Insultati e defraudati del loro diritto di voto, presentano ricorso al TAR contro la decisione della testata Siracusanews di annullare il torneo dei sindaci e decretare vincitore il Sindaco dI Ferla.
Vijay Kumar Das, Ma Hasib, Adem Bood, X King Binod sono solo alcuni dei nomi dei cittadini zelanti che hanno voluto ricorrere al tribunale amministrativo per ottenere giustizia e rivendicare il loro diritto di votare in massa un sindaco della provincia di Siracusa dal Bangladesh, dalla Manchuria e perfino dallo Yemen.
Per l’avvocato Jesper Maicol Sebbuccio Tiralonco, principe del foro di Lagos e domiciliato a Giarratana, il ricorso al Tar è solo il primo passo di un percorso giudiziario che punta dritto alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
Se il tar dovesse accogliere il ricorso, verrebbe sospesa la vittoria di Giansiracusa e il tribunale ordinerebbe di rigiocare la semifinale ma senza supplementari e con la reintroduzione del golden gol. Se altresì, si dovessero accertare delle irregolarità, i sindaci rischierebbero pesanti sanzioni – si parla di venti punti di penalizzazione nel prossimo torneo dei sindaci – o addirittura il divieto di candidarsi ad elezioni regionali e nazionali e la squalifica per 5 anni da tutte le competizioni elettorali europee.
Io non lo so se reintrodurre gli scritti nell’esame di maturità sia giusto o sbagliato, certo, non entro in una scuola da troppo tempo, le mie conoscenze di didattica sono ferme a trent’anni fa, sconosco le principali teorie pedagogiche e non ho figli in età scolare per poter giudicare la cosa ma credo che la scuola sia un mondo troppo vasto e complesso per poterla ridurre a una semplice dicotomia.
La mia maturità fu un disastro. C’erano due scritti ma fu un disastro lo stesso. Feci il tema sulla bioetica, un buon tema, ero preparato perché mia madre ogni anno indovinava un paio di tracce e la bioetica fu una di quelle. Ne avevamo parlato insieme nei pomeriggi di preparazione all’esame e avevamo esplorato limiti e traguardi della scienza. Così quella mattina mi misi a scrivere di getto, citai 2001 Odissea nello spazio di Kubrick e Josef Mengele, Galileo, l’Illuminismo e le Colonne d’Ercole. I commissari esterni non si sforzarono di voler capire e mi appiopparono il voto più basso che avessi mai preso in un tema d’italiano. Lo scritto di matematica fu l’opposto. Io ero in totale ambascia, ma pochi minuti prima della fine della prova mi suggerirono il risultato della funzione integrale e io lo piazzai lì, in bella mostra alla fine del rigo, saltando decine di passaggi manco fossi Ettore Majorana. La commissione apprezzò tantissimo e non ritenne di dover approfondire la cosa.
Leggere dell’impetuosa presa di posizione dei ragazzi mi ha dapprima indignato – “ma guarda ‘sti schiffariati”, ho pensato tra me e me – ma poi, mi ha come ridestato da certo torpore e mi ha fatto pensare a quanto sia bello essere giovani e desiderosi di cambiare il mondo, a quella sottile linea che divide il bene dal male, la lotta studentesca dalla caliata per andare con i motorini a mare all’Arenella, agli ideali, alla sopravvivenza. All’energia dirompente che si sprigiona e che travolge ogni cosa.
Questo furore mi ha ricordato un mio supplente al liceo, chissà che fine ha fatto, se insegna ancora o se ha cambiato strada. Era giovane, primo incarico, molto gentile ed educato. Nel giro di un paio d’ore era stato completamente soggiogato al volere della classe. La sua autorità, annichilita. Dopo un paio di mesi di totale cazzeggio, dovendo fare i conti con la sua coscienza, prese coraggio e disse: «Ragazzi, martedì verifica scritta sui capitoli 4 e 5». La classe esplose in un boato di protesta così fragoroso che il professore fu costretto ad aggiustare il tiro: «Allora una settimana di interrogazioni per recuperare il tempo perduto». Niente da fare, gli ululati e i fischi erano assordanti.
Lui sembrava demoralizzato ma non poteva darcela vinta e noi, d’altro canto, non eravamo disposti a indietreggiare di un millimetro. Ne nacque una discussione piuttosto accesa e una delegazione di alunni fu inviata alla cattedra per mediare. Alla fine l’accordo fu trovato, la delegazione tornò al posto e il professore si alzò in piedi, richiamò l’attenzione di tutti sbattendo ripetutamente la mano sulla cattedra, si schiarì la gola e poi disse: «Ok, allora martedì facciamo qualche domandina senza voto…». La classe si ritenne soddisfatta.