Report

I fatti, anche quelli che conosciamo già, hanno tutto un altro peso quando ci vengono spiattellati in faccia senza mezzi termini, senza ossequi cortigiani e senza colpi al cerchio e alla botte. C’è un emergenza che è stata gestita come peggio non si poteva, ci sono dei morti, ci sono i malati – molti anche tra il personale medico – ci sono risposte importanti da dare alla città e responsabilità che non possono essere nascoste dietro ad un “no comment”.

Report non ci dice nulla di nuovo di quello che non sapessimo già, ma ha il pregio di tratteggiare a tinte più vivide la sconvolgente situazione della sanità a Siracusa. Il quadro che ne viene fuori è desolante, è come girare il coltello nella piaga, è come sparare sulla croce rossa. Sì, perchè di questa situazione ne eravamo tutti a conoscenza e l’emergenza Coronavirus ha solamente fatto esplodere il carico di mediocrità, di servizi scadenti, pessima organizzazione, menzogne, inefficienza, disinteresse e ignavia. 

Qualcuno può ancora negarlo? Conoscete molte persone che potendosi permettere di andare a Milano o Bologna, solo per fare degli esempi, hanno scelto di programmare un intervento importante, una visita specialistica o un accertamento dirimente all’ospedale di Siracusa? È un andazzo tristissimo che non comincia certo oggi, è una nomea asfissiante che ha avvolto l’ospedale in una nube tossica e ha travolto anche i medici bravi e coscienziosi, gli infermieri, i dipendenti, i tecnici di laboratorio preparati e scrupolosi. Noi non siamo esenti da responsabilità, abbiamo nicchiato e fatto finta di niente. Come ho già scritto altrove, ci siamo assuefatti al degrado, l’abbiamo normalizzato. Ci hanno fatto credere che quello era il massimo che potessero offrirci e che dovevamo accontentarci e ringraziare, perchè alla fine, dopo tutto, eravamo ancora vivi. Invece avremmo dovuto gridare, denunciare, pretendere, reclamare i diritti, la dignità, le competenze. Come in un circolo vizioso, ci abbiamo messo anche del nostro, perchè il degrado chiama degrado e allora abbiamo iniziato a parcheggiare dentro, a fumare sulle scale, ad usare gli ascensori delle barelle, a sabotare porte allarmate, a entrare in dodici prima degli orari di visita, ad uscire tardi, a scrivere sui muri e distruggere le sedie. Con questi comportamenti abbiamo fornito l’alibi e per loro è stato facile dire: “non possiamo fare niente perché tanto qui, distruggono tutto”.

Report si concentra sul fatto di cronaca ma in realtà, mette in evidenza tutti i limiti di una sanità regionale devastata dalla politica, umiliata dalle nomine di manager non all’altezza, paralizzata dall’assenza di concorsi per le posizioni sanitarie di vertice, svuotata, anno dopo anno, di risorse economiche e umane. Di cosa ci stiamo lamentando se poi mettiamo un like al post sfacciato e indignato del politico che ha contribuito a creare tutto questo?

Del servizio di ieri continuano a tornarmi in mente due elementi strettamente legati tra loro. Il primo riguarda la sconcertante perdita di tempo: c’era un vantaggio rispetto agli ospedali del nord, c’erano dei protocolli da seguire e nel caso, da migliorare , c’era la possibilità di pianificare le scelte e di adottare soluzioni efficaci e di buon senso. Questo non è stato fatto e qualcuno un giorno dovrebbe risponderne. L’altro elemento ha a che fare proprio con la mancanza di risposte. Ieri abbiamo avuto sotto gli occhi l’immagine impietosa di quello che significa vivere qui e oggi: un muro di gomma invalicabile che rimbalza ogni cosa. Nessuna empatia, nessun coraggio, nessuna assunzione di responsabilità.

Un pensiero su “Report

  1. Ho pensato a te ieri sera e al gruppo di turisti asiatici in cerca di informazioni.
    Comunque qui in lombardia non è meglio, errori su errori e con grandi numeri, sanità sacrificata sull’ara di interessi privati e quando il bel modello di sanità è messo alla prova ecco che sforna incapacità, difesa degli interessi e un disastro pagato dalla gente e che della gente si nutre. Ma la colpa è di chi non resta a casa (che in casa si deve ammalare e morire, possibilmente). Evviva il modello d’esportazione lombardo! (Certo il vostro meglio non è, ma noi ci siamo svegliati adesso dal bel sogno).

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