Russo, giallo e arangione siamo tutti dattonici – Il glossario dei commenti social per il ritorno alla zona arancione

– Buffone u virus tutto nel condominio mio ce lo a quale dimezzato contagio

– L’attro ieri eravamo irresbonsabbili e oggi semu addiventati cittatini motello ci prenti per fessa

– Russo, giallo e arangione siamo tutti dattonici

– Non è una pandemia ma una pantomina

– E una pantominchia ahahahaha

– Ki e responsabili fa quelo ke e giusto fari di colore

– Tagghiala musumeci suco finto

– Ci dovete dare liberta e soldi senza penzieri non i blocchi e asserramenti

– Fosse siamo gia a carnevale mi pare uno sgherzo

– Ai dimezzato il tuo cervello scupino

– Rosso me ne sto fottento, giallo me ne sto rifottento, giallo me la sucate

– Streca comanta colore

– I colori del accobbaleno

– Tinnaghiri di sto passo manco na colompa pe picciridi putemu accattare

– I primi a pacare avreste a essere voi.. Buffonaiiii.

– Siti na manata di sciagalli

– Ci avete negato i bonuss i politici pensano pa so panza

– Giallo ad aprile? Anche prima plis

– Zona rossa e nelle strate non si può camminare ca semu tutti disoccupati peri peri deficiente

– A messo arancione che campia niente bo?

– In questa attalena di apri e chiuti sulu io ma stai truvannu no… lassamu perdere va

La zona arancione spiegata facile

Siccome nessuno vuole restare con il cerino acceso in mano, un minuto dopo la definizione delle zone di rischio è iniziato il valzer delle responsabilità, che serve a fare un po’ di caciara ed a confondere le acque: una dichiarazione lì, una mezza risposta qua, loro hanno più infetti, noi abbiamo più posti letto. Anche i ventuno parametri oggettivi che dovevano determinare la colorazione, visti così, senza che nessuno li spieghi, servono a bene poco. In questo calderone, due sono gli aspetti a mio avviso abbastanza chiari. Il primo è che il governo nazionale probabilmente è stato più accondiscendente con alcune regioni e meno con altre; il secondo elemento è che non esiste nessun sistema che trama contro la Sicilia e che ci appioppa l’onta dell’arancione per danneggiarci di proposito. Esiste invece un problema sistemico, gigante, vecchio come il cucco che riguarda tutti noi: lo stato in cui versa la sanità siciliana. Provo a semplificare molto per rendere il concetto più chiaro: la Sicilia è arancione perché da quarant’anni a questa parte, abbiamo votato una classe politica inadeguata. Abbiamo rinunciato ai nostri diritti preferendo chiedere e ricevere favori, abbiamo lasciato che si spartissero denaro e potere, gli abbiamo permesso di non fare niente se non i loro comodi e poi li abbiamo rivotati, ci siamo indignati per le autostrade che non esistono, per le ferrovie da terzo mondo e per gli ospedali fatiscenti, abbiamo gridato allo scandalo dei fondi europei inutilizzati, delle discariche e della formazione professionale e poi li abbiamo rivotati. E anche se i tempi non sono più quelli di una volta e adesso al massimo intervengono per una bolletta dell’Enel o ti piazzano un figlio a fare un tirocinio non retribuito, noi continueremo a rivotarli perché sebbene ci sentiamo tappeti persiani, sotto sotto siamo zerbini. Quindi, nonostante questo governo nazionale viva di controsensi e di approssimazione infinita, non c’è nessuno complotto contro la Sicilia, c’è solo la responsabilità di 40 anni di assenze, lacune, ritardi, incapacità e disinteresse che hanno portato la sanità regionale ad essere quello che è oggi. Aggiungeteci le cliniche private dei baroni, le convenzioni più risibili, i concorsi bloccati e il gioco è fatto. Altro che arancione, il nostro colore dovrebbe essere rosso, come la vergogna.