Disguidi

Si ritrova l’auto trasformata in un opera d’arte e chiede i danni al Comune. È l’incredibile storia del sig. Parrinello, pensionato siracusano solito parcheggiare l’auto in divieto di sosta in Corso Matteotti per sorbire i suoi numerosissimi caffè con gli amici. Sfortunatamente, a causa di un disguido nel capitolato di gara, la sua auto è stata considerata alla stregua di un jersey e resa unica dal maestro Accolla.

Capodanno Ztl Free

Da un’idea dell’associazione MDP (Macchina – Dio – Patria) ecco l’eclatante progetto per il capodanno aretuseo. Si prevede la chiusura pedonale totale di Ortigia alla quale si potrà accedere solo con auto. I cittadini che si presenteranno a piedi saranno rinchiusi dentro il Talete. Severamente punito il car sharing, ogni cittadino siracusano dovrà utilizzare esclusivamente una macchina pro capite. Piazza Duomo e le vie limitrofe si trasformeranno in una gigantesca bolgia di auto in coda. Ad allietare il tutto, la dance di Dj TDI; il revival di Dj Revisione Scaduta ed il live dei Four Motion, la boy band di neopatentati che si esibirà direttamente dall’abitacolo di una odiosa microcar. Dopo la mezzanotte, brindisi, clacsonata, sgasata collettiva e l’estrazione finale del primo premio lotteria di capodanno dell’automobilista siracusano che prevede un anno di parcheggio libero sul sagrato del Duomo.

Qualità della vita

Classifica qualità della vita, la provincia di Siracusa perde 2 posizioni e si attesta al 107° posto. Delusione da parte del Comune capoluogo: i parametri di riferimento non hanno tenuto conto del presepe subacqueo, dell’albero di natale in tetrapak e della possibilità di acquistare ricci di mare e pescato di frodo anche in periodo di fermo biologico.

Etica, Metafisica, Umanesimo e Noccioline

Il drastico capovolgimento delle regole del vivere civile non è una questione generazionale, almeno non più. È un cambiamento antropologico radicato ed evidente che sfocia nella totale mancanza di rispetto per qualsiasi regola, nel non assumersi alcuna responsabilità, nell’attribuire le colpe dei propri fallimenti agli altri. Sempre.

Ieri al supermercato, di prima mattina, un uomo sui sessanta – calzava sandali senza calze e aveva un alluce così valgo e l’unghia così lunga che si avvolgeva su se stessa come una spirale infernale – ha sputato dentro il mio cestello della spesa. Io stavo scegliendo la frutta, il cestello – già riempito con alcuni prodotti – era a cinque metri da me, l’uomo ha cominciato a mangiare della nocciolina americana sfusa da un espositore, non l’ha gradita e la sputata lì, dentro al mio cestello e poi si è allontanato con tranquillità. L’ho rincorso e ho richiamato la sua attenzione chiedendo spiegazioni ma lui mi ha detto che non avrebbe chiesto scusa, che la nocciolina faceva schifo e doveva sputarla e che la colpa era mia perché avevo lasciato il cestello lì. Ho provato a chiedergli perché non avesse usato il bidone della spazzatura dell’ortofrutta che era posizionato accanto a lui, ma non si è scomposto e ha detto una cosa tipo: ci pare che mi faccio ‘mbrusare pure la nucidda. Sua moglie, immobile, mi guardava come se fossi un extraterrestre. Mi sono voltato verso l’addetto ai salumi per cercare conforto ma lui ha alzato le spalle come a dire, la disputa è molto delicata ed entrambi avete le vostre ragioni, per cui preferisco mantenere una posizione di neutralità anche in funzione del mio ruolo di salumiere super partes. Un uomo sulla trentina, in tenuta sportiva griffata, ha assistito alla scena e mi ha detto: lascia perdere, con questi incivili non c’è niente da fare.

Ho lasciato il cestello con i prodotti in un angolo e l’ho sostituito con una senza saliva e nocciolina masticata e ho ripreso il mio giro tra i corridoi. Sbollita la rabbia mi sono fermato al banco per prendere un pezzo di parmigiano. Lì ho ritrovato il salumiere di prima, quello che non voleva sbilanciarsi. Ora stava parlando con una cliente di come la soluzione di tutti i problemi italiani sarebbe bombardare con armi nucleari la Germania. Praticamente nel giro di qualche minuto era passato da posizioni neutrali e attendiste tipo Svizzera a un interventismo sfacciato alla Kim Jong-un. Lo so che sembra surreale ma è andata proprio così. Per lui il popolo tedesco andrebbe sterminato senza pietà, le risorse depredate e i territori occupati. La signora, dopo averlo ascoltato ha detto: ma questo è un po’ razzista. Il salumiere ha subito precisato che il razzismo non c’entra perché i tedeschi sono bianchi e poi ha cominciato un’invettiva contro Martin Schultz, al quale attribuiva responsabilità gravissime che andavano da Alitalia alla sua situazione lavorativa. L’astio era così esasperato che mi sono chiesto se a questo punto il salumiere e Schultz si conoscessero.

Per un momento ho pensato di intervenire, di chiedere spiegazioni, di fargli notare che attribuire agli altri i nostri fallimenti non porta da nessuna parte, ma poi ho preferito rinunciare, mi sono allontanato e ho comprato del grana in busta dal banco frigo. All’uscita del supermercato, l’uomo sportivo griffato mi ha fatto un cenno di saluto, stava caricando la spesa sull’auto parcheggiata di sbieco nello stallo disabili del parcheggio vuoto.