Millefoglie di gambero di nassa e spatola croccante al sesamo e profumo di tartufo

Caro gestore siracusano,

non avevo mai pranzato nel tuo locale e mai più lo farò. Ma a ventiquattro ore da quel pasto ho finalmente trovato le parole che non ho avuto l’ardire di dire di persona.

cuoco-del-cuoco-unico-del-fumetto-22146473Tu rappresenti l’archetipo dell’esercente “mbrugghiuni” specializzato nel tirare su trappole per turisti. Probabilmente ti riempi anche la bocca con paroloni tipo destagionalizzazione, chilometro zero e finger food e, sono sicuro, hai dato in escandescenza quando hai appreso la notizia del fallimento della Regione Sicilia all’ormai tristemente noto cluster Bio-mediterraneo per Expo. Hai servito cibo di quart’ordine ostentando una grandeur tutta siracusana che nasconde miseria umana e mediocrità assortite. Ad ogni tavolo di turisti hai cercato di vendere cernie di polistirolo da 35 kg, aragoste “freschissime” che galleggiavano moribonde a pancia in su nella vasca, cannoli di ricotta scomposti dal tempo e chardonay barrique dal bidoncino di plastica.

Con noi autoctoni hai dovuto cambiare strategia e hai preferito il mood vittima del sistema: il governo, la regione, il gettone di presenza e tutto il campionario standard che inevitabilmente finisce con le vessazioni del fisco, anche se possiedi un dehors spropositato e fuori norma e alla ricevuta fiscale preferisci il foglietto a quadretti.

Ti sei subito infastidito quando abbiamo rinunciato all’antipasto della casa (due frittatine, tre masculini fritti, 4 olive di numero e 5 decilitri d’olio con frammenti di melanzana fritta) per orientarci subito su una linguina alle vongole e l’altisonante e roboante Millefoglie di gambero di nassa e spatola croccante al sesamo e profumo di tartufo. Hai giurato che le linguine con le vongole sarebbero state in bianco e quando ti è stato fatto notare che così non era, hai replicato serafico dicendo che lo chef le cucina così. Ma il meglio l’hai dato sulla millefoglie che hai servito con gambero surgelato, spatola grondante olio, senza sesamo e senza profumo di tartufo. Interrogato, hai spiegato con una serenità che ho invidiato, che oggi il gambero al mercato non era buono, che la mancanza del sesamo era una dimenticanza (ma potevo averlo a parte senza sovrapprezzo) e che il profumo di tartufo era stato sostituito da quello del fungo porcino. Non ho avuto la forza di replicare e anzi ho ammirato la tua spavalderia nel proporre un piatto e presentarne un altro. Questa non è ristorazione, è sopravvivenza, la tua.

Io non tornerò più nel tuo ristorante ma mi permetto di darti un consiglio. Durante il pranzo, molti clienti si sono lamentati delle zaffate di pesce marcio che provenivano dai cassonetti all’angolo della strada cotti dal sole. Ti sei indignato, hai smadonnato, accusato Igm, puntato il dito contro il Comune sottolineando il tuo disappunto e la volontà di non pagare più la tassa sulla riscossione dei rifiuti. Il problema, come sai benissimo, è che gli scarti di pesce nel cassonetto provengono dalla tua cucina. Ora, non dico che dovresti conferire i rifiuti come prevede la legge, ma almeno hai mai pensato di chiuderli in un sacchetto prima di gettarli o di utilizzare un cassonetto poco più distante?

Cordialità.

Tramonto ortigiano

Lo scooter montato Leovince si immise a velocità sostenuta nel parcheggio della Marina. Era un tardo pomeriggio di giugno e il sole stava per lasciare spazio ad una luna timida e sfocata che avrebbe portato con se il fresco della sera. Il pilota schivò qualche passante e posteggiò tra le auto e l’inizio del marciapiede. Dallo scooter scesero in due: lei, vestitino bianco e coprispalla fucsia, calzava delle scarpe tipo espadrillas ma con molto tacco; lui indossava un coraggioso abito in poliestere grigio luccicante con una giacca oscenamente corta e una scarpa stringata a punta di diamante. Il sole tramontava, i due si sorrisero, si sfiorarono quasi imbarazzati, poi lui prese coraggio, la fissò negli occhi e disse: ouh, mettici a catina.