apre la vetrinetta in ferro e vetro di una edicola votiva e inizia a pulire meticolosamente un ritratto di S. Lucia. Non so che detergente utilizzi ma quando finisce, tutto intorno profuma di pulito. Deve essere una cosa di famiglia, un segreto di sua moglie, perché anche la Signora Lo Bello non scherza in termini di pulizia. Anzi, quando fa il bucato e lo stende al sole nella piccola corte comune è come essere in paradiso, un profumo antico, inebriante e celestiale si infila sotto gli infissi di casa come un balsamo per l’anima. È un profumo che porta con se ricordi d’infanzia, è semplice ma fiero, armonioso e persistente.

Comunque, da un giorno all’altro, accanto all’edicola votiva, è stata posizionata – bucando la facciata del palazzo – la griglia del tubo di scarico della cappa dell’ennesima friggitoria. La griglia è maestosa e butta fuori i fumi maleodoranti di una cucina turistica con troppo aglio. Un’altra cosa fa la griglia: unge in maniera irriverente – anche per me che non sono credente – il vetro dell’edicola. Un brutto colpo per il Signor Lo Bello che da uomo d’altri tempi qual è, non si è nemmeno chiesto se l’insulso sfiatatoio sia stato autorizzato da qualcuno o se sia stata una “spittizza” del geometra e del ristoratore, del resto, sa benissimo che difficilmente qualcuno verrà mai a controllare, così, per non venire meno alla sua devozione genuina, ha deciso di ovviare al problema pulendo quel vetro e quell’immagine ogni mattina, puntuale, alle 6:45.

Ecco, alla To Do list del New York Times avrei aggiunto solo questo: Saturday, 6:45 a.m – Mr. Lo Bello and the holy box.

Chissà che storia c’è dietro a questa devozione. Mi sono sempre ripromesso di chiederglielo, ma poi non lo faccio mai, non vorrei rimestare brutti ricordi o avvenimenti spiacevoli della sua vita, non so, magari invece non è niente, magari è solamente il suo contributo, piccolo ma inestimabile, alla tutela e alla sopravvivenza di questa città.

5000

Grazie. Il fatto che 5000 persone seguano questa pagina è la dimostrazione di come l’umanità sia ormai sull’orlo del baratro. La cosa però, lo ammetto, mi riempie il cuore di gioia, per cui, per sdebitarmi e ringraziarvi del vostro affetto e della vostra perseveranza, invierò a ciascuno di voi il Kit Pitacorico contenente:

– Vasetto caponata d’amare;

– Kit falsificazione pass Ztl Ortigia;

– Olio su Tela “Giudizio Universale” con Dio proteso a sfiorare con un dito la mano di Vinciullo;

– Mappa catastale fasulla terreno nuovo ospedale;

– Audiolibro “Sindaco Italia legge nuovo bando rifiuti”;

– Foto di gruppo con Meetup 5 Stelle da inserire in curriculum;

– Spilla Alberto da Giussano che trangugia panino Maremonti;

– Magnete frigo Parcheggio Talete;

– Dispenser griffato per Sassaemayones;

– Funchetto porta fortuna.

Vergognomi assai ma necessito soldi droga.

Disilluso

C’è stato un periodo in cui pensavo di vivere in una città cosmopolita. Girare tra i vicoli di Ortigia e incrociare turisti di tutte le nazionalità mi faceva sentire al centro del mondo e mi dava la possibilità di interagire con loro. Spesso mi prodigavo in indicazioni e utili consigli, certe volte, nascevano anche delle amicizie, si andava a cena insieme, s’istauravano dei rapporti. Credevo, in cuor mio, che questo flusso internazionale di persone avrebbe potuto portare una ventata di novità, di fermento culturale, di apertura mentale e rispetto per il bene comune. Non è stato così. Non appena arriva in città, la maggior parte dei turisti si siracusanizza nel giro di 48/72 ore. La trasformazione da civile padre di famiglia scandinavo o mittleuropeo a pezzo di pitarro locale è repentina e cela anni di frustrazioni e di rispetto ossessivo delle regole. Non sembra vero a questi uomini e a queste donne cresciuti con un’educazione luterana e calvinista, di poter parcheggiare in doppia o tripla fila; di occupare con tavoli e sedie a sdraio il suolo pubblico nei pressi del basso adibito a casa vacanze che hanno affittato a 15 euro a notte senza dover dare conto a nessuno; di prendere una navetta guardandosi bene dal pagare il biglietto; di lasciar cadere per terra una carta insivata di arancino o di cavallo e sbizzero senza pensarci due volte, attribuendo la responsabilità a un cestino pieno fino all’orlo e non svuotato da giorni. Per loro è libertà, indipendenza, autogestione, sovranità, privilegio, immoralità, strapotere, sopruso, trivialità, vizio e dissolutezza, un cortocircuito sensoriale. È come vivere nella giungla e andare in giro con le mutande di pelle di daino, è come una notte di sesso sfrenato dopo anni di astinenza forzata. Non ci capiscono più niente e niente ci vogliono capire.

Di contro, la mia disillusione ha annientato qualsiasi buon proposito. Ho smesso di dare indicazioni e di sorridere, in macchina faccio largo uso di clacson e abbaglianti quando li incrocio titubanti al centro di un quadrivio, butto voci e minaccio, faccio corna e crigni quando non attraversano sulle strisce. Certe volte mi affaccio al balcone e li osservo posteggiare senza pass negli stalli residenti. Mi sento come il vecchio della scena dell’olio in “Un sacco Bello” di Verdone, vorrei dirgli che stanno parcheggiando sulle strisce pedonali e che si tratta di un gesto incivile, una pratica barbara che non si sognerebbero mai di fare a Dusseldorlf, a Mainz, a Trondheim o nelle altre città di provenienza. A loro non frega niente e mi fissano con sguardo di sfida, ormai sanno benissimo che il primo vigile urbano passerà solo dopo le 15:30.

 

L’offerta formativa

Siracusa, aperte le iscrizioni al primo master di II livello “Parcheggio a spina di pesce su stalli per bus e disabili”. Il Master è rivolto a tutti i cittadini interessati ad annullare l’etica nel campo della convivenza civile. Il percorso didattico sotto la guida di illustri docenti (pregiudicati, vigili urbani, ex assessori alla mobilità) garantirà l’acquisizione delle principali regole di pirateria del codice della strada. La prova finale prevede il parcheggio contromano e in retromarcia a spina di pesce su stallo riservato con lancio di sacchetto di rifiuti indifferenziati e svuotamento posacenere auto.